BOLLETTINO PER LE FARMACODIPENDENZE E L'ALCOOLISMO  ANNO XXIII 2000, n. 2: 

Normativa nazionale e Internazionale in tema di tossicodipendenza, alcolismo, tabagismo AIDS

 

DECRETO 8 ottobre 1998, n. 520
(pubbl. sulla G.U. n. 98 del 28 aprile 1999)

Regolamento recante norme per l’individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell’educatore professionale, ai sensi dell’articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502.

 

IL MINISTRO DELLA SANITÀ

Visto l’articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, recante: "Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421", nel testo modificato dal decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517;

Ritenuto che, in ottemperanza alle precitate disposizioni, spetta al Ministro della sanità di individuare con proprio decreto le figure professionali da formare ed i relativi profili, relativamente alle aree del personale sanitario infermieristico, tecnico e della riabilitazione;

Ritenuto di individuare con singoli provvedimenti le figure professionali;

Ritenuto di individuare la figura dell’educatore professionale;

Visto il parere del Consiglio superiore di sanità, espresso nella seduta del 22 ottobre 1997;

Udito il parere del Consiglio di Stato espresso dalla Sezione consultiva per gli atti normativi nell’adunanza generale del 1° giugno 1998;

Ritenuto di provvedere alla individuazione della figura e relativo profilo professionale dell’educatore professionale anche alla luce dei provvedimenti in corso per l’armonizzazione delle figure professionali del settore;

Vista la nota, in data 19 ottobre 1998, con cui lo schema di regolamento e stato trasmesso, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, al Presidente del Consiglio dei Ministri;

ADOTTA

il seguente regolamento:

Art. 1.

1. È individuata la figura professionale dell’educatore professionale, con il seguente profilo: l’educatore professionale è l’operatore sociale e sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante, attua specifici progetti educativi e riabilitativi, nell’ambito di un progetto terapeutico elaborato da un’équipe multidisciplinare, volti a uno sviluppo equilibrato della personalità con obiettivi educativo/relazionali in un contesto di partecipazione e recupero alla vita quotidiana, cura il positivo inserimento o reinserimento psico-sociale dei soggetti in difficoltà.

2. L’educatore professionale:

a) programma, gestisce e verifica interventi educativi mirati al recupero e allo sviluppo delle potenzialità dei soggetti in difficoltà per il raggiungimento di livelli sempre più avanzati di autonomia;

b) contribuisce a promuovere e organizzare strutture e risorse sociali e sanitaria, al fine di realizzare il progetto educativo integrato;

c) programma, organizza, gestisce e verifica le proprie attività professionali all’interno di servizi socio-sanitari e strutture socio-sanitarie-riabilitative e socio educative, in modo coordinato e integrato con altre figure professionali presenti nelle strutture con il coinvolgimento diretto dei soggetti interessati e/o delle loro famiglie, dei gruppi, della collettività;

d) opera sulle famiglie e sul contesto sociale dei pazienti, allo scopo di favorire il reinserimento nella comunità;

e) partecipa ad attività di studio, ricerca e documentazione finalizzate agli scopi sopra elencati.

3. L’educatore professionale contribuisce alla formazione degli studenti e del personale di supporto, concorre direttamente all’aggiornamento relativo al proprio profilo professionale e all’educazione alla salute.

4. L’educatore professionale svolge la sue attività professionale, nell’ambito delle proprie competenze, in strutture e servizi socio-sanitari e socio-educativi pubblici o privati, sul territorio, nelle strutture residenziali e semiresidenziali in regime di dipendenza o libero professionale.

Art. 2.

1. Il diploma universitario dell’educatore professionale, conseguito ai sensi dell’articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni ed integrazioni, abilita all’esercizio della professione.

Art. 3.

1. La formazione dell’educatore professionale avviene presso le strutture sanitarie del Servizio sanitario nazionale. e le strutture di assistenza socio-sanitaria degli enti pubblici individuate nei protocolli d’intesa fra le regioni e le università. Le università provvedono alla formazione attraverso la facoltà di medicine e chirurgia in collegamento con le facoltà di psicologia, sociologia e scienza dell’educazione.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Roma, 8 ottobre 1998

Il Ministro: BINDI
Visto, il Guardasigilli: DILIBERTO

Registrato alla Corte dei conti il 6 aprile 1999
Registro n. 1 Sanità, foglio n. 71

 

NOTE

AVVERTENZA:

Il testo delle note qui pubblicato è stato redatto ai sensi dell’art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge modificate. Restano invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.

