BOLLETTINO PER LE FARMACODIPENDENZE E L'ALCOOLISMO  ANNO XXIII 2000, n. 2: 

Normativa nazionale e Internazionale in tema di tossicodipendenza, alcolismo, tabagismo AIDS

PROVVEDIMENTO 20 SETTEMBRE 2000
(pubbl. sulla G.U. n. 229 del 30 settembre 2000)

Autorizzazione al trattamento dei dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale. (Provvedimento n. 2/2000).

 

IL GARANTE
PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

(Omissis)

Autorizza

a) gli esercenti le professioni sanitarie a trattare i dati idonei a rivelare lo stato di salute, qualora i dati e le operazioni siano indispensabili per tutelare l’incolumità fisica e la salute di un terzo o della collettività, e il consenso non sia prestato o non possa essere prestato per effettiva irreperibilità;

b) gli organismi e le case di cura private, nonché ogni altro soggetto privato, a trattare con il consenso i dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale;

c) gli organismi sanitari pubblici, istituiti anche presso l’università, ivi compresi i soggetti pubblici allorché agiscano nella qualità di autorità sanitarie, a trattare i dati idonei a rivelare lo stato di salute, anche per il perseguimento delle finalità di rilevante interesse pubblico individuate dall’art. 17, comma 1, del decreto legislativo n. 135/1999 o dal provvedimento del Garante n. 1/P/2000 del 30 dicembre 1999 - 13 gennaio 2000, o da altro provvedimento di questa Autorità parimenti adottato ai sensi dell’art. 22, comma 3-bis, della legge n. 675/1996, qualora ricorrano contemporaneamente le seguenti condizioni:

1) il trattamento sia finalizzato alla tutela dell’incolumità fisica e della salute di un terzo o della collettività;

2) manchi il consenso (art. 23, comma 1, ultimo periodo, legge n. 675/1996), in quanto non sia prestato o non possa essere prestato per effettiva irreperibilità;

3) il trattamento non sia previsto da una disposizione di legge che specifichi, ai sensi dell’art. 22, comma 3, della legge n. 675/1996, come modificato dall’art. 5 del decreto legislativo n. 135/1999, i tipi di dati che possono essere trattati, le operazioni eseguibili e le rilevanti finalità di interesse pubblico perseguite.

Il consenso, ove previsto, è acquisito in conformità anche a quanto previsto dall’art. 23, commi 1-bis e 1-quater, della legge n. 675/1996 e dall’art. 17, comma 3, del decreto legislativo n. 135/1999, e successive modificazioni ed integrazioni.

1) Ambito di applicazione e finalità del trattamento.

1.1. L’autorizzazione è rilasciata, anche senza richiesta:

a) ai medici-chirurghi, ai farmacisti, agli odontoiatri, agli psicologi e agli altri esercenti le professioni sanitarie iscritti in albi o in elenchi;

b) al personale sanitario infermieristico, tecnico e della riabilitazione che esercita l’attività in regime di libera professione;

c) alle istituzioni e agli organismi sanitari privati, anche quando non operino in rapporto con il Servizio sanitario nazionale.

In tali casi, l’autorizzazione è rilasciata al fine di consentire ai destinatari di adempiere o di esigere l’adempimento di specifici obblighi o di eseguire specifici compiti previsti da leggi, dalla normativa comunitaria o da regolamenti, in particolare in materia di igiene e di sanità pubblica, di prevenzione delle malattie professionali e degli infortuni, di diagnosi e cura, ivi compresi i trapianti di organi e tessuti, di riabilitazione degli stati di invalidità e di inabilità fisica e psichica, di profilassi delle malattie infettive e diffusive, di tutela della salute mentale, di assistenza farmaceutica e di assistenza sanitaria alle attività sportive o di accertamento, in conformità alla legge, degli illeciti previsti dall’ordinamento sportivo. Il trattamento può riguardare anche la compilazione di cartelle cliniche, di certificati e di altri documenti di tipo sanitario, ovvero di altri documenti relativi alla gestione amministrativa la cui utilizzazione sia necessaria per i fini suindicati.

Qualora il perseguimento di tali fini richieda l’espletamento di compiti di organizzazione o di gestione amministrativa, i destinatari della presente autorizzazione devono esigere che i responsabili e gli incaricati del trattamento preposti a tali compiti osservino le stesse regole di segretezza alle quali sono sottoposti i medesimi destinatari della presente autorizzazione, nel rispetto di quanto previsto dall’art. 17, comma 3, del decreto legislativo n. 135/1999.

