BOLLETTINO PER LE FARMACODIPENDENZE E L'ALCOOLISMO

ANNO XXI 1998,  no. 1

MINISTERO DELLA SANITA'
COMMISSIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L'AIDS
Istituto Superiore di Sanità - Centro Operativo AIDS (COA)

Sindrome da Immunodeficienza Acquisita (AIDS) in Italia:
aggiornamento dei casi notificati al 31 Dicembre 1997

 

DISTRIBUZIONE TEMPORALE E GEOGRAFICA DEI CASI

Dal 1982, anno della prima diagnosi di AIDS in Italia1, al 31 dicembre 1997, sono stati notificati al COA 40.950 casi cumulativi di AIDS2. Di questi, 32.012 (78,2%) sono di sesso maschile, 627 (1,5%) sono casi pediatrici (età <13 anni ) e 1.635 (3,9%) sono stranieri. L'età mediana alla diagnosi, calcolata per gli adulti, risulta essere di 32 anni per i maschi (range: 13 anni - 84 anni), e di 31 anni (range: 13 anni - 81 anni ) per le femmine.

 

L'andamento temporale

Nel quarto trimestre del 1997 sono stati notificati3 al COA 811 nuovi casi di AIDS, di cui 303 (37,6%) diagnosticati nell’ultimo trimestre e 508 riferiti a diagnosi effettuate nei trimestri precedenti. Si evidenzia rispetto al trimestre precedente un leggero incremento del numero di notifiche (769 nel III trimestre 1997).

La Figura 1 mostra l’andamento del numero dei casi di AIDS segnalati al Registro Nazionale AIDS (RNAIDS), corretti per ritardo di notifica4. Nella stessa figura è riportato l’andamento dei tassi di incidenza per anno di diagnosi, che evidenzia un costante incremento dell’incidenza dei casi di AIDS notificati nel nostro Paese sino al 1995, seguito da una imprevista rapida diminuzione nel 1996, che è stata analizzata in dettaglio nell’aggiornamento del 30-06-97.

La tabella 1 riporta il numero dei casi e dei deceduti per anno di diagnosi e il relativo tasso di letalità. In totale, 27.535 pazienti (67,2%) risultano deceduti al 31 dicembre 1997. Data la non obbligatorietà della notifica del decesso per AIDS, la quota dei decessi è probabilmente sottostimata5. La tabella riporta, oltre al numero annuale di nuovi casi corretto per ritardo di notifica4, la stima dei casi cumulativi di AIDS al 31 dicembre 1997 (42.077 casi) e il numero dei casi prevalenti6.

 

Figura 1 - Casi di AIDS in Italia per trimestre di diagnosi, corretti per ritardo di notifica e tasso annuale di incidenza al 31/12/97

 

Tabella 1 - Distribuzione annuale dei casi e decessi. Tasso di letalità, casi corretti per ritardo di notifica e casi prevalenti

Anni

Casi diagnosticati

Casi corretti per ritardo di notifica

Morti per anno di decesso

Decessi per anno di diagnosi*

Tasso di letalità#

Casi prevalenti

1982

1

1

0

0

0,0

1

1983

8

8

2

7

87,5

7

1984

37

37

16

37

100,0

28

1985

198

198

89

186

93,9

137

1986

457

457

268

426

93,2

326

1987

1029

1029

563

950

92,3

792

1988

1773

1773

853

1586

89,4

1.712

1989

2478

2478

1354

2231

90,0

2.835

1990

3136

3136

1866

2755

87,8

4.108

1991

3826

3826

2512

3341

87,3

5.422

1992

4261

4261

3230

3570

83,8

6.453

1993

4816

4827

3439

3628

75,3

7.830

1994

5520

5574

4011

3870

70,1

9.339

1995

5641

5759

4191

2949

52,3

10.789

1996

4960

5175

3650

1566

31,6

12.099

1997

2809

3538

1491

433

15,4

13.417

Totale

40.950

42.077

27.535

27.535

67,2

-------

* Il numero di decessi indica quanti dei pazienti diagnosticati in uno specifico anno, risultano deceduti al 31-12-1997;
# il tasso di letalità è calcolato come il rapporto tra i decessi per anno di diagnosi ed i casi diagnosticati nello stesso anno

 

 

La distribuzione geografica

La distribuzione dei casi cumulativi per regione di residenza e per anno di diagnosi viene riportata in tabella 2. La Figura 2 mostra i tassi di incidenza per regione di residenza, calcolati in base ai soli casi segnalati negli ultimi 12 mesi, permettendo il confronto tra aree geografiche a diversa ampiezza di popolazione.

