BOLLETTINO PER LE FARMACODIPENDENZE E L'ALCOOLISMO  ANNO XXIII 2000, n. 2: 

Normativa nazionale e Internazionale in tema di tossicodipendenza, alcolismo, tabagismo AIDS

DECRETO LEGISLATIVO 22 giugno 1999, N. 230
(pubbl. sul supplemento ordinario alla G.U. n. 165 del 16 luglio 1999)

Riordino della medicina penitenziaria, a norma dell’articolo 5, della legge 30 novembre 1998, n. 419.

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Visto l’articolo 14 della legge 23 agosto 1988; n. 400

Visto l’articolo 5, comma 1, della legge 30 novembre 1998, n. 419;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 18 giugno 1999;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro della sanità, di concerto con il Ministro di grazia e giustizia, con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, con il Ministro per la funzione pubblica e con il Ministro per gli affari regionali;

EMANA

Il seguente decreto legislativo:

Art. 1
Diritto alla salute dei detenuti e degli internati

1. I detenuti e gli internati hanno diritto, al pari dei cittadini in stato di libertà, alla erogazione delle prestazioni di prevenzione, dignosi, cura e riabilitazione, efficaci ed appropriate, sulla base degli obiettivi generali e speciali di salute e dei livelli essenziali e uniformi di assistenza individuati nel Piano sanitario nazionale, nei piani sanitari regionali e in quelli locali.

2. Il Servizio sanitario nazionale assicura, in particolare, ai detenuti e agli internati:

a) livelli di prestazioni analoghi a quelli garantiti ai cittadini liberi;

b) azione di protezione, di informazione e di educazione ai fini dello sviluppo della responsabilità individuale e collettiva in materia di salute;

e) informazioni complete sul proprio stato di salute all’atto dell’ingresso in carcere, durante il periodo di detenzione e all’atto della dimissione in libertà;

d) interventi di prevenzione, cura e sostegno del disagio psichico e sociale;

e) l’assistenza sanitaria della gravidanza e della maternità, anche attraverso il potenziamento dei servizi di informazione e dei consultori, nonché appropriate, efficaci ed essenziali prestazioni di prevenzione, diagnosi precoce e cura alle donne detenute o internate;

(Omissis)

Art. 5
Progetto obiettivo per la tutela della salute
in ambito penitenziario

1. Nell’ambito del Piano sanitario nazionale di cui all’articolo I del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni ed integrazioni, è previsto un apposito Progetto obiettivo per la tutela della salute in ambito penitenziario.

2. Il Progetto obiettivo di cui al comma I ha durata triennale ed è approvato con decreto, di natura non regolamentare, del Ministro della sanità e del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. In sede di prima applicazione, il Progetto obiettivo è approvato entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo.

3. Nel Progetto obiettivo di cui al comma I sono definiti gli indirizzi alle regioni, volti a garantire gli obiettivi di salute dei detenuti e degli internati. Il Progetto obiettivo indica, in particolare:

a) gli indirizzi specifici finalizzati ad orientare, il servizio sanitario nazionale verso il miglioramento continuo dell’assistenza negli istituti penitenziari;

b) i modelli organizzativi dei servizi sanitari penitenziari anche di tipo dipartimentale differenziati secondo la tipologia di istituto;

c) le esigenze relative alla formazione specifica dell’assistenza sanitaria in ambito penitenziario;

d) le linee-guida finalizzate a favorire all’interno degli istituti penitenziari lo sviluppo delle modalità sistematiche di revisione e valutazione dell’assistenza erogata e ad assicurare l’applicazione dei livelli uniformi, essenziali e appopriati di assistenza;

e) gli obiettivi di salute da raggiungere nel triennio nell’ambito degli istituti penitenziari.

4. Nella determinazione dei criteri generali di valutazione dell’attività dei direttori generali le regioni tengono conto anche del raggiungimento degli obiettivi di salute e di funzionamento dei servizi sanitari negli istituti penitenziari, con riferimento alle risorse disponibili e alle caratteristiche degli istituti penitenziari medesimi.

5. Le regioni danno attuazione, nell’ambito dei propri piani sanitari regionali, agli indirizzi contenuti nel Piano sanitario nazionale, sentiti i provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria, anche prevedendo specifici progetti di intervento in materia di assistenza sanitaria nei confronti dei detenuti e degli internati. La mancanza del Piano sanitario regionale comporta l’applicazione del Progetto obiettivo per la tutela della salute in ambito penitenziario di cui al comma 1.

6. Trascorso un anno dalla data di entrata in vigore del Progetto obiettivo di cui al comma 1, senza che la regione abbia provveduto a dare attuazione a quanto previsto dal comma 5, il Ministero della sanità, sentita la regione interessata, fissa un termine non inferiore a tre mesi per provvedervi. Decorso tale termine, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della sanità e del Ministro di grazia e giustizia, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, adotta gli atti necessari per dare attuazione nella regione al Progetto obiettivo per la tutela della salute in ambito penitenziario, anche mediante la nomina di commissari ad acta.

7. La Relazione sullo stato sanitario del Paese, predisposta annualmente dal Ministro della sanità, è integrata con un apposito capitolo sull’assistenza sanitaria negli istituti penitenziari, redatto d’intesa con il Ministero di grazia e giustizia, nel quale sono:

a) illustrate le condizioni di salute della popolazione detenuta e internata;

b) descritte le risorse impiegate e le attività svolte dal Servizio sanitario nazionale negli istituti penitenziari;

c) esposti i risultati conseguiti rispetto agli obiettivi finali stabiliti nel Progetto obiettivo per la tutela della salute in ambito penitenziario;

d) illustrati i risultati conseguiti dalle regioni rispetto all’attuazione di piani sanitari regionali,;

e) fornite indicazioni per l’elaborazione delle politiche sanitarie e per la programmazione degli interventi in ambito penitenziario.

(Omissis)

PROVVEDIMENTO 5 agosto 1999
(pubbl. sulla G.U. n. 231 del 1 ottobre 1999)

Schema di atto di intesa Statoregioni, su proposta dei Ministri della sanità e per la solidarietà sociale, recante: "Determinazione dei requisiti minimi standard per l’autorizzazione al funzionamento e per l’accreditamento dei servizi privati di assistenza alle persone dipendenti da sostanze di abuso". (Repertorio atti n. 740).

 

LA CONFERENZA PERMANENTE
PER I RAPPORTI TRA LO STATO, LE REGIONI
E LE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO

Visto l’art. 4, comma 1, della legge 18 febbraio 1999, n. 45, recante: "Disposizioni per il Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga e in materia di personale dei Servizi per le tossicodipendenze", che dispone che, entro sessanta giorni dalla data della sua entrata in vigore, con atto d’intesa tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, siano definiti i requisiti soggettivi, funzionali, del personale, organizzativi, strutturali e tecnologici per l’esercizio delle attività sanitarie e sociali da parte degli enti ausiliari di cui agli articoli 115 e 116 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico sulle tossicodipendenze), al fine dell’iscrizione agli albi previsti dal medesimo art. 116 e dell’applicazione delle previsioni dell’art. 8, comma 4, del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche ed integrazioni;

Visto il comma 2 del medesimo art. 4 della richiamata legge n. 45 del 1999, che dispone che, con l’entrata in vigore delle disposizioni recate dall’atto di intesa di cui al comma 1, cessano di avere efficacia l’atto di intesa tra lo Stato, le regioni e le province autonome dell’8 marzo 1993, approvato da questa Conferenza nella seduta del 9 febbraio 1993, relativo alla definizione di criteri e modalità uniformi per l’iscrizione degli enti ausiliari che gestiscono strutture per la riabilitazione e il reinserimento sociale dei tossicodipendenti negli albi di cui all’art. 116 del richiamato decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, nonchè dell’atto di indirizzo e coordinamento approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1997, sul quale questa Conferenza aveva espresso intesa nella seduta del 19 dicembre 1996 (rep. atti n. 204 del 19 dicembre 1996) per la parte riguardante le strutture di riabilitazione ed educativo-assistenziali per i tossicodipendenti;

Visto il richiamato comma 1, dell’art. 4, che prevede che l’atto d’intesa sia adottato da questa Conferenza, su proposta dei Ministri della sanità e per la solidarietà sociale, ai sensi dell’art. 12 della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Visto lo schema di atto d’intesa in oggetto, trasmesso il 15 luglio 1999 dal Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri;

Considerato che in sede tecnica Stato-regioni, il 28 luglio 1999, sono state apportate alcune modifiche allo schema di atto in esame;

Visto lo schema di atto in oggetto, trasmesso nuovamente dal Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il 3 agosto 1999, nella stesura definitiva;

Acquisito l’assenso del Governo e delle regioni e province autonome, ai sensi dell’art. 2, comma 2, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

A D O T T A

ai sensi dell’art. 12 della legge 23 agosto 1988, n. 400, l’atto di intesa Stato-regioni, su proposta dei Ministri della sanità e per la solidarietà sociale, recante: "Determinazione dei requisiti minimi standard per l’autorizzazione al funzionamento e per l’accreditamento dei servizi privati di assistenza alle persone dipendenti da sostanze di abuso", nel testo trasmesso dal Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con nota prot. numero DAGL 1/1.2/91450/147 del 3 agosto 1999, che costituisce parte integrante del presente atto.

Il presente atto di intesa sarà trasmesso ai competenti organi di controllo.