Note alle premesse

– Il testo dell’art. 6. comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della discipline in materia sanitaria, a norma dell’art. 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), e il seguente:

"3. A norma dell’art. 1, lettera o), della legge 23 ottobre 1992 n. 421, la formazione del personale sanitario infermieristico, tecnico e della riabilitazione avviene in sede ospedaliera ovvero presso altre strutture del Servizio sanitario nazionale e istituzioni private accreditate. I requisiti di idoneità e l’accreditamento delle strutture sono disciplinati con decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica d’intesa con il Ministro della sanità. Il Ministro della sanità individua con proprio decreto le figure professionali da formare ed i relativi profili. Il relativo ordinamento didattico e definito, ai sensi dell’art. 9 della legge 19 novembre 1990, n. 341, con decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica emanato di concerto con il Ministro della sanità. Per tali finalità le regioni e le università attivano appositi protocolli di intesa per l’espletamento dei corsi di cui all’art. 2 della legge 19 novembre 1990 n. 341. La titolarità dei corsi di insegnamento previsti dall’ordinamento didattico universitario è affidata di norma a personale del ruolo sanitario dipendente dalle strutture presso le quali si svolge la formazione stessa, in possesso dei requisiti previsti. I rapporti in attuazione delle predette intese sono regolati con appositi accordi tra le università, le aziende ospedaliere, le unità sanitarie locali, le istituzioni pubbliche e private accreditate e gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico. I diplomi conseguiti sono rilasciati a firma dei responsabile del corso e del rettore dell’università competente. L’esame finale, che consiste in una prove scritta ed in una prova pratica, abilita all’esercizio professionale. Nelle commissioni di esame è assicurata la presenza di rappresentanti dei collegi professionali, ove costituiti. I corsi di studio relativi alle figure professionali individuate ai sensi del presente articolo e previsti dal precedente ordinamento che non siano stati riordinati ai sensi del citato art. 9 della legge 19 novembre 1990, n. 341, sono soppressi entro due anni a decorrere dal 1° gennaio 1994, garantendo, comunque, il completamento degli studi agli studenti che si iscrivono entro il predetto termine al primo anno di corso. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, per l’accesso alle scuole ed ai corsi disciplinati dal precedente ordinamento e in ogni caso richiesto il possesso di un diploma di scuola secondaria superiore di secondo grado di durata quinquennale. Alle scuole ed ai corsi disciplinati dal precedente ordinamento e per il predetto periodo temporale possono accedere gli aspiranti che abbiano superato il primo biennio di scuola secondaria superiore per i posti che non dovessero essere coperti dai soggetti in possesso del diploma di scuola secondaria superiore di secondo grado".

- Il testo dell’art. 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421 (Delega al Governo per la razionalizzazione e la revisione delle discipline in materia di sanità, di pubblico impiego, di previdenza e di finanza territoriale), è il seguente:

"Art. 1 (Sanità) - 1. Ai fini della ottimale e razionale utilizzazione delle risorse destinate al Servizio sanitario nazionale, del perseguimento della migliore efficienza del medesimo a garanzia del cittadino, di equità distributiva e del contenimento della spesa sanitaria, con riferimento all’art. 32 della Costituzione, assicurando a tutti i cittadini il libero accesso alle cure e la gratuità del servizio nei limiti e secondo i criteri previsti dalla normativa vigente in materia, il Governo della Repubblica, sentita la conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, e delegato ad emanare, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi con l’osservanza dei seguenti principi e criteri direttivi:

a) riordinare la disciplina dei ticket e dei prelievi contributivi, di cui all’art. 31 della legge 28 febbraio 1986, n. 41, e successive modificazioni ed integrazioni, sulla base del principio dell’uguaglianza di trattamento dei cittadini, anche attraverso l’unificazione dell’aliquota contributiva, da rendere proporzionale entro un livello massimo di reddito;

b) rafforzare le misure contro le evasioni e le elusioni contributive e contro i comportamenti abusivi nella utilizzazione dei servizi, anche attraverso l’introduzione di limiti e modalità personalizzate di fruizione delle esenzioni;

c) completare il riordinamento del Servizio sanitario nazionale, attribuendo alle regioni e alle province autonome la competenza in materia di programmazione e organizzazione dell’assistenza sanitaria e riservando allo Stato, in questa materia, la programmazione sanitaria nazionale, la determinazione di livelli uniformi di assistenza sanitaria e delle relative quote capitarie di finanziamento, secondo misure tese al riequilibrio territoriale e strutturale, d’intesa con la conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano; ove tale intesa non intervenga entro trenta giorni il Governo provvede direttamente;

