BOLLETTINO PER LE FARMACODIPENDENZE E L'ALCOOLISMO  ANNO XXIII 2000, n. 2: 

Normativa nazionale e Internazionale in tema di tossicodipendenza, alcolismo, tabagismo AIDS

 

Decreto G 23 dicembre 1997, n. 545
(pubbl. sulla G.U. n. 37 del 14 febbraio 1998)

Nuove autorizzazioni all’immissione in commercio di specialità medicinali per uso umano.

 

È autorizzata l’immissione in commereio del prodotto medicinale a denominazione generica METADONE CLORIDRATO, nella confezione e con le specificazioni di seguito indicate:

confezioni: 1 flacone sciroppo 0,1% 40 ml; 1 flacone sciroppo 0,1% 60 ml e 1 flacone sciroppo 0,1% 80 ml.

Titolare A.I.C.: laboratorio farmacogeno Afom S.r.l., con sede legale e domicilio fiscale in Brandizzo (Torino), via Torino n. 448, codice fiscale 01039760010.

Numeri A.I.C.:

1 flacone sciroppo 0,1% 40 ml, 029927050/G (in base 10) OWK9NB (in base 32);
1 flacone sciroppo 0,1% 60 ml, 029927062/G (in base 10) OWK9NQ (in base 32);
1 flacone sciroppo 0,1% 80 ml, 029927047/G (in base 10) OWK9N7 (in base 32).

Produttore: la produzione, il controllo ed il confezionamento sono effettuati dalla società titolare dell’A.I.C., nel proprio stabilimento sito in Brandizzo (Torino), via Torino n. 448.

Composizione:

flacone sciroppo 0,1% 40 ml, 40 ml di sciroppo contengono principio attivo: metadone cloridrato 0,040 g, eccipienti: zucchero semolato, acido citrico semolato, sodio benzoato, aroma limone, acqua depurata q.b. a 40 ml (nella quantità indicata nella documentazione di tecnica farmaceutica acquisita agli atti);

flacone sciroppo 0,1% 60 ml, 60 ml di sciroppo contengono: puncipio attivo: metadone cloridrato 0,060 g, eccipienti: zuechero semolato, acido atrico semolato, sodio benzoato, aroma limone, acqua depurata q.b. a 60 ml (nella quantità indicata nella documentazione di tecnica farmaceutica acquisita agli atti);

flacone sciroppo 0,1% 80 ml, 80 ml di sciroppo contengono: principio attivo: metadone cloridrato 0,080 g, eccipienti: zucchero semolato, acido citrico semolato, sodio benzoato, aroma limone, acqua depurata q.b. a 80 ml (nella quantità indicata nella documentazione di tecnica farmaceutica acquisita agli atti).

Indicazioni terapeutiche: sindromi dolorose di entità severe in pazienti che non rispondono più ad un trattamento sequenziale con farmaci analgesici antinfiammatori non steroidei, steroidei oppiodi deboli. Nel trattamento di disassuefazione da narcotico stupefacenti.

N.B. – Il trattamento disintossicante ed il trattamento di mantenimento devono essere eseguiti sotto controllo medico. Se il metadone viene somministrato per il trattamento dell’eroino-dipendenza per più di tre settimage il procedimento passa dal trattamento della sindrome acuta da astinenza alla terapia di mantenimento.

Classificazione ai sensi dell’art. 8, comma 10, della legge n. 537/1993:

1 flacone sciroppo 0,1% 40 ml, classe "A con applicazione della nota 37", prezzo L. 3.200, ai sensi dell’art. 1 del decreto-legge 20 gingno 1996, n. 323, convertito nella legge 8 agosto 1996, n. 425;

1 flacone sciroppo 0,1% 60 ml, classe "A con applicezione della nota 37", prezzo L. 4.500, ai sensi dell’art. 1 del decreto-legge 20 giugno 1996, n. 323, convertito nella legge 8 agosto 1996, n. 425;

1 flacone sciroppo 0,1% 80 ml, classe "A con applicazione della nota 37", prezzo L. 5.800, ai sensi dell’art. 1 del decreto-legge 20 giugno 1996 n. 323, convertito nella legge 8 agosto 1996, n. 425.

Classificazione ai fini della fornitura: medicinale soggetto a prescrizione medica speciale, secondo la disciplina del decreto del Presidente della Repubblica n. 309/1990 (art. 6 decreto legislativo n. 539/1992).

La società titolare dell’autorizzazione all3immissione in commercio dovrà riportare la specificazione "medicinale generico" al di sotto della denominazione del farmaco e della indicazione della confezione.

Decorrenza di efficacia del decreto: dalla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

Decreto n.c.r. 12 gennaio 1998, n. 26
(pubbl. sulla G.U. n. 37 del 14 febbraio 1998)

Nuove autorizzazioni all’immissione in commercio di specialità medicinali per uso umano.

 

Decreto NCR n. 26/98 del 12 gennaio 1998

Specialità medicinale: ANTAXONE nella forma e confezione: 10 capsule 25 mg (nuova confezione si specialità medicinale già registrata).

Titolare A.I.C.: Zambon Italia S.r.l., con sede legale e domicilio fiscale in Vicenza, via della chimica n. 9, codice fiscale 03804220154.

Produttore: la produzione, il controllo ed il confezionamento della specialità medicinale indicata in oggetto è effettuata dalla società Zambon Group S.p.a., nello stabilimento sito in Vicenza, via della Chimica n. 9.

Confezioni autorizzate: numeri A.I.C. e classificazione ai sensi dell’art. 8, comma 10, della legge n. 537/19993:

10 capsule 25 mg;

A.I.C. n. 025855053 (in base 10) 0SP12F (in base 32);

classe: "A con applicazione della nota 37", prezzo L. 34.300, ai sensi dell’art. 1 del decreto-legge 20 giugno 1996, n. 323, convertito nella legge 8 agosto 1996, n. 425.