Tabella 2 - Distribuzione dei casi di AIDS per anno di diagnosi e per regione di residenza

Regioni

82-90

1991

1992

1993

1994

1995

1996

1997

Totale

Lombardia

2971

1224

1245

1503

1738

1671

1484

778

12614

Lazio

1178

462

542

623

646

732

639

393

5215

Emilia R.

867

377

426

435

570

564

490

284

4013

Piemonte

608

293

289

308

372

362

344

187

2763

Toscana

571

219

252

278

336

366

286

187

2495

Veneto

550

232

270

302

329

312

274

152

2421

Liguria

518

211

237

233

282

285

258

145

2169

Sicilia

406

160

183

223

239

220

167

97

1695

Puglia

271

143

169

191

172

218

224

139

1527

Campania

281

109

174

150

198

208

183

111

1414

Sardegna

308

111

144

172

173

185

133

64

1290

Marche

136

62

66

67

80

89

79

49

628

Calabria

86

36

40

43

53

56

59

29

402

Friuli V. G.

72

26

34

41

38

39

48

24

322

Abruzzo

60

25

24

37

40

48

41

30

305

Umbria

47

27

38

30

39

47

51

16

295

Trento

44

21

30

38

32

37

29

22

253

Bolzano

22

18

24

16

18

25

26

15

164

Basilicata

19

10

9

19

12

18

17

4

108

Valle D'Aosta

8

9

5

6

5

7

9

3

52

Molise

4

3

2

5

4

5

3

2

28

Ignota

27

26

42

67

112

110

98

55

537

Estero

63

22

16

29

32

37

18

23

240

Totale

9117

3826

4261

4816

5520

5641

4960

2809

40950

 

Come si osserva, le regioni più colpite sono nell’ordine la Liguria, la Lombardia, l'Emilia Romagna ed il Lazio. E' evidente la persistenza di un gradiente nord-sud nella diffusione della malattia nel nostro Paese, come risulta dai tassi di incidenza che continuano ad essere mediamente più bassi nelle regioni meridionali.

 

Figura 2 - Tasso di incidenza di AIDS (per 100.000 ab.) nell’anno di notifica 1997

 

 

Le figure 3a e 3b mostrano l’andamento temporale dei tassi di incidenza per anno di diagnosi nelle varie regioni italiane. I dati riguardanti l’anno 1997 non sono corretti per ritardo di notifica, per questo motivo vanno interpretati con cautela.

 

Figura 3a - Tassi di incidenza (per 100.000 ab.) di AIDS per anno di diagnosi e regione di residenza (dati non corretti per ritardo di notifica)

 

 

Figura 3b - Tassi di incidenza (per 100.000 ab.) di AIDS per anno di diagnosi e regione di residenza (dati non corretti per ritardo di notifica)

 

La Tabella 3 riporta la distribuzione dei casi per provincia di segnalazione e di residenza7. Tassi di incidenza particolarmente elevati si riscontrano nell’ultimo anno a Ravenna, La Spezia, Genova e Forlì.

 

Tabella 3 - Casi di Aids per provincia di segnalazione, di residenza e tasso di incidenza

Provincia

Segnalazione

Residenza

Tasso di

incidenza

 

Provincia

Segnalazione

Residenza

Tasso

di incidenza

Torino

1535

1391

5,2

  Siena

126

112

4,0

Vercelli

97

93

2,8

  Grosseto

174

233

6,6

Novara

404

374

6,3

  Prato

175

98

7,3

Cuneo

159

148

3,3

  Perugia

249

216

3,2

Asti

55

58

2,4

  Terni

101

79

3,1

Alessandria

253

296

6,9

  Pesaro U.

95

178

5,6

Biella

203

218

9,4

  Ancona

379

180

3,9

Verbano

94

185

6,2

  Macerata

63

83

3,0

Aosta

60

52

2,5

  Ascoli P.