1.2. L’autorizzazione è rilasciata, altresì, ai seguenti soggetti:

a) alle persone fisiche o giuridiche, agli enti, alle associazioni e agli organismi privati, per scopi di ricerca scientifica, anche statistica, finalizzata alla tutela della salute dell’interessato, di terzi o della collettività in campo medico, biomedico o epidemiologico, allorché si debba intraprendere uno studio delle relazioni tra i fattori di rischio e la salute umana, o indagini su interventi sanitari di tipo diagnostico, terapeutico o preventivo, ovvero sull’utilizzazione di strutture socio-sanitarie, e la disponibilità di dati solo anonimi su campioni della popolazione non permetta alla ricerca di raggiungere i suoi scopi. In tali casi occorre acquisire il consenso (fermo restando quanto previsto dall’art. 23, comma 1? ultimo periodo, della legge n. 675/1996 e dall’art. 5, comma 1, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 282), e il trattamento successivo alla raccolta non deve permettere di identificare gli interessati anche indirettamente, salvo che l’abbinamento al materiale di ricerca dei dati identificativi dell’interessato sia temporaneo ed essenziale per il risultato della ricerca, e sia motivato, altresì, per iscritto. I risultati della ricerca non possono essere diffusi se non in forma anonima. Resta fermo quanto previsto dai decreti legislativi 30 luglio 1999, numeri 281 e 282 in materia di ricerca scientifica e di ricerca medica ed epidemiologica;

b) alle organizzazioni di volontariato o assistenziali, limitatamente ai dati e alle operazioni indispensabili per perseguire scopi determinati e legittimi previsti, in particolare, nelle rispettive norme statutarie;

c) alle comunità di recupero e di accoglienza, alle case di cura e di riposo, limitatamente ai dati e alle operazioni indispensabili per eseguire scopi determinati e legittimi previsti, in particolare, nelle rispettive norme statutarie;

d) agli enti, alle associazioni e alle organizzazioni religiose riconosciute, ivi comprese le confessioni religiose e le comunità religiose, relativamente ai dati e alle operazioni indispensabili per eseguire scopi determinati e legittimi previsti, ove esistenti, nelle rispettive norme statutarie, salvo quanto previsto dall’art. 22, comma 1-bis, della legge n. 675/1996;

e) alle persone fisiche e giuridiche, alle imprese, agli enti, alle associazioni e ad altri organismi, limitatamente ai dati e alle operazioni indispensabili per adempiere agli obblighi anche precontrattuali derivanti da un rapporto di fornitura all’interessato di beni, di prestazioni o di servizi. Se il rapporto intercorre con istituti di credito, imprese assicurative o riguarda valori mobiliari, devono considerarsi indispensabili i soli dati ed operazioni necessari per fornire specifici prodotti o servizi richiesti dall’interessato. Il rapporto può riguardare anche la fornitura di strumenti di ausilio per la vista, per l’udito o per la deambulazione;

f) alle persone fisiche e giuridiche, agli enti, alle associazioni e agli altri organismi che gestiscono impianti o strutture sportive, limitatamente ai dati e alle operazioni indispensabili per accertare l’idoneità fisica alla partecipazione ad attività sportive o agonistiche;

(Omissis)

3) Modalità di trattamento.

Fermi restando gli obblighi previsti dagli articoli 9, 15 e 17 della legge n. 675/1996 e dal decreto del Presidente della Repubblica n. 318/1999, concernenti i requisisti dei dati personali, la sicurezza e i limiti posti ai trattamenti automatizzati volti a definire il profilo o la personalità degli interessati, il trattamento dei dati sensibili deve essere effettuato unicamente con logiche e mediante forme di organizzazione dei dati strettamente correlate agli obblighi, ai compiti o alle finalità sopra elencati.

Restano inoltre fermi gli obblighi di acquisire il consenso dell’interessato e di informarlo in conformità a quanto previsto dagli articoli 10, 22 e 23 della legge n. 675/1996. Per le informazioni relative ai nascituri, il consenso è prestato dalla gestante.

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 24 ottobre 2000
(pubbl. sulla G.U. n. 256 del 2 novembre 2000)

Organizzazione del Dipartimento per gli affari sociali.