Composizione: una capsula contiene: principio attivo: naltrexone cloridrato 25 mg, eccipienti: lattosio, magnesio stearato, gelatina, titanio biossido (E 171), eritrosina (E 127), patent blue (E 131), (nelle quantità indicate nella documentazione di tecnica farmaceutica acquisita agli atti).

DECRETO 30 GENNAIO 1998
(pubbl. sulla G.U. n. 37 del 14 febbraio 1998)

Tabelle relative alle discipline equipollenti previste dalla normativa regolamentare per l’accesso al secondo livello dirigenziale per il personale del ruolo sanitario del Servizio sanitario nazionale.

 

(Omissis)

23) PSICHIATRIA

Servizi equipollenti:

Clinica psichiatrica
Igiene mentale
Medicina psicosomatica
Psicoterapia
Neurologia e psichiatria
Neuropsichiatria

SERT

Clinica delle malattie nervose e mentali
Malattie nervose e mentali
Psicologia medica

 

23) PSICHIATRIA

Scuole equipollenti:

Neurologia e psichiatria
Neuropsichiatria
Igiene mentale
Malattie nervose e mentali
Clinica delle malattie nervose e mentali

(Omissis)

4) FARMACOLOGIA E TOSSICOLOGIA CLINICA

Servizi equipollenti:

Farmacologia medica
Farmacologia clinica
Tossicologia clinica
Tossicologia medica

SERT

Centro antiveleni

4) FARMACOLOGIA E TOSSICOLOGIA CLINICA

Scuole equipollenti:

Farmacologia clinica
Tossicologia medica
Tossicologia clinica
Farmacologia con orientamento in:

  • Farmacologia clinica

  • Tossicologia

(Omissis)

4) ORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI SANITARI DI BASE

Servizi equipollenti:

Programmazione ed organizzazione dei servizi sanitari
Igiene, prevenzione e attività sanitarie di comunità
Attività sanitarie di comunità
Educazione sanitaria
Igiene
Igiene e sanità pubblica
Igiene ed educazione sanitaria
Igiene scolastica
Igiene ed odontoiatria preventiva e sociale con epidemiologia
Medicina preventiva, riabilitativa e sociale

SERT

Igiene ospedaliera
Igiene ed organizzazione dei servizi ospedalieri
Direzione medica di presidio ospedaliero
Direzione sanitaria di Azienda (ASL ospedaliera)
Statistica medica
Statistica sanitaria
Osservatori epidemiologici
Epidemiologia

4) ORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI SANITARI DI BASE

Scuole equipollenti:

Igiene
Igiene e medicina preventiva (*)
Igiene pubblica
Igiene e sanità pubblica
Igiene generale e speciale
Sicurezza sociale ed organizzazione sanitaria
Igiene e organizzazione dei servizi ospedalieri
Igiene e tecnica ospedaliera
Tecnica e direzione ospedaliera
Statistica medica
Statistica sanitaria

(*) a prescindere dagli indirizzi e orientamenti per i diplomi il cui corso è iniziato prima dell’anno accademico 1991/92

(Omissis)

AREA DI PSICOLOGIA

1) PSICOLOGIA

Servizi equipollenti:

Psicologia delle organizzazioni e delle istituzioni
Psicoterapia
Psicologia clinica e psicoterapia
Psicologia della salute
Psicologia della prevenzione
Psicologia dell’età evolutiva
Psicologia medica
Psicologia clinica
Psichiatria
Clinica psichiatria
Igiene mentale
Medicina psicosomatica
Neurologia e psichiatria
Neuropsichiatria
Neuropsichiatria infantile
Neuropsichiatria infantile e psicologia dell’età evolutiva

SERT

Clinica delle malattie nervose e mentali
Malattie nevose e mentali
Consultori familiari

2) PSICOTERAPIA

Servizi equipollenti:

Psicologia clinica e psicoterapia
Psicologia medica
Psicologia clinica
Psichiatria
Neuropsichiatria
Clinica psichiatrica
Igiene mentale
Medicina psicosomatica
Neurologia e psichiatria Neuropsichiatria infantile
Neuropsichiatria infantile e psicologia dell’età evolutiva

SERT

Clinica delle malattie nervose e mentali
Malattie nervose e mentali

AREA DI PSICOLOGIA

1) PSICOLOGIA

Scuole equipollenti:

Psicologia del ciclo di vita
Psicologia sociale e applicata
Psicologia clinica
Psicologia dell’età evolutiva

2) PSICOTERAPIA

Scuole equipollenti:

Psicologia clinica
Psicologia del ciclo di vita
Psicologia dell’età evolutiva
Psichiatria
Neuropsichiatria
Neuropsichiatria infantile

DECRETO 31 GENNAIO 1998
(pubbl. sulla G.U. n. 37 del 14 febbraio 1998)

Tabella relativa alle specializzazioni affini previste dalla disciplina concorsuale per il personale dirigenziale del Servizio sanitario nazionale.

 

(Omissis)

Area della medicina diagnostica e dei servizi

3) BIOCHIMICA CLINICA

Discipline affini:

Parassitologia medica
Ematologia clinica e di laboratorio
Ematologia generale (clinica e di laboratorio)
Ematologia con indirizzo di laboratorio
Immunoematologia
Immunoematologia e trasfusione
Chimica analitica
Metodologie chimiche di controllo e di analisi
Farmacologia e tossicologia clinica ed equipollenti
Tossicologia
Tossicologia forense
Applicazioni biotecnologiche
Microbiologia e Virologia ed equipollenti

4) FARMACOLOGIA E TOSSICOLOGIA CLINICA

Discipline affini:

Tossicologia forense
Tossicologia
Farmacologia applicata
Medicina legale ed equipollenti

AREA DI PSICOLOGIA

1) PSICOLOGIA

Discipline affini:

Nessuna disciplina

2) PSICOTERAPIA

Discipline affini:

Neurologia e psichiatria
Igiene mentale
Malattie nervose e mentali
Clinica delle malattie nervose e mentale

LEGGE 27 maggio 1998, n. 165
(pubbl. sulla G.U. n. 124 del 30 maggio 1998)

Modifiche all’articolo 656 del codice di procedura penale ed alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni.

