BOLLETTINO PER LE FARMACODIPENDENZE E L'ALCOOLISMO ANNO XXIV 2001, no. 2:
|
Overdose
da oppiacei: analisi dei soccorsi effettuati dal Servizio Emergenze
Sanitarie “118”, Modena Soccorso, nel 1997 Anna Ferrari*, Stefano Manaresi*, Pierluigi Castellini**,
Stefano Mellini*, Monica Pantaleoni***, Daniela Gallesi*, Marilena Campisi**,
Gianfranco Marzocchi***, Emilio Sternieri* *Servizio di Tossicologia e Farmacologia Clinica -
Azienda Ospedaliera Policlinico di Modena. Università degli Studi di
Modena e Reggio Emilia - Azienda Ospedaliera Policlinico di Modena, Via
del Pozzo, 71 - 41100 Modena - Tel. 059/424064, FAX 059/424069, E-mail:
annaf@unimo.it **Sistema Direzionale Provinciale Emergenze Sanitarie
“118”- Azienda Ospedaliera Policlinico di Modena. ***Servizio Tossicodipendenze, Azienda Sanitaria USL
di Modena Riassunto Nel corso del 1997 il Servizio Emergenze Sanitarie
“118” ha effettuato nel territorio del Comune di Modena 531 interventi
nei confronti di tossicodipendenti; questi rappresentano il 7.56% di tutti
i soccorsi prestati in quell’anno. Per overdose da oppiacei sono stati
effettuati 195 soccorsi. La maggior parte (73%) di tali interventi sono
avvenuti in strada, nei mesi estivi, nel fine settimana. In tutto sono
stati soccorsi per overdose 159 soggetti (87% maschi, età media 28 anni).
Dopo la somministrazione dell’antagonista e la risoluzione
dell’overdose l’85% rifiutò di essere trasportato in PS; 2 soggetti
morirono nonostante il trattamento farmacologico e rianimatorio. Solo 55
(34.6%) erano tossicodipendenti conosciuti dai Ser.T di Modena o della
provincia. Il 67.3% di questi, nei sei mesi precedenti, avevano interrotto
un programma in comunità terapeutica o terminato un periodo di
carcerazione o effettuato una disintossicazione o abbandonato il
mantenimento con metadone o con naltrexone. I soggetti che al momento
dell’overdose risultavano in trattamento con metadone, tutti a dosaggi
inferiori ai 40 mg/die, erano 4. In conclusione le conseguenze mediche
della dipendenza da sostanze psicoattive incidono pesantemente
sull’attività dei servizi di emergenza; in particolare a Modena nel
1997, l’intossicazione acuta è stata il principale motivo di intervento
del 118 nei confronti dei tossicodipendenti. Parole
chiave: Overdose da oppiacei, Tossicodipendenti, Servizi di
emergenza. Abstract Opioid overdose: analysis of
the aid interventions effected by the Emergency Service "118",
Modena Soccorso, in 1997 In 1997, 7.56% of the 7021 interventions that the Emergency
Service "118" effected in the town Modena involved drug addicts.
One hundred and ninety-five interventions were to do with opioid overdose.
Most of the interventions (73%) took place in the streets, during the
summer, and at weekends. One hundred and fifty-nine subjects were assisted
for overdose (87% were men, mean age 28 years). After the antagonist had
been administered and the cure provided for overdose, 85% refused to be
transported to the First Aid centre; 2 subjects died despite the
administration of pharmacological treatment and resuscitation techniques.