Roma, 5 agosto 1999

Il presidente
BELLILLO

Il segretario
CARPALI

Registrato alla Corte dei conti il 14 settembre 1999
Registro n. 3 Presidenza del Consiglio dei Ministri, foglio n. 10

 

 

ATTO D’INTESA STATO-REGIONI SU "DETERMINAZIONE DEI REQUISITI MINIMI STANDARD PER L’AUTORIZZAZIONE AL FUNZIONAMENTO E L’ACCREDITAMENTO DEI SERVIZI PRIVATI DI ASSISTENZA ALLE PERSONE DIPENDENTI DA SOSTANZE D’ABUSO"

 

RELAZIONE INTRODUTTIVA

Il presente atto d’intesa, superando le previsioni contenute nell’atto d’intesa Statoregioni del 1993, conferma ed approfondisce i principi di cooperazione e collaborazione fra lo Stato, e il S.S.N. in particolare, ed enti e associazioni che svolgono attività di prevenzione, cura e riabilitazione nei confronti di persone con problemi di uso o dipendenza da sostanze psicoattive. Le disposizioni proposte non intendono regolamentare in modo esaustivo i rapporti tra pubblico e privato, ma fornire un chiaro quadro di riferimento per le regioni, alle quali compete, pertanto, la definizione di dettaglio, con appositi provvedimenti, delle modalità e procedure che regoleranno a livello locale il settore delle dipendenze.

Gli anni trascorsi dal 1993 ad oggi hanno visto un significativo e variegato sviluppo delle competenze degli enti e delle associazioni in tutte le aree di intervento, sviluppo che ha favorito il dialogo fra pubblico e privato ed il reciproco arricchimento nell’analisi e nella conoscenza dei problemi; ha consentito positive esperienze di formazione comune e la realizzazione di interventi condivisi negli obiettivi ed integrati nell’operatività.

La ricchezza e la diversità del patrimonio culturale sviluppato dal privato sociale ha condotto alla definizione di un sistema di servizi in cui enti pubblici ed enti ed associazioni private concorrono al perseguimento di finalità comuni, ciascuno secondo le proprie specifiche vocazioni istituzionali e competenze.

Questa nuova situazione consente oggi di proporre l’estensione del rapporto pubblicoprivato, finora limitato alle strutture residenziali e semiresidenziali, a tutti i servizi di prevenzione, cura e riabilitazione, ove con il termine di servizio si intende l’insieme delle unità operative che concorrono alla realizzazione di un programma di interventi. Tale nuovo rapporto, inoltre, mira a valorizzare come risorsa aggiuntiva, la ampiezza delle diverse tipologie di intervento che spaziano dalle attività di tipo terapeutico-riabilitativo ai servizi a valenza socio-assistenziale (quali le comunità di vita e quelle ad impronta pedagogico-educativa), che operano ciascuna secondo la propria cultura, nell’integrazione delle componenti professionali con quelle del volontariato; nell’ambito di un impegno e di un obiettivo comune con il Servizio pubblico.

Nel corso di questi anni sono avvenuti, inoltre, cambiamenti rilevanti tanto sul versante del consumo che su quello delle strategie di cura e riabilitazione. In quest’ultimo campo l’ampliamento degli obiettivi da raggiungere per il superamento della dipendenza, la salvaguardia della salute, il miglioramento della qualità di vita delle persone tossicodipendenti e la prevenzione dell’emarginazione richiede l’utilizzo di interventi complessi di natura sociale, sanitaria ed educativa e, conseguentemente, una gamma di servizi diversificati, ma integrati tra loro.

Il presente atto d’intesa oltre a ridefinire i requisiti minimi per l’autorizzazione al funzionamento introduce le regole generali per l’accreditamento (ai sensi del decreto legislativo n. 502/1992) dei servizi già autorizzati al funzionamento.

Per quanto riguarda la autorizzazione, la normativa proposta prevede tale procedura per tutte le tipologie di servizi, siano essi sanitari o socioassistenziali, individuando i requisiti minimi funzionali e strutturali che devono ovviamente tener conto delle norme generali di riferimento e del rispetto della dignità della persona, anche in relazione alle condizioni abitative della struttura; il possesso di tali requisiti, attraverso l’iscrizione all’albo, è richiesto per 1’accesso a qualunque finanziamento pubblico.

A tale proposito, riguardo ai requisiti professionali e formativi del personale dipendente dagli enti e dalle associazioni, per il personale di nuova assunzione la definizione dei requisiti formativi e professionali viene rimandata alla emanazione di specifici decreti da parte del Ministro della sanità, di intesa con il Ministro per gli affari sociali. Per il personale già operante nei diversi servizi viene assicurata la possibilità di svolgere le funzioni già ricoperte nell’ambito della propria regione. Le regioni, inoltre, effettueranno attività formative con l’obiettivo di permettere agli operatori di ottenere titoli professionali riconosciuti a livello nazionale.

Vengono, successivamente, definite le linee di indirizzo sulla base delle quali le regioni stabiliscono i criteri e gli standard qualitativi per l’accreditamento degli enti o associazioni gestori di servizi sanitari o di servizi sociali a cui sia riconosciuto un rilievo sanitario; l’accreditamento costituisce requisito preliminare per l’instaurarsi di rapporti contrattuali ed economici fra gli enti e le associazioni e le aziende del S.S.N. per l’acquisto di prestazioni sanitarie nei confronti di persone tossicodipendenti. Al fine dell’accreditamento vengono definite aree di prestazioni acquistabili (e non più tipologie), in base al programma complessivo proposto dall’ente.

In ogni caso la predisposizione di qualunque intervento viene subordinata alla preliminare valutazione diagnostica multidisciplinare (medica, psicologica, sociale) delle condizioni psicofisiche e dei bisogni della persona nella consapevolezza degli obiettivi, dei programmi e dei tempi di attuazione degli stessi.

In questi anni si è anche accresciuta la sensibilità e consapevolezza riguardo all’esigenza di una valutazione di efficacia degli interventi di recupero. Conseguentemente, anche i criteri di accreditamento proposti nel presente atto d’intesa includono, sia per il settore pubblico che quello privato, l’obbligatoria adozione di strumenti di valutazione condivisi, scientificamente validati e confrontabili, ulteriormente favorendo il processo di confronto costruttivo e di integrazione, nonchè la trasparenza e la correttezza del rapporto con gli utenti. Analoga importanza viene data alla raccolta dei dati sull’utenza, quale strumento, fra gli altri, per il monitoraggio della applicazione delle previsioni normative.

Il sistema di accreditamento, consentendo l’acquisto di servizi, definisce anche, nel rapporto contrattuale fra azienda sanitaria e privati, i vincoli relativi alle risorse disponibili, vincoli a cui dovrà attenersi l’intero sistema dei servizi. Ciò non significa che i privati non possano erogare prestazioni oltre a quelle concordate con le aziende, ma non possono esigere finanziamenti oltre i limiti preventivamente definiti. Nell’ambito della logica di rete, nella definizione dei programmi regionali e delle conseguenti risorse dovrà essere prevista una partecipazione al processo decisionale anche degli enti accreditati.

PREMESSA

Art. 1.

Gli enti e le associazioni che effettuano attività di prevenzione, cura e riabilitazione finalizzate alla protezione e ripristino della salute delle persone con uso o dipendenza da sostanze stupefacenti e/o psicoattive cooperano al raggiungimento degli obiettivi dello Stato, delle regioni e, in particolare, del Servizio sanitario nazionale, nell’ottica della integrazione sociosanitaria e interistituzionale dei servizi, della pari dignità e della valorizzazione delle specifiche capacità d’intervento, delle potenzialità aggiuntive e delle specificità del volontariato e dell’auto-aiuto.

I medesimi partecipano, nelle forme stabilite dalle leggi ai vari livelli, alla programmazione, alla progettazione, alla verifica e alla valutazione degli interventi attuati.

AUTORIZZAZIONE AL FUNZIONAMENTO

Art. 2.
Autorizzazioni e albi regionali

Gli enti e/o le associazioni che erogano servizi relativi alle attività di cui all’art. 1, sia a valenza sociosanitaria che socioassistenziale, devono essere autorizzati al funzionamento per i settori di rispettiva appartenenza.

L’autorizzazione determina la iscrizione dei nominati servizi nell’apposito albo delle regioni e delle province autonome sul cui territorio operano le strutture o i servizi afferenti all’ente o associazione. Di regola, l’albo elenca contestualmente i servizi autorizzati, l’ente o associazione che li gestisce e il settore di servizio.

Le regioni stabiliscono i requisiti e le procedure per l’iscrizione all’albo del proprio territorio, sulla base degli standard definiti in sede nazionale dal presente provvedimento e dalle ulteriori disposizioni relative alle attività di cui all’art. 1.

L’autorizzazione è parimenti necessaria per l’accesso a qualunque finanziamento pubblico, qualora il contributo venga assegnato per la realizzazione di progetti o programmi che, anche in via non esclusiva, prevedono l’esecuzione di attività o prestazioni contemplate dal presente provvedimento.

Art. 3.
Requisiti soggettivi

L’autorizzazione è subordinata al possesso, da parte del richiedente:

a) della personalità giuridica di ente o società con finalità commerciali in regola con le norme vigenti;

b) della qualifica di ONLUS ai sensi del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 o delle qualifiche equiparate, ai sensi dell’art. 10, comma 8, del medesimo decreto.

Art. 4.
Requisiti strutturali

Ove le attività di cui all’art. 1 richiedano l’utilizzo di immobili, questi devono essere in possesso dei requisiti previsti dalle leggi e dai regolamenti nazionali, regionali e comunali vigenti in materia edilizia, urbanistica, igienicosanitaria, ambientale, infortunistica e di prevenzione incendi. Le sedi operative devono essere ubicate in aree di insediamento abitativo o in aree rurali e comunque in zona salubre.

Le strutture di cui al comma precedente devono garantire i requisiti minimi necessari per l’esercizio delle specifiche attività. In particolare:

a) le strutture di tipo ambulatoriale devono soddisfare i requisiti previsti per i consultori familiari dal decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1997;

b) le strutture residenziali e semiresidenziali con capacità ricettiva non superiore ad otto posti devono soddisfare i requisiti previsti per le civili abitazioni;

c) le strutture residenziali e semiresidenziali con capacità ricettiva superiore a otto posti ed inferiore a trenta, fatte salve le prescrizioni derivanti dalle specifiche normative regionali e locali, devono garantire i seguenti requisiti minimi:

1) locali e servizi igienici adeguati al numero degli ospiti;

2) locali per pranzo e soggiorno commisurati al numero degli ospiti della sede operativa, con relativi servizi igienici;

3) locali per cucina e dispensa adeguati al numero degli ospiti della sede operativa;

4) locali e servizi per il responsabile delle strutture e per gli operatori;

5) locali per attività riabilitative adeguati al numero dei posti ed alle modalità di intervento previste nel progetto riabilitativo.