 

IL PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Vista la legge 23 agosto 1998, n. 400, recante disciplina dell’attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri;

Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, recante: "Ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a norma dell’art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59";

Visti in particolare gli articoli 7, commi 2, 3 e 7, e 9 del citato decreto legislativo n. 303 del 1999;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 maggio 2000, recante: "Delega di funzioni del Presidente del Consiglio dei Ministri in materia di solidarietà sociale al Ministro senza portafoglio on. Livia Turco";

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 febbraio 1990, n. 109, come successivamente modificato dai decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 dicembre 1991, n. 444 e 9 maggio 1994, n. 412, concernente l’attuale organizzazione del Dipartimento degli affari sociali nell’ambito della Presidenza del Consiglio dei Ministri;

Considerata l’esigenza di procedere, ai sensi delle disposizioni del decreto legislativo n. 300 del 1999, al riordino delle competenze e dell’organizzazione del Dipartimento per gli affari sociali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, fino al trasferimento ad altra amministrazione ai sensi dell’art. 45 del citato decreto legislativo;

Sulla proposta del Ministro per la solidarietà sociale;

Decreta:

Art. 1.
Dipartimento per gli affari sociali

1. Il Dipartimento per gli affari sociali è la struttura generale di supporto che opera presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’area funzionale inerente l’elaborazione e il coordinamento delle politiche sociali e in particolare:

a) le azioni di contrasto della povertà e dell’emarginazione;

b) le politiche in favore della famiglia;

c) le iniziative necessarie alla tutela dell’infanzia;

d) gli interventi in favore dei giovani;

e) le politiche in favore della terza età;

f) la promozione dell’associazionismo e del volontariato;

g) la lotta alla tossicodipendenza e alcooldipendenza;

h) l’integrazione sociale degli immigrati.

2. Il Dipartimento provvede, altresì, allo svolgimento dei compiti e delle attività finalizzate ad assicurare l’applicazione delle leggi e dei decreti concernenti le competenze attribuite al Ministro per la solidarietà sociale o, per il periodo precedente il 31 maggio 1996, al Ministro per gli affari sociali ed al Dipartimento per gli affari sociali, in particolare relativi all’applicazione dei provvedimenti di seguito indicati:

a) testo unico delle leggi in materia di discipline degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309;

b) legge 27 maggio 1991, n. 176, recante: "Ratifica ed esecuzione della convenzione sui diritti del fanciullo";

c) legge 19 1uglio 1991, n. 216, recante: "Primi interventi in favore dei minori soggetti a rischio di coinvolgimento in attività criminose";

d) legge 11 agosto 1991, n. 266, recante: "Legge quadro sul volontariato";

e) legge 5 febbraio 1992, n. 104, recante: "Legge quadro per l’assistenza e l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate", e legge 21 maggio 1998, n. 162;

f) decreto-legge 24 aprile 1997, n. 108, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 giugno 1997, n. 174, recante: "Partecipazione italiana alle iniziative internazionali in favore dell’Albania";

g) legge 28 agosto 1997, n. 284, recante: "Disposizioni per la prevenzione della cecità e per la riabilitazione visiva e l’integrazione sociale e lavorativa dei ciechi pluriminorati";

h) legge 28 agosto 1997, n. 285, recante: "Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza";

i) legge 23 dicembre 1997, n. 451, recante: "Istituzione della Commissione parlamentare per l’infanzia e dell’Osservatorio nazionale per l’infanzia;

j) legge 27 dicembre 1997, n. 449, recante "Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica", art. 59, commi 44-46;

k) decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, recante: "Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero";

l) decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, recante: "Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dallo Stato alle regioni ed agli enti locali", titolo IV, capo II;

m) decreto legislativo 18 giugno 1998, n. 237, recante: "Disciplina dell’introduzione in via sperimentale in alcune aree territoriali dell’istituto del reddito minimo di inserimento";

n) legge 3 agosto 1998, n. 269, recante: "Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù";

o) legge 23 dicembre 1998, n. 448, recante: "Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo", relativamente all’applicazione degli articoli 65 e 66, concernenti gli assegni per il nucleo familiare e di maternità;

p) legge 31 dicembre 1998, n. 476, recante: "Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, fatta all’Aja il 29 maggio 1993: Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in tema di adozione di minori stranieri";

q) legge 23 dicembre 1999, n. 488, recante: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2000)", relativamente all’applicazione dell’art. 49, concernente disposizioni per la riduzione degli oneri sociali e per la tutela della maternità;

r) legge 8 marzo 2000, n. 53, recante: "Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città".

