BOLLETTINO PER LE FARMACODIPENDENZE E L'ALCOOLISMO

ANNO XXI 1998,  no. 2

III. La Medicina delle Dipendenze a Congresso (I Congresso Nazionale FederSer.t. - Federazione Nazionale degli Operatori dei Servizi Pubblici per le Tossicodipendenze, Grosseto, 22-24 aprile 1998)

 

 

Per troppo tempo si è considerato il settore del Servizi Pubblici antidroga come una porta di ingresso laterale a più prestigiosi servizi sanitari, mentre il pregiudizio tuttora imperante ha degradato la funzione di questi servizi a mansioni di smistamento verso le Comunità Terapeutiche o di distribuzione "a gogò" del metadone. Vi è stata invece una maturazione professionale e, soprattutto una integrazione fra le quattro componenti principali quella medica, psicologica, sociologica ed infermieristica. Inoltre si sta passando dalla contrapposizione concorrenziale fra SER.T e Comunità a forme di integrazione favorite dalle prime sperimentazioni di Dipartimenti delle Dipendenze Patologiche, "dipendenze in senso lato" e quindi anche dipendenze dalla nicotina e dal cibo. Ad esempio da parte di una psichiatra di un SER.T friulano sono state presentate interessanti considerazioni su analogie strutturali fra eroinomania tradizionale ed anoressia mentale e non mancano richieste di aiuto da parte di giocatori compulsivi, categoria che del resto in alcuni Paesi (Olanda in particolare) fanno parte - come categoria - dei soggetti oggetto di interventi preventivi e riabilitativi. Purtroppo a questa maturazione non ha fatto riscontro una adeguata impostazione incentivante da parte del legislatore che disciplina l’accesso e la progressione delle carriere nel SSN: da una parte, infatti è mancata l’istituzione di una disciplina apposita "Medicina delle Dipendenze" malgrado le previsioni di un D.M. interministeriale del 1992 e dall’altra i servizi prestati presso i SER.T non sono stati considerati fra i titoli di carriera necessari per l’accesso alle aree mediche più importanti, malgrado la varietà di esperienze con patologie sistemiche come le epatiti, le infezioni da HIV e la Tubercolosi; per non parlare poi della quasi totale esclusione dell’ accesso ai posti apicali degli psichiatri che statisticamente costituiscono la maggioranza degli attuali dirigenti medici. Si è passati così da una ipervalutazione dell’approccio psicoterapeutico e socio - terapeutico ad una valorizzazione quasi di monopolio della Tossicologia clinica, specializzazione tuttora poco presente nelle Università italiane.

Certo in questo come in altri settori si sono moltiplicate le sigle di Associazioni e Società scientifiche: SITD, SICAD, ERIT, ITACA cioè Società Italiana Tossicodipendenze, Società Italiana Studio Disturbi Comportamento, Federazione Europea delle Associazioni di Intervento nelle Tossicomanie;, Itaca ha discusso insieme alla FederSerT cioè alla Federazione Nazionale degli Operatori dei Servizi Pubblici delle Tossicodipendenze organizzatrice del Congresso le possibilità concrete di collaborazione, rese possibili dall’esigenza di dare alle esperienze quotidiane degli operatori di prima linea una impronta di ricerca continua e di collegamento con la realtà degli altri Paesi europei.

Ma come collocare questi Servizi e soprattutto che tipo di Dipartimento della Dipendenze Patologiche preferire? Nominalmente non mancano le sigle Dipartimentali che nel processo di riduzione del numero delle USL ed in quello di Aziendalizzazione sono spesso costituite dal dirigente del SER.T capofila. In mancanza di un modello di riferimento nazionale sembra che anche da parte di diverse Regioni si intenda applicare in pieno il principio della autonomia delle ASL. Ed è proprio l’aziendalizzazione, le procedure di accreditamento e la introduzione dei sistemi di Qualità che rendono attuale ed essenziale il modulo organizzativo. In prevalenza non viene accettato il modello di Dipartimento verticale e predomina quello di Dipartimento funzionale o trasversale che proprio sulla base della spinta propositiva della Regione più ricca di disposizioni regolamentari in materia, l’Emilia Romagna, non dovrebbe considerarsi come una "confederazione", ma come un insieme integrato comprendente anche tutta la serie di Istituzioni residenziali pubbliche e private, che deve poter contare su dirigenti in grado di non lasciarsi sopraffare nel delicato meccanismo budgetario dai Dipartimenti che possono vantare o far sperare in un "attivo finanziario". Nel caso delle dipendenze, l’attivo non può che essere costituito dai risultati della prevenzione e del reinserimento ed è confortante segnalare come laddove non vi sono state imposizioni ideologiche di esclusione dei farmaci sostitutivi, la incidenza delle siero-conversioni HIV è stata nettamente minore. Per il nuovo flagello infettivo quello del virus C dell’epatite da una parte risulta indispensabile un aggancio precoce delle nuove leve di soggetti dediti ad assunzioni parenterali e dall’altra l’estensione delle protezioni vacciniche nei confronti dell’HBV ed anche dell’HAV: si perché è ormai dimostrato ed è stato confermato da esperienze anche italiane il contagio con il virus A (assunzione per via oro-fecale) può in un soggetto infetto dall’HCV determinare forme di epatopatia acuta fulminante.