Le strutture residenziali devono, inoltre, garantire i seguenti ulteriori requisiti:

I) camera da letto con non più di otto posti letto;

II) lavanderia e guardaroba adeguati al numero degli ospiti;

III) nel caso sia prevista la presenza di soggetti minori in trattamento, disponibilità di stanze da letto e locali ad essi riservati.

Tutti i locali dovranno essere adeguatamente arredati, favorendo anche la personalizzazione dello spazio fisico, compatibilmente con il progetto riabilitativo.

d) le strutture residenziali e semiresidenziali con capacità ricettiva superiore ai trenta posti devono essere organizzate in moduli con le caratteristiche di cui alla lettera c).

Art. 5.
Requisiti funzionali

Ai fini dell’autorizzazione, l’ente richiedente deve anche presentare un chiara descrizione del programma, comprensivo dell’elenco delle prestazioni svolte nelle singole unità operative, e un regolamento, dei quali deve essere fornita copia ed adeguata informazione agli utenti.

L’organizzazione interna deve essere svolta in conformità al programma e al regolamento e, oltre al rispetto delle leggi, deve prevedere l’esclusione di ogni forma di coercizione fisica, psichica e morale, garantendo la volontarietà dell’accesso e della permanenza.

Il programma deve esplicitare:

a) i principi ispiratori e la metodologia degli interventi, la definizione delle fasi e dei tempi complessivi di svolgimento, le modalità di relazione con i familiari, la descrizione degli interventi (di tipo medico, psicologico, educativo, lavorativo, sociale), le modalità di utilizzo del personale e delle attrezzature, le misure intraprese ai fini della tutela della salute degli utenti;

b) la tipologia delle persone alle quali si indirizza l’intervento, con particolare riguardo a quelle con caratteristiche specifiche (es.: minori, soggetti sottoposti a misure alternative alla carcerazione, ecc.), precisando altresì il numero dei posti per essi disponibili;

c) le modalità di valutazione e verifica degli interventi.

Il regolamento interno deve descrivere:

1) i diritti e gli obblighi che l’utente assume con l’accettazione del programma di assistenza;

2) per i servizi residenziali e semiresidenziali, le regole di vita comunitaria, con particolare riguardo alle norme comportamentali degli operatori e degli utenti e al loro eventuale utilizzo nelle attività quotidiane (cucina, pulizia, lavanderia, ecc.).

In ogni unità operativa deve essere istituito e tenuto aggiornato, per gli eventuali controlli richiesti, un registro giornaliero degli utenti. Nel medesimo registro vengono annotate le assenze temporanee degli stessi, con la relativa motivazione.

Gli enti o associazioni devono inoltre prevedere per l’esercizio delle proprie attività:

la copertura assicurativa, secondo le norme vigenti e la tipologia delle prestazioni e delle attività svolte, dei rischi da infortuni o danni subiti o provocati dagli ospiti, dal personale, dai volontari;

l’utilizzo di una cartella personale degli utenti.

Art. 6.
Personale

I servizi che svolgono le attività di cui all’art. 1 devono essere dotati di personale idoneo, in numero adeguato al programma svolto e comunque non inferiore a due unità.

Per ogni servizio deve essere identificato, a cura dell’ente gestore, un responsabile di programma. Tale responsabile, in possesso di idonei titoli e requisiti professionali, deve garantire un impegno di servizio per almeno 36 ore settimanali. Il responsabile non può essere sostituito, salvo gravi e documentati motivi, per almeno dodici mesi dalla designazione. In ogni caso deve essere previsto un sostituto con la medesima qualificazione professionale, eventualmente appartenente ad altro servizio della medesima regione.

Il responsabile deve essere affiancato da ulteriori operatori, in possesso di idonei titoli e requisiti professionali, per un numero complessivo di personale non inferiore a una unità a tempo pieno ogni dieci utenti. Qualora il responsabile di programma sia condiviso da più sedi di servizio, uno di tali operatori deve essere identificato quale responsabile di sede.

In ogni caso deve essere garantita la presenza continuativa di personale per tutta la durata di svolgimento delle attività.

Il personale minimo previsto per ciascun servizio deve avere con l’ente gestore un rapporto di lavoro retribuito, secondo le diverse modalità previste dalle normative vigenti e nel rispetto dei contratti di lavoro delle rispettive qualifiche. E’ consentito l’impiego, nella dotazione minima prevista, di personale composto da soggetti che hanno completato con esito positivo un programma di riabilitazione, purchè esso sia stato concluso da almeno un anno.

Limitatamente ai servizi gestiti dagli enti di cui all’art. 3, lettera b), fino al 50 % del personale può avere un rapporto di impegno di tipo volontario, purchè sia previsto un impegno settimanale di almeno 18 ore e sia garantito con dichiarazione sottoscritta dall’interessato, un impegno continuativo di servizio per almeno un anno. In ogni caso, la presenza del personale, indipendentemente dal rapporto di lavoro, deve essere comprovata con apposita documentazione. Nei medesimi servizi è altresì ammesso, per una quota non eccedente il 25% della dotazione minima, l’impiego di personale in formazione, a condizione che abbia completato almeno il 50% del programma curricolare e garantisca un impegno di servizio di almeno 18 ore settimanali.

Per tutto il personale devono essere previsti, a cura dell’ente gestore, momenti di lavoro di equipe e programmi periodici di formazione e aggiornamento, anche effettuati congiuntamente alle analoghe iniziative regionali o aziendali per il settore pubblico.

Art. 7.
Requisiti e formazione del personale

Il Ministro della sanità, d’intesa con il Ministro per la solidarietà sociale, con uno o più decreti, definisce, relativamente al personale di nuova assunzione, i requisiti formativi e professionali necessari per lo svolgimento della funzione di:

a) responsabile di programma dei servizi a prevalente impronta sociale e, rispettivamente, sanitaria;

b) operatore dei servizi medesimi.

Contestualmente vengono definite le disposizioni generali concernenti i requisiti per l’accesso, la durata e i contenuti didattici dei corsi di formazione regionale per gli operatori di cui alla precedente lettera b).

Per il personale già operante, le regioni provvedono, sulla base di linee guida predisposte dal Ministro della sanità, d’intesa con il Ministro per la solidarietà sociale, ad attivare iniziative di formazione permanente ed aggiornamento diversificata in base alle qualifiche e alle esperienze professionali possedute. L’attività di formazione avviene, in via ordinaria, congiuntamente con quella realizzata dalle regioni, per il personale del servizio pubblico. L’attività medesima è diretta in via prioritaria agli operatori non in possesso dei requisiti previsti dai decreti di cui al comma 1 del presente articolo, ai fini del riconoscimento anche a livello nazionale dei titoli professionali conseguiti.

Art. 8.
Verifica dei requisiti e criteri di vigilanza

Le regioni stabiliscono le modalità e le procedure che le associazioni o enti richiedenti l’autorizzazione devono perfezionare ai fini del suo conseguimento, nonchè gli adempimenti richiesti per il mantenimento della medesima. Contestualmente vengono definiti l’organismo/i identificato/i quali Autorità competente/i e responsabile/i delle procedure amministrative di verifica e controllo, come pure i relativi territori di competenza. Tale organismo di regola non coincide con quello responsabile delle verifiche cliniche sulla idoneità dei programmi di trattamento dei singoli pazienti.

Ai medesimi organismi viene altresì affidata la competenza relativa alle verifiche della persistenza dei requisiti di autorizzazione, ai fini del rinnovo ovvero della revoca della stessa.

La richiesta di autorizzazione può essere effettuata anche congiuntamente per tutti servizi gestiti da un unico ente.

Le verifiche hanno luogo:

  • su base routinaria e con periodicità adeguata;

  • su segnalazione di variazioni della situazione verificata in sede di prima autorizzazione;

  • in via straordinaria, eventualmente senza preavviso, per gravi e motivate situazioni.

In tutti i casi, dell’esito delle verifiche è data formale comunicazione all’ente o associazione gestore autorizzato; ove sia accertato il venir meno dei requisiti minimi previsti, vengono prescritti gli interventi necessari ai fini del rientro nei parametri stabiliti e il termine per porli in essere.

Qualora l’ente gestore non provveda agli adeguamenti richiesti, ovvero vengano accertate gravi violazioni di leggi o regolamenti, con pregiudizio per gli utenti o gli operatori, l’Autorità competente dispone la sospensione cautelativa della autorizzazione, ovvero, se necessario, la revoca della medesima, con conseguente interruzione di ogni attività. La ripresa delle attività e in ogni caso subordinata alla effettuazione, su richiesta dell’ente o associazione, di una nuova verifica.

Avverso ai provvedimenti di sospensione e revoca è ammesso il ricorso nelle forme previste dalla legge.

ACCREDITAMENTO DEGLI ENTI O ASSOCIAZIONI
PER I SERVIZI SOCIOSANITARI

Art. 9.
Criteri di accreditamento

Le regioni, ai sensi del decreto legislativo n. 502 del 1992, art. 2 e sulla base delle linee di indirizzo contenute nel presente atto d’intesa, stabiliscono i criteri e gli standard di qualità per l’accreditamento degli enti o associazioni gestori delle attività di cui all’art. 1. Con l’eccezione di quanto previsto all’art. 16, l’accreditamento è riservato agli enti gestori già preventivamente autorizzati al funzionamento per il settore sociosanitario.

L’accreditamento costituisce requisito preliminare per l’instaurazione di rapporti contrattuali ed economici fra gli enti e le associazioni gestori e le aziende del S.S.N., relativamente all’acquisto di prestazioni, pur non impegnando le aziende alla instaurazione degli stessi.

