MINISTERO DELLA SANITÀ
COMMISSIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L'AIDS
ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ
CENTRO OPERATIVO AIDS (COA)

Aggiornamento dei casi di AIDS notificati in Italia al 31 dicembre 1996*

 

 

DISTRIBUZIONE TEMPORALE E GEOGRAFICA

Dal 1982, anno della prima diagnosi di AIDS in Italia /1, al 31 Dicembre 1996, sono stati notificati al COA 37.170 casi cumulativi di AIDS /2. Di questi 29.168 sono di sesso maschile (78,5%); 1.392 (3,7%) sono stranieri e 592 (1,6%) sono casi pediatrici (età <13 anni). L'età mediana alla diagnosi, calcolata per gli adulti, è di 33 anni per i maschi (range: 13 anni - 84 anni), e di 30 anni (range: 13 anni - 81 anni ) per le femmine.

L'andamento temporale

Nel quarto trimestre del 1996 sono stati notificati /3 al COA 1.223 nuovi casi di AIDS, di cui 538 (44,0%) diagnosticati nell'ultimo trimestre e 685 riferiti a diagnosi effettuate nei trimestri precedenti.

La Figura 1 mostra l'andamento del numero dei casi di AIDS segnalati al Registro Nazionale AIDS (R.N.AIDS), corretti per ritardo di notifica. Nella stessa figura è riportato l'andamento dei tassi di incidenza per anno di diagnosi, che conferma il costante incremento dell'incidenza dei casi di AIDS notificati nel nostro Paese sino al 1995, e permette di stimare un lieve decremento per il 1996. Tende invece ad aumentare costantemente il numero di pazienti affetti da AIDS viventi.

La tabella 1 riporta il numero dei casi e dei deceduti per anno di diagnosi e il relativo tasso di letalità. In totale, 25.274 pazienti (68,0%) risultano deceduti al 31 Dicembre 1996. Data la non obbligatorietà della notifica del decesso per AIDS, la quota dei decessi è probabilmente sottostimata /4. La tabella riporta, oltre al numero dei casi annuali corretto per ritardo di notifica /5, la stima dei casi cumulativi di AIDS al 31 Dicembre 1996 (38.886 casi) e il numero dei casi prevalenti /6.

 

Figura 1
Casi di AIDS in Italia per trimestre di diagnosi, corretti per ritardo di notifica e tasso annuale di incidenza al 31/12/96

 

Tabella 1
Distribuzione annuale dei casi e decessi. Tasso di letalità, casi corretti per ritardo di notifica e casi prevalenti

Anni di diagnosi

Casi segnalati

Decessi *

Tasso di Letalità

Casi corretti

Casi Prevalenti

1982

1

0

0,0

1

1

1983

8

7

87,5

8

7

1984

37

37

100,0

38

28

1985

198

185

93,4

198

137

1986

457

426

93,2

457

326

1987

1027

944

91,9

1027

790

1988

1772

1577

90,0

1772

1710

1989

2478

2207

89,1

2478

2832

1990

3135

2730

87,1

3135

4110

1991

3820

3303

86,5

3820

5428

1992

4256

3481

81,8

4270

6457

1993

4810

3498

72,7

4869

7857

1994

5499

3546

64,5

5633

9396

1995

5521

2449

44,4

5795

10799

1996

4151

884

21,3

5385

11896

Totale

37170

25274

68,0

38886

-----------

* Il numero di decessi indica quanti dei pazienti diagnosticati in uno specifico anno, risultano deceduti al 31 Dicembre 1996.

 

La distribuzione geografica

La distribuzione dei casi cumulativi per anno di diagnosi e per regione di residenza viene riportata in tabella 2. La Figura 2 mostra i tassi di incidenza per regione di residenza, calcolati in base ai soli casi segnalati negli ultimi 12 mesi che permette il confronto tra aree geografiche a diversa ampiezza di popolazione.

 

Tabella 2
Distribuzione dei casi di AIDS per anno di diagnosi e per regione di residenza

Regioni

82-89

1990

1991

1992

1993

1994

1995

1996

Totale

Lombardia

2001

967

1223

1244

1504

1732

1646

1229

 

Lazio

775

405

461

542

626

645

727

532

 

Emilia R.

580

287

377

426

434

567

525

385

3581

Piemonte

411

198

293

289

308

372

357

312

2540

Toscana

361

211

218

252

278

336

363

251

2270

Veneto

351

199

232

268

299

328

304

235

2216

Liguria

345

173

211

236

231

278

264

163

1901

Sicilia

244

161

160

182

222

238

215

131

1553

Puglia

163

108

143

169

190

171

216

205

1365

Campania

186

95

109

174

150

197

207

164

1282

Sardegna

193

114

111

144

172

172

182

121

1209

Marche

93

42

61

65

67

80

90

74

572

Calabria

49

37

36

40

43

53

57

51

366

Friuli V. G.