94

187

2,7

Varese

1402

1298

13,4

  Viterbo

201

169

6,7

Como

517

494

9,9

  Rieti

98

35

0,7

Sondrio

63

79

6,2

  Roma

4614

4624

11,9

Milano

5935

6705

13,4

  Latina

374

289

6,7

Bergamo

961

901

8,8

  Frosinone

193

98

2,5

Brescia

1622

1523

12,9

  L'Aquila

57

61

4,3

Pavia

1021

563

12,2

  Teramo

77

95

1,4

Cremona

289

330

13,5

  Pescara

135

84

3,8

Mantova

247

260

5,7

  Chieti

45

65

1,6

Lecco

251

222

12,7

  Campobasso

25

21

0,4

Lodi

228

240

12,8

  Isernia

2

7

2,2

Bolzano

179

164

4,3

  Caserta

81

175

2,9

Trento

254

253

6,0

  Benevento

6

21

---

Verona

562

465

5,1

  Napoli

1171

1012

3,1

Vicenza

564

612

5,2

  Avellino

34

42

1,1

Belluno

44

70

1,4

  Salerno

111

164

0,9

Treviso

182

208

3,5

  Foggia

289

271

3,4

Venezia

330

448

5,5

  Bari

745

575

3,4

Padova

760

502

5,2

  Taranto

149

260

6,1

Rovigo

45

116

3,6

  Brindisi

111

168

4,6

Udine

56

106

1,9

  Lecce

189

253

3,4

Gorizia

16

24

2,2

  Potenza

55

81

1,0

Trieste

106

60

3,1

  Matera

4

27

1,0

Pordenone

244

132

4,7

  Cosenza

26

80

1,1

Imperia

264

301

12,4

  Catanzaro

159

130

3,1

Savona

291

299

12,3

  Reggio C.

50

88

1,0

Genova

1515

1405

16,5

  Crotone

49

80

3,3

La Spezia

167

164

21,7

  Vibo V.

26

24

2,3

Piacenza

180

209

5,2

  Trapani

10

118

1,9

Parma

302

259

6,1

  Palermo

830

744

2,5

Reggio E.

350

303

4,9

  Messina

143

158

2,3

Modena

495

465

7,9

  Agrigento

1

76

1,0

Bologna

1347

1170

13,2

  Caltanissetta

116

72

3,6

Ferrara

294

321

8,9

  Enna

16

28

1,6

Ravenna

791

593

26,8

  Catania

401

355

4,4

Forlì'

226

382

14,6

  Ragusa

43

39

2,4

Rimini

468

311

11,0

  Siracusa

68

105

3,7

Massa C.

166

215

8,0

  Sassari

264

264

0,2

Lucca

102

246

7,7

  Nuoro

48

59

3,3

Pistoia

67

157

6,4

  Cagliari

963

933

8,6

Firenze

786

792

7,0

  Oristano

---

34

1,9

Livorno

296

346

8,0

  Estero

---

240

---

Pisa

560

195

5,2

  Ignota  

537

---

Arezzo

110

101

2,8

  Totale

40950

40950

 

 

 

CARATTERISTICHE DEMOGRAFICHE E MODALITÀ DI TRASMISSIONE

La tabella 4 mostra la distribuzione dei casi per fascia d'età e sesso negli anni ‘89, ‘93 e nel 1997. Il 74,3% del totale dei casi si concentra nella fascia d'età 25-39 anni. In generale si evidenzia, negli anni più recenti un innalzamento dell’età alla diagnosi sia nei maschi che nelle femmine. In particolare è aumentata la quota dei casi nella fascia d’età 35-39 anni (per i maschi dal 11,5% nel 1989 al 28,4% nel 1997 e per le femmine dal 5,7% nel 1989 al 21,8% nel 1997).

 

Tabella 4 - Distribuzione percentuale dei casi di AIDS per fasce di età e per sesso negli anni 1989, 1993 e 1997

  Maschi Femmine Totale (1982-1997)
Anno di diagnosi 1989 1993 1997 1989 1993 1997 Maschi Femmine Totale
  N. 2021 N. 3764 N. 2153 N. 457 N. 1052 N. 656


N. 32012

N. 8938 N. 40950
Fasce d'età
0 0,5 0,2 0,0 1,7 1,2 0,3 0,3 1,4 0,6
1-4 0,7 0,2 0,1 2,4 1,0 0,1 0,3 1,4 0,6
5-9 0,1 0,1 0,0 0,7 1,0 0,1 0,2 0,6 0,3
10-12 0,0 0,0 0,0 0,0 0,0 0,3 0,1 0,1 0,1
13-14 0,0 0,0 0,0 0,0 0,0 0,0 0,1 0,0 0,1
15-19 0,5 0,1 0,2 0,9 0,3 0,1 0,2 0,3 0,3
20-24 9,4 2,1 1,9 19,3 4,7 4,9 4,3 8,5 5,2
25-29 36,0 21,0 7,4 41,3 34,7 18,0 22,1 30,2 23,8
30-34 25,9 37,4 29,6 21,7 32,6 35,7 32,7 31,5 32,4
35-39 11,5 18,2 28,4 5,7 14,0 21,8 19,2 14,3 18,1
40-49 10,0 13,1 21,7 2,4 7,3 11,4 13,4 7,5 12,1
50-59 3,7 5,1 7,0 2,4 2,1 4,9 5,0 2,5 4,5
>60 1,6 2,5 3,6 1,5 1,1 2,3 2,1 1,6 2,0