Le regioni disciplinano, altresì, le procedure relative alla presentazione, valutazione e perfezionamento delle richieste di accreditamento, al rilascio delle concessioni e alla attuazione delle misure di sospensione e revoca delle stesse. Parimenti definiscono la autorità pubblica responsabile dei procedimenti, i criteri tecnici per la valutazione dell’idoneità dei richiedenti, con particolare riguardo ai contenuti dei programmi di trattamento-riabilitazione (intesi come insieme delle prestazioni erogate), le modalità per le verifiche iniziali e periodiche, le metodologie e gli strumenti per la valutazione della qualità delle prestazioni.

Gli albi regionali di cui all’art. 2 devono specificare la presenza e i limiti dell’eventuale accreditamento.

Art. 10.
Aree dei servizi

Al fine dell’accreditamento, i servizi offerti dagli enti o associazioni che intendono accedere all’accreditamento, sono raggruppati nelle seguenti aree di prestazione, in base al programma complessivo:

1) servizi di accoglienza;

2) servizi terapeutico-riabilitativi;

3) servizi di trattamento specialistici;

4) servizi pedagogico-riabilitativi;

5) servizi di tipo multidisciplinare integrato.

Art. 11.
Servizi di accoglienza

I servizi di cui all’area 1) sono definiti dalla possibile erogazione delle seguenti prestazioni:

  • accoglienza non selezionata di pazienti, anche sottoposti a trattamenti farmacologici, di durata non superiore a novanta giorni;

  • valutazione dello stato di salute generale del paziente, compresa la diagnosi delle patologie infettive correlate alla tossicodipendenza;

  • ove possibile, impostazione del programma terapeutico complessivo ed individuazione della tipologia del centro più idoneo allo svolgimento dello stesso;

  • consulenza e supporto psicologico;

  • colloqui di orientamento e di sostegno alle famiglie;

  • supporto medico generale per le problematiche sanitarie presenti nel periodo di permanenza nella struttura e per le eventuali terapie farmacologiche.

Art. 12.
Servizi terapeutico-riabilitativi

I servizi di cui all’area 2) sono definiti dalla possibile erogazione delle seguenti prestazioni:

  • accoglienza di pazienti con caratteristiche predefinite, che non assumono sostanze d’abuso; ove ritenuti idonei al programma e, comunque, in assenza di controindicazioni, accoglienza di pazienti sottoposti a trattamenti farmacologici sostitutivi;

  • valutazione diagnostica multidisciplinare (eventualmente effettuata da personale del servizio pubblico), secondo le procedure di qualità indicate dalle regioni;

  • attuazione di un programma terapeutico dettagliatamente descritto e personalizzato, di durata non superiore a diciotto mesi, con relativo monitoraggio delle condizioni psicofisiche dell’utente, ed eventuali modifiche;

  • consulenza e supporto psicologico individuale e/o di gruppo, effettuati in maniera continuativa e, se indicata, attività di psicoterapia strutturata, individuale e di gruppo, con cadenza adeguata alle necessità dei singoli utenti;

  • gestione delle problematiche mediche generali, adeguata alla tipologia e gravità delle problematiche dei singoli pazienti e, comunque, con disponibilità di personale per almeno tre ore alla settimana.

Art. 13.
Servizi di trattamento specialistici

I servizi di cui all’area 3) sono definiti dalla possibile erogazione delle seguenti prestazioni:

  • accoglienza di pazienti con caratteristiche predefinite, particolare problematicità di gestione e/o di trattamento medico/psicoterapeutico (es.: psichiatrici, donne in gravidanza o puerperio, ecc.);

  • valutazione diagnostica multidisciplinare (eventualmente effettuata da personale del servizio pubblico), secondo le procedure di qualità indicate dalle regioni.

  • gestione delle problematiche specialistiche (di tipo medico e non), anche con ricorso a trattamenti farmacologici e relativo monitoraggio;

  • tutte le rimanenti prestazioni dell’area 2), se non controindicate.

Art. 14.
Servizi pedagogico/riabilitativi

I servizi di cui all’area 4) sono definiti dalla possibile erogazione delle seguenti prestazioni:

  • accoglienza di pazienti con caratteristiche predefinite, che non assumono sostanze d’abuso e non hanno in corso trattamenti con farmaci sostitutivi;

  • valutazione diagnostica multidisciplinare (eventualmente effettuata da personale del servizio pubblico), secondo le procedure di qualità indicate dalle regioni;

  • attuazione di un programma pedagogico/riabilitativo predefinito e personalizzato, di durata non superiore a trenta mesi, con obiettivo centrato sul ripristino delle capacità di integrazione sociale e sul miglioramento della vita di relazione e metodologia di tipo pedagogico-educativo, con relativo monitoraggio delle condizioni psicofisiche dell’utente, ed eventuali modifiche;

  • ove indicati, consulenza e supporto psicologico individuale e/o di gruppo, effettuati in maniera continuativa;

  • ove indicato, supporto medico per le problematiche sanitarie presenti nel periodo di osservazione.

Art. 15.
Servizi di tipo multidisciplinare integrato

I servizi di cui all’area 5) sono definiti dalla potenziale disponibilità almeno dei programmi, delle attività e delle prestazioni offerte dalla struttura pubblica e rispondono agli stessi requisiti (sia strutturali che di fattori produttivi) previsti per la medesima. L’accreditamento di tali servizi avviene per l’intero pacchetto di prestazioni offerto, ed esclude il contemporaneo accreditamento di parte dell’offerta in altre aree.

Per tali programmi, la regione stabilisce, contestualmente ai criteri di accreditamento per le unità operative del servizio pubblico:

a) la tipologia e numerosità del personale operante, espresse in rapporto al numero di utenti;

b) i requisiti strutturali, in base alla tipologia di erogazione dei servizi;

c) i criteri e le modalità per l’accesso alle prestazioni, anche al fine di evitare la duplicazione dei vari trattamenti;

d) gli orari minimi di svolgimento del servizio e la durata massima delle eventuali liste di attesa;

e) il divieto di effettuare selezioni di ingresso ai pazienti e l’obbligo di rendere disponibili tutti i servizi previsti dalle leggi e disposizioni regionali.

Le regioni disciplinano le modalità per l’eventuale passaggio, in casi particolari, del paziente ad altro servizio accreditato, nel rispetto delle regole di cui al successivo art. 19.

Art. 16.
Accreditamento di programmi
di rete e di piano territoriale

Oltre che per i servizi di cui agli articoli precedenti, gli enti e le associazioni possono essere accreditate anche per programmi, attività o prestazioni, non ricompresi nelle aree precedenti, svolti dagli enti o associazioni autorizzati, esplicitamente definiti quali integrativi e/o migliorativi dell’offerta del servizio pubblico dai piani regionali o dai piani di zona, ovvero dal progetto-obiettivo dell’azienda sanitaria sul cui territorio hanno luogo, relativamente a settori quali:

  • contatto con utenti non presi in carico dagli altri servizi, con finalità di riduzione delle emergenze e delle complicanze (intossicazioni acute, patologie infettive e correlate alla tossicodipendenza) e di orientamento preventivo e terapeutico generale, con particolare riguardo all’indirizzo ai servizi strutturati;

  • supporto sociale e sanitario temporaneo a persone in condizioni di grave difficoltà o disagio;

  • programmi personalizzati di auto-aiuto, per gli utenti e i familiari, in particolare per gli alcolisti;

  • programmi di formazione ed avviamento al lavoro, tramite l’inserimento in attività interne della comunità o di realtà esterne nell’ambito di accordi predefiniti;

  • programmi educativi/riabilitativi ad impronta sociale.

Art. 17.
Requisiti del personale

Il personale operante negli enti o associazioni che intendono accedere all’accreditamento, oltre alle caratteristiche indicate all’art. 6, deve possedere ulteriori specifici requisiti, differenziati a seconda delle aree di intervento e idonei a garantire le specifiche prestazioni che l’ente o la struttura intendono rendere disponibili.

Tale idoneità è dimostrata dalla contemporanea presenza:

a) del titolo di studio o accademico, ovvero dalla iscrizione all’albo professionale, richiesti dalle leggi per l’espletamento delle attività connesse alle prestazioni di cui agli articoli precedenti;

b) una documentata esperienza nel settore specifico, per un periodo non inferiore a un anno, svolta in un servizio pubblico o privato autorizzato;

Per il personale adibito alla funzione di responsabile di programma, il periodo di cui alla lettera b) non può essere inferiore a due anni, dei quali almeno uno con rapporto di lavoro retribuito.

Il personale disponibile deve essere numericamente sufficiente a garantire le prestazioni offerte per le ore previste e la presenza nella sede di lavoro deve essere documentata con apposita registrazione. Per tutti gli interventi devono comunque essere definite le unità di personale, impiegate, con il relativo curriculum professionale, il numero e la durata prevista delle diverse prestazioni, la disponibilità delle eventuali attrezzature necessarie. Il personale assegnato al servizio deve avere con l’ente gestore un rapporto di lavoro retribuito, secondo le diverse modalità previste dalle normative vigenti.

Limitatamente ai servizi gestiti dagli enti di cui al precedente art. 3, lettera b), fino al 25% della dotazione minima di personale può avere un rapporto di impiego di tipo volontario, purchè sia previsto un impegno settimanale di almeno 18 ore e sia garantito, con dichiarazione sottoscritta dall’interessato, un impegno continuativo di servizio per almeno un anno. In ogni caso, la presenza del personale, indipendentemente dal rapporto di lavoro, deve essere comprovata con apposita documentazione.

Il personale operante afferente, nell’ambito della medesima regione, ad un unico ente gestore, può essere condiviso fra più sedi, nel rispetto dei requisiti previsti per l’autorizzazione al funzionamento (di cui all’ art. 6), dei servizi accreditati e degli orari di lavoro massimi consentiti dai contratti di lavoro.