d) definire i principi organizzativi delle unita sanitarie locali come aziende infraregionali con personalità giuridica, articolate secondo i principi della legge 8 giugno 1990, n. 142, stabilendo comunque che esse abbiano propri organi di gestione e prevedendo un direttore generale e un collegio dei revisori i cui membri, ad eccezione della rappresentanza del Ministero del tesoro, devono essere scelti tra i revisori contabili iscritti nell’apposito registro previsto dall’art. 1 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 88. La definizione, nell’ambito della programmazione regionale, delle linee di indirizzo per l’impostazione programmatica delle attività, l’esame del bilancio di previsione e del conto consuntivo con la remissione alla regione delle relative osservazioni, le verifiche generali sull’andamento delle attività per eventuali osservazioni utili nella predisposizione di linee di indirizzo per le ulteriori programmazioni sono attribuiti al sindaco o alla conferenza dei sindaci ovvero dei presidenti delle circoscrizioni di riferimento territoriale. Il direttore generale, che deve essere in possesso del diploma di laurea e di requisiti di comprovata professionalità ed esperienza gestionale e organizzativa, e nominato con scelta motivata dalla regione o dalla provincia autonoma tra gli iscritti all’elenco nazionale da istituire presso il Ministero della sanità ed è assunto con contratto di diritto privato a termine; è coadiuvato da un direttore amministrativo e da un direttore sanitario in possesso dei medesimi requisiti soggettivi, assunti anch’essi con contratto di diritto privato a termine, ed è assistito per le attività tecnico-sanitarie da un consiglio dei sanitari, composto da medici, in maggioranza, e da altri sanitari laureati, nonché da una rappresentanza dei servizi infermieristici e dei tecnici sanitari; per la provincia autonoma di Bolzano è istituito apposito elenco provinciale tenuto dalla stessa nel rispetto delle vigenti disposizioni in materia di bilinguismo e riserva proporzionale dei posti nel pubblico impiego; per la Valle d’Aosta è istituito apposito elenco regionale tenuto dalla regione stessa nel rispetto delle norme in materia di bilinguismo;

e) ridurre il numero delle unità sanitarie locali, attraverso un aumento della loro estensione territoriale, tenendo conto delle specificità delle aree montane;

f) definire i principi relativi ai poteri di gestione spettanti al direttore generale;

g) definire principi relativi ai livelli di assistenza sanitaria uniformi e obbligatori, tenuto conto della peculiarità della categoria di assistiti di cui all’art. 37 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, espressi per le attività rivolte agli individui in termini di prestazioni, stabilendo comunque l’individuazione della soglia minima di riferimento, da garantire a tutti i cittadini, e il parametro capitario di finanziamento da assicurare alle regioni e alle province autonome per l’organizzazione di detta assistenza, in coerenza con le risorse stabilite dalla legge finanziaria;

h) emanare, per rendere piene ed effettive le funzioni che vengono trasferite alle regioni e alle province autonome, entro il 30 giugno 1993, norme per la riforma del Ministero della sanità cui rimangono funzioni di indirizzo e di coordinamento, nonché tutte le funzioni attribuite dalle leggi dello Stato per la sanità pubblica. Le stesse norme debbono prevedere altresì il riordino dell’Istituto superiore di sanità, dell’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL) nonché degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e degli istituti zooprofilattici. Dette norme non devono comportare oneri a carico dello Stato;

i) prevedere l’attribuzione, a decorrere dal 1° gennaio 1993, alle regioni e alle province autonome dei contributi per le prestazioni del Servizio sanitario nazionale localmente riscossi con riferimento al domicilio fiscale del contribuente e la contestuale riduzione del Fondo sanitario nazionale di parte corrente di cui all’art. 51 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e successive modificazioni; imputare alle regioni e alle province autonome gli effetti finanziari per gli eventuali livelli di assistenza sanitaria superiori a quelli uniformi, per le dotazioni di presidi e di posti letto eccedenti gli standard previsti e per gli eventuali disavanzi di gestione da ripianare con totale esonero finanziario dello Stato; le regioni e le province autonome potranno far fronte ai predetti effetti finanziari con il proprio bilancio, graduando l’esonero dai ticket, salvo restando l’esonero totale dei farmaci salva-vita, variando in aumento entro il limite del 6 per cento l’aliquota dei contributi al lordo delle quote di contributo fiscalizzate per le prestazioni del Servizio sanitario nazionale, ed entro il limite del 75 per cento l’aliquota dei tributi regionali vigenti; stabilire le modalità ed i termini per la riscossione dei prelievi contributivi;