45

27

26

34

40

36

37

43

288

Abruzzo

36

24

25

24

37

40

47

39

272

Umbria

36

11

27

38

30

39

47

41

269

Trento

30

14

21

31

38

32

37

23

226

Bolzano

15

7

18

24

16

18

25

22

145

Basilicata

10

9

10

9

19

12

18

15

102

Valle D'Aosta

1

7

9

5

6

5

7

9

49

Molise

1

3

3

2

4

4

5

3

25

Ignota

8

17

24

42

67

112

111

89

470

Estero

44

19

22

16

29

32

34

14

210

Totale

5978

3135

3820

4256

4810

5499

5521

4151

37170

 

Come si osserva, le regioni più colpite sono nell'ordine la Lombardia, il Lazio, l'Emilia Romagna e la Liguria che fanno registrare tassi superiori ai 12 casi per 100.000 abitanti. E' evidente l'esistenza di un gradiente nord-sud nella diffusione della malattia nel nostro Paese, come risulta dal tasso di incidenza mediamente più basso nelle regioni meridionali.

 

Figura 2
Tasso di incidenza di AIDS (per 100.000 ab.) Gennaio '96 - Dicembre '96

 

Le figure 3a e 3b mostrano l'andamento temporale dei tassi di incidenza per anno di diagnosi nelle varie regioni italiane. E' necessario interpretare con cautela i dati riguardanti l'anno 1996 in quanto non sono corretti per ritardo di notifica.

 

Figura 3a
Tassi di incidenza (per 100.000 ab.) di AIDS per anno di diagnosi e regione di residenza

 

Figura 3b
Tassi di incidenza (per 100.000 ab.) di AIDS per anno di diagnosi e regione di residenza

 

Tabella 3
Casi di Aids per provincia di segnalazione, di residenza e tasso di incidenza

Provincia

Segnalazione

Residenza

Tasso di
incidenza

 

Provincia

Segnalazione

Residenza

Tasso di
incidenza

Torino

1412

1275

9,4

 

Siena

115

102

7,2

Vercelli

88

88

8,8

 

Grosseto

163

219

11,3

Novara

390

353

13,4

 

Prato

156

82

6,8

Cuneo

142

130

3,9

 

Perugia

229

197

5,6

Asti

50

53

4,3

 

Terni

92

72

5,8

Alessandria

234

266

9,7

 

Pesaro U.

83

159

6,5

Biella

188

200

16,2

 

Ancona

353

163

5,4

Verbano

20

175

11,1

 

Macerata

54

74

2,3

Aosta

59

49

9,3

 

Ascoli P.

88

176

9,6

Varese

1290

1192

22,7

 

Viterbo

182

151

10,1

Como

474

442

15,8

 

Rieti

92

34

2,0

Sondrio

48

68

5,7

 

Roma

4171

4186

15,8

Milano

5427

6206

21,6

 

Latina

336

256

5,9

Bergamo

886

821

14,5

 

Frosinone

174

86

3,9

Brescia

1487

1386

18,2

 

L'Aquila

45

48

2,7

Pavia

917

505

16,5

 

Teramo

74

92

6,0

Cremona

246

287

11,7

 

Pescara

123

73

2,8

Mantova

230

239

7,3

 

Chieti

41

59

2,9

Lecco

213

184

11,7

 

Campobasso

21

20

1,7

Lodi

216

216

16,5

 

Isernia

1

5

0,0

Bolzano

157

145

5,7

 

Caserta

69

151

3,5

Trento

227

226

5,7

 

Benevento

6

21

1,4

Verona

512

424

7,9

 

Napoli

1068

919

4,6

Vicenza

534

573

6,8

 

Avellino

32

37

2,1

Belluno

41

67

6,7

 

Salerno

105

154

1,7

Treviso

153

182

5,6

 

Foggia

263

246

6,4

Venezia

295

403

13,3

 

Bari

683

523

5,4

Padova

697

460

7,7

 

Taranto

122

223

7,6

Rovigo

37

107

4,5

 

Brindisi

98

148

7,2

Udine

50

96

3,7

 

Lecce

166

225

3,8

Gorizia

14

21

2,2

 

Potenza

53

77

4,0

Trieste

92

52

3,9

 

Matera

4

25

0,5

Pordenone

216

119

6,9

 

Cosenza

20

72

1,9

Imperia

240

274

11,0

 

Catanzaro

142

118

6,0

Savona

252

265

9,1

 

Reggio C.