Nell’ambito degli accordi contrattuali con le aziende del S.S.N. può essere prevista la utilizzazione da parte dell’ente gestore, per l’erogazione dei servizi accreditati, di unità di personale dei ruoli sanitari dipendente delle aziende stesse. Agli oneri connessi si provvede tramite adeguamento delle tariffe rispetto a quelle standard di cui al successivo art. 24.

Art. 18.
Programmi di intervento

Gli enti gestori per accedere all’accreditamento devono sottoporre alla regione i programmi di intervento, comprensivi della descrizione delle prestazioni erogate, sia complessivamente che nei singoli servizi.

Tutte le azioni predisposte, a seconda delle differenti aree di intervento, devono essere specificamente indicate, descrivendo le unità di personale impiegate, le ore ad esse destinate e le attrezzature necessarie.

Il programma deve inoltre contemplare una fase di valutazione, la metodologia e gli strumenti della quale devono essere scientificamente validati e, in ogni caso, ricompresi fra quelli accreditati dalla autorità regionale.

Deve essere, infine, predisposto un progetto annuale di supervisione da attuare sotto la guida di un professionista esperto, in possesso di diploma di laurea attinente e documentate esperienze specifiche nel settore.

Art. 19.
Accesso ai servizi

L’accesso ai servizi di cui agli articoli 11 e 16 avviene secondo le modalità stabilite dalla azienda che li acquista.

L’accesso ai servizi di cui agli articoli 12, 13 e 14 avviene previa valutazione diagnostica multidisciplinare (medica, psicologica e sociale) da parte del servizio pubblico o dei servizi accreditati a tal fine ritenuti idonei dalla regione, nei limiti dei posti programmati, nelle medesime aree, dalle aziende.

Qualora il programma preveda un percorso ripartito fra più sedi o più aree, la valutazione diagnostica può avvenire un’unica volta, salvo modifica del programma terapeutico.

L’accesso ai servizi di cui all’art. 15 è di norma diretto, ma regolamentato dalle normative regionali per i fini descritti al medesimo articolo. Le medesime norme disciplinano l’eventuale trasferimento, in casi particolari ed esclusivamente per specifiche esigenze di trattamento dell’utente, in altri servizi accreditati; tale trasferimento deve avvenire nel rispetto delle previsioni di cui al successivo art. 21 riguardo ai fabbisogni complessivi regionali di acquisto delle prestazioni e, in ogni caso, comporta la applicazione del regime tariffario previsto per l’area di accreditamento del servizio di destinazione.

Art. 20.
Verifica dell’accreditamento

Le norme regionali stabiliscono le modalità e le procedure che le strutture o gli enti candidati all’accreditamento devono perfezionare ai fini del conseguimento del medesimo.

L’autorità competente può altresì disporre procedure di ispezione dell’ente o strutture accreditate, eventualmente senza preavviso, ed anche dietro motivata richiesta degli ospiti delle strutture stesse o di loro delegati.

Il Ministero della sanità, su indicazione della Consulta di cui all’art. 22, può disporre l’effettuazione di indagini conoscitive di propri funzionari o delegati, per i soli fini di cui all’articolo medesimo. Tale attività viene svolta con la partecipazione dei responsabili dell’autorità competente e, comunque, in assenza di questi, di intesa con la autorità medesima.

Art. 21.
Programmazione degli interventi

I programmi delle strutture pubbliche e di quelle private che operano nel settore delle dipendenze devono rispondere globalmente agli specifici bisogni identificati nel territorio.

Gli enti gestori accreditati partecipano alla programmazione degli interventi regionali e alla verifica dei risultati conseguiti dalle singole strutture accreditate nell’ambito di appositi organismi consultivi misti pubblico-privato, da costituirsi presso le singole amministrazioni regionali.

La composizione, compiti specifici e modalità di funzionamento di tali organismi è stabilita con apposite disposizioni regionali. Tali disposizioni disciplinano parimenti le modalità di partecipazione delle strutture accreditate alla programmazione degli interventi e alla ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse delle aziende sanitarie, come pure le modalità dell’integrazione tra il lavoro svolto dal servizio pubblico e quello degli enti e strutture accreditate.

Gli enti gestori autorizzati partecipano alla programmazione degli interventi regionali e alla verifica dei risultati conseguiti qualora accettino di partecipare ai programmi regionali per la valutazione e il controllo della qualità.

Le regioni stabiliscono annualmente, sulla base della rilevazione dei bisogni e sentito il parere dell’organismo di cui al comma due, l’ammontare complessivo delle risorse destinate all’acquisto delle prestazioni, per ciascuna area, da parte delle aziende sanitarie presso gli enti accreditati; contestualmente vengono altresì definite le stime previsionali dei fabbisogni relativi agli ulteriori due anni successivi.

Art. 22.
Consulta nazionale

A livello nazionale, è istituita una apposita Consulta, nominata con decreto del Ministro della sanità, di intesa con il Ministro per la solidarietà sociale, con funzioni di monitoraggio dell’adeguamento dell’assetto organizzativo, valutazione dei risultati conseguiti e proposta per l’aggiornamento delle normative.

Tale Consulta, di durata triennale, presieduta da un dirigente generale del Ministero della sanità, è così composta:

a) due rappresentanti del Ministero della sanità;

b) due rappresentanti del Ministero della solidarietà sociale;

c) due rappresentanti designati dalla Conferenza dei presidenti delle regioni;

d) un rappresentante designato dalla associazione nazionale dei comuni italiani;

e) due rappresentanti degli enti gestori dei servizi privati iscritti agli albi regionali;

f) due rappresentanti delle associazioni degli operatori dei servizi pubblici.

I componenti di cui alle precedenti lettere e) ed f) saranno scelti sulla base della rappresentatività degli enti o associazioni di appartenenza.

Art. 23.
Rilevazione dati

Le strutture accreditate devono presentare alla regione di appartenenza, entro e non oltre il 28 febbraio di ogni anno, un completo rendiconto dei dati relativi alla numerosità e caratteristiche dell’utenza, sulla base di un modello di rilevazione approvato con decreto del Ministro della sanità, di concerto con il Ministro per la solidarietà sociale, sentito l’Osservatorio permanente di cui all’art. 1, comma 1, lettera b), della legge 18 febbraio 1999, n. 45, sentita la Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato e le regioni, possibilmente con l’utilizzo di procedure informatizzate e comunque nel rispetto delle norme sulla riservatezza dei dati personali.

La rilevazione comprende la raccolta anche dei dati relativi agli eventuali ospiti assistiti senza oneri per il S.S.N.

La regione può disporre, su indicazione dell’organismo di cui all’art. 21, la raccolta di ulteriori informazioni di proprio interesse.

In caso di inadempienza, la regione provvede a diffidare la struttura, per il tramite dell’autorità competente, a provvedere entro trenta giorni; in caso di persistente inadempienza, la Autorità competente provvede alla sospensione cautelativa, sino alla esecuzione delle disposizioni, dei rapporti contrattuali eventualmente intercorrenti con la struttura accreditata.

Le regioni trasmettono al Ministero della sanità i dati ricevuti, entro e non oltre il 31 marzo di ogni anno.

Art. 24
Tariffe

Il Ministro della sanità, con proprio decreto, sentita la Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato e le regioni, definisce il sistema delle tariffe minime delle prestazioni accreditabili suddivise in base alle diverse aree di servizi di cui all’art. 10.

Le tariffe devono altresì rispecchiare la qualità e quantità dei fattori produttivi disponibili, come pure le prestazioni effettivamente erogate e la tipologia della struttura che le eroga.

Le tariffe sono normalmente stabilite sulla base di rette giornaliere per singolo utente, ovvero, per i servizi ad utenza non quantificabile, sulla base delle ore effettive di erogazione del servizio, oppure, ove possibile sulla base delle prestazioni effettivamente erogate.

Le regioni stabiliscono il sistema delle tariffe operanti sul proprio territorio, tenendo conto degli eventuali ulteriori requisiti di accreditamento fissati dalla normativa regionale.

Art. 25.
Norme transitorie e finali

Per il personale già in servizio, alla data del presente provvedimento, con funzioni di responsabile o di operatore, presso le strutture iscritte agli albi regionali di cui all’art. 116 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, restano valide, ai fini della valutazione di idoneità dei requisiti professionali di cui all’art. 6 e per il solo territorio regionale ove insiste la struttura, le norme già vigenti sul territorio regionale medesimo.

Sino alla emanazione del decreto del Ministro della sanità di cui all’art. 7, si considerano in possesso di idoneo requisito professionale, ai fini dello svolgimento della funzione di responsabile di programma, le figure laureate già previste per il servizio pubblico dal decreto ministeriale n. 444 del 1990 e dalle specifiche disposizioni regionali. I medesimi disposti del citato decreto ministeriale n. 444 vengono utilizzati transitoriamente, sino alla emanazione delle norme regionali, quali requisiti standard per i servizi di cui all’area 5).

Le strutture già iscritte agli albi regionali di cui all’art. 116 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, sono considerate automaticamente autorizzate, previa opzione per il settore sociale o, rispettivamente, sanitario; in quest’ultimo caso, si considerano provvisoriamente accreditate, sino alla emanazione delle norme attuative regionali, previa presentazione, da parte del legale responsabile dell’ente o associazione gestore:

1) di autocertificazione attestante la rispondenza dei singoli servizi a tutti i requisiti di cui agli articoli precedenti, ivi compresi quelli non richiesti ai fini della precedente iscrizione all’albo regionale ovvero;

2) di dichiarazione di assunzione di impegno all’adeguamento dei servizi ai nuovi requisiti entro e non oltre il 31 dicembre 1999 o dodici mesi dalla emanazione delle norme regionali.

In fase di prima applicazione e sino alla emanazione dei nuovi provvedimenti, la modulistica per la raccolta dei flussi informativi di cui all’art. 23 è quella stabilita dal decreto ministeriale 30 ottobre 1993, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 10 novembre 1993.