 

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

PROMULGA

la seguente legge:

Art. 1.
Esecuzione delle pene detentive

1. L’articolo 656 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente:

"Art. 656 (Esecuzione delle pene detentive). - 1. Quando deve essere eseguita una sentenza di condanna a pena detentiva, il pubblico ministero emette ordine di esecuzione con il quale, se il condannato non è detenuto, ne dispone la carcerazione. Copia dell’ordine è consegnata all’interessato.

2. Se il condannato è già detenuto, l’ordine di esecuzione è comunicato al Ministro di grazia e giustizia e notificato all’interessato.

3. L’ordine di esecuzione contiene le generalità della persona nei cui confronti deve essere eseguito e quant’altro valga a identificarla, l’imputazione, il dispositivo del provvedimento e le disposizioni necessarie all’esecuzione. L’ordine è notificato al difensore del condannato.

4. L’ordine che dispone la carcerazione è eseguito secondo le modalità previste dall’articolo 277.

5. Se la pena detentiva, anche se costituente residuo di maggiore pena, non è superiore a tre anni ovvero a quattro anni nei casi di cui agli articoli 90 e 94 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, il pubblico ministero, salvo quanto previsto dai commi 7 e 9, ne sospende l’esecuzione. L’ordine di esecuzione e il decreto di sospensione sono consegnati al condannato con l’avviso che egli, entro trenta giorni, può presentare istanza, corredata dalle indicazioni e dalla documentazione necessarie, volta ad ottenere la concessione di una delle misure alternative alla detenzione di cui agli articoli 47, 47-ter e 50, comma 1, della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, e di cui all’articolo 94 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, ovvero la sospensione dell’esecuzione della pena di cui all’articolo 90 dello stesso testo unico. L’avviso informa altresì che, ove non sia presentata l’istanza, l’esecuzione della pena avrà corso immediato.

6. L’istanza deve essere presentata al pubblico ministero, il quale la trasmette, unitamente alla documentazione, al tribunale di sorveglianza competente in relazione al luogo in cui ha sede l’ufficio del pubblico ministero. Il tribunale di sorveglianza decide entro quarantacinque giorni dal ricevimento dell’istanza.

7. La sospensione dell’esecuzione per la stessa condanna non può essere disposta più di una volta, anche se il condannato ripropone nuova istanza sia in ordine a diversa misura alternativa, sia in ordine alla medesima, diversamente motivata, sia in ordine alla sospensione dell’esecuzione della pena di cui all’articolo 90 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni.

8. Qualora l’istanza non sia tempestivamente presentata, o il tribunale di sorveglianza la dichiari inammissibile o la respinga, il pubblico ministero revoca immediatamente il decreto di sospensione dell’esecuzione.

9. La sospensione dell’esecuzione di cui al comma 5 non può essere disposta:

a) nei confronti dei condannati per i delitti di cui all’articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni;

b) nei confronti di coloro che, per il fatto oggetto della condanna da eseguire, si trovano in stato di custodia cautelare in carcere nel momento in cui la sentenza diviene definitiva.

10. Nella situazione considerata dal comma 5, se il condannato si trova agli arresti domiciliari per il fatto oggetto della condanna da eseguire, il pubblico ministero sospende l’esecuzione dell’ordine di carcerazione e trasmette gli atti senza ritardo al tribunale di sorveglianza perchè provveda, senza formalità, all’eventuale applicazione della misura alternativa della detenzione domiciliare. Fino alla decisione del tribunale di sorveglianza, il condannato permane nello stato detentivo nel quale si trova e il tempo corrispondente è considerato come pena espiata a tutti gli effetti. Agli adempimenti previsti dall’articolo 47-ter della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, provvede in ogni caso il magistrato di sorveglianza".

Art. 2.
Affidamento in prova al servizio sociale

1. Il comma 3 dell’articolo 47 della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:

"3. L’affidamento in prova al servizio sociale può essere disposto senza procedere all’osservazione in istituto quando il condannato, dopo la commissione del reato, ha serbato comportamento tale da consentire il giudizio di cui al comma 2".

2. Il comma 4 dell’articolo 47 della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:

"4. Se l’istanza di affidamento in prova al servizio sociale è proposta dopo che ha avuto inizio l’esecuzione della pena, il magistrato di sorveglianza competente in relazione al luogo dell’esecuzione, cui l’istanza deve essere rivolta, può sospendere l’esecuzione della pena e ordinare la liberazione del condannato, quando sono offerte concrete indicazioni in ordine alla sussistenza dei presupposti per l’ammissione all’affidamento in prova e al grave pregiudizio derivante dalla protrazione dello stato di detenzione e non vi sia pericolo di fuga. La sospensione dell’esecuzione della pena opera sino alla decisione del tribunale di sorveglianza, cui il magistrato di sorveglianza trasmette immediatamente gli atti, e che decide entro quarantacinque giorni. Se l’istanza non è accolta, riprende l’esecuzione della pena, e non può essere accordata altra sospensione, quale che sia l’istanza successivamente proposta".