45

82

1,2

Genova

1348

1247

16,7

 

Crotone

45

74

6,6

La Spezia

102

115

3,5

 

Vibo V.

20

20

2,2

Piacenza

163

196

12,3

 

Trapani

5

110

4,4

Parma

273

234

6,4

 

Palermo

804

712

7,4

Reggio E.

332

282

10,1

 

Messina

131

143

3,4

Modena

445

418

10,9

 

Agrigento

1

71

2,5

Bologna

1246

1048

14,8

 

Caltanissetta

106

62

4,3

Ferrara

265

289

11,4

 

Enna

15

25

2,1

Ravenna

629

500

18,3

 

Catania

354

308

4,8

Forli'

201

332

11,8

 

Ragusa

34

32

2,0

Rimini

426

282

19,0

 

Siracusa

57

90

3,2

Massa C.

150

199

11,0

 

Sassari

264

263

8,3

Lucca

86

217

9,0

 

Nuoro

44

50

2,9

Pistoia

62

140

9,0

 

Cagliari

892

865

13,8

Firenze

717

725

10,3

 

Oristano

0

31

3,2

Livorno

271

319

11,9

 

Estero

-

210

-

Pisa

512

175

5,1

 

Ignota

-

470

-

Arezzo

102

92

5,7

 

Totale

37170

37170

 

 

CARATTERISTICHE DEMOGRAFICHE E MODALITÀ DI TRASMISSIONE

La distribuzione dei casi cumulativi per fascia d'età e sesso e i relativi tassi sesso/età specifici (calcolati sulla base dei dati di incidenza cumulativa), sono mostrati in tabella 4. Il maggior numero di casi si concentra nella fascia d'età 30-34 anni (12.081) dove si registra anche il tasso cumulativo più elevato sia per i maschi (466,3 per 100.000 abitanti) che per le femmine (130,3 per 100.000 abitanti).

 

Tabella 4
Distribuzione dei casi totali di AIDS per fasce di età e per sesso.Tassi di incidenza cumulativa sesso-età specifici (x 100.000 ab.)

 

Maschi

Femmine

Totale

Classi di età

N.

%

Tassi età specifici

N.

%

Tassi età specifici

N.

%

Tassi età specifici

0

108

0,4

37,4

123

1,5

45,1

231

0,6

41,1

1-4

101

0,3

8,7

118

1,5

10,8

219

0,6

9,7

5-9

62

0,2

4,0

49

0,6

3,3

111

0,3

3,6

10-12

19

0,1

2,1

11

0,1

0,8

30

0,1

1,5

13-14

20

0,1

 

3

0,1

 

23

0,1

 

15-19

76

0,3

*3,4

27

0,3

*1,3

103

0,3

*2,3

20-24

1318

4,5

55,6

716

8,9

31,3

2034

5,5

43,7

25-29

6846

23,5

292,0

2534

31,7

125,0

9380

25,2

202,9

30-34

9599

32,9

466,3

2482

31,0

130,3

12081

32,5

295,7

35-39

5314

18,2

279,6

1072

13,4

53,3

6386

17,2

167,8

40-49

3717

12,7

100,3

569

7,1

15,1

4286

11,5

57,4

50-59

1412

4,8

40,9

177

2,2

4,8

1589

4,3

22,3

> 60

575

2,0

11,3

121

1,5

1,7

696

1,9

5,8

Ind.

1

0,0

 

0

0,0

 

1

0,0

 

Totale

29168

100,0

------

8002

100,0

------

37170

100,0

------

* Il tasso si riferisce alle due classi di età 10-12 e 13-14

 

Nell'ultimo decennio la proporzione di pazienti di sesso femminile tra i casi adulti, è andata progressivamente aumentando, passando dal 16,0% del 1985 al 23,9% del 1995 (Tabella 5). L'età mediana alla diagnosi dei casi adulti di AIDS mostra un aumento nel tempo, sia tra i maschi che tra le femmine. Infatti, se nel 1985 la mediana era di 29 anni per i maschi e di 24 per le femmine, nel 1996 le mediane sono salite rispettivamente a 35 e 33 anni (Figura 4).