Con l’entrata in vigore del presente atto d’intesa sono soppresse tutte le disposizioni regolamentari e amministrative di livello nazionale in contrasto con il provvedimento di cui trattasi.

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
10 settembre 1999
(pubbl. sulla G.U. n. 246 del 19 ottobre 1999)

Atto d’indirizzo e coordinamento alle regioni sui criteri generali per la valutazione e il finanziamento di progetti finalizzati alla prevenzione e al recupero dalle tossicodipendenze.

 

IL PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Visto il testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, emanato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, come modificato dalla legge 18 febbraio 1999, n. 45;

Visto l’art. 127, comma 7, del citato testo unico, che prevede, su proposta del Ministro per la solidarietà sociale, previo parere delle commissioni parlamentari competenti, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 e la Consulta degli esperti e degli operatori sociali di cui all’art. 132 del testo unico medesimo, l’emanazione di un atto di indirizzo e coordinamento concernente la definizione di criteri generali per la valutazione e il finanziamento dei progetti di cui allo stesso art. 127, comma 3;

Visto l’art. 8 della legge 15 marzo 1997, n. 59, concernente la procedura di emanazione degli atti di indirizzo e coordinamento;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 7 maggio 1999;

Vista l’intesa sancita nella riunione del 27 maggio 1999 dalla Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le provincie autonome di Trento e Bolzano, ai sensi dell’articolo 8 della legge 15 marzo 1997, n. 59;

Visto il parere espresso nella riunione del 27 maggio 1999 dalla Conferenza unificata di cui all’art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

Visto il parere espresso nell’assemblea plenaria del 19 maggio 1999 dalla Consulta degli esperti e degli operatori sociali di cui all’art. 132 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990 e successive modificazioni;

Visti i pareri espressi dalla Commissione affari sociali e sanità del Senato della Repubblica e dalla Commissione affari sociali della Camera dei deputati il 1 luglio 1999;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 16 luglio 1999;

Vista la successiva intesa sancita nella riunione del 5 agosto 1999 dalla Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le provincie autonome di Trento e Bolzano sul testo o dell’atto di indirizzo e coordinamento come modificato a seguito dei pareri richiamati;

Visto il successivo parere espresso nella riunione del 5 agosto 1999 dalla Conferenza unificata di cui all’art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 3 settembre 1999;

Sulla proposta del Ministro per la solidarietà sociale;

Decreta:

Art. 1.

1. Ai sensi del presente atto di indirizzo e coordinamento, per "testo unico" si intende il testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, emanato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, come modificato dalla legge 18 febbraio 1999, n. 45.

2. I progetti di durata triennale presentati alle regioni dai soggetti pubblici e privati indicati dall’art. 127, comma 3, del testo unico, per il finanziamento a carico del Fondo nazionale d’intervento per la lotta alla droga di cui al medesimo art. 127, sono finalizzati ai conseguimento dei seguenti obiettivi:

a) prevenzione:

1) progetti integrati sul territorio di prevenzione primaria delle tossicodipendenze e dell’alcoldipendenza correlata, riferiti alla famiglia, alla scuola, al lavoro e ai luoghi del terzo tempo, nonchè di prevenzione secondaria e terziaria, compresi i progetti volti alla riduzione del danno, purchè finalizzati al miglioramento della salute e della qualità della vita, nonchè al recupero sociale;

2) programi di educazione alla tutela della salute;

3) programmi di contrasto alla diffusione delle "nuove droghe";

b) inclusione sociale e lavorativa:

1) progetti personalizzati volti al reinserimento lavorativo di tossicodipendenti e alcoldipendenti correlati;

2) progetti personalizzati volti al reinserimento sociale di tossicodipendenti e alcoldipendenti correlati;

c) diffusione sul territorio di servizi sociali e sanitari di primo intervento e servizi di consulenza:

1) interventi a bassa soglia integrati sul territorio (unità di strada, ecc.), integrativi di quelli svolti istituzionalmente dai servizi pubblici e affidati al privato sociale accreditato per le particolari natura e modalità di gestione, per gli aspetti di carattere sociale;

2) programmi di riconversione specialistica delle attività terapeutiche svolte e/o di attivazione sperimentale della fase di avvio di attività specialistiche destinati ai tossicomani con problematiche psichiatriche;

3) programmi di riconversione specialistica delle attività terapeutiche svolte e/o di attivazione sperimentale della fase di avvio di attività specialistiche destinate a donne tossicodipendenti in gravidanza, a donne o coppie tossicodipendenti con figli minori, alle famiglie di tossicodipendenti, agli stranieri e a detenuti tossicodipendenti;

4) programmi di riconversione delle attività terapeutiche a favore dei consumatori che presentano problemi da affrontare con tecniche diverse da quelle in uso per i consumatori di eroina;

5) servizi di informazione con sedi proprie e personale già formato che offra anche assistenza telefonica;

d) attivazione di iniziative per lo sviluppo di sistemi territoriali di intervento a rete per il contrasto delle tossicodipendenze e dell’alcoldipendenza correlata tra servizi (nuovi o esistenti), di integrazione tra soggetti istituzionali, tra attività e competenze diverse e complementari, tra soggetti pubblici e del privato sociale;

e) programmi di formazione e di aggiornamento degli operatori sociali e sanitari con forme di partecipazione congiunta di operatori pubblici e del privato sociale, finalizzati al miglioramento delle competenze anche in ordine ai nuovi bisogni degli utenti ed alle caratteristiche evolutive del fenomeno; in particolare, in caso di previsione di apertura di nuovi interventi e servizi, preventiva organizzazione di corsi di formazione o aggiornamento per gli operatori interessati all’iniziativa.

Art. 2.

1. Le regioni, ai sensi dell’art. 127, comma 4, del testo unico, sentiti gli enti locali, nonchè le organizzazioni rappresentative degli enti ausiliari, delle organizzazioni di volontariato e delle cooperative sociali che operano sul territorio, definiscono e rendono note, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del presente atto d’indirizzo e coordinamento, le modalità, i criteri e i termini per la presentazione, da parte dei soggetti pubblici e privati indicati dall’articolo 127, comma 3, del testo unico, delle domande di finanziamento dei progetti, nonchè le procedure per la erogazione dei finanziamenti.

Art. 3.

1. Sono ammessi alle procedure istruttorie di finanziamento i progetti per i quali sia stata accertata la conformità agli obiettivi di cui all’art. 1, tenuto conto della situazione sociodemografica ed epidemiologica a supporto delle ipotesi di lavoro e della ricaduta attesa dalle attività progettuali.

Art. 4.

1. I progetti ammessi alle procedure istruttorie di finanziamento sono valutati con riferimento ai seguenti elementi, che i soggetti presentatori devono comprendere nella esposizione delle specifiche progettuali:

a) contesto di riferimento:

1) area territoriale interessata;

2) studio ed analisi del contesto sociale del territorio interessato;

3) cause e/o fattori peculiari del disagio che s’intende affrontare con il progetto;

b) dati generali di progetto:

1) numero e tipologia dei destinatari finali;

2) durata, fasi, obiettivi intermedi e a breve termine;

3) ricadute sul territorio;

4) obiettivi ed esiti attesi in relazione alle cause e/o ai fattori peculiari del disagio su cui si vuole intervenire;

5) integrazione degli obiettivi del progetto con le politiche del territorio;

6) collegamenti (di integrazione, coordinamento, prosecuzione) con altri progetti e iniziative (comunitarie, nazionali, regionali, locali);

7) soggetti pubblici e/o privati coinvolti nella realizzazione del progetto e modalità di partecipazione, con individuazione delle rispettive attribuzioni operative;

c) congruità dei costi di realizzazione:

1) documentazione sulla congruità dei costi delle singole componenti del progetto;

2) rapporto fra risorse da impiegare e costi da sostenere;

d) metodologie per favorire il raggiungimento degli obiettivi e la diffusione dei risultati e sistema di valutazione del progetto (indicatori di processo, indicatori di risultato, strumenti e sistemi di rilevazione per ciascun indicatore);

e) modalità di realizzazione del progetto:

1) gestione operativa a cura del soggetto che ha presentato il progetto, ovvero motivazioni alla base di una diversa gestione;

2) livello professionale degli operatori da impiegare nel progetto e programmi di formazione specifica;

3) rotezione del personale impiegato nella realizzazione del progetto da "burnout" e da rischi ambientali, nel caso in cui la realizzazione del progetto comporti un contatto ripetuto con situazioni di grave disagio;

4) rispetto delle normative di legge e contrattuali in materia di tutela del lavoro;

f) diffusione dei risultati:

1) modalità e forme di trasferimento dei risultati progettuali;

1.1) agli assessorati regionali alle politiche sociali;

1.2) agli altri soggetti pubblici e e del privato sociale che operano nel settore della tossicodipendenza a livello regionale;

1.3) alle amministrazioni pubbliche centrali; per i progetti riguardanti il reinserimento lavorativo, il programma di trasferimento deve comprendere anche le istituzioni locali di governo del mercato del lavoro e le parti sociali;

2) strumenti per dare visibilità alla realizzazione del progetto ed al loro esito, per favorire maggiore partecipazione e condivisione sia da parte dei soggetti interessati che dell’opinione pubblica;

3) collegamento con iniziative assunte dall’Unione europea sull’esclusione sociale.

2. Per i progetti proposti dagli enti di cui agli articoli 115 e 116 del testo unico, dalle organizzazioni di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, dalle cooperative sociali di cui all’art. 1, lettera b) della legge n. 381 del 1991, e loro consorzi, viene attribuita priorità alle seguenti tipologie:

a) progetti presentati e realizzati dagli enti di cui agli articoli 115 e 116 del testo unico, da comunità terapeutiche e da altri organismi, effettivamente operanti nel settore delle tossicodipendenze, con esperienza consolidata in materia di prevenzione, recupero, riabilitazione e reinserimento sociolavorativo;

b) progetti finalizzati alla realizzazione di interventi integrati sul territorio che prevedano l’intervento congiunto di soggetti pubblici e privati, con integrazione e messa in rete delle rispettive esperienze e competenze.