3. Il Dipartimento assicura, inoltre, il supporto all’attività delle Commissioni, dei Comitati e degli altri organi collegiali costituiti presso il Dipartimento medesimo.

Art. 2.
Organizzazione del Dipartimento

1. Il Dipartimento si articola al suo interno nei seguenti sette uffici di livello dirigenziale generale:

a) ufficio gestione del Fondo nazionale per le politiche sociali e affari generali;

b) ufficio per le tematiche familiari e sociali;

c) ufficio minori;

d) ufficio per la prevenzione e il recupero dalle tossicodipendenze e alcooldipendenze e per l’Osservatorio permanente per la verifica dell’andamento del fenomeno delle droghe e delle tossicodipendenze;

e) ufficio per il volontariato, l’associazionismo sociale e le politiche giovanili;

f) ufficio per l’immigrazione;

g) ufficio per la comunicazione istituzionale.

2. Il Dipartimento si articola, altresì, in non più di sedici servizi di livello dirigenziale.

3. È altresì struttura del Dipartimento la segreteria tecnica della Commissione centrale per le adozioni internazionali, disciplinata dall’art. 6 del decreto del Presidente della Repubblica 1° dicembre 1999, n. 492.

4. All’ulteriore organizzazione interna del Dipartimento provvede il Ministro per la solidarietà sociale.

Art. 3.
Disposizioni finali e transitorie

La precedente organizzazione del Dipartimento per gli affari sociali vige fino alla entrata in vigore del decreto di cui all’art. 2, comma 4. Dall’entrata in vigore del decreto medesimo cessano di avere efficacia le precedenti norme di organizzazione del Dipartimento per gli affari sociali. Sono fatti salvi i provvedimenti di costituzione delle Commissioni, dei Comitati e degli altri organi collegiali costituiti presso il Dipartimento medesimo.

Il presente decreto è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 24 ottobre 2000

Il Presidente del Consiglio dei Ministri: AMATO
Il Ministro per la solidarietà sociale: TURCO

LEGGE 8 novembre 2000
(pubbl. sul supplemento ordinario alla G.U. n. 265
del 13 novembre 2000)

La rete integrata di interventi e servizi sociali

 

(Omissis)

Capo V
Interventi, servizi ed emolumenti
economici del sistema integrato
di interventi e servizi

Sezione I
Disposizioni generali

Art. 22
Definizione del sistema integrato di interventi
e servizi sociali

1. Il sistema integrato di interventi e servizi sociali si realizza mediante politiche e prestazioni coordinate nei diversi settori della vita sociale, integrando servizi alla persona e al nucleo familiare con eventuali misure economiche, e la definizione di percorsi attivi volti a ottimizzare l’efficacia delle risorse, impedire sovrapposizioni di competenze e settorializzazione delle risposte.

2. Ferme restando le competenze del Servizio sanitario nazionale in materia di prevenzione, cura e riabilitazione, nonché le disposizioni in materia di integrazione socio-sanitaria di cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, gli interventi di seguito indicati costituiscono il livello essenziale delle prestazioni sociali erogabili sotto forma di beni e servizi secondo le caratteristiche e i requisiti fissati dalla pianificazione nazionale, regionale e zonale, nei limiti delle risorse del fondo nazionale per le politiche sociali, tenuto conto delle risorse ordinarie già destinate dagli enti locali alla spesa sociale:

(Omissis)

h) prestazioni integrate di tipo socio-educativo per contrastare dipendenze da droghe, alcol e farmaci, favorendo interventi di natura preventiva, di recupero e reinserimento sociale;

i) informazione e consulenza alle persone e alle famiglie per favorire la fruizione dei servizi e per promuovere iniziative di auto-aiuto.

(Omissis)

4. In relazione a quanto indicato al comma 2, le leggi regionali, secondo i modelli organizzativi adottati, prevedono per ogni ambito territoriale di cui all’articolo 8, comma 3, lettera a), tenendo conto anche delle diverse esigenze delle aree urbane e rurali, comunque l’erogazione delle seguenti prestazioni:

a) servizio sociale professionale e segretariato sociale per informazione e consulenza al singolo e ai nuclei familiari;

b) servizio di pronto intervento sociale per le situazioni di emergenza personali e familiari;

c) assistenza domiciliare;

d) strutture residenziali e semiresidenziali per soggetti con fragilità sociali;

e) centri di accoglienza residenziali o diurni a carattere comunitario.