 

Tabella 5
Distribuzione dei casi di AIDS adulti per sesso e anno di diagnosi

Anni di diagnosi

Maschi

%

Femmine

%

Totale

1982

1

100,0

0

0,0

1

1983

5

71,4

2

28,6

7

1984

30

93,7

2

6,3

32

1985

157

84,0

30

16,0

187

1986

365

84,5

67

15,5

432

1987

809

81,4

185

18,6

994

1988

1397

81,5

317

18,5

714

1989

1994

82,0

435

18,0

2429

1990

2519

81,9

556

17,1

3075

1991

3006

80,2

744

19,8

3750

1992

3353

80,0

837

20,0

4190

1993

3738

78,6

1017

21,4

4755

1994

4246

78,0

1199

22,0

5445

1995

4148

76,1

1303

23,9

5451

1996

3109

75,5

1007

24,5

4116

Totale

28877

100,0

7701

100,0

36578

 

Figura 4
Andamento dell'età mediana alla diagnosi dei casi AIDS adulti in Italia per sesso

 

Tabella 6
Distribuzione dei casi di AIDS in adulti per categoria di esposizione e per anno di diagnosi

Categoria di esposizione

82-89

1990

1991

1992

1993

1994

1995

1996

Totale

Maschi

Femmine

Omosessuali
%

964
(16,6)

466
(15,1)

547
(14,6)

547
(13,0)

648
(13,6)

784
(14,4)

712
(13,0)

554
(13,5)

5222
(14,3)

5222
(100,0)

0
(0,0)

Tossicodipendenti
%

3948
(68,1)

2064
(67,1)

2480
(66,1)

2764
(66,0)

3020
(63,5)

3359
(61,7)

3252
(59,7)

2373
(57,6)

23260
(63,6)

18562
(79,8)

4698
(20,2)

TD-OMO*
%

172
(3,0)

81
(2,6)

85
(2,3)

76
(1,8)

92
(1,9)

111
(2,0)

90
(1,6)

50
(1,2)

757
(2,1)

757
(100,0)

0
(0,0)

Emofilici
%

91
(1,6)

31
(1,0)

32
(0,8)

39
(0,9)

29
(0,6)

26
(0,5)

24
(0,4)

17
(0,4)

289
(0,8)

289
(100,0)

0
(0,0)

Trasfusi
%

90
(1,5)

37
(1,2)

38
(9,5)

50
(1,2)

46
(1,0)

41
(0,7)

55
(1,0)

41
(1,0)

398
(1,1)

230
(57,8)

168
(42,2)

Contatti etero
%

420
(7,2)

287
(9,3)

401
(10,7)

501
(12,0)

658
(13,8)

773
(14.2)

913
(16,7)

655
(15,9)

4608
(12,6)

2358
(51,1)

2250
(48,9)

Altro/non det.
%

111
(1,9)

109
(3,5)

167
(4,4)

213
(5,0)

262
(5,5)

351
(6,4)

405
(7,4)

426
(10,3)

2044
(5,6)

1459
(71,4)

585
(28,6)

Totale

5796

3075

3750

190

4755

5445

5451

4116

36578

28877

7701

* TD-OMO = Tossicodipendenti/Omosessuali.

 

La descrizione dei casi in adulti per anno di diagnosi e categoria di esposizione /8 (Tabella 6), evidenzia che il 65,7% del totale è da ricondurre all'uso di sostanze stupefacenti per via endovenosa (tossicodipendenti + tossicodipendenti/ omosessuali). La distribuzione nel tempo mostra, un aumento della proporzione dei casi attribuibili alla trasmissione sessuale e una corrispondente diminuzione della proporzione dei casi attribuibili all'uso di droga per via endovenosa ed altre modalità di trasmissione. Particolare cautela è necessaria nell'interpretare l'andamento della categoria “Altro/non determinato” in quanto l'indagine supplementare (effettuata ogni trimestre) comporta una riclassificazione dei casi riguardante soprattutto quelli con diagnosi recente.La distribuzione dei casi di AIDS attribuibili a rapporti eterosessuali (4.608) ulteriormente suddivisa in base al tipo di rischio (Tabella 7)9, evidenzia che il 39,7% ha avuto un partner tossicodipendente (tossicodipendente + tossicodipendente HIV positivo), percentuale che sale nelle sole donne al 58,3%.

 

Tabella 7
Distribuzione dei casi adulti di AIDS in eterosessuali per tipo di rischio e sesso

 

Maschi

Femmine

Totale

Tipo di rischio

N.

%

N.

%

N.