Art. 3.
Affidamento in prova in casi particolari

1. L’articolo 47-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, è abrogato.

Art. 4.
Detenzione domiciliare

1. All’articolo 47-ter della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 1 è sostituito dai seguenti:

"1. La pena della reclusione non superiore a quattro anni, anche se costituente parte residua di maggior pena, nonchè la pena dell’arresto, possono essere espiate nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora ovvero in luogo pubblico di cura, assistenza o accoglienza, quando trattasi di:

a) donna incinta o madre di prole di età inferiore ad anni dieci, con lei convivente;

b) padre, esercente la potestà, di prole di età inferiore ad anni dieci con lui convivente, quando la madre sia deceduta o altrimenti assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole;

c) persona in condizioni di salute particolarmente gravi, che richiedano costanti contatti con i presidi sanitari territoriali;

d) persona di età superiore a sessanta anni, se inabile anche parzialmente;

e) persona minore di anni ventuno per comprovate esigenze di salute, di studio, di lavoro e di famiglia.

1-bis. La detenzione domiciliare può essere applicata per l’espiazione della pena detentiva inflitta in misura non superiore a due anni, anche se costituente parte residua di maggior pena, indipendentemente dalle condizioni di cui al comma 1 quando non ricorrono i presupposti per l’affidamento in prova al servizio sociale e sempre che tale misura sia idonea ad evitare il pericolo che il condannato commetta altri reati. La presente disposizione non si applica ai condannati per i reati di cui all’articolo 4-bis.

1-ter. Quando potrebbe essere disposto il rinvio obbligatorio o facoltativo della esecuzione della pena ai sensi degli articoli 146 e 147 del codice penale, il tribunale di sorveglianza, anche se la pena supera il limite di cui al comma 1, può disporre la applicazione della detenzione domiciliare, stabilendo un termine di durata di tale applicazione, termine che può essere prorogato. L’esecuzione della pena prosegue durante la esecuzione della detenzione domiciliare.

1-quater. Se l’istanza di applicazione della detenzione domiciliare è proposta dopo che ha avuto inizio l’esecuzione della pena, il magistrato di sorveglianza cui la domanda deve essere rivolta può disporre l’applicazione provvisoria della misura, quando ricorrono i requisiti di cui ai commi 1 e 1-bis. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui all’articolo 47, comma 4.";

b) il comma 3 è abrogato;

c) al comma 4, le parole: "dal secondo comma dell’articolo 254-quater del codice di procedura penale. Si applica il quinto comma del medesimo articolo" sono sostituite dalle seguenti: "dall’articolo 284 del codice di procedura penale";

d) al comma 7, le parole: "nel comma 1" sono sostituite dalle seguenti: "nei commi 1 e 1-bis";

e) dopo il comma 9 è aggiunto il seguente:

"9-bis. Se la misura di cui al comma 1-bis è revocata ai sensi dei commi precedenti la pena residua non può essere sostituita con altra misura".

Art. 5.
Ammissione alla semilibertà

1. All’articolo 50 della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 2, terzo periodo, le parole: "se i risultati dell’osservazione di cui al comma 2 dello stesso articolo non legittimano l’affidamento in prova al servizio sociale ma possono essere valutati favorevolmente in base ai criteri indicati dal comma 4 del presente articolo" sono sostituite dalle seguenti: "se mancano i presupposti per l’affidamento in prova al servizio sociale";

b) il comma 6 è sostituito dal seguente:

"6. Nei casi previsti dal comma 1, se il condannato ha dimostrato la propria volontà di reinserimento nella vita sociale, la semilibertà può essere altresì disposta successivamente all’inizio dell’esecuzione della pena. Si applica l’articolo 47, comma 4, in quanto compatibile.".

Art. 6.
Assistenti sociali

1. La dotazione organica del personale dell’Amministrazione penitenziaria, appartenente al profilo professionale n. 242 - assistente sociale coordinatore, settima qualifica funzionale, di cui alla tabella A, allegata al decreto del Ministro di grazia e giustizia del 30 luglio 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 2 dicembre 1996, n. 282, è aumentata di 684 unità.

2. Alla copertura dei posti portati in aumento della dotazione organica, a norma del comma 1, si provvede, prioritariamente, mediante assunzione dei candidati risultati idonei nei concorsi per assistenti sociali coordinatori dell’Amministrazione penitenziaria, banditi nei quattro anni precedenti alla data di entrata in vigore della presente legge.

3. Alla copertura dei posti rimasti eventualmente vacanti dopo l’applicazione del comma 2, si provvede mediante concorso pubblico.

Art. 7.
Operatori amministrativi

1. La dotazione organica del personale dell’Amministrazione penitenziaria appartenente al profilo professionale n. 004 - operatore amministrativo, quinta qualifica funzionale, di cui alla tabella A, allegata al citato decreto del Ministro di grazia e giustizia del 30 luglio 1996, è aumentata di 140 unità.

2. Alla copertura dei posti portati in aumento della dotazione organica, a norma del comma 1, si provvede mediante concorso pubblico, prioritariamente tramite assunzione dei candidati già risultati idonei in precedenti concorsi.

Art. 8.
Copertura finanziaria

1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, valutato in lire 30.390 milioni per l’anno 1998 e in lire 46.077 milioni a decorrere dall’anno 1999, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1998-2000, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per l’anno 1998, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero di grazia e giustizia.

2. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addì 27 maggio 1998

SCALFARO

PRODI, Presidente del Consiglio dei Ministri
Visto, il Guardasigilli: FLICK

 

LAVORI PREPARATORI

Camera dei deputati (atto n. 464):

Presentato dal deputato Simeone il 9 maggio 1996.
Assegnato alla commissione II (Giustizia), in sede referente, il 2 luglio 1996, con parere della commissione I.
Esaminato dalla II commissione il 9, 11, 18, 23, 30 luglio 1996 e il 1 agosto 1996.
Esaminato in aula il 24 e 25 settembre 1996 e approvato il 1 ottobre 1996.