 

L’età mediana alla diagnosi dei casi adulti di AIDS mostra un aumento nel tempo, sia tra i maschi che tra le femmine. Infatti, se nel 1985 la mediana era di 29 anni per i maschi e di 24 per le femmine, nel 1997 le mediane sono salite rispettivamente a 36 e 33 anni (Figura 4). Nell’ultimo decennio la proporzione di pazienti di sesso femminile tra i casi adulti, è andata progressivamente aumentando, passando dal 16,0% del 1985 al 23,2% del 1997 (dati non mostrati).

 

Figura 4 - Età mediana alla diagnosi per sesso ed anno di diagnosi

 

Tabella 5 - Distribuzione dei casi di AIDS in adulti per categoria di esposizione e per anno di diagnosi

Categoria di
esposizione

82-91

1992

1993

1994

1995

1996

1997

Totale

Maschi

Femmine

Omosessuali

2077

597

702

862

800

727

396

6161

6161

0

%

16,4

14,2

14,7

15,8

14,4

14,8

14,1

15,3

19,4

0,0

Tossicodipendenti

8546

2796

3049

3400

3375

2898

1503

25567

20345

5222

%

67,7

66,6

64,0

62,2

60,6

59,0

53,7

63,4

64,2

60,6

TD-OMO*

344

78

93

114

100

68

43

840

840

0

%

2,7

1,9

1,9

2,1

1,8

1,4

1,5

2,1

2,6

0,0

Emofilici

154

38

29

27

26

23

9

306

304

2

%

1,2

0,9

0,6

0,5

0,5

0,5

0,3

0,8

1,0

0,0

Trasfusi

166

51

46

43

55

41

16

418

235

183

%

1,3

1,2

1,0

0,8

1,0

0,8

0,6

1,0

0,7

2,1

Contatti etero

1209

568

731

879

1050

991

549

5977

3081

2896

%

9,6

13,5

15,3

16,1

18,9

20,2

19,6

14,8

9,7

33,6

Altro/non det.

132

67

111

139

159

162

284

1054

743

311

%

1,0

1,6

2,3

2,5

2,9

3,3

10,1

2,6

2,3

3,6

Totale

12628

4195

4761

5464

5565

4910

2800

40323

31709

8614

* TD-OMO = Tossicodipendenti/Omosessuali.

 

La descrizione dei casi adulti per anno di diagnosi e categoria di esposizione8 (Tabella 5) evidenzia come il 65,5% del totale dei casi sia attribuibile all'uso di sostanze stupefacenti per via endovenosa (tossicodipendenti + tossicodipendenti/omosessuali). La distribuzione nel tempo mostra un aumento della proporzione dei casi attribuibili alla trasmissione sessuale e una corrispondente diminuzione dei casi attribuibili alle altre modalità di trasmissione. Particolare cautela è necessaria nell’interpretare l’andamento crescente di casi nella categoria "Altro/non determinato": infatti, l’indagine periodica condotta su questi casi, volta alla riclassificazione del loro fattore di rischio non è completa per i casi con diagnosi recente.

La distribuzione dei casi di AIDS attribuibili a rapporti eterosessuali9 (5.977 casi) ulteriormente suddivisa in base al tipo di rischio è presentata in tabella 6.

 

Tabella 6 - Distribuzione dei casi adulti di AIDS in eterosessuali per tipo di rischio e sesso

  Maschi con partner Femmine con partner Totale con partner
Tipo di rischio
eterosessuale
HIV
non noto
HIV
noto
HIV
non noto
HIV
noto
HIV
non noto
HIV
noto
Originario di zona
endemica
340 7 192 13 532 20
Partner bisessuale 0 0 30 22 30 22
Partner tossicodipendente 434 162 698 875 1132 1037
Partner emofilico/trasfuso 8 12 13 31 21 43
Partner zona endemica 243 22 26 9 269 31
*Partner promiscuo 1506 347 278 709 1784 1056
Totale 2531 550 1237 1659 3768 2209