%

Originario di zona endemica

279

68,5

128

31,5

407

8,8

Partner bisessuale

0

0,0

27

100,0

27

0,6

Partner tossicodipendente (TD)

388

39,4

606

60,6

994

21,6

Partner TD HIV+

131

15,7

705

84,3

836

18,1

Partner emofilico/trasfuso

8

36,4

14

63,6

22

0,5

Partner zona endemica

218

92,0

19

8,0

237

5,1

Partner HIV positivo non TD

297

32,2

625

67,8

922

20,0

Partner promiscuo*

1037

89,2

126

10,8

1163

25,2

Totale

2358

51,2

2250

48,8

4608

100,0

* Pazienti che hanno presumibilmente contratto l'infezione per via eterosessuale (inclusi i partner di prostituta e le prostitute)

 

Patologie indicatrici di AIDS

La tabella 8 riporta la distribuzione delle patologie indicative di AIDS in adulti per anno di diagnosi10. Dalla tabella si evidenzia come negli ultimi anni si sia verificata una diminuzione della proporzione di diagnosi di polmonite da Pneumocystis carinii ed un aumento delle diagnosi di micobatteriosi da M.avium, da M. kansasii e da altre specie o specie non identificate. Le tre nuove patologie incluse nella definizione di caso del 1993 hanno contribuito per 3,5% del totale delle diagnosi nel 1993, per il 6,4% per il 1994, per l'8,3% nel 1995 e per l'8,2% nel 1996.

Tabella 8 - Frequenza relativa delle patologie indicative di AIDS in adulti per anno di diagnosi

Patologie

82-91
n=15220

1992
n=4836

#1993
n=5464
(n=5273)

#1994
n=6258
(n=5858)

#1995
n=6139
(n=5628)

#1996
n=4623
(n=4242)

Candidosi (polmonare e esofagea)

26,4

24,0

23,1
(23,9)

21,4
(22,8)

20,5
(22,4)

20,8
(22,6)

Polmonite da Pneum.s carinii

23,2

23,9

21,7
(22,5)

19,6
(20,9)

18,6
(20,3)

18,1
(19,7)

Toxoplasmosi cerebrale

7,5

10,1

10,0
(10,3)

8,9
(9,5)

7,9
(8,6)

8,4
(9,1)

Micobatt. da avium o kansasii*

0,9

1,4

2,0
(2,1)

2,1
(2,3)

2,5
(2,7)

2,2
(2,4)

Micobatteriosi tubercolare*

3,2

3,3

3,2
(3,3)

3,0
(3,2)

2,6
(2,8)

2,5
(2,8)

Micobatteriosi da altre specie*

0,9

1,4

1,7
(1,7)

2,0
(2,1)

2,1
(2,3)

2,1
(2,3)

Altre infezioni opportunistiche**

13,6

15,2

15,8
(16,4)

16,2
(17,3)

16,1
(17,6)

16,1
(17,6)

Sarcoma di Kaposi (KS)

5,6

4,3

4,6
(4,7)

4,6
(5,0)

4,4
(4,8)

4,5
(4,9)

Linfomi

3,1

2,8

2,5
(2,6)

2,9
(3,1)

2,9
(3,2)

3,1
(3,4)

Encefalopatia da HIV

7,2

6,9

5,9
(6,1)

6,6
(7,1)

7,4
(8,0)

7,2
(7,9)

“Wasting Syndrome” da HIV

8,5

6,7

6,0
(6,1)

6,3
(6,7)

6,6
(7,2)

6,7
(7,3)

Definizione di caso dal 1993
Carcinoma inv. cervice uterina

 

 

0,3

0,4

0,3

0,4

Polmonite ricorrente

 

 

0,8

2,4

3,4

3,9

Tubercolosi polmonare

 

 

2,3

3,6

4,5

4,0

# I valori in parentesi indicano il numero assoluto (e relative frequenze) secondo la vecchia definizione di caso 1987.
* Disseminata o extrapolmonare
** Include: Criptococcosi, Criptosporidiosi, Infezione da Cytomegalovirus, Infezione da Herpes simplex, Isosporidiosi, Leucoencefalopatia Multifocale; Salmonellosi, Coccidioidomicosi, Istoplasmosi.

 

Sopravvivenza dei casi adulti di AIDS

In figura 5 sono riportate le curve di sopravvivenza, stimate con il metodo di Kaplan-Meyer, relative ai 22.204 casi adulti e residenti nelle regioni Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Toscana e Veneto4. Sono stati analizzati i pazienti con diagnosi di AIDS effettuata entro il 31 Luglio 1995 e raggruppati in tre classi in base all'anno di diagnosi (<1987, 1987-1990 e >1990) al fine di evidenziare possibili modificazioni temporali della sopravvivenza. Per ridurre potenziali distorsioni dovute al ritardo di notifica del decesso, è stata scelta come data di termine dello studio il 31 Marzo 1996. Il grafico mostra una differenza significativa tra la sopravvivenza mediana alla diagnosi di AIDS relativa ai casi antecedenti al 1987 (Mediana = 7,0 mesi; 95% C.I.= 6,1 - 8,4) e le sopravvivenze relative ai due periodi successivi.