l) introdurre norme volte, nell’arco di un triennio, alla revisione e al superamento dell’attuale regime delle convenzioni sulla base di criteri di integrazione con il servizio pubblico, di incentivazione al contenimento dei consumi sanitari, di valorizzazione del volontariato, di acquisizione delle prestazioni, da soggetti singoli o consortili, secondo principi di qualità ed economicità, che consentano forme di assistenza differenziata per tipologie di prestazioni, al fine di assicurare ai cittadini migliore assistenza e libertà di scelta;

m) prevedere che con decreto interministeriale, da emanarsi d’intesa con la conferenza permanente per i rapporti fra D, Stato, le regioni e le province autonome di trento e di Bolzano, siano individuate quote di risorse disponibili per le forme di assistenza differenziata di cui alla lettera /);

n) stabilire i criteri per le individuazioni degli ospedali di rilievo nazionale e di alta specializzazione, compresi i policlinici universitari, e degli ospedali che in ogni regione saranno destinati a centro di riferimento della rete dei servizi di emergenza, ai quali attribuire personalità giuridica e autonomia di bilancio, finanziaria, gestionale e tecnica e prevedere, anche per gli altri presidi delle unità sanitarie locali, che la relativa gestione sia informata al principio dell’autonomia economico-finanziaria e dei preventivi e consuntivi per centri di costo, basato sulle prestazioni effettuate, con appropriate forme di incentivazione per il potenziamento dei servizi ospedalieri diurni e la deospedalizzazione dei lungodegenti;

o) prevedere nuove modalità di rapporto tra Servizio sanitario nazionale ed università sulla base di principi che, nel rispetto delle attribuzioni proprie dell’università, regolino l’apporto all’attività assistenziale delle facoltà di medicina, secondo le modalità stabilite dalla programmazione regionale in analogia con quanto previsto, anche in termini di finanziamento, per le strutture ospedaliere nell’ambito di tali modalità va peraltro regolamentato il rapporto tra Servizio sanitario nazionale ed università per la formazione in ambito ospedaliero del personale sanitario e per le specializzazioni post-laurea;

p) prevedere il trasferimento alle aziende infraregionali e agli ospedali dotati di personalità giuridica e di autonomia organizzativa del patrimonio mobiliare e immobiliare già di proprieta dei disciolti enti ospedalieri e mutualistici che alla data di entrata in vigore della presente legge fa parte del patrimonio dei comuni;

q) prevedere che il rapporto di lavoro del personale dipendente sia disciplinato in base alle disposizioni dell’art. 2 della presente legge, individuando in particolare i livelli dirigenziali secondo criteri di efficienza, di non incremento delle dotazioni organiche di ciascuna delle attuali posizioni funzionali e di rigorosa selezione negli accessi ai nuovi livelli dirigenziali cui si perverrà soltanto per pubblico concorso, configurando il livello dirigenziale apicale, per quanto riguarda il personade medico e per le altre professionalità sanitarie, quale incarico da conferire a dipendenti forniti di nuova, specifica idoneità nazionale all’esercizio delle funzioni di direzione e rinnovabile, definendo le modalità di accesso, le attribuzioni e le responsabilità del personale dirigenziale, ivi incluse quelle relative al personale medico riguardo agli interventi preventivi, clinici, diagnostici e terapeutici, e la regolamentazione delle attività di tirocinio e formazione di tutto il personale;

r) definire i principi per garantire i diritti dei cittadini nei confronti del servizio sanitario anche attraverso gli organismi di volontariato e di tutela dei diritti, favorendo la presenza e l’attività degli stessi all’interno delle strutture e prevedendo modalità di partecipazione e di verifica nella programmazione dell’assistenza sanitaria e nella organizzazione dei servizi. Restano salve le competenze ed attribuzioni delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano;

s) definire i principi ed i criteri per la riorganizzazione, da parte delie regioni e province autonome, su base dipartimentale, dei presidi multizonali di prevenzione, di cui all’art. 22 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, cui competono le funzioni di coordinamento tecnico dei servizi delle unità sanitarie locali, nonché di consulenza e supporto in materia di prevenzione a comuni, province o altre amministrazioni pubbliche ed al Ministero dell’ambiente; prevedere che i servizi delle unità sanitarie locali, cui competono le funzioni di cui agli articoli 16, 20, 21 e 22 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, siano organizzati nel dipartimento di prevenzione, articolato almeno nei servizi di prevenzione ambientale, igiene degli alimenti, prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro, igiene e sanità pubblica, veterinaria in riferimento alla sanità aninale, all’igiene e commercializzazione degli alimenti di origine animale e all’igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche;