3. Le regioni accertano che nei progetti di cui al comma 2 siano espressamente indicati la natura, le finalità istituzionali e l’effettivo ambito di operatività del soggetto proponente.

Art. 5.

1. I progetti per i quali sia stata accertata la conformità alle finalità e agli obiettivi individuati dal presente atto di indirizzo e coordinamento e che siano stati valutati positivamente nel merito, sono finanziati per una quota non inferiore al 70% del costo complessivo; in tale caso, le regioni indicano gli obiettivi da raggiungere con la quota finanziata.

2. Le regioni possono finanziare con carattere di priorità progetti, conformi alle linee di programmazione territoriale dei comuni, che si pongano in continuità con iniziative già realizzate o, di carattere poliennale, in corso di realizzazione con finanziamento a carico del Fondo nazionale d’intervento per la lotta alla droga per l’esercizio 1996, ovvero che costituiscano completamento di progetti in corso di realizzazione, purchè questi ultimi siano in avanzato stato di realizzazione ed abbiano già ottenuto gli effetti indicati nel progetto stesso, rispettandone gli indicatori.

3. Sono altresì finanziabili progetti finalizzati alla realizzazione di interventi integrati sul territorio, che prevedano l’intervento congiunto di soggetti pubblici e privati, con integrazione e messa in rete delle rispettive esperienze e competenze.

4. Non può essere finanziata l’acquisizione o la ristrutturazione di immobili nè l’acquisizione di beni e servizi durevoli per i quali non sia indicato il mantenimento della destinazione d’uso originaria anche dopo la conclusione del progetto.

5. Possono comunque essere finanziati progetti che prevedono acquisti relativi ad attrezzature necessarie per lo svolgimento delle attività condotte e per il rifacimento o il potenziamento di impianti ai fini dell’adeguamento alle normative vigenti.

6. Sono esclusi dal finanziamento le attività istituzionali relative a servizi finanziati dal Fondo sanitario nazionale o da specifiche leggi.

Art. 6.

1. Le regioni, ai sensi dell’art. 127, comma 4, del testo unico, sentiti gli enti locali, nonchè le organizzazioni rappresentative degli enti ausiliari, delle organizzazioni di volontariato e delle cooperative sociali che operano sul territorio, definiscono un programma dettagliato e articolato di controlli sulla destinazione dei finanziamenti e prevedono strumenti di verifica dell’efficacia degli interventi realizzati.

Art. 7.

1. Le regioni, in attuazione delle disposizioni recate dall’art. 127, comma 4, del testo unico, trasmettono alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per gli affari sociali, non oltre il 28 febbraio di ogni anno, una relazione sull’attività di valutazione e di finanziamento dei progetti presentati e sugli interventi realizzati nell’anno precedente.

2. Per la predisposizione della relazione è utilizzato uno schema trasmesso dal Dipartimento per gli affari sociali su supporto magnetico, ai fini di ottenere, anche per le finalità di cui all’art. 131 del testo unico, informazioni omogenee e strutturate per il complesso delle regioni.

Il presente decreto, previa registrazione da parte della Corte dei conti, sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, addì 10 settembre 1999

CIAMPI

D’ALEMA, Presidente del Consiglio dei Ministri
TURCO, Ministro per la solidarietà sociale

Registrato alla Corte dei conti il 5 ottobre 1999
Registro n. 3 Presidenza del Consiglio dei Ministri, foglio n. 93

PROVVEDIMENTO 29 settembre 1999
(pubb. sulla G.U. n. 232 del 2 ottobre 1999)

Autorizzazione n. 2/1999 al trattamento dei dati idonei a rilevare lo stato di salute e la vita sessuale

 

IL GARANTE

(Omissis)

Autorizza

a) gli esercenti le professioni sanitarie a trattare i dati idonei a rivelare lo stato di salute, qualora i dati e le operazioni siano indispensabili per tutelare l’incolumità fisica e la salute di un terzo o della collettività, e il consenso non sia prestato o non possa essere prestato per effettiva irreperibilità;

b) gli organismi e le case di cura private, nonchè ogni altro soggetto privato, a trattare con il consenso i dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale;

c) gli organismi sanitari pubblici, istituiti anche presso università, ivi compresi i soggetti pubblici allorchè agiscano nella qualità di autorità sanitarie, a trattare i dati idonei a rivelare lo stato di salute, anche per il perseguimento delle finalità di rilevante interesse pubblico individuate dall’art. 17, comma 1, del decreto legislativo n. 135/1999, qualora ricorrano contemporaneamente le seguenti condizioni:

1) il trattamento sia finalizzato alla tutela dell’incolumità fisica e della salute di un terzo o della collettività;

2) manchi il consenso (art. 23, comma 1, ultimo periodo, legge n. 675/1996), in quanto non sia prestato o non possa essere prestato per effettiva irreperibilità;

3) il trattamento non sia previsto da una disposizione di legge che specifichi, ai sensi dell’art. 22, comma 3, della legge n. 675/1996, come modificato dall’art. 5 del decreto legislativo n. 135/1999, i tipi di dati che possono essere trattati, le operazioni eseguibili e le rilevanti finalità di interesse pubblico perseguite.

Il consenso, ove previsto, è acquisito in conformità anche a quanto previsto dall’art. 23, commi 1-bis e 1-quater, della legge n. 675/1996 e dall’art. 17, comma 3, del decreto legislativo n. 135/1999, e successive modificazioni ed integrazioni.

1) Ambito di applicazione e finalità del trattamento.

1.1. L’autorizzazione è rilasciata, anche senza richiesta:

a) ai medicichirurghi, ai farmacisti, agli odontoiatri, agli psicologi e agli altri esercenti le professioni sanitarie iscritti in albi o in elenchi;

b) al personale sanitario infermieristico, tecnico e della riabilitazione che esercita l’attività in regime di libera professione;

c) alle istituzioni e agli organismi sanitari privati, anche quando non operino in rapporto con il Servizio sanitario nazionale.

In tali casi, l’autorizzazione è rilasciata al fine di consentire ai destinatari di adempiere o di esigere l’adempimento di specifici obblighi o di eseguire specifici compiti previsti da leggi, dalla normativa comunitaria o da regolamenti, in particolare in materia di igiene e di sanità pubblica, di prevenzione delle malattie professionali e degli infortuni, di diagnosi e cura, ivi compresi i trapianti di organi e tessuti, di riabilitazione degli stati di invalidità e di inabilità fisica e psichica, di profilassi delle malattie infettive e diffusive, di tutela della salute mentale, di assistenza farmaceutica e di assistenza sanitaria alle attività sportive o di accertamento, in conformità alla legge, degli illeciti previsti dall’ordinamento sportivo. Il trattamento può riguardare anche la compilazione di cartelle cliniche, di certificati e di altri documenti di tipo sanitario, ovvero di altri documenti relativi alla gestione amministrativa la cui utilizzazione sia necessaria per i fini suindicati.

Qualora il perseguimento di tali fini richieda l’espletamento di compiti di organizzazione o di gestione amministrativa, i destinatari della presente autorizzazione devono esigere che i responsabili e gli incaricati del trattamento preposti a tali compiti osservino le stesse regole di segretezza alle quali sono sottoposti i medesimi destinatari della presente autorizzazione, nel rispetto di quanto previsto dall’art. 17, comma 3, del decreto legislativo n. 135/1999.

1.2. L’autorizzazione è rilasciata, altresì, ai seguenti soggetti:

a) alle persone fisiche o giuridiche, agli enti, alle associazioni e agli altri organismi privati, per scopi di ricerca scientifica, anche statistica, finalizzata alla tutela della salute dell’interessato, di terzi o della collettività in campo medico, biomedico o epidemiologico, allorchè si debba intraprendere uno studio delle relazioni tra i fattori di rischio e la salute umana, o indagini su interventi sanitari di tipo diagnostico, terapeutico o preventivo, ovvero sull’utilizzazione di strutture sociosanitarie, e la disponibilità di dati solo anonimi su campioni della popolazione non permetta alla ricerca di raggiungere i suoi scopi. In tali casi occorre acquisire il consenso (fermo restando quanto previsto dall’art. 23, comma 1, ultimo periodo, della legge n. 675/1996 e dall’art. 5, comma 1, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 282), e il trattamento successivo alla raccolta non deve permettere di identificare gli interessati anche indirettamente, salvo che l’abbinamento al materiale di ricerca dei dati identificativi dell’interessato sia temporaneo ed essenziale per il risultato della ricerca, e sia motivato, altresì, per iscritto. I risultati della ricerca non possono essere diffusi se non in forma anonima. Resta fermo quanto previsto dai decreti legislativi 30 luglio 1999, numeri 281 e 282 in materia di ricerca scientifica e di ricerca medica ed epidemiologica;

b) alle organizzazioni di volontariato o assistenziali, limitatamente ai dati e alle operazioni indispensabili per perseguire scopi determinati e legittimi previsti, in particolare, nelle rispettive norme statutarie;

c) alle comunità di recupero e di accoglienza, alle case di cura e di riposo, limitatamente ai dati e alle operazioni indispensabili per perseguire scopi determinati e legittimi previsti, in particolare, nelle rispettive norme statutarie;

d) agli enti, alle associazioni e alle organizzazioni religiose riconosciute, ivi comprese le confessioni religiose e le comunità religiose, relativamente ai dati e alle operazioni indispensabili per perseguire scopi determinati e legittimi previsti, ove esistenti, nelle rispettive norme statutarie, salvo quanto previsto dall’art. 22, comma 1-bis, della legge n. 675/1996;

e) alle persone fisiche e giuridiche, alle imprese, agli enti, alle associazioni e ad altri organismi, limitatamente ai dati e alle operazioni indispensabili per adempiere agli obblighi anche precontrattuali derivanti da un rapporto di fornitura all’interessato di beni, di prestazioni o di servizi. Se il rapporto intercorre con istituti di credito, imprese assicurative o riguarda valori mobiliari, devono considerarsi indispensabili i soli dati ed operazioni necessari per fornire specifici prodotti o servizi richiesti dall’interessato. Il rapporto può riguardare anche la fornitura di strumenti di ausilio per la vista, per l’udito o per la deambulazione;

f) alle persone fisiche e giuridiche, agli enti, alle associazioni e agli altri organismi che gestiscono impianti o strutture sportive, limitatamente ai dati e alle operazioni indispensabili per accertare l’idoneità fisica alla partecipazione ad attività sportive o agonistiche;

g) alle persone fisiche e giuridiche e ad altri organismi, limitatamente ai dati dei beneficiari e dei donatori e alle operazioni indispensabili all’effettuazione di trapianti di organi e tessuti, nonchè di donazioni di sangue.