Dalle curve si evidenzia che a circa tre anni dalla data di diagnosi solo il 20% dei pazienti è ancora vivo. La lunga coda della curva di sopravvivenza che stima un 5% di pazienti ancora vivi a 10 anni dalla diagnosi potrebbe dipendere dall'impossibilità del nostro sistema di avere notizie sullo stato in vita per tutti i pazienti.

Figura 5
Curve di sopravvivenza AIDS adulti per periodo di diagnosi

 

Casi pediatrici

Tra i 37.170 casi segnalati fino al 31 Dicembre 1996, 592 (1,6%) sono stati registrati nella popolazione pediatrica (soggetti con età alla diagnosi inferiore ai 13 anni). In tabella 9 è riportata la distribuzione dei casi per regione di residenza e per anno di diagnosi. La Lombardia fa registrare il maggiore numero di casi seguita da Lazio ed Emilia Romagna. Infatti, la diffusione dell'AIDS pediatrico ricalca la geografia dell'epidemia descritta dai casi segnalati tra gli adulti /11.

 

Tabella 9
Distribuzione dei casi pediatrici di AIDS in Italia per regione di residenza e anno di diagnosi

Regione

82-89

90

91

92

93

94

95

96

Totale

Lombardia

60

12

19

17

11

17

17

9

162

Lazio

39

8

8

11

10

5

10

6

97

Emilia Romagna

17

5

6

10

9

4

3

3

57

Toscana

7

4

7

4

2

7

5

0

36

Piemonte

5

5

4

5

4

4

3

2

32

Veneto

7

3

5

3

0

7

3

2

30

Liguria

9

5

2

1

4

3

4

1

29

Campania

7

0

3

4

5

1

7

1

28

Sicilia

7

1

3

3

3

4

4

0

25

Puglia

5

4

6

1

3

0

2

1

22

Sardegna

8

5

2

0

1

1

3

0

20

Calabria

4

3

0

0

1

0

1

1

10

Abruzzo

2

0

2

1

2

1

1

1

10

Trentino Alto Adige

0

3

0

3

0

0

2

0

8

Umbria

0

1

0

1

0

0

2

1

5

Marche

4

0

0

0

0

0

0

1

5

Friuli Venezia Giulia

0

0

1

0

0

0

0

0

1

Basilicata

0

0

0

0

0

0

0

1

1

Molise

0

0

0

0

0

0

0

0

0

Valle D'Aosta

0

0

0

0

0

0

0

0

0

Ignota

1

1

1

2

0

0

2

4

11

Estero

0

0

1

0

0

0

1

1

3

Totale

182

60

70

66

55

54

70

34

592

 

La tabella 10 mostra l'andamento temporale della infezione pediatrica per anno di diagnosi, categoria di esposizione e sesso. La categoria di esposizione relativa agli emofilici dal 1993 ad oggi non contribuisce all'epidemia. Dei 554 (93,6%) casi pediatrici che hanno contratto l'infezione dalla madre, 299 (53,9%) sono figli di madre tossicodipendente, mentre 196 (35,4%) sono figli di madre che ha acquisito l'infezione sicuramente per via sessuale e per 55 (9,9%) non è stato possibile determinare il rischio della madre (Tabella 11).

 

Tabella 10
Distribuzione dei casi pediatrici di AIDS per anno di diagnosi e tipo di esposizione

Categoria di esposizione

82-89

1990

1991

1992

1993

1994

1995

1996

Totale

Maschi

Femmine

Trasmissione vert.
%

166
(91,2)

55
(91,7)

68
(97,1)

62
(93,9)

53
(96,4)

50
(92,6)

69
(98,6)

31
(88,6)

554
(93,6)

265
(47,8)

289
(52,2)

Emofilici
%

9
(4,9)

4
(6,7)

1
(1,4)

1
(1,5)

0
(0,0)

0
(0,0)

0
(0,0)

0
(0,0)

15
(2,5)

15
(100,0)

0
(0,0)

Trasfusi
%

5
(2,7)

1
(1,7)

1
(1,4)

0
(0,0)

1
(1,8)

3
(5,6)

0
(0,0)

1
(2,9)

12
(2,0)

4
(33,3)

8
(66,7

Altro non det.
%

2
(1,1)

0
(0,0)

0
(0,0)

3
(4,5)

1
(1,8)

1
(1,8)

1
(1,4)

3
(8,6)

11
(1,9)

7
(63,6)

4
(36,4)

Totale

182

60

70

66

55

54

70

35

592

291

301

 

Tabella 11
Distribuzione dei casi a trasmissione verticale di AIDS per fattore di rischio della madre e sesso

 

Maschi

Femmine

Totale

Tipo di rischio

N.

