BOLLETTINO PER LE FARMACODIPENDENZE E L'ALCOOLISMO

ANNO XXI 1998, supplemento al no 1

Alcool, violenza ed aggressività

NIAAA (National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism, USA), "Alcohol, Violence and Aggression", Alcohol Alert, n. 38, Ottobre 1997

Normalmente si individuano due aspetti nel rapporto fra alcool e comportamento:

  1. quello dell’aggressione violenta;
  2. quello dell’abuso alcolico da parte delle vittime dell’aggressione.

Va messo in evidenza che per violenza si intende un comportamento che intenzionalmente infligge, o tenta di infliggere, un danno fisico. La violenza rientra nella categoria più ampia dell’aggressività che include anche atteggiamenti di ostilità e minaccia non fisica.

Vi sono statistiche attendibili che, almeno negli USA, indicano come:

Dal punto di vista sperimentale le ricerche sui meccanismi attraverso i quali l’alcool promuove comportamenti violenti riguardano osservazioni su aggressioni non fisiche, mentre sono le ricerche epidemiologiche e le statistiche giudiziarie a fornire dati sul rapporto alcool-aggressività fisica.

Teorie sul rapporto consumi alcolici-violenza:

  1. Ipotesi della disinibizione: l’alcool indebolisce i meccanismi di controllo che a livello cerebrale bloccano l’impulsività aggressiva.
  2. Tesi dell’alterazione dei meccanismi di elaborazione delle informazioni: l’alcool determina una interpretazione errata dell’atteggiamento degli altri e quindi una reazione esagerata.
  3. Teoria della riduzione dell’attenzione: l’alcool diminuisce la messa in atto delle normali norme precauzionali poichè riduce la percezione del rischio.

Dal punto di vista sperimentale la simulazione dell’avversario oggi può avvalersi di sistemi computerizzati: comunque si tratta di compiti competitivi nei quali aumentando l’intensità di manopole si infliggono perdite all’avversario. Sotto l’effetto dell’alcool aumenta l’intensità in rapporto diretto con il consumo, ma solo quando vi sono segnali di provocazione e di allarme. Pertanto si ritiene che di per se stessa l’intossicazione alcolica non provochi violenza ma, come già indicato, alteri alcune soglie di allarme e di controllo.

In parte ha influenza il "modello del bevitore violento" nel senso che chi ha bevuto poco si comporta come se fosse brillo e accentua le "mosse"; quando poi si tratta di aggressione a scopo sessuale il fatto che anche la donna abbia bevuto e ciò la faccia lritenere recettiva, può spiegare il cosiddetto fenomeno dello stupro per appuntamento. Un meccanismo similare è quello dell’intossicazione intenzionale allorquando si programma un atto criminale dopo aver assunto alcool non tanto per farsi coraggio quanto per ottenere una riduzione di pena.

E’ frequente nell’anamnesi di alcoliste l’abuso sessuale o la trascuratezza nell’infanzia. Questa associazione non sembra riscontrabile con la stessa frequenza fra gli uomini; ma non è indispensabile aver subito violenza in quanto è la stessa vita infantile in un ambiente familiare violento che induce ad imitare i ruoli di aggressore e vittima, il che spiega la persistenza per generazioni dell’abuso alcolico e della violenza fra le quattro mura. Non mancano collegamenti con parti distocici che, provocando malformazioni, accentuano l’abbandono da parte dei familiari: la conseguenza è lo sviluppo di violenza, criminalità ed altri problemi comportamentali al momento dell’ingresso nell’età adulta. Stili di vita violenti possono facilitare situazioni sociali e sub-culture che promuovono una assunzione esagerata di bevande alcoliche: praticamente esiste un circolo chiuso per cui la violenza contribuisce all’abuso alcolico e quest’ultimo perpetua la violenza.

Quando abuso di alcool e violenza riconoscono cause comuni.