(Omissis)

DECRETO 4 settembre 1996
(pubbl. sulla G.U. n. 248 del 22 ottobre 1996)

Rilevazione di attività nel settore dell’alcooldipendenza

 

IL MINISTRO DELLA SANITÀ

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, con il quale è stato approvato il testo unico delle leggi in materia di discipline degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cure e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza;

Visti in particolare l’art. 2, comma 1, lettera c), e l’art. 3, comma 2, lettera c), di detto testo unico, che demandano al Ministero della sanità la determinazione degli indirizzi per la raccolta e la elaborazione dei dati relativi alle dipendenze da alcool e sostanze stupefacenti e psicotrope, e in particolare il compito di provvedere alla raccolta ed elaborazione dei dati relativi al numero dei servizi pubblici e privati attivi nel settore dell’alcool, ai contributi ad essi singolarmente erogati, nonché al numero degli utenti assistiti ed ai risultati conseguiti nelle attività di recupero e prevenzione messe in atto;

Visto il decreto del Ministro della sanità in data 3 agosto 1993 "Linee di indirizzo per la prevenzione, la cura, il reinserimento sociale e il rilevamento epidemiologico in materia di alcooldipendenza", in cui è prevista, tra l’altro, la rilevazione dei dati statistici ed epidemiologici relativi alla attività delle équipes per l’alcooldipendenza da costituirsi nell’ambito dei diversi presidi o servizi delle unità sanitarie locali;

Considerato che in detto decreto viene altresì stabilito che le regioni definiscano un sistema informativo di raccolta dati sull’andamento dell’alcooldipendenza nel proprio ambito territoriale, assicurando i flussi nazionali previsti dalla normativa vigente;

Tenuto conto della documentazione elaborata nell’ambito di un gruppo di lavoro tecnico di funzionari ministeriali e regionali all’uopo costituito presso il competente ufficio del Ministero della sanità;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 17 maggio 1984 relativo alla rilevazione dei dati di attività nell’ambito del Servizio sanitario nazionale;

Sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano nella seduta del 16 luglio 1996;

Decreta:

Art. 1.

1. A decorrere dall’anno 1997 le regioni e le province autonome raccolgono entro il 31 gennaio di ciascun anno le informazioni rilevate, con riferimento all’anno precedente, dalle aziende U.S.L e aziende Ospedali secondo i modelli allegati denominati ALC. 01, 02, 03, 04, 05, 06, 07 che formano parte integrante del presente decreto, conformemente alle modalità di compilazione in calce agli stessi indicate.

2. A decorrere dalla stessa data le regioni e province autonome provvedono entro il 31 gennaio di ciascun anno alla rilevazione delle informazioni, con riferimento all’anno precedente, secondo il modello ALC. 08 A-B-C-D, che fa parte integrante del presente decreto.

Le regioni provvedono altresì a fornire le informazioni relative ai bacini di utenza di cui al modello ALC. 01.

Art. 2.

I modelli di cui all’art. 1 hanno periodicità annuale.

Le regioni e le province autonome, dopo aver provveduto alle necessarie verifiche, fanno pervenire i modelli di cui all’art. 1 al Ministero della sanità entro il mese di febbraio di ciascun anno successivo a quello cui si riferisce la rilevazione.

Entro i successivi sessanta giorni il Ministero della sanità provvede ad effettuare le elaborazioni a carattere nazionale e ne cura l’invio alle regioni e province autonome.

Art. 3.

A conclusione degli adempimenti previsti per la rilevazione dei dati relativi all’anno 1996, il Ministero della sanità, completata la elaborazione a carattere nazionale di cui all’art. 2, provvede, d’intesa con le regioni e province autonome, ad una valutazione dell’andamento della rilevazione medesima, ai fini della conferma o della revisione dei modelli relativi.

Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 4 settembre 1996

Il Ministro: BINDI

Registrato alla Corte dei conti il 30 settembre 1996
Registro n. 1 Sanità, foglio n. 293

ORDINANZA 30 novembre 1996, n. 467
(pubbl. sulla G.U. 1ª serie speciale n. 30 del 23 luglio 1997)

Ordinanza emessa il 30 novembre 1996 (pervenuta alla Corte costituzionale il 17 giugno 1997) dal pretore di Vicenza sez. distaccata di Thiene nel procedimento civile vertente tra C. A. e prefetto di Vicenza

Circolazione stradale - Guida in stato di ebbrezza - Provvedimento prefettizio di sospensione provvisoria della patente del procedimento penale per l’accertamento del reato - Indebita attribuzione ad autorità amministrativa di cognizione di condotta costituente reato - Violazione del principio del giudice naturale.