%

N.

%

N.

%

Madre HIV+ rischio non det.

22

40,0

33

60,0

55

9,9

Madre a rischio sessuale

14

41,2

20

58,8

34

6,1

Madre a rischio sessuale HIV+

74

45,7

88

54,3

162

29,2

Madre tossicodipendente

21

60,0

14

40,0

35

6,3

Madre tossicodipendente HIV+

132

50,0

132

50,0

264

47,6

Madre trasfusa HIV+

2

50,0

2

50,0

4

0,7

Totale

265

47,7

289

52,3

554

100,0

 

La distribuzione delle patologie indicatrici di AIDS per anno di diagnosi10, evidenzia una diminuzione delle diagnosi di candidosi polmonare ed esofagea (dal 17,5% nel 1992 al 7,9% nel 1995) ed un aumento delle diagnosi di encefalopatia da HIV (dal 16,2% del 1992 al 21,6% nel 1995).

 

Tabella 12
Frequenza relativa delle patologie indicative di AIDS in casi pediatrici per anno di diagnosi

Patologie

82-91
n=417

1992
n=80

1993
n=70

1994
n=67

1995
n=88

1996
n=41

Candidosi (polmonare e esofagea)

10,8

17,5

10,0

11,9

7,9

14,6

Polmonite da Pneum.s carinii

17,0

11,2

22,9

14,9

17,0

12,2

Toxoplasmosi cerebrale

1,9

1,2

0,0

0,0

0,0

2,4

Infezione da Cytomegalovirus

9,3

7,5

12,9

3,0

12,5

12,2

Micobatteriosi*

0,7

2,5

0,0

1,5

2,3

2,4

Infezioni batteriche ricorrenti

10,3

13,7

12,9

13,4

11,4

4,9

Polmonite interstiziale linfoide

21,6

15,0

11,4

6,0

7,9

12,2

Altre infezioni opportunistiche **

6,7

1,2

5,7

6,0

3,4

4,9

Tumori (KS e Linfomi)

2,2

1,2

0,0

3,0

3,4

4,9

Encefalopatia da HIV

12,9

16,2

15,7

22,4

21,6

21,9

“Wasting Syndrome” da HIV

6,5

12,5

8,6

17,9

12,5

7,3

* Disseminata o extrapolmonare
** Include: Criptococcosi, Criptosporidiosi, Infezione da Herpes simplex, Isosporidiosi, Leucoencefalopatia Multifocale; Salmonellosi,

 

CONCLUSIONI

I dati riferiti alle segnalazioni di casi di AIDS registrate fino al 31 Dicembre 1996 consentono di delineare alcune delle caratteristiche più importanti dell'epidemia nel nostro paese.

a) Il numero di nuovi casi segnalati nell'ultimo trimestre supera di poco quota 1.200. I casi stimati per il 1996 sarebbero circa 600 in meno rispetto alle previsioni della Consensus Conference del 1994 (Rapporti ISTSAN 95/41) Ciò potrebbe essere dovuto a:

1) un aumento del ritardo di notifica o della sottonotifica;
2) un ritardo nella comparsa delle patologie indicative di AIDS dovuto all'efficacia dei nuovi trattamenti antivirali ed alla maggiore utilizzazione della profilassi per le maggiori infezioni opportunistiche. Ciò sarebbe in parte avvalorato dal decremento dei CD4 alla diagnosi di AIDS osservato nel corso del tempo.
3) una sovrastima dei casi previsti anche in assenza delle due ipotesi sopra riportate.

Per ora non è possibile valutare la validità delle ipotesi formulate, che vanno pertanto interpretate con cautela. L'andamento dei casi nei prossimi trimestri potrà rivelare se quello osservato è un fenomeno temporaneo o l'effetto di una o più condizioni sopra riportate.