t) destinare una quota del Fondo sanitario nazionale ad attività di ricerca di biomedica finalizzata, alle attivita di ricerca di istituti di rilievo nazionale, riconosciuti come tali dalla normativa vigente in materia, dell’Istituto superiore di sanità e dell’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL), nonché ad iniziative centrali previste da leggi nazionali riguardanti programmi spcciali di interesse e rilievo interregionale o nazionale da trasferire allo stato di previsione del Ministero della sanità;

r) allo scopo di garantire la puntuale attuazione delle misure attribuite alla competenza delle regioni e delle province autonome, prevedere che in caso di inadempienza da parte delle medesime di adempimenti previsti dai decreti legislativi di cui al presente articolo, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della sanità, disponga, previa diffida, il compimento degli atti relativi in sostituzione delle predette amministrazioni regionali o provinciali;

v) prevedere l’adozione, da parte delle regioni e delle province autonome, entro il 1° gennaio 1993, del sistema di lettura ottica delle prescrizioni mcediche, attivando, secondo le modalità previste dall’art. 4, comma 4, della legge 30 dicernbre 1991, n. 412, le apposite commissioni professionali di verifica. Qualora il termine per l’attivazione del sistema non fosse rispettato, il Ministro della sanità, sentito il parere della conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, attiva i poteri sostitutivi consentiti dalla legge; ove tale parere non sia espresso entro trenta giorni il Ministro provvede direttamente;

z) restano salve le competenze e le attribuzioni delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano".

– Il decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, reca: "Modificazioni al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, recante riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’art. 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421".

– Il testo dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell’attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri), è il seguente:

"3. Con decreto ministeriale possono essere adottati regolamenti nelle materie di competenza del Ministro o di autorità sottordinate al Ministro, quando la legge espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per materie di competenza di più Ministri, possono essere adottati con decreti interministeriali, ferma restando la necessità di apposita autorizzazione da parte della legge. I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente del Consiglio dei Ministri prima della loro emanazione".

Nota all’art. 2

– Per il testo dell’art. 6, comma 3, del citato decreto legislativo n. 502/1992, si veda in note alle premesse.

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 19 ottobre 1998
(pubbl. sulla G.U. n. 284 del 4 dicembre 1998)

Definizione dei criteri e delle modalità di ripartizione delle risorse del Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga per gli esercizi finanziari 1997 e 1998.

 

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Vista la legge 24 agosto 1988, n. 400;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, ed in particolare gli articoli 1 e 127;

Vista la legge 28 marzo 1997, n. 86;

Visto l’art. 59, commi 44, 45 e 46 del decreto legislativo 27 dicembre 1997, n. 449;

Visti gli articoli 132 e 133 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;

Visto il decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 18 maggio 1996 con il quale è stato conferito l’incarico per la solidarietà sociale al Ministro senza portafoglio on. Livia Turco;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 31 maggio 1996, recante delega di funzioni al Ministro per la solidarietà sociale, on. Livia Turco;

Visto il parere espresso in data 30 luglio 1998 dalla conferenza Stato-città ed autonomie locali di cui all’art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

Viste le determinazioni del Comitato nazionale di coordinamento per l’azione antidroga adottate nella seduta del 16 ottobre 1998;

Decreta:

Art. 1.

In attesa della emanazione, ai sensi dell’art. 132, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, delle leggi regionali di individuazione delle funzioni trasferite o delegate ai comuni ed agli enti locali e di quelle mantenute in capo alle regioni stesse in materia di tossicodipendenza e alcoldipendenza, gli stanziamenti relativi agli esercizi finanziari 1997 e 1998 del Fondo nazionale d’intervento per la lotta alla droga di cui all’art. 127 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, istituito presso la Presidenza del Consiglio - Dipartimento per gli affari sociali, confluiti nel Fondo nazionale per le politiche sociali istituito dall’art. 59, comma 44, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, da destinare al finanziamento di progetti per la prevenzione, il recupero ed il reinserimento sociale dei tossicodipendenti, sono ripartiti per "settori" nelle seguenti percentuali:

25 % delle disponibilità per il finanziamento di progetti presentati, ai sensi dell’art. 127, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, dai Ministri dell’interno, di grazia e giustizia, della difesa, della pubblica istruzione e della sanità, con particolare riguardo per i progetti localizzati nelle regioni meridionali;

68% delle disponibilità per il finanziamento di progetti presentati, ai sensi dell’art. 127, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, dai comuni singoli o associati maggiormente interessati dall’espansione di tale fenomeno, previa presentazione di progetti di fattibilità indicanti i tempi, le modalità e gli obiettivi che s’intendono conseguire nel campo della prevenzione dalle tossicodipendenze. Al finanziamento dei progetti posso accedere prioritariamente i comuni del Mezzogiorno e quelli che intendono attivare servizi sperimentali di prevenzione sul territorio sulla base della programmazione definita dai piani di zone o dalle conferenze dei sindaci territorialmente competenti.