* Pazienti che hanno presumibilmente contratto l'infezione per via eterosessuale (inclusi i partner di prostituta e le prostitute)

 

Patologie indicative di AIDS

La tabella 7 riporta la distribuzione delle patologie che fanno porre la diagnosi di AIDS in adulti, per anno di diagnosi10. Dalla tabella si evidenzia come negli ultimi anni si sia verificata una diminuzione della proporzione di diagnosi di candidosi, di polmonite da Pneumocystis carinii, di toxoplasmosi cerebrale, di tubercolosi disseminata o extrapolmonare ed un aumento delle diagnosi di micobatteriosi da M. avium, da M. kansasii e da altre specie o specie non identificate di micobatteri. Le tre nuove patologie incluse nella definizione di caso del 1993 hanno contribuito per il 2,5% del totale delle diagnosi nel 1993, per il 6,1% nel 1994, per l’8,3% nel 1995 , per l’8,4% nel 1996 e 9,4% nel 1997.

 

 

Tabella 7 - Frequenza relativa delle patologie indicative di AIDS in adulti per anno di diagnosi

Patologie

82-92

1993

1993#

1994

1994#

1995

1995#

1996

1996#

1997

1997#

 

N 18151

N 4566

N 4450

N 5561

N 5220

N 5739

N 5258

N 5021

N 4594

N 2978

N 2700

Candidosi (polmonare e esofagea)

26,5

24,1

24,7

21,1

22,5

20,6

22,4

20,2

22,1

19,4

21,4

Polmonite da Pneumocystis. carinii

23,4

22,2

22,8

20,2

21,6

19,1

20,9

18,3

20,0

19,0

21,0

Toxoplasmosi cerebrale

8,0

9,9

10,2

9,1

9,7

7,9

8,6

8,2

8,9

7,5

8,3

Micobatt. da avium o kansasii*

1,0

2,0

2,0

2,1

2,2

2,5

2,8

2,3

2,5

2,0

2,3

Micobatteriosi tubercolare*

3,1

3,3

3,3

2,9

3,1

2,6

2,8

2,5

2,8

2,8

3,1

Micobatteriosi da altre specie *

1,0

1,7

1,7

1,9

2,1

2,1

2,3

2,3

2,5

1,9

2,1

Altre infezioni opportunistiche **

14,0

16,0

16,5

16,4

17,5

16,1

17,5

16,1

17,6

14,2

15,6

Sarcoma di Kaposi (KS)

5,2

4,5

4,6

4,5

4,8

4,3

4,7

4,6

5,0

4,4

4,8

Linfomi

3,0

2,6

2,7

2,9

3,1

2,9

3,1

3,3

3,6

3,9

4,3

Encefalopatia da HIV

7,0

5,8

6,0

6,5

7,0

7,3

7,9

7,3

8,0

7,6

8,4

"Wasting Syndrome"

7,6

5,3

5,5

6,0

6,4

6,3

6,9

6,3

6,9

7,9

8,7

Definizione di caso dal 1993
Carcinoma invasivo cervice uterina  

0,2

 

0,4

 

0,3

 

0,5

 

0,6

 
Polmonite ricorrente  

0,7

 

2,3

 

3,4

 

3,9

 

3,8

 
Tubercolosi polmonare  

1,6

 

3,4

 

4,6

 

4,0

 

5,0

 

# I valori in corsivo indicano il numero assoluto (e relative frequenze) secondo la vecchia definizione di caso 1987;
* Disseminata o extrapolmonare;
** Include: Criptococcosi, Criptosporidiosi, Infezione da Cytomegalovirus, Infezione da Herpes simplex, Isosporidiosi, Leucoencefalopatia Multifocale; Salmonellosi, Coccidioidomicosi, Istoplasmosi.

 

 

Casi Pediatrici

Dei 40.950 casi segnalati fino al 31 dicembre 1997, 627 casi (1,5%) sono stati registrati nella popolazione pediatrica (pazienti con età alla diagnosi inferiore ai 13 anni). In tabella 8 è riportata la distribuzione dei casi per regione di residenza e per anno di diagnosi. Il maggior numero di casi si registra in Lombardia seguita da Lazio ed Emilia Romagna. La diffusione dell’AIDS pediatrico sembra ricalcare la distribuzione geografica dell’epidemia riportata per i casi segnalati negli adulti11. La cospicua diminuzione dei casi di AIDS pediatrici che si è registrata nel 1997, potrebbe essere un primo risultato dell’efficacia conseguita dalle campagne di informazione e prevenzione o, almeno in parte, di una maggiore applicazione delle linee guida relative al trattamento antiretrovirale delle donne in gravidanza.