1.3. La presente autorizzazione è rilasciata, altresì, per il trattamento dei dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, quando il trattamento sia necessario:

a) ai fini dello svolgimento delle investigazioni di cui all’art. 38 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, approvate con decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, e successive modificazioni;

b) per far valere o difendere un diritto anche da parte di un terzo in sede giudiziaria, nonchè in sede amministrativa o nelle procedure di arbitrato e di conciliazione nei casi previsti dalle leggi, dalla normativa comunitaria, dai regolamenti o dai contratti collettivi, semprechè il diritto sia di rango pari a quello dell’interessato, e i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario per il loro perseguimento.

2) Categorie di dati oggetto di trattamento.

Il trattamento può avere per oggetto i dati strettamente pertinenti agli obblighi, ai compiti o alle finalità di cui al punto 1), e può comprendere le informazioni relative a stati di salute pregressi.

Devono essere considerati sottoposti all’ambito di applicazione della presente autorizzazione, anche i seguenti dati:

a) le informazioni relative ai nascituri, che devono essere trattate alla stregua dei dati personali in conformità a quanto previsto dalla citata raccomandazione N.R (97) 5 del Consiglio d’Europa;

b) i dati genetici, limitatamente alle informazioni e alle operazioni indispensabili per tutelare l’incolumità fisica e la salute dell’interessato, di un terzo o della collettività, sulla base del consenso ai sensi degli articoli 22 e 23 della legge n. 675/1996. In mancanza del consenso, se il trattamento è volto a tutelare l’incolumità fisica e la salute di un terzo o della collettività, il trattamento può essere iniziato o proseguito solo previa apposita autorizzazione del Garante. I dati genetici non possono essere trattati dai soggetti di cui al punto 1.2, lettere c), d), e) ed f). Le informative all’interessato previste dall’art. 10 della legge n. 675/1996 devono porre in particolare evidenza il diritto dell’interessato di opporsi, per motivi legittimi, al trattamento dei dati genetici che lo riguardano. Fino alla data in cui sarà efficace l’apposita autorizzazione per il trattamento dei dati genetici prevista dall’art. 17, comma 5, del decreto n. 135/1999, e successive modificazioni ed integrazioni, i dati genetici trattati per fini di prevenzione, di diagnosi o di terapia nei confronti dell’interessato, ovvero per finalità di ricerca scientifica, possono essere utilizzati unicamente per tali finalità o per consentire all’interessato di prendere una decisione libera e informata, ovvero per finalità probatorie in sede civile o penale, in conformità alla legge.

3) Modalità di trattamento.

Fermi restando gli obblighi previsti dagli articoli 9, 15 e 17 della legge n. 675/1996 e dal decreto del Presidente della Repubblica n. 318/1999, concernenti i requisiti dei dati personali, la sicurezza e i limiti posti ai trattamenti automatizzati volti a definire il profilo o la personalità degli interessati, il trattamento dei dati sensibili deve essere effettuato unicamente con logiche e mediante forme di organizzazione dei dati strettamente correlate agli obblighi, ai compiti o alle finalità sopra elencati.

Restano inoltre fermi gli obblighi di acquisire il consenso dell’interessato e di informarlo in conformità a quanto previsto dagli articoli 10, 22 e 23 della legge n. 675/1996. Per le informazioni relative ai nascituri, il consenso è prestato dalla gestante.

4) Conservazione dei dati.

Nel quadro del rispetto dell’obbligo previsto dall’articolo 9, comma 1, lettera e), della legge n. 675/1996, i dati possono essere conservati, per un periodo non superiore a quello necessario per adempiere agli obblighi o ai compiti di cui al punto 3), ovvero per perseguire le finalità ivi menzionate. A tal fine deve essere verificata periodicamente la stretta pertinenza e la non eccedenza dei dati rispetto al rapporto, alla prestazione o all’incarico in corso, da instaurare o cessati.

5) Comunicazione e diffusione dei dati.

Ai sensi dell’art. 23, comma 4, della legge n. 675/1996, i dati idonei a rivelare lo stato di salute possono essere diffusi solo se necessario per finalità di prevenzione, accertamento o repressione dei reati, con l’osservanza delle norme che regolano la materia.

I dati idonei a rivelare la vita sessuale non possono essere diffusi, salvo il caso in cui la diffusione riguardi dati resi manifestamente pubblici dall’interessato e per i quali l’interessato stesso non abbia manifestato successivamente la sua opposizione per motivi legittimi.

I dati idonei a rivelare lo stato di salute, esclusi i dati genetici, possono essere comunicati, nei limiti strettamente pertinenti agli obblighi, ai compiti e alle finalità di cui al punto 1), a soggetti pubblici e privati, ivi compresi i fondi e le casse di assistenza sanitaria integrativa, le aziende che svolgono attività strettamente correlate all’esercizio di professioni sanitarie o alla fornitura all’interessato di beni, di prestazioni o di servizi, gli istituti di credito e le imprese assicurative, le associazioni od organizzazioni di volontariato e i familiari dell’interessato.

6) Richieste di autorizzazione.

I titolari dei trattamenti che rientrano nell’ambito di applicazione della presente autorizzazione non sono tenuti a presentare una richiesta di autorizzazione a questa Autorità, qualora il trattamento che si intende effettuare sia conforme alle prescrizioni suddette.

Le richieste di autorizzazione pervenute o che perverranno anche successivamente alla data di adozione del presente provvedimento, devono intendersi accolte nei termini di cui al provvedimento medesimo.

Il Garante non prenderà in considerazione richieste di autorizzazione per trattamenti da effettuarsi in difformità alle prescrizioni del presente provvedimento, salvo che il loro accoglimento sia giustificato da circostanze del tutto particolari o da situazioni eccezionali non considerate nella presente autorizzazione, relative, ad esempio, al caso in cui la raccolta del consenso comporti un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato in ragione, in particolare, del numero di persone interessate.

7) Norme finali.

Restano fermi gli obblighi previsti da norme di legge o di regolamento o dalla normativa comunitaria che stabiliscono divieti o limiti più restrittivi in materia di trattamento di dati personali e, in particolare:

a) dall’art. 5, comma 2, della legge 5 giugno 1990, n. 135, il quale prevede che la rilevazione statistica della infezione da HIV deve essere effettuata con modalità che non consentano l’identificazione della persona;

b) dall’art. 11 della legge 22 maggio 1978, n. 194, il quale dispone che l’ente ospedaliero, la casa di cura o il poliambulatorio nei quali è effettuato un intervento di interruzione di gravidanza devono inviare al medico provinciale competente per territorio una dichiarazione che non faccia menzione dell’identità della donna;

c) dall’art. 734-bis del codice penale, il quale vieta la divulgazione non consensuale delle generalità o dell’immagine della persona offesa da atti di violenza sessuale.

Restano altresì fermi gli obblighi di legge che vietano la rivelazione senza giusta causa e l’impiego a proprio o altrui profitto delle notizie coperte dal segreto professionale, nonchè gli obblighi deontologici previsti, in particolare, dal codice di deontologia medica adottato il 3 ottobre 1998 dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri.

Resta ferma, infine, la possibilità di diffondere dati anonimi anche aggregati e di includerli, in particolare, nelle pubblicazioni a contenuto scientifico o finalizzate all’educazione, alla prevenzione o all’informazione di carattere sanitario.

8) Efficacia temporale.

La presente autorizzazione ha efficacia a decorrere dal 1 ottobre 1999, fino al 30 settembre 2000.

La presente autorizzazione sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 29 settembre 1999

Il Presidente: RODOTÀ

DECRETO 10 NOVEMBRE 1999
(pubbl. sulla G.U. n. 266 del 12 novembre 1999)

Aggiornamento delle tabelle contenenti l’elenco delle sostanze stupefacenti e psicotrope di cui al decreto ministeriale 27 luglio 1992

 

IL MINISTRO DELLA SANITÀ
DI CONCERTO CON
IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

Visti gli articoli 2, comma 1, lettera e), n. 2), 13, commi 1, 2 e 3, e 14, comma 1, lettera a), n. 8), del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, recante il testo unico delle leggi in materia di discipline degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza

Visto il decreto ministeriale 27 luglio 1992 riportante le tabelle delle sostanze stupefacenti e psicotrope pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 189 del 12 agosto 1992;

Sentito l’Istituto superiore di sanità, che si è espresso in data 8 novembre 1999 con la nota n. 41571/BCL 12;

Sentito il Consiglio superiore di sanità, che si è espresso nella seduta del 10 novembre 1999;

Decreta:

Art. 1.

Alle tabelle di cui al decreto ministeriale 27 luglio 1992 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 189 del 12 agosto 1992 sono aggiunte le seguenti sostanze:

TABELLA 1

GHB; nome chimico: acido gamma-idrossibutirrico;
GBL; nome chimico: gamma-butirrolattone;
2C-B; nome chimico: 4-bromo-2,5-dimetossifenetilamina;
4-MTA; nome chimico: 4-metiltioamfetamina.

Roma, 10 novembre 1999

Il Ministro della sanità: BINDI
p. Il Ministro della giustizia: AYALA