(C.S.N., art. 233, comma 3).
(Cost., art. 25).

 

IL PRETORE

A scioglimento della riserva del 21 novembre 1996 osserva: il ricorrente ha sollevato questione di illegittimità costituzionale dell’art. 203 (recte: 223) c.d.s. – in relazione all’art. 186, che prevede la sanzione accessoria della sospensione della patente nelle ipotesi di guida in stato di ebbrezza in conseguenza dell’uso di bevande alcooliche – evidentemente nella parte in cui prevede, al comma 3°, la competenza del prefetto ad adottare il provvedimento sanzionatorio de quo, in pendenza dell’accertamento penale ex art. 220 c. d. s., che prosegue in sede propria, e potrebbe per ipotesi anche definirsi con una declaratoria di non responsabilità dell ’autore dell’illecito, ovvero di non applicabilità di sanzione accessoria (ctr. art. 444 c.p.p.).

In altri termini della medesima condotta, rilevante sub specie poenalis, deriverebbero conseguenze sia sul piano penale, che su quello amministrativo, ed apparentemente la fattispecie parrebbe riferibile alla dimensione della contestuale rilevanza in entrambi gli ambiti di competenza, ed essere risolta secondo il prototipo del cd. "doppio binario" secondo il quale (si consideri la vasta problematica urbanistico-edilizia) ciascuna autorità procede agli accertamenti, ed alla adozione delle eventuali sanzioni, in sede propria, e senza reciproco condizionamento.

Quello che peraltro non convince, e che non è stato evidenziato dall’interessato (epperaltro comunque occasionato dal suo intervento, e ritenuto di ufficio da questo giudicante) è un diverso e più pregnante rilievo: e cioè che nella fattispecie de qua la sanzione della sospensione della patente non è una sanzione amministrativa conseguente ad una figura tipizzata di illecito amministrativo, perché la norma di riferimento, contenente il precetto, lo definisce inequivocamente, e soltanto, un comportamento costituente reato, e non già anche illecito amministrativo.

Di talché la procedura ex art. 223 terzo comma c.d.s. di fatto finisce per prevedere non già una competenza in sede propria del prefetto in riguardo ad una figura di illecito amministrativo, bensì una sovrapposizione di competenza tra autorità penale ed amministrativa, in ragione della quale quest’ultima si occupa, e conosce, di un fatto costituente reato, sostituendosi al giudice naturale penale precostituito per legge, ed applicando in sua vece una sanzione accessoria che – solo – può conseguire all’accertamento del reato in sede propria.

In altri termini non si censura, in questa sede, la previsione di una procedura, a cognizione sommaria ed anticipata "interdittale", diretta alla applicazione sollecita di una sanzione accessoria, che individui nella sostanza una sorte di anticipazione – parziale – del contenuto della sentenza di merito: e ciò perché sin qui si rimarrebbe nell’ambito dell’assoluta coerenza al sistema (si cfr., ad es. la disciplina ex art. 669 ss. cpc).

Quello che si considera assolutamente inammissibile a livello costituzionale (per il che la questione viene ritenuta da questa A.G. non manifestamente infondata) e che di questo giudizio, che è relativo ad una condotta costituente esclusivamente reato, sia chiamato a conoscerne, prima del giudice naturale competente nel merito ex art. 220 c.d.s., una autorità esterna all’ordinamento giudiziario, ed appartenente all’apparato amministrativo, quale il prefetto.

La questione de qua è altresi rilevante ai fini del decidere, in quanto da una eventuale valutazione in coerenza della adita CC. deriverebbe la nullità della sanzione in quanto applicata da organo che non poteva conoscerne.

P. Q. M.

Solleva questione di illegittimità costituzionale nell’art. 223 3° co. c.d.s. in relazione all’art. 25 Cost.; nella parte in cui prevede la competenza a conoscere di un reato (nella fattispecie: quello p. e p. dell’art. 186 c.d.s.) – ai fini dell’applicazione "anticipata" della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida – in capo al prefetto, autorità amministrativa, in luogo e vece del giudice naturale penale previsto per legge.

Manda alla cancelleria per gli incombenti accessivi.

Thiene, addi 30 novembre 1996

Il pretore: PÒLCARI