 

Tabella 8 - Distribuzione dei casi pediatrici di AIDS in Italia per regione di residenza e anno di diagnosi

Regione 82-90 91 92 93 94 95 96 97 Totale
Regione Lombardia

73

19

17

11

19

22

19

1

181

Lazio

47

8

11

10

5

10

6

2

99

Emilia Romagna

22

6

10

9

4

3

4

1

59

Toscana

11

7

4

2

7

6

1

0

38

Piemonte

10

4

5

4

4

3

3

2

35

Veneto

10

5

3

0

7

3

3

0

31

Liguria

14

2

1

4

3

4

1

0

29

Campania

7

3

4

5

1

7

1

0

28

Sicilia

8

3

3

3

4

4

0

0

25

Puglia

9

6

1

3

0

2

1

0

22

Sardegna

13

2

0

1

1

3

0

1

21

Abruzzo

2

2

1

2

1

1

1

0

10

Calabria

7

0

0

1

0

1

1

0

10

Trentino Alto Adige

3

0

3

0

0

2

0

1

9

Marche

4

1

0

0

0

0

1

0

6

Umbria

1

0

1

0

0

2

1

0

5

Friuli Venezia Giulia

0

1

0

0

0

0

1

0

2

Basilicata

0

0

0

0

0

0

1

0

1

Molise

0

0

0

0

0

0

0

0

0

Valle D’Aosta

0

0

0

0

0

0

0

0

0

Ignota

2

2

2

0

0

2

4

1

13

Estero

0

1

0

0

0

1

1

0

3

Totale

243

72

66

55

56

76

50

9

627

 

La tabella 9 mostra l’andamento temporale dell’infezione pediatrica per categoria di esposizione, anno di diagnosi e sesso. Dal 1993 ad oggi non sono stati più riportati casi in emofilici. Dei 595 (94,0%) casi pediatrici che hanno contratto l'infezione dalla madre, 315 (54,0%) sono figli di madre tossicodipendente, mentre 204 (34,3%) sono figli di donne che hanno acquisito l’infezione per via sessuale (dati non mostrati).

 

Tabella 9 - Distribuzione dei casi pediatrici di AIDS per categoria di esposizione, per anno di diagnosi e per sesso.

Categoria
di esposizione

1982-91

1992

1993

1994

1995

1996

1997

Totale

Maschi

Femmine

Trasmissione vert.

294

64

53

52

76

47

9

595

282

313

%

93,3

97,0

96,4

92,9

100,0

94,0

100,0

94,0

93,1

96,6

Emofilici

14

1

0

0

0

0

0

15

15

0

%

4,4

1,5

0,0

0,0

0,0

0,0

0,0

2,4

4,9

0,0

Trasfusi

7

0

1

3

0

2

0

13

5

8

%

2,2

0,0

1,8

5,4

0,0

4,0

0,0

2,1

1,6

2,5

Altro non det.

0

1

1

1

0

1

0

4

1

3

%

0,0

1,5

1,8

1,8

0,0

2,0

0,0

0,6

0,3

0,9

Totale

315

66

55

56

76

50

9

627

303

324

 

La distribuzione delle patologie indicatrici di AIDS per anno di diagnosi12, evidenzia una diminuzione delle diagnosi di Polmonite Interstiziale Linfoide (dal 21,9% nel 1982-92 al 12,2% nel 1996) e un aumento delle diagnosi di encefalopatia da HIV (dal 12,8% del 1982-92 al 22,4% nel 1996).

 

Tabella 10 - Frequenza relativa delle patologie indicative di AIDS in casi pediatrici per anno di diagnosi

 

1982-92

1993

1994

1995

1996

1997

Patologie

N. 407

N. 48

N. 57

N. 64

N. 49

N. 9

Candidosi (Polmonare e esofagea)

12,8

6,2

10,5

7,8

16,3

0,0

Polmonite da Pneumocystis carinii

16,9

27,1

15,8

17,2

14,3

22,2

Toxoplasmosi cerebrale

2,0

0,0

0,0

0,0

4,1

0,0

Infezione da Cytomegalovirus

8,8

16,7

3,5

17,2

10,2

11,1

Micobatteriosi*

1,2

0,0

1,7

3,1

2,0

22,2

Infezioni batteriche ricorrenti

9,8

10,4

8,8

7,8

4,1

11,1

Polmonite Interstiziale Linfoide

21,9

10,4

7,0

4,7

12,2

11,1

Altre infezioni opportunistiche**

6,1

8,3

10,5

4,7

4,1

11,1

Tumori (KS e Linfomi)