Senato della Repubblica (atto n. 1406):

Assegnato alla 2 commissione (Giustizia), in sede referente, il 21 ottobre 1996, con parere della commissione 1.
Esaminato dalla 2 commissione, in sede referente, il 25 marzo 1997; 8 aprile 1997; 20 maggio 1997; 18, 19, 25, 26 giugno 1997; 1 , 2, 3 luglio 1997.
Assegnato nuovamente alla 2 commissione, in sede deliberante, il 9 luglio 1997.
Esaminato dalla 2 commissione, in sede deliberante, il 22 luglio 1997.
Assegnato ancora alla 2 commissione, in sede referente, il 22 luglio 1997.
Esaminato dalla 2 commissione, in sede referente, il 22 luglio 1997;
Assegnato ancora alla 2 commissione, in sede deliberante, il 10 settembre 1997.
Esaminato dalla 2 commissione, in sede deliberante, nelle sedute del 18 e 24 settembre 1997 e approvato, con modificazioni, il 25 settembre 1997.

Camera dei deputati (atto n. 464/B):

Assegnato alla II commissione (Giustizia), in sede referente, il 23 ottobre 1997, con pareri delle commissioni I, V e XI.
Esaminato dalla II commissione il 29 e 30 ottobre 1997; 27 gennaio 1998 e 1 aprile 1998.
Relazione scritta annunciata il 27 aprile 1998 (atto n. 464/ C - relatore on. Saraceni ).
Esaminato in aula il 27 aprile 1998 e approvato, con modificazioni, il 28 aprile 1998.

Senato della Repubblica (atto n. 1406/B):

Assegnato alla 2 commissione (Giustizia), in sede deliberante, il 6 maggio 1998, con pareri delle commissioni I e V.
Esaminato dalla 2 commissione e approvato il 12 maggio 1998.

 

NOTE

AVVERTENZA:

Il testo delle note qui pubblicato è stato redatto ai sensi dell’art. 10, commi 2 e 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.

Nota all’art. 2:

- Il testo vigente dell’art. 47 della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), e successive modificazioni, come modificato dalla presente legge, è il seguente:

"Art. 47 (Affidamento in prova al servizio sociale). -

1. Se la pena detentiva inflitta non supera tre anni, il condannato può essere affidato al servizio sociale fuori dell’istituto per un periodo uguale a quello della pena da scontare.

2. Il provvedimento è adottato sulla base dei risultati della osservazione della personalità, condotta collegialmente per almeno un mese in istituto, nei casi in cui si può ritenere che il provvedimento stesso, anche attraverso le prescrizioni di cui al comma 5, contribuisca alla rieducazione del reo e assicuri la prevenzione del pericolo che egli commetta altri reati.

3. L’affidamento in prova al servizio sociale può essere disposto senza procedere all’osservazione in istituto quando il condannato, dopo la commisione del reato, ha serbato comportamento tale da consentire il giudizio di cui al comma 2.

4. Se l’istanza di affidamento in prova al servizio sociale è proposta dopo che ha avuto inizio l’esecuzione della pena, il magistrato di sorveglianza competente in relazione al luogo dell’esecuzione, cui l’istanza deve essere rivolta, può sospendere l’esecuzione della pena e ordinare la liberazione del condannato, quando sono offerte concrete indicazioni in ordine alla sussistenza dei presupposti per l’ammissione all’affidamento in prova e al grave pregiudizio derivante dalla protrazione dello stato di detenzione e non vi sia pericolo di fuga. La sospensione dell’esecuzione della pena opera sino alla decisione del tribunale di sorveglianza, cui il magistrato di sorveglianza trasmette immediatamente gli atti, e che decide entro quarantacinque giorni. Se l’istanza non è accolta, riprende l’esecuzione della pena, e non può essere accordata altra sospensione, quale che sia l’istanza successivamente proposta.

5. All’atto dell’affidamento è redatto verbale in cui sono dettate le prescrizioni che il soggetto dovrà seguire in ordine ai suoi rapporti con il servizio sociale, alla dimora, alla libertà di locomozione, al divieto di frequentare determinati locali ed al lavoro.

6. Con lo stesso provvedimento può essere disposto che durante tutto o parte del periodo di affidamento in prova il condannato non soggiorni in uno o più comuni, o soggiorni in un comune determinato; in particolare sono stabilite prescrizioni che impediscano al soggetto di svolgere attività o di avere rapporti personali che possono portare al compimento di altri reati.

7. Nel verbale deve anche stabilirsi che l’affidato si adoperi in quanto possibile in favore della vittima del suo reato ed adempia puntualmente agli obblighi di assistenza familiare.

8. Nel corso dell’affidamento le prescrizioni possono essere modificate dal magistrato di sorveglianza.

9. Il servizio sociale controlla la condotta del soggetto e lo aiuta a superare le difficoltà di adattamento alla vita sociale, anche mettendosi in relazione con la sua famiglia e con gli altri suoi ambienti di vita.

10. Il servizio sociale riferisce periodicamente al magistrato di sorveglianza sul comportamento del soggetto.

11. L’affidamento è revocato qualora il comportamento del soggetto, contrario alla legge o alle prescrizioni dettate, appaia incompatibile con la prosecuzione della prova.

12. L’esito positivo del periodo di prova estingue la pena e ogni altro effetto penale".

Nota all’art. 3:

- L’art. 47-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, recava disposizioni sull’affidamento in prova in casi particolari.

Nota all’art. 4:

- Il testo vigente dell’art. 47-ter della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), e successive modificazioni, come modificato dalle legge qui pubblicata, è il seguente:

"Art. 47-ter (Detenzione domiciliare). - 1. La pena della reclusione non superiore a quattro anni, anche se costituente parte residua di maggior pena, nonchè la pena dell’arresto, possono essere espiate nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora ovvero in luogo pubblico di cura, assistenza o accoglienza, quando trattasi di:

a) donna incinta o madre di prole di età inferiore ad anni dieci, con lei convivente;

b) padre, esercente la potestà, di prole di età inferiore ad anni dieci con lui convivente, quando la madre sia deceduta o altrimenti assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole;

c) persona in condizioni di salute particolarmente gravi, che richiedano costanti contatti con i presidi sanitari territoriali;

d) persona di età superiore a sessanta anni, se inabile anche parzialmente;

e) persona minare di anni ventuno per comprovate esigenze di salute, studio, di lavoro e di famiglia.