I comuni singoli o associati possono presentare per il finanziamento progetti predisposti dagli enti di cui agli articoli 115 e 116 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309/1990, dalle organizzazioni di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, dalle cooperative sociali di cui all’art. 1, comma 1, lettera b), della legge 8 novembre 1991, n. 381, e loro consorzi, approvati con atto formale del competente organo deliberante.

7% delle disponibilità per il finanziamento di progetti presentati, ai sensi dell’art. 127, comma 3, del decreto dei Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, dalle regioni.

Art. 2.

Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri si provvede alla determinazione, sulla base delle predette percentuali, delle quote del fondo da utilizzare per il finanziamento, rispettivamente per gli esercizi finanziari 1997 e 1998, dei progetti presentati dalle amministrazioni statali e dalle regioni, nonché alla ripartizione per regione della quota del fondo da assegnare ai comuni in relazione alla popolazione giovanile residente, individuata in base ai dati ISTAT, al livello di diffusione delle tossicodipendenze, al numero delle strutture pubbliche e del privato sociale ed al rapporto fra rete di servizi pubblici e privati esistente e livello dei bisogni.

Art. 3.

Le somme che eventualmente residuino all’interno di ciascuno dei "settori" di cui all’art. 1 del presente decreto sono nuovamente ripartite tra gli altri "settori".

Art.4.

Le priorità alle quali devono attenersi le amministrazioni pubbliche per la predisposizione dei progetti da presentare per il finanziamento, sono le seguenti:

Amministrazioni dello Stato:

  • elaborazione di efficaci collegamenti con le iniziative assunte dall’Unione europea;

  • promozione di programmi sperimentali di prevenzione sul territorio nazionale;

  • realizzazione di iniziative di razionalizzazione dei sistemi di rilevazione e di valutazione dei dati;

  • sviluppo di iniziative di informazione e di sensibilizzazione;

  • trasferimento dei dati tra amministrazioni centrali e locali;

  • formazione del personale nei comparti di specifica competenza;

  • realizzazione di programmi di educazione alla salute.

Regioni:

  • formazione integrata degli operatori dei servizi pubblici e privati convenzionati per l’assistenza sociosanitaria alle tossicodipendenze, anche con riguardo alle problematiche derivanti dal trattamento di tossicodipendenti sieropositivi;

  • formazione per il trasferimento dei dati fra amministrativi pubbliche regionali, fra amministrazioni regionali e centrali, fra amministrazioni regionali ed altri soggetti che operano nel settore delle tossicodipendenze a livello regionale.

Comuni:

  • realizzazione di progetti integrati sul territorio di prevenzione primaria, secondaria e terziaria, compresi i progetti volti alla riduzione del danno, purché finalizzati al recupero psico-fisico della persona;

  • promozione di progetti personalizzati adeguati al reinserimento lavorativo dei tossicodipendenti;

  • diffusione sul territorio di servizi sociali di primo intervento, come le unità di strada, i servizi a bassa soglia ed i servizi di consulenza e di orientamento telefonico;

  • individuazione di indicatori per la verifica della qualità degli interventi e dei risultati relativi al recupero dei tossicodipendenti;

  • realizzazione coordinata di programmi e progetti sulle tossicodipendenze orientati alla strutturazione di sistemi territoriali di intervento a rete;

  • educazione alla salute;

  • realizzazione di progetti che prevedono interventi sanitari in collaborazione con le ASL territorialmente competenti.

Art. 5.

Con successivo decreto del Ministro per la solidarietà sociale, sentita la conferenza unificata di cui all’art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 28t, si provvede a definire le modalità e i termini di presentazione delle domande di finanziamento del progetti, distintamente per gli esercizi finanziari 1997 e 1998, nonché per la loro valutazione, tenuto conto delle indicazioni contenute nell’art. 127 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309/1990.

Art. 6.

I progetti presentati per il finanziamento sono istruiti dalla commissione istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per gli affari sociali, con le modalità di cui all’art. 127, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica n. 309/1990.

Per i progetti presentati dai comuni, le regioni di rispettiva competenza territoriale effettuano una preliminare valutazione dei progetti, le cui risultanze, unitamente ai progetti ed alla relativa documentazione, sono esaminati dalla predetta commissione istruttoria.

È in ogni caso da tenere conto, come priorità di finanziamento, dei progetti di portata pluriennale già approvati con le risorse del Fondo relative agli esercizi finanziari pregressi e valutati positivamente nella loro attuazione.