Il problema delle Comunità Terapeutiche, o meglio degli Enti Volontari, si va ridefinendo anche perché vi dovranno essere procedimenti di accreditamento e, nello stesso tempo, si sono sviluppate da una parte residenze pubbliche con un totale di più di 800 posti e dall’altra aumenta la flessibilità interna, la possibilità di Centri diurni, la concomitanza di trattamenti farmacologici e la professionalità degli operatori. Purtroppo proprio sui giornali del periodo del Congresso è stata pubblicata la notizia relativa al blitz in una Comunità-lager, mentre in precedenza è scoppiato lo scandalo dell’apertura di una Residenza privata in locali sequestrati a mafiosi, che avrebbe dovuto essere gestita da un "operatore" non solo privo di un pur minimo livello di scolarità ma fratello di noti mafiosi! Il fatto che l’attuale atto di intesa con gli Enti Volontari rappresenti un peso burocratico e con tale giustificazione venga ignorato non solo da singole iniziative "selvagge", ma anche da importanti reti che vantano centinaia di "focolari", non può più essere accettato e da parte dei funzionari regionali responsabili e della stessa componente della Consulta, rappresentanti degli operatori, si sta delineando un fronte comune di proposte funzionali che partano sempre da codici etico-deontologici di rispetto della persona e che consentano una effettiva integrazione. Da parte dei giornalisti (ANSA, Manifesto, Avvenire, coordinati da M. Crocellà di Salute e Territorio) si è riconosciuta la difficoltà di superare anche in questo settore da una parte l’esigenza del titolo "scoop", che altera e distorce il messaggio del reportage e dall’altra l’iterazione di interviste ai soliti personaggi sempre presenti sul piccolo schermo.

Certo gli operatori pubblici possono avere esitazioni nel rispondere al giornalista, ma quest’ultimo dovrebbe documentarsi ed in materia di tossicodipendenze in Italia abbondano riviste e pubblicazioni che forniscono informazioni scientificamente valide e non opinioni e proclami.

Dal punto di vista delle novità terapeutiche:

Queste ricerche sono state affidate dal Ministero della Sanità ad Istituti universitari e Centri di ricerca che hanno vinto un apposito Appalto Concorso pubblico e dimostrano come sia necessario l’approccio scientifico anche in un settore dove finora preconcetti, demonizzazioni e "clave" ideologiche hanno predominato e tuttora sono difficili da superare.

Il Metadone nelle mani di operatori medici esperti, di infermiere in grado di svolgere funzioni di counselling e di psicologi che non sono ossessionati dalla diffidenza verso i farmaci non può più essere considerato come una "droga di stato" e nemmeno come una "concessione da limitare al massimo" ma come uno strumento finalizzato al recupero ed al rafforzamento della compartecipazione del tossicodipendente al programma terapeutico. Non per nulla una operatrice invitata ad esprimere il proprio parere sulla somministrazione sotto controllo dell’eroina ha dichiarato la sua avversità non ideologica ma basata sulla constatazione che l’eroina abbassa le difese immunitarie dell’organismo al contrario del metadone e che il medico deve essere guidato dal principio del "Primum non nocere".

Va infine dato atto al dr. Carlo Valenzi, presidente della Federsert di aver non solo organizzato un congresso nel quale letture e comunicazioni scientifiche si sono alternate con discussioni su aspetti giuridici e amministrativi ma anche di aver portato in aula due deputati impegnati nella discussione attuale sulle modifiche al T.U. delle leggi sulla prevenzione, assistenza e recupero delle tossicodipendenze.