1-bis. La detenzione domiciliare può essere applicata per l’espiazione della pena detentiva inflitta in misura non superiore a due anni, anche se costituente parte residua di maggior pena, indipendentemente dalle condizioni di cui al comma 1 quando non ricorrono i presupposti per l’affidamento in prova al servizio sociale e sempre che tale misura sia idonea ad evitare il pericolo che il condannato commetta altri reati. La presente disposizione non si applica ai condannati per i reati di cui all’art. 4-bis.

1-ter. Quando potrebbe essere disposto il rinvio obbligatorio o facoltativo della esecuzione della pena ai sensi degli articoli 146 e 147 del codice penale, il tribunale di sorveglianza, anche se la pena supera il limite di cui al comma 1, può disporre la applicazione della detenzione domiciliare, stabilendo un termine di durata di tale applicazione, termine che può essere prorogato. L’esecuzione della pena prosegue durante la esecuzione della detenzione domiciliare.

1-quater. Se l’istanza di applicazione della detenzione domiciliare è proposta dopo che ha avuto inizio l’esecuzione della pena, il magistrato di sorveglianza cui la domanda deve essere rivolta può disporre l’applicazione provvisoria della misura, quando ricorrono i requisiti di cui ai commi 1 e 1-bis. Si applicano in quanto compatibili, le disposizioni di cui all’art. 47, comma quarto.

2. (Abrogato).

3. (Abrogato).

4. Il tribunale di sorveglianza, nel disporre la detenzione domiciliare, ne fissa le modalità secondo quanto stabilito dall’articolo 284 del codice di procedura penale. Determina e impartisce altresì le disposizioni per gli interventi del servizio sociale. Tali prescrizioni e disposizioni possono essere modificate dal magistrato di sorveglianza competente per il luogo in cui si svolge la detenzione domiciliare.

5. Il condannato nei confronti del quale è disposta la detenzione domiciliare non è sottoposto al regime penitenziario previsto dalla presente legge e dal relativo regolamento di esecuzione. Nessun onere grava sull’amministrazione penitenziaria per il mantenimento, la cura e l’assistenza medica del condannato che trovasi in detenzione domiciliare.

6. La detenzione domiciliare è revocata se il comportamento del soggetto, contrario alla legge o alle prescrizioni dettate, appare incompatibile con la prosecuzione delle misure.

7. Deve essere inoltre revocata quando vengono a cessare le condizioni previste nei commi 1 e 1-bis.

8. Il condannato che, essendo in stato di detenzione nella propria abitazione o in un altro dei luoghi indicati nel comma 1, se ne allontana, è punito ai sensi dell’art. 385 del codice penale. Si applica la disposizione dell’ultimo comma dello stesso articolo.

9. La denuncia per il delitto di cui al comma 8 importa la sospensione del beneficio e la condanna ne importa la revoca.

9-bis. Se la misura di cui al comma 1-bis è revocata ai sensi dei commi precedenti la pena residua non può essere sostituita con altra misura".

Nota all’art. 5:

- Il testo vigente dell’art. 50 della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), e successive modificazioni, come modificato dalla presente legge, è il seguente:

"Art. 50 (Ammissione alla semilibertà). - 1. Possono esssere espiate in regime di semilibertà la pena dell’arresto e la pena della reclusione non superiore a sei mesi, se il condannato non è affidato in prova al servizio sociale.

2. Fuori dei casi previsti dal comma 1, il condannato può essere ammesso al regime di semilibertà soltanto dopo l’espiazione di almeno metà della pena ovvero, se si tratta di condannato per taluno dei delitti indicati dal comma 1 dell’art. 4-bis, di almeno due terzi di essa. L’internato può esservi ammesso in ogni tempo. Tuttavia, nei casi precisti dall’art. 47, se mancano i presupposti per l’affidamento in prova al servizio sociale, il condannato per un reato diverso da quelli indicati nel comma 1 dell’art. 4-bis può essere ammesso al regime di semilibertà anche prima dell’espiazione di metà della pena.

3. Per il computo della durata delle pene non si tiene conto della pena pecuniaria inflitta congiuntamente a quella detentiva.

4. L’ammissione al regime di semilibertà è disposta in relazione ai progressi compiuti nel corso del trattamento, quando vi sono le condizioni per un graduale reinserimento del soggetto nella società.

5. Il condannato all’ergastolo può essere ammesso al regime di semilibertà dopo avere espiato almeno venti anni di pena.

6. Nei casi previsti dal comma 1, se il condannato ha dimostrato la propria volontà di reinserimento nella vita sociale, la semilibertà può essere altresì disposta successivamente all’inizio dell’esecuzione della pena. Si applica l’art. 47, comma 4, in quanto applicabile".

Nota all’art. 6:

- Il decreto del Ministro di grazia e giustizia 30 luglio 1996 reca: "Determinazione delle dotazioni organiche delle qualifiche funzionali e dei profili professionali del personale del Ministero di grazia e giustizia - Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria".

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 23 luglio 1998
(pubbl. sul Suppl. ord. alla G.U. n. 288 del 10 dicembre 1998)

Approvazione del Piano sanitario nazionale per il triennio 1998-2000.