Art. 7.

L’approvazione dei progetti per il relativo finanziamento è disposta con decreto del Ministro per la solidarietà sociale, sentito il Comitato nazionale di coordinamento per l’azione antidroga di cui all’art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309/1990 e la conferenza unificata di cui all’art. 8, comma 1, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

Art. 8.

Alla erogazione delle risorse finanziarie relative ai progetti presentati dai comuni si provvede mediante aperture di credito intestate al sindaco.

Il funzionario delegato dispone una anticipazione pari all’80% dell’importo del finanziamento concesso. La rimanente quota del finanziamento è erogata dopo il controllo sul rendiconto.

Alla gestione dei fondi mediante apertura di credito si applica il disposto di cui all’art. 61-bis del regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440, introdotto dall’art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1972, n. 627.

I controlli sui rendiconti e sull’utilizzo delle somme erogate per il finanziamento dei progetti sono effettuati dai dipartimenti provinciali del tesoro, bilancio e programmazione economica - Ragionerie provinciali dello Stato, e dalle delegazioni regionali della Corte dei conti, secondo le modalità stabilite dalla normative vigente.

Le regioni trasmettono con periodicità annuale alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per gli affari sociali, una relazione illustrativa dello stato di realizzazione dei progetti, con specifico riferimento ai risultati conseguiti.

Art. 9.

Le campagne informative sulle tossicodipendenze di cui all’art. 1, comma 13, del decreto del Presidente della Repubblica n. 309/1990 comprendono anche i servizi telefonici e telematici d’informazione, sulla base di linee guide definite d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’art. 8, comma 1, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

Il presente decreto sarà trasmesso per il visto e la registrazione ai competenti organi di controllo.

Roma, 19 ottobre 1998

p. Il Presidente: TURCO

Registrato alla Corte dei conti il 27 novembre 1998
Registro n. 3 Presidenza del Consiglio dei Ministri, foglio n. 142

DECRETO 27 novembre 1998
(pubbl. sulla G.U. n. 285 del 5 dicembre 1998)

Annullamento dell’estratto decreto G n. 412 tel 16 settembre 1998 recante autorizzazione dell’immissione in commercio della specialità medicinale per uso umano "Metadone Cloridrato".

 

IL DIRIGENTE

DELL’UFFICIO VALUTAZIONE ED IMMISSIONE IN COMMERCIO
DI SPECIALITÀ MEDICINALI DEL DIPARTIMENTO
PER LA VALUTAZIONE DEI MEDICINALI
E LA FARMACOVIGILANZA

Visto il decreto legislativo 29 maggio 1991, n. 178, come modificato ed integrato dal decreto legislativo 18 febbraio 1997, n. 44;

Visto il decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e le successive modifiche ed integraziomi;

Visto il decreto ministeriale del 29 luglio 1997 con il quale è stata conferita al dirigente medico dott.ssa Caterina Gualano la funzione di direttore dell’Ufficio IV - Valutazione ed immissione in commercio di specialità medicinali;

Visto il decreto ministeriale G n. 412 del 16 settembre 1998 con il quale è stata registrata a nome della societa Afom Medical p.a., con sede legale e domicilio fiscale in Milano, via Washington n. 72, codice fiscale n. 01039760010, la specialità medicinale "Metadone Cloridrato" nelle forme e confezioni: 1 flacone sciroppo 0,3% 20 ml e 1 flacone sciroppo 0,5% 20 ml con produzione, controllo e confezionamento presso l’officina farmaceutica della ditta titolare dell’A.I.C. sita in Brandizzo (Torino), via Torino n. 448;

Visto il decreto ministeriale M-512 con il quale sono state sospese le autorizzazioni a produrre le forme farmaceutiche liquide dell’officina della ditta Afom Medical S.p.a. sita in Brandizzo (Torino), via Torino n. 448;

Visto il provvedimento ministeriale del 1° ottobre 1998 che dispone il sequestro di tutti i lotti delle specialità medicinali in forrne farmaceutiche liquide prodotte presso l’officina della ditta Afom Medical S.p.a. sita in Brandizzo (Torino), via Torino n. 448;

Considerato che alla data di entrata in vigore del decreto ministeriale G n. 412 del 16 settembre 1998 sopra citato, avvenuta con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana - serie generale - n. 248 del 23 ottobre 1998, era venuto meno uno dei requisiti essenziali per l’autorizzazione all’immissione in commercio delle nuove confezioni della specialità medicinale "Metadone Cloridrato";

Decreta:

Art. 1.