1,7

0,0

1,7

4,7

6,1

0,0

Encefalopatia da HIV

12,8

18,7

21,0

17,2

22,4

11,1

"Wasting Syndrome"

5,9

2,1

19,3

15,6

4,1

0,0

* Comprende: M. Tubercolosis o da altri micobatteri o da specie non identificata: disseminata o extrapolmonare.
** Include: Criptococcosi, Criptosporidiosi, Infezione da Herpes simplex, Isosporidiosi , Leucoencefalopatia Multifocale Progressiva, Salmonellosi.

 

 

Commento

Nell’ultimo anno si è registrata una flessione nel numero delle notifiche dei casi di AIDS di circa il 30% rispetto ai 12 mesi precedenti. Un’analisi dettagliata di tale fenomeno è stata già riportata nel notiziario del 30 Giugno 1997.

Tale declino si è verificato nello stesso periodo in altri paesi quali, ad esempio, Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti. La contemporaneità del fenomeno in Paesi con diversa maturità dell’epidemia chiama in causa un fattore "estraneo" alla dinamica epidemica stessa, quale l’introduzione dei nuovi trattamenti antiretrovirali. Questi sembrerebbero ritardare la diagnosi di AIDS riducendone l’incidenza, almeno a breve termine. L’effetto delle nuove terapie, come già rilevato in altri paesi, si rifletterebbe anche in un parallelo decremento dei decessi per AIDS. Tuttavia la mancanza dell’obbligatorietà della notifica di decesso in Italia non permette oggi di rilevare con accuratezza e completezza questo fenomeno.

Nella tabella 11 si osserva come il decremento nei nuovi casi di AIDS sia rilevabile in tutte le categorie di esposizione, anche se in modo meno accentuato tra i casi appartenenti alla categoria "contatti eterosessuali". Ciò potrebbe essere dovuto ad una diversa dinamica epidemica o ad una ancora ridotta precoce utilizzazione di farmaci antiretrovirali in questa categoria.

E’ opportuno sottolineare che il limitato decremento nel numero dei casi dovuti a contatti eterosessuali e la mancanza di informazioni sull’efficacia, a lungo termine, dei trattamenti spingono, oggi, ad interpretare con cautela questa inversione di tendenza dell’andamento dei casi.

 

Tabella 11 - Casi per anno di notifica e differenze percentuali rispetto all’anno precedente

 

Anno di notifica

Categoria di esposizione

1993

1994

1995

1996

1997

Omo/bisessuali

653

827

877

823

520

Differenza %

--

26,6

6,0

-6,2

-36,8

Tossicodipendenti

2909

3379

3701

3135

2076

Differenza %

--

16,2

9,5

-15,3

-33,8

TD-Omo

85

114

115

67

63

Differenza %

--

34,1

0,9

-41,7

-6,0

Emofilici

34

23

29

36

15

Differenza %

--

-32,4

26,1

24,1

-58,3

Trasfusi

42

52

50

56

22

Differenza %

--

23,8

-3,8

12,0

-60,7

Contatti eterosessuali

668

856

1046

1045

723

Differenza %

--

28,1

22,2

-0,1

-30,8

Trasmissione. verticale

61

54

74

61

34

Differenza %

--

-11,5

37,0

-17,6

-44,3

Altro/non determinato.

86

141

176

156

337

Differenza %

--

64,0

24,8

-11,4

116,0

Totale

4538

5446

6068

5379

3820

Differenza %

--

20,0

11,4

-11,3

-29,0

 