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visto l’art. 1 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, che demanda al Governo la predisposizione e l’adozione del Piano sanitario nazionale, sentite le Commissioni parlamentari permanenti competenti per materia, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome;

Visto l’art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

Visto l’art. 3, comma 1, lettera a) della legge 15 marzo 1997, n. 59;

Visto l’art. 115, comma 1, lettera a) del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, che conserva allo Stato l’adozione, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano unificata con la Conferenza Stato città ed autonomie locali, del Piano sanitario nazionale;

Vista la preliminare deliberazione adottata dal Consiglio dei Ministri nella riunione del 15 maggio 1998;

Acquisito il parere delle Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

Preso atto dell’intesa intervenuta nell’ambito della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano unificata con la Conferenza Stato città ed autonomie locali nella seduta del 9 1uglio 1998;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 16 luglio 1998;

Sulla proposta del Ministro della sanità, di concerto con i Ministri per la funzione pubblica e gli affari regionali e del tesoro, del bilancio e della programmazione economica;

Decreta:

Art. 1.

È approvato il Piano sanitario nazionale 1998-2000 nel testo risultante dall’atto di intesa tra Stato e Conferenza unificata, di cui all’allegato.

Il presente decreto sarà trasmesso alla Corte dei conti per la registrazione e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Dato a Roma, addi 23 luglio 1998

SCALFARO

PRODI, Presidente del Consiglio dei Ministri
BINDI, Ministro della sanità
BASSANINI, Ministro per la funzione pubblica e gli affari regionali
CIAMPI, Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica

Registrato alla Corte dei conti il 13 novembre 1998
Registro n. 2 Sanità, foglio n. 95

 

ALLEGATO

(Omissis)

FUMO

Consolidate evidenze scientifiche dimostrano la relazione esistente tra abitudine al fumo di tabacco, esposizione a fumo passivo e stato di salute.

È attribuibile al fumo il 90% delle morti per tumore polmonare, i due terzi delle morti per broncopneumopatia cronica e un quarto delle morti per malattie cardiovascolari. I rischi aumentano in modo proporzionale al crescere del numero di sigarette fumate ma appaiono parzialmente reversibili nel tempo: a 15 anni dall’interruzione dell’abitudine al fumo i rischi di morte degli ex-fumatori si avvicinano a quelli dei non fumatori.

Anche l’esposizione passiva al fumo di sigaretta costituisce un importante fattore di rischio; è stato osservato un aumento della frequenza di tumori polmonari, dell’infarto del miocardio e delle malattie delle vie respiratorie nei soggetti esposti a fumo passivo.

Il Psn 1998-2000 propone di perseguire i seguenti obiettivi di carattere generale.

La prevalenza di fumatori e la quantità quotidiana di sigarette fumate devono ridursi.

In particolare, appare prioritario il perseguimento dei seguenti obiettivi specifici.

La prevalenza di fumatori di età superiore ai 14 anni non deve superare il 20% per gli uomini ed il 10% per le donne.

Deve tendere a zero la frequenza delle donne che fumano durante la gravidanza.

Deve ridursi la prevalenza dei fumatori fra gli adolescenti.

NELL’ANNO 1996 SONO STATI RILEVATI DALL’ISTAT I SEGUENTI VALORI NELLE PERSONE DI 14 ANNI E PIU’:

prevalenza fumatori

uomini

34.9%

donne

17.6%

percentuale ex fumatori

uomini

26,9%

donne

12,2%

numero medio di sigarette fumate al giorno nei fumatori

uomini

16

donne

12

A tal fine, vengono indicate le seguenti azioni specifiche, che comprendono provvedimenti nazionali e interventi regionali e locali;

  • promuovere il rispetto del divieto del fumo nei locali pubblici e negli ambienti di lavoro;

  • promuovere l’attuazione di interventi di educazione sanitaria, con particolare riferimento alla popolazione in età scolare, selezionando rigorosamente gli interventi di cui è nota l’efficacia;

  • realizzare campagne mirate a promuovere l’interruzione del fumo fra le donne in gravidanza;

  • diffondere misure preventive basate sulle prove;

  • vigilare sulla corretta applicazione dei limiti alla pubblicità diretta e indiretta;

  • sostenere azioni volte a favorire la disassuefazione dal fumo, impegnando anche i medici di medicina generale con programmi strutturati di provata efficacia;

  • promuovere iniziative volte alla limitazione del consumo di tabacco fra i minori di 16 anni.

ALCOL

L’abuso di alcol è causa diretta di malattia e uno dei principali determinanti di incidenti.

Gli effetti acuti dell’ingestione di quantità eccessive di alcol possono condurre ad un aumento del rischio di mortalità o morbosità per incidenti stradali e domestici e possono minare la sicurezza di condizioni e ambienti di lavoro.

L’abuso cronico di alcol ha un ruolo eziologico diretto in alcune patologie specifiche (cirrosi alcolica, sindrome feto-alcolica, psicosi alcolica, ecc.) e favorente in numerose altre.

Alla luce delle attuali evidenze scientifiche relative agli effetti di fattori biologici, genetici, ambientali e comportamentali e delle tendenze registrate nel corso degli ultimi anni in Italia (significativa riduzione dei consumi alcolici pro-capite) appare opportuno orientare prioritariamente l’intervento di promozione della salute verso i forti consumatori a più alto rischio.

Il Psn 1998-2000 propone la realizzazione dei seguenti obiettivi (in riferimento alla situazione rilevata nel 1995).

La prevalenza dei consumatori di bevande alcoliche che eccedono i 40 grammi/die di alcol, per i maschi, ed i 20 grammi/die di alcol, per le donne, dovrà ridursi del 20%.

Inoltre, la prevalenza dei consumatori di bevande alcoliche fuori pasto dovrà tendenzialmente ridursi del 30%.