 

Note tecniche

  1. In Italia, la raccolta sistematica dei dati sui casi di Sindrome da Immunodeficienza Acquisita (AIDS) è iniziata nel 1982, e nel giugno 1984 e' stata formalizzata in un Sistema di Sorveglianza Nazionale attraverso il quale vengono segnalati i casi di malattia diagnosticati dalle strutture cliniche del Paese. Con il decreto del 28 novembre 1986 (DM n. 288), l' AIDS è divenuta in Italia una malattia infettiva a notifica obbligatoria. Dal 1987, il Sistema di Sorveglianza è gestito, dal Centro Operativo AIDS (COA) dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS). In collaborazione con le regioni, il COA provvede alla raccolta, all'analisi periodica dei dati ed alla pubblicazione e diffusione di un rapporto trimestrale.
  2. I criteri di diagnosi di AIDS adottati sono stati, fino al gennaio 1993, quelli della definizione dell'OMS/CDC 1987. A partire dal 1 gennaio 1993 la definizione di caso adottata in Italia si attiene alle indicazioni del Centro Europeo dell'OMS. Quest'ultima aggiunge altre tre patologie opportunistiche quali indicative di AIDS: la tubercolosi polmonare, la polmonite ricorrente e il carcinoma invasivo della cervice uterina.
  3. L'anno di segnalazione non coincide necessariamente con l'anno di diagnosi, ma può essere successivo (es: diagnosi nell'anno 1985 ma segnalato nel 1990).
  4. Solo Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Toscana e Veneto effettuano a tutt'oggi un follow-up attivo di mortalità e forniscono routinariamente tali dati al COA. La stretta collaborazione avviata dal COA con le altre regioni e con l'ISTAT, consentirà in futuro di fornire stime annuali di prevalenza dei casi e curve di sopravvivenza.
  5. La distribuzione temporale dei casi è influenzata dal ritardo di notifica, cioè dal tempo che intercorre dalla data della diagnosi del caso al momento in cui la notifica perviene al COA. Ciò determina una sottostima nel numero di nuovi casi, particolarmente evidente negli ultimi trimestri di diagnosi. Il numero dei casi viene pertanto corretto attraverso il metodo di correzione messo a disposizione dal Centro Europeo di Sorveglianza Epidemiologica (Heisterkamp S. H., Jager J. C. & Ruitenberg E. J.: et al.: Correcting reported AIDS incidence: a statistical approach. Stat Med 1989; 8: 963-976). Altro elemento che influenza le reali dimensioni del fenomeno, è la sottonotifica dei casi di AIDS, cioè quella quota di casi che, non segnalata, sfugge al Sistema di Sorveglianza. Studi preliminari hanno permesso di stimare per l'Italia un tasso di sottonotifica vicino al 10%
  6. I casi prevalenti in un determinato anno sono tutti quelli con data di diagnosi negli anni precedenti, o nello stesso anno considerato, e “vivi” (anche per un giorno dell'anno in questione). A causa del ritardo di notifica di decesso, le prevalenze stimate negli anni più recenti vanno valutate con cautela.
  7. Le province che hanno un numero di casi residenti maggiore dei casi segnalati hanno “esportato” casi, in termini assistenziali; viceversa, quelle con più casi segnalati ne hanno “importati”. Il tasso di incidenza (x 100.000 abitanti) per provincia, è calcolato sul numero di segnalazioni pervenute al COA nel periodo gennaio 1996 - dicembre 1996.
  8. Le categorie di esposizione hanno un ordine gerarchico che risponde ai criteri del sistema di sorveglianza europeo dell'AIDS. Ogni caso è classificato in un solo gruppo. I soggetti che presentano rischi multipli sono classificati nel gruppo più importante in termini gerarchici. Infine, allo scopo di riclassificare gran parte di questi nelle categorie di esposizione tradizionali, vengono effettuate indagini periodiche per tre diversi gruppi di pazienti:
  9. a) per i pazienti che hanno dichiarato di aver avuto soltanto rapporti eterosessuali con partner che non avevano un fattore di rischio noto;
    b) per tutti i pazienti che hanno avuto una trasfusione;
    c) per i pazienti senza fattore di rischio noto, categoria “altro- non determinato”.

  10. La categoria di esposizione “contatti eterosessuali” comprende i soggetti che hanno un partner a rischio dell'altro sesso. Quando è nota la sieropositività del partner, questo viene classificato in una categoria specifica. Sono stati considerati come casi attribuibili a trasmissione eterosessuale anche i casi con partner promiscuo che includono i "partner di prostituta" e le prostitute.
  11. I dati relativi alla distribuzione delle patologie opportunistiche indicative di AIDS fanno riferimento ai quadri clinici presenti all'esordio della malattia e non a tutte le patologie diagnosticate durante l'intero decorso clinico. Se l'esordio è caratterizzato da più di una patologia, ne vengono conteggiate un massimo di quattro occorse entro 60 giorni dalla prima.
  12. Le differenze osservabili tra le regioni per ciò che riguarda la distribuzione dell'AIDS pediatrico risentono anche della diversa disponibilità di centri clinici pediatrici sul territorio.


Footnotes

* disponibile su INTERNET all'indirizzo: http://www.iss.it/iss/sae/notiziar.htm