II decreto ministeriale G n. 412 del 16 settembre 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana - serie generale - n. 248 del 23 ottobre 1998, con il quale è stata registrata a nome della società Afom Medical p.a., con sede regale e domicilio fiscale in Milano, via Washington n. 72. codice fiscale n. 01039760010, la specialità medicinale "METADONE CLORIDRATO" nelle forme e confezioni: 1 flacone sciroppo 0,3% 20 ml e 1 flacone sciroppo 0,5% 20 ml con produzione, controllo e confezionamento presso l’officina farmaceutica della ditta titolare dell’A.I.C. sita in Brandizzo (Torino), via Torino n. 448, e annullato per la mancanza di uno dei requisiti essenziali, più specificamente per la mancanza dell’autorizzazione a produrre dell’officina della ditta titolare Afom Medical S.p.a. sita in Brandizzo (Torino), via Torino n. 448.

Art. 2.

Gli eventuali lotti prodotti della specialità medicinale "Metadone Cloridrato", nelle confezioni flacone sciroppo 0,3% 20 ml, A.I.C. n. 029927074/G e 1 flacone sciroppo 0,5% 20 ml, A.I.C. n. 029927086/G, devono essere immediatamente ritirate dal commercio.

Art. 3.

Il presente decreto verrà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana con efficacia immediata.

Roma, 27 novembre 1998

Il dirigente: GUALANO

LEGGE 30 NOVEMBRE 1998, N. 419
(pubbl. sulla G.U. n. 286 del 7 dicembre 1998)

Delega al Governo per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale e per l’adozione di un testo unico in materia di organizzazione e funzionamento del Servizio sanitario nazionale. Modifiche al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502.

(Omissis)

Art. 1.
Delega al Governo

1. Il Governo è delegato ad emanare, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni modificative e integrative del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, sulla base dei principi e dei criteri direttivi previsti dall’articolo 2.

2. L’esercizio della delega di cui al comma 1 deve avvenire nel rispetto delle competenze trasferite alle regioni con il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59.

3. Sugli schemi di decreto legislativo di cui al comma 1, ciascuno dei quali deve essere corredato di relazione tecnica sugli effetti finanziari delle disposizioni in esso contenute, il Governo acquisisce il parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario, nonché della Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. I pareri sono espressi, rispettivamente, entro quaranta giorni ed entro trenta giorni dalla ricezione degli schemi stessi. Il parere della Conferenza unificata è immediatamente trasmesso alle Commissioni parlamentari predette. Sugli schemi di decreto legislativo di cui al comma 1, per le parti aventi riflessi sull’organizzazione del lavoro e sul rapporto di impiego nonché sull’età pensionabile, sono sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

(Omissis)

Art. 5.
Riordino della medicina penitenziaria

1. Il Governo è delegato ad emanare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi di riordino della medicina penitenziaria, con l’osservanza dei seguenti principi e criteri direttivi:

a) prevedere specifiche modalità per garantire il diritto alla salute delle persone detenute o internate mediante forme progressive di inserimento, con opportune sperimentazioni di modelli organizzativi anche eventualmente differenziati in relazione alle esigenze ed alle realtà del territorio, all’interno del Servizio sanitario nazionale, di personale e di strutture sanitarie dell’amministrazione penitenziaria;

b) assicurare la tutela delle esigenze di sicurezza istituzionalmente demandate all’amministrazione penitenziaria;

c) prevedere l’organizzazione di una attività specifica al fine di garantire un livello di prestazioni di assistenza sanitaria adeguato alle specifiche condizioni di detenzione o internamento e l’esercizio delle funzioni di certificazione rilevanti a fini di giustizia;

d) prevedere che il controllo sul funzionamento dei servizi di assistenza sanitaria alle persone detenute o internate sia affidato alle regioni ed alle aziende unità sanitarie locali;

e) prevedere l’assegnazione, con decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, al Fondo sanitario nazionale delle risorse finanziarie, relative alle funzioni progressivamente trasferite, iscritte nello stato di previsione del Ministero di grazia e giustizia, nonché i criteri e le modalità della loro gestione.

2. Entro diciotto mesi dalla scadenza del termine di cui al comma 1, il Governo adotta, anche con riferimento all’esito delle sperimentazioni, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi di cui al comma 1, sentito il parere delle competenti Commissioni parlamentari.

3. L’esercizio della delega cui al presente articolo avviene attraverso l’esclusiva utilizzazione delle risorse attualmente assegnate al Ministero di grazia e giustizia secondo quanto disposto dal comma 1, lettera e), e senza ulteriori oneri a carico del bilancio dello Stato.

(Omissis)