NELL’ANNO 1995 SONO STATI RILEVATI DALL’ISTAT I SEGUENTI VALORI NELLE PERSONE DI 14 ANNI E PIU’:

bevono oltre 1/2 litro di vino al giorno

uomini

12.2%

donne

1.8%

bevono oltre 1/2 litro di birra al giorno

uomini

1.9%

donne

0.3%

bevono alcolici fuori pasto

uomini

35.3%

donne

10.1%

A tal fine, sono indicate le seguenti azioni specifiche, di prevenzione primaria e di promozione della moderazione dei consumi, che comprendono provvedimenti nazionali e interventi regionali e locali:

  • interventi di regolamentazione della pubblicità dei prodotti alcolici;

  • misure di regolamentazione dell’informazione sul contenuto alcolico delle bevande, con esplicito riferimento ai possibili effetti dannosi;

  • azioni di controllo della qualità dei prodotti alcolici e di riduzione del grado alcolico delle bevande;

  • campagne di educazione sanitaria, differenziate per i diversi gruppi di popolazione;

  • campagne mirate a controllare i consumi alcolici fra le donne in gravidanza e a promuovere l’interruzione del consumo;

  • sostegno ad iniziative volte alla disassuefazione dall’alcol, impegnando anche medici di medicina generale con programmi strutturali di provata efficacia;

  • attività di regolamentazione e monitoraggio della distribuzione degli alcolici in ambito collettivo e di comunità;

  • misure volte a favorire il rispetto dei limiti di concentrazione ematica di alcol durante la guida;

  • regolamentazione della vendita di alcolici in coincidenza di manifestazioni sportive e culturali e nelle autostrade;

  • misure fiscali volte a disincentivare il consumo di alcolici;

  • promozione di iniziative che limitino la vendita di bevande alcoliche ai minori.

Sono inoltre necessarie azioni mirate al miglioramento dell’assistenza e riabilitazione dei soggetti alcol-dipendenti.

(Omissis)

MALATTIE INFETTIVE

Le malattie infettive continuano a rappresentare un rilevante problema sanitario, nonostante la disponibilità, per molte di esse, di efficaci interventi preventivi e terapeutici. Ciò può essere attribuito a molti fattori fra cui:

  • l’incompleta adozione di misure di provata efficacia, come nel caso della prevenzione di talune infezioni ospedaliere e delle malattie prevenibili mediante vaccini;

  • le mutate condizioni sociali ed epidemiologiche, che favoriscono il riemergere di malattie in via di eradicazione, quali la tubercolosi;

  • la comparsa di malattie infettive prima sconosciute e la selezione di germi particolarmente virulenti o resistenti agli antibiotici.

(Omissis)

TOSSICODIPENDENZE

Il settore delle tossicodipendenze attraversa una fase di profonda evoluzione, per quanto riguarda sia il contesto epidemiologico sia la riorganizzazione dell’assistenza.

Ai tradizionali problemi di valutazione legati al carattere illegale e, comunque, sommerso delle abitudini di consumo, si aggiungono quelli relativi alle nuove tipologie delle sostanze immesse sul mercato e ai conseguenti mutamenti della popolazione destinataria degli interventi di prevenzione e dei trattamenti.

Sono prevedibili mutamenti nello scenario degli attori coinvolti, tanto a livello istituzionale quanto nel settore privato (non profit e profit) e del volontariato, che rendono ancora più importante una chiara definizione dei rapporti e degli obiettivi da condividere. È inoltre necessario evitare la contrapposizione fra i diversi livelli di intervento e le differenti strategie di prevenzione (primaria e secondaria).

La specifica disamina della complessità esistente, come pure la elaborazione di linee di indirizzo per la soluzione dei vari problemi, rendono necessaria la elaborazione di un Progetto obiettivo al quale è demandata la definizione di dettaglio.

Oltre al miglioramento dei livelli di conoscenza del fenomeno e, in particolare, della definizione locale dei problemi e dei bisogni, il Piano sanitano nazionale 1998-2000 individua come prioritari i seguenti obiettivi:

Riduzione della mortalità e della morbosità legate alla tossicodipendenza e/o all’abuso di sostanze, con particolare riferimento alla mortalità da episodi acuti e alla patologia infettiva.

Aumento della percentuale di consumatori in contatto con il sistema di assistenza, con particolare riferimento ai giovani con problemi collegati alle "nuove droghe", e diminuzione della durata media di uso di sostanze prima del contatto (reclutamento precoce degli utenti).

Aumento della quota di soggetti che, dopo il contatto con il sistema di assistenza, iniziano e completano i trattamenti previsti e recuperano un accettabile livello di integrazione sociale (con particolare riferimento al reinserimento lavorativo).

Gli interventi da compiere prioritanamente nel triennio sono:

  • definizione, sperimentazione e introduzione di modelli organizzativi del sistema di assistenza finalizzati all’aumento dei livelli di integrazione delle strutture pubbliche coinvolte e tra queste e le realtà del privato non profit e del volontariato;

  • impostazione di piani regionali e locali per il contrasto della tossicodipendenza con risorse di tipo sociale e sanitario;

  • introduzione nella routine gestionale di percorsi fommativi e di strumenti di valutazione dei risultati e della qualità dei servizi;

  • otttimizzazione delle collaborazioni interistituzionali, con partcolare riferimento al campo della prevenzione primaria;

  • attivazione e standardizzazione di sistemi di sorveglianza e/o di adeguati flussi informativi riguardo alla prevalenza dei vari tipi di consumo (con particolare riferimento alle forme nuove più pericolose).

(Omissis)

ADEMPIMENTI PRIORITARI*
(Triennio 1998-2000)

Progetti obiettivo

Progetto obiettivo Anziani e non Autosufficienti
Progetto obiettivo Salute Mentale
Progetto obiettivo Tossicodipendenze
Progetto obiettivo Salute degli Immigrati
Progetto obiettivo Materno-infantile
Progetto obiettivo per l’Alimentazione e la Nutrizione
Progetto obiettivo AIDS

* Nota del Direttore Responsabile.