Vi sono comportamenti come quello di ricercare il rischio od ambienti (gruppi di coetanei con abitudini deliquenziali, carenza di sorveglianza genitoriale) che incoraggiano e mantengono comportamenti devianti.

Concorrono anche sia la presenza di un disordine antisociale della personalità (ASPD) che la diagnosi di tipo II di alcolismo ad insorgenza precoce. L’ASPD è un disturbo psichiatrico caratterizzato da un disprezzo per i diritti degli altri che si manifesta spesso come stile di vita violento e criminale. Il tipo II di alcolismo è caratterizzato da un grado elevato di ereditabilità da padre a figlio e l’alcolismo ad insorgenza precoce durante l’adolescenza. Sia queste ultime persone sia i soggetti con ASPD si sovrappongono e possono ricondursi ad una base genetica.

Associazioni spurie.

Possono evidenziarsi associazioni fra consumi alcolici e violenza che avvengono per caso e siano semplici coincidenze. Ad esempio l’abitudine di bere rappresenta un fenomeno sociale per molti adulti che delinquono: tuttavia solo quando questi vengono catturati ed emerge l’aspetto consumo di alcool nelle statistiche può determinarsi una associazione tra alcool e violenza che però, messa in questi termini, non può essere considerata obiettiva ma del tutto casuale.

Una ridotta attività della serotonina, cioè del messaggero chimico che a livello cerebrale agisce come un inibitore del comportamento può in parte giustificare la violenza; pertanto una riduzione nell’escrezione e nella attività della serotonina può accompagnarsi ad aumento dell’impulsività e dell’aggressività e spiegare l’insorgenza precoce dell’alcolismo nei maschi.

Nel modello animale del macacus rhesus che consuma alcool fino a diventare intossicato, le scimmie che hanno una riduzione di attività della serotonina dimostrano un deficit nel controllo dell’impulso con aggressività eccessiva ed inappropriata e comportamento assai vicino a quello dell’alcolismo di tipo II. Ed è interessante notare la similitudine fra scimmie e genere umano, nel senso che scimmiotti trascurati dalla madre nel periodo neonatale ed infantile sviluppano comportamenti aggressivi sempre correlati con riduzione dell’attività serotonergica. Anche se su un piano minore, esistono collegamenti con la dopamina e la nor-epinefrina.

Testosterone.

Nei criminali livelli elevati di testosterone sono associati con violenza, diffidenza ed ostilità; negli animali dominanti livelli elevati dell’ormone si collegano ad accentuazioni dell’aggressività. Nelle scimmie subordinate l’alcool non aumenta l’aggressività (in genere si hanno bassi livelli di aggressività e di ormone). L’ipotesi "testosterone" spiega la prevalenza della violenza nell’età adolescenziale e giovanile e la riduzione di comportamenti aggressivi dopo i quaranta anni, quando fisiologicamente si riduce il testosterone ed aumenta la serotonina.

Implicazioni per il trattamento.

Soggetti che hanno seguito cicli di terapia di coppia hanno ridotto i comportamenti violenti legati all’alcolismo e sono rimaste sobrie nel follow-up.

Dal punto di vista degli interventi legislativi tendenti a ridurre i consumi si è visto che aumentando la tassa sulle birre del 10% si ha una riduzione degli omicidi pari allo 0,3%, degli stupri dell’1,3% e dei furti dello 0,9%. Certo si tratta di diminuzioni alquanto modeste che tuttavia forniscono indicazioni per le future ricerche.

Nello stesso tempo la ricerca farmacologica ha fatto emergere sostanze che hanno la potenzialità di ridurre i comportamenti violenti: trattasi di alcuni anti-epilettici come la carbamazepina, di stabilizzanti dell’umore come il litio e di antidepressivi come i serotoninergici (ad es. la fluexetina). Tuttavia le ricerche in materia non hanno differenziato fra gli arruolati nella sperimentazione fra bevitori ed astemi.