BOLLETTINO PER LE FARMACODIPENDENZE E L'ALCOOLISMO

ANNO XXIII 2000 no 2

Ordinanza 11 ottobre 1995, n. 870
(pubbl. sulla G.U. 1ª Serie speciale n. 52 del 20 dicembre 1995)

Ordinanza emessa l’11 ottobre 1995 dal tribunale di Bologna nel procedimento penale a carico di Manicone Maria Rosaria

Stupefacenti e sostanze psicotrope - Coltivazione di sostanze stupefacenti destinate ad uso personale - Prevista assoggettabilità a sanzione penale diversamente da quanto stabilito all’esito delle abrogazioni referendarie (recepite nel D.P.R. n. 171/1993) per l’importazione, la detenzione o l’acquisto di sostanze stupefacenti destinate all’uso personale - Ingiustificata disparità di trattamento - Irrazionalità.

(D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 75, modificato dal d.P.R. 5 giugno 1993, n. 171).
(Cost., art. 3). IL TRIBUNALE

Ha deliberato la seguente ordinanza nel procedimento a carico di Manicone Maria Rosaria, imputata, nel proc. pen. n. 49/1995 r.g., del delitto p. e p. dall’art. 73, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, per avere senza autorizzazione, coltivato alcune piante di canapa indiana, sostanza stupefacente appartenente alla tabella 2ª, prevista dall’art. 14 d.P.R. citato, in Bologna, il 29 luglio 1992. Rilevato che:

all’esito della discussione, il Tribunale si è ritirato in camera di consiglio, nel giudizio dibattimentale oggi celebrato a carico della Manicone per il delitto in epigrafe;

le risultanze processuali potrebbero condurre a ritenere accertata, a carico della Manicone, la condotta materiale ascrittale, nonché la destinazione ad uso personale del prodotto della coltivazione, così come sostenuto dalla difesa, anche in assenza della prove – di cui il pubblico ministero non si è fatto carico, ritenendo la coltivazione comunque penalmente perseguibile in sé – della destinazione a terzi di detto prodotto della coltivazione; Ritenuto che:

quanto precede giustifica il giudizio di rilevanza della questione di legittimità costituzionale – sollevata dalla difesa in via di subordine – dell’art. 75, primo comma, d.P.R. n. 309/1990, come modificato dal d.P.R. n. 171/1993 a seguito di referendum popolare, in relazione all’art. 3 della Costituzione, nella parte in cui detto art. 75 non prevede che anche la coltivazione di sostanze stupefacenti, oltre che l’importazione, l’acquisto o la detenzione, venga punita soltanto con sanzioni amministrative, se finalizzata all’uso personale della sostanza;

quanto alla non manifesta infodatezza di tale questione, debbono valere le argomentazioni che seguono, peraltro già svolte dalla Corte di appello di Catanzaro nell’ordinanza di promovimento del giudizio della Corte costituzionale, emessa in data 10 febbraio 1995 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 16, 1ª serie sociale, del 19 aprile 1995:

a parere di questo Tribunale, l’attuale sistema normativo, così come risultante all’esito referendario dell’aprile 1993 e dal conseguente d.P.R. n. 171/1993, delinea, agli artt. 73 e 75 del d.P.R. n. 39/1990 per condotte ugualmente caratterizzate dalla destinazione della sostanza all’uso personale (coltivazione da un lato, e acquisto, importazione e detenzione dall’altro un trattamento sanzionatorio diversificato che non appare ispirato a criteri di ragionevolezza e si pone in contrasto con il principio di uguaglianza di cui all’art.5 della Costituzione;

è pur vero che la Corte costituzionale è già intervenuta in subiecta materia, con la pronuncia di inammissibilità 23 dicembre 1994 n. 445, osservando che la censura di incostituzionalità deve passare attraverso la verifica della possibilità di una esegesi adeguatrice del dato normativo impugnato, in forza della quale l’operata depenalizzazione della condotta di "detenzione" appaia interpretativamente estensibile anche alle condotte della "coltivazione" e della "fabbricazione";

senonché, occorre prendere atto che la possibilità di siffatta esegesi adeguatrice resta ormai esclusa dal diritto vivente di legittimità, così come emergente dal magistero della Corte regolatrice, laddove – nella sentenza della Sezione 4ª, del 29 settembre 1994, depositata il 21 dicembre 1994, pres. Viola, imp. Noia – osserva che

"gli effetti abroganti del decreto n. 171/1993 non riguardano gli artt. 26 e 75 del d.P.R. n. 309/1990, che fanno espresso divieto di coltivazione e fabbricazione – ritenute equipollenti dal legislatore – di sostanze stupefacenti";

mentre la illiceità della coltivazione risulta invero tuttora sanzionata penalmente, ai sensi dell’art. 73, l’art. 75, come riformato dal decreto referendario, mediante la degradazione della detenzione per uso personale a mero illecito amministrativo, limita oggettivamente l’ambito dei soggetti che eventualmente fanno uso personale della sostanza, con esclusivo riferimento a chi illecitamente importa, acquista, o comunque detiene sostanze stupefacenti;

dal novero dei beneficiari della non punibilità vanno perciò esclusi coloro che coltivano o fabbricano stupefacenti;

non è peraltro possibile "una estensione analogica, in mancanza dei presupposti necessari, ed in considerazione della tassatività delle prescrizioni contenute negli articoli 73 e 75 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, che implicano una scelta precisa ed una valutazione ponderata del legislatore";