Note tecniche

  1. In Italia, la raccolta sistematica dei dati sui casi di Sindrome da Immunodeficienza Acquisita (AIDS) è iniziata nel 1982 e, nel giugno 1984, e’ stata formalizzata in un Sistema di Sorveglianza Nazionale attraverso il quale vengono segnalati i casi di malattia diagnosticati dalle strutture cliniche del Paese. Con il decreto del 28 novembre 1986 (DM n. 288), l'AIDS è divenuta in Italia una malattia infettiva a notifica obbligatoria. Dal 1987, il Sistema di Sorveglianza è gestito, dal Centro Operativo AIDS (COA) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). In collaborazione con le regioni, il COA provvede alla raccolta, all’analisi periodica dei dati ed alla pubblicazione e diffusione di un rapporto trimestrale.
  2. I criteri di diagnosi di AIDS adottati sono stati, fino al gennaio 1993, quelli della definizione dell'OMS/CDC 1987. A partire dal 1 gennaio 1993, la definizione di caso adottata in Italia si attiene alle indicazioni del Centro Europeo dell’OMS. Quest’ultima aggiunge altre tre patologie opportunistiche quali indicative di AIDS: la tubercolosi polmonare, la polmonite ricorrente e il carcinoma invasivo della cervice uterina.
  3. L’anno di segnalazione non coincide necessariamente con l’anno di diagnosi, ma può essere successivo (es: diagnosi nell’anno 1985 ma segnalato nel 1990).
  4. La distribuzione temporale dei casi è influenzata dal ritardo di notifica, cioè dal tempo che intercorre dalla data della diagnosi del caso al momento in cui la notifica perviene al COA. Ciò determina una sottostima nel numero di nuovi casi, particolarmente evidente negli ultimi trimestri di diagnosi. Il numero dei casi viene pertanto corretto attraverso il metodo di correzione messo a disposizione dal Centro Europeo di Sorveglianza Epidemiologica (Heisterkamp S. H., Jager J. C. & Ruitenberg E. J. et al. 1989. Correcting reported AIDS incidence: a statistical approach. Stat. Med., 8: 963-976). Altro elemento, che influenza le reali dimensioni del fenomeno, è la sottonotifica dei casi di AIDS, cioè quella quota di casi che, non segnalata, sfugge al Sistema di Sorveglianza. Studi preliminari hanno permesso di stimare per l'Italia un tasso di sottonotifica vicino al 10%
  5. Solo Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Toscana e Veneto effettuano a tutt’oggi un follow-up attivo di mortalità e forniscono routinariamente tali dati al COA. La stretta collaborazione avviata dal COA con le altre regioni e con l’ISTAT, consentirà in futuro di fornire stime annuali di prevalenza dei casi e curve di sopravvivenza.
  6. I casi prevalenti in un determinato anno sono tutti quelli con data di diagnosi negli anni precedenti, o nello stesso anno considerato, e "vivi" (anche per un giorno dell’anno in questione). A causa del ritardo di notifica di decesso, le prevalenze stimate negli anni più recenti vanno valutate con cautela.
  7. Le province che hanno un numero di casi residenti maggiore dei casi segnalati hanno "esportato" casi, in termini assistenziali; viceversa, quelle con più casi segnalati ne hanno "importati". Il tasso di incidenza (x 100.000 abitanti) per provincia è calcolato sul numero di segnalazioni pervenute al COA nel periodo gennaio 1997 - dicembre 1997.
  8. Le categorie di esposizione hanno un ordine gerarchico che risponde ai criteri del sistema di sorveglianza europeo dell’AIDS. Ogni caso è classificato in un solo gruppo. I soggetti che presentano rischi multipli sono classificati nel gruppo più importante in termini gerarchici. Inoltre, vengono effettuate indagini periodiche per tre diversi gruppi di pazienti al fine di riclassificarli nelle categorie di esposizione classiche:

    a) pazienti che hanno dichiarato di aver avuto soltanto rapporti eterosessuali con partner che non avevano un fattore di rischio noto;
    b) pazienti che hanno avuto una trasfusione;
    c) pazienti senza fattore di rischio noto, (categoria "altro- non determinato").

  9. La categoria di esposizione "contatti eterosessuali" comprende anche i soggetti che hanno un partner a rischio dell’altro sesso. Quando è nota la sieropositività del partner, questa informazione viene riportata esplicitamente. Sono stati considerati come casi attribuibili a trasmissione eterosessuale anche i casi con partner promiscuo che includono i "partner di prostituta" e le prostitute.
  10. I dati relativi alla distribuzione delle patologie opportunistiche indicative di AIDS fanno riferimento ai quadri clinici presenti all’esordio della malattia e non a tutte le patologie diagnosticate durante l’intero decorso clinico. Se l’esordio è caratterizzato da più di una patologia, ne vengono conteggiate un massimo di quattro occorse entro 60 giorni dalla prima.
  11. Le differenze osservabili tra le regioni per ciò che riguarda la distribuzione dell’AIDS pediatrico risentono anche della diversa disponibilità di centri clinici pediatrici sul territorio.
  12. Un modello statistico che stima le infezioni da HIV utilizzando l’andamento dei casi incidenti di AIDS e la stima della distribuzione dei loro tempi di incubazione.