in conclusione, va riaffermata la punibilità, in sede penale, della coltivazione di sostanze stupefacenti anche se finalizzata ad uso personale, ribadendosi l’indirizzo che ravvisa in tale condotta un reato di pericolo, con conseguente irrilevanza della valutazione della quantità di droga potenzialmente ricavabile dalle piantine coltivabili e dell’elemento soggettivo dell’agente in relazione all’eventuale destinazione ad uso personale della sostanza;

nel prendere atto di tale orientamento di legittimità, il tribunale deve tuttavia rilevare che il sistema normativo in tema di stupefacenti seguito al referendum abrogativo del 1993, così delineato, si presenta, con riferimento alla coltivazione di sostanze stupefacenti, poco razionale ed in contrasto con il principio di uguaglianza dell’art. 3 della Costituzione; e invero:

la scelta del legislatore del 1990 aveva una sua logica coerenza, in quanto si radicava sul principio della illiceità della detenzione di sostanze stupefacenti, anche se finalizzata ad uso personale, e limitava l’applicabilità delle sanzioni amministrative al solo esiguo parametro quantitativo della dose media giornaliera;

appariva pertanto coerente con tale impostazione la esclusione della coltivazione dall’elenco delle condotte che, ai sensi dell’art. 75, comportavano la degradazione dell’illecito penale ad illecito amministrativo, in quanto tale attività produttiva, per sua nature, era potenzialmente ed astrattamente idonea a travolgere il dato quantitativo della dose media giornaliera che operava come discrimine per la punibilità penale;

in simile prospettiva, coerentemente, si poneva la giurisprudenza che tratteggiava la coltivazione di sostanze stupefacenti come reato di pericolo nei termini già descritti;

gli esiti del referendum abrogativo travolgono tale impostazione, giacché cancellano il principio del divieto dell’uso personale di sostanze stupefacenti sancito al primo comma dell’art. 72 e, eliminando il parametro quantitativo della dose media giornaliera, pongono la finalità dell’uso personale quale unico discrimine tra l’illecito penale e quello amministrativo, indipendentemente dal tipo di condotta e dalla natura e quantità della sostanza stupefacente;

il rilievo depenalizzante assunto dall’uso personale della droga nella nuova disciplina, indipendentemente da parametri quantitativi, non più esistenti (in tal senso, espressamente, Cassazione, Sez. 4ª, 18 gennaio 1994, n. 2534), dovrebbe ora equiparare la coltivazione alle altre condotte previste dall’art. 75, ai fini degli effetti sanzionatori indicati nella medesima norma;

nel quadro normativo ridisegnato dagli esiti del referendum, pertanto, l’esclusione della coltivazione dal novero delle condotte punite con sanzione amministrativa, se finalizzate all’uso personale dello stupefacente, non appare più sorretta da quei criteri di ragionevolezza che pur aveva nel contesto della originaria normativa e si pone in contrasto con il principio di parità di trattamento che l’art. 3 della Costituzione impone al legislatore;

tale esclusione costituisce oggi una non più giustificata diversità di trattamento sanzionatorio per condotte diverse (importazione, acquisto, detenzione e coltivazione), ma egualmente ispirate a quella medesima finalità di uso personale della sostanza stupefacente, posta a fondamento della scelta popolare di depenalizzazione;

allo stato della normativa attuale, colui che, in contesto domestico, coltiva - come nel caso di specie - un esiguo numero di piantine di canapa indiana per uso personale, è sottoposto alle sanzioni penali previste dall’art. 73, mentre colui che importa, sempre per uso personale, anche cospicue quantità di eroina o cocaina, soggiace alle sole sanzioni amministrative previste dall’art. 75;

a parere del Collegio, la descritta situazione normativa configura un’ipotesi di incostituzionalità sopravvenuta, conseguente agli esiti del referendum ed al d.P.R. n. 171/1993, per certi versi inevitabile, data la natura del referendum abrogativo ed i limiti della sua operatività sulla normativa preesistente, alla quale può porre rimedio la Corte costituzionale con una sentenza additiva, con la quale si dichiari l’incostituzionalità del primo comma dell’art. 75 del d.P.R. n. 309/1990, come modificato dal d.P.R. n. 171/1993, perché in contrasto con l’art. 3 della Costituzione, nella parte in cui non prevede che anche la coltivazione di sostanze stupefacenti, oltre che l’acquisto, l’importazione o la detenzione, sia punita con le sanzioni amministrative, se finalizzata esclusivamente all’uso personale della droga. P. Q. M. Visto l’art. 23 della legge 11 marzo 1953, n. 87;

Dichiara rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla difesa in via di subordine e fatta propria dal Tribunale – dell’art. 75 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, come modificato dal d.P.R. 5 giugno 1993, n. 171, nella parte in cui non prevede che anche la coltivazione di sostanze stupefacenti, al pari dell’importazione, acquisto e detenzione, venga punita con le sanzioni amministrative previste dalla medesima norma, ove tale coltivazione sia finalizzata all’uso personale della sostanza;

Ordina che, a cura della cancelleria, gli atti vengano trasmessi alla Corte costituzionale e che la presente ordinanza sia notificata al Presidente del Consiglio dei Ministri e sia comunicata ai Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

Sospende il giudizio in corso.

Bologna, addi 11 ottobre 1995

Il presidente: Mancuso
I giudici: Albiani - Alifano