Only 55 (34.6%) were drug addicts known by the Service for Drug Addiction
of Modena. During the previous six months, 67.3% of these had interrupted
a programme in a therapeutical community, completed a period of
incarceration, undergone a detoxification programme or abandoned methadone
or naltrexone maintenance treatment. At the moment of the overdose, 4
subjects were under methadone treatment, all with dosages of less than 40
mg/day. In conclusion, the medical consequences of addiction to
psychoactive substances seriously affect the activity of emergency
services. In particular, in Modena in 1997, acute intoxication was the
main reason for interventions by "118" targeted to drug addicts. Keywords: Opioid overdose, Drug addict, Emergency service Introduzione I tossicodipendenti che si iniettano eroina presentano
una mortalità nettamente superiore, da 6 a 20 volte di più, rispetto
alla popolazione di pari età e sesso (Perucci et al., 1991; Davoli et
al., 1993; Frischer et al., 1993; Risser e Schneider, 1994; Darke et al.,
1996). Le cause di morte sono molteplici; includono infezione da HIV,
traumi stradali, suicidi, epatopatie, endocarditi ma in Europa
l’overdose rimane quella principale tra i consumatori di oppiacei (Perucci
et al., 1991; Frischer et al., 1993; Oppenheimer et al., 1994; Galli e
Musicco, 1994). Mentre la morte per cocaina puo’ sempre accadere in
quanto non esiste una quantità o una via di somministrazione sicura, la
mortalità per overdose da eroina almeno teoricamente potrebbe essere
ridotta (Strang et al., 1996). I meccanismi dell’overdose da oppiacei
sono infatti conosciuti; i piu’ importanti sono la perdita della
tolleranza oppure l’uso di sostanze ad elevata purezza e in secondo
luogo il poliabuso (Perucci et al., 1991; Davoli et al.,. 1993;
Oppenheimer et al., 1994; Darke et al., 1997; Sabattani, 1997). Le
sostanze da taglio non hanno invece alcun peso (Zador et al., 1996). Più
precisamente l’overdose sarebbe provocata dalla somministrazione di una
quantità di eroina eccessiva rispetto al grado di tolleranza (Zimney e
Luke, 1981; Darke et al., 1999). Questa condizione, per esempio, si può
verificare quando individui precedentemente disintossicati riprendono
l’uso della droga utilizzando la stessa quantità che si somministravano
in precedenza oppure quando, per la presenza sul mercato di partite di
droga più pura (Sabattani, 1997), si iniettano una dose che, pur essendo
la solita, contiene una percentuale di eroina più elevata (Sabattani,
1997). L’importanza del fattore tolleranza è confermato
dall’osservazione che nei soggetti deceduti per overdose i livelli di
morfina sono spesso paragonabili a quelli che si trovano in individui
morti per altre cause o comunque sopravvissuti ad un’overdose (Monforte,
1977; Kintz et al., 1989; Gutierrez Cebollada et al., 1994; Darke e Zador,
1996; Zador et al., 1996). Anche l’abuso di alcol e benzodiazepine,
molto frequente tra gli utilizzatori di eroina, comporta un aumento del
rischio di overdose (Risser e Schneider, 1994; Steentoft et al., 1996;
Darke et al., 1996; Bertol et al., 1997). Queste sostanze potenziano
l’azione deprimente sui centri respiratori e possono rendere fatali dosi
di eroina di solito tollerate (Ruttenber e Luke, 1984; Ruttenber et al.,
1990; Darke et al., 1999; White e Irvine, 1999). Nella maggior parte dei
reperti autoptici si riscontrano anche alcol e benzodiazepine mentre la
morfina da sola è rilevabile solo in una percentuale ridotta di decessi
per overdose (Gariott e Sturner, 1973; Monforte, 1977; Manning e Ingraham,
1983; Oppenheimer et al., 1994; Risser e Schneider, 1994; Zador et al.,
1996; Bertol et al., 1997). Il mantenimento con metadone ha un effetto protettivo
nei confronti dell’overdose (Gronbladh et al., 1990; Galli e Musicco,
1994; Caplehorn et al., 1994; Caplehorn et al., 1996; Darke et al 1996),
soprattutto a dosaggi superiori ai 75 mg/die (van Ameijden et al., 1999).
I dipendenti da eroina che avevano effettuato una disintossicazione
avevano una mortalità più elevata (8.3%) di quelli che erano in
mantenimento con metadone (0.8%) (Gearing, 1977). Viceversa il rischio di
overdose aumenta nei primi dodici mesi dopo l’abbandono di tale
trattamento (Davoli et al., 1993; Galli e Musicco, 1994; Zanis e Woody,
1998). Un rischio elevatissimo di morte per overdose è inoltre stato
rilevato tra i consumatori di droga per via venosa nelle prime due
settimane dopo l’uscita dal carcere (Seaman et al., 1998). Teoricamente
anche il trattamento con antagonisti potrebbe aumentare il rischio di
overdose in quanto nell’animale provoca up-regulation dei recettori
oppioidi e supersensibilità agli agonisti morfinici (Bardo et al., 1983;
Yoburn et al., 1994; Daws e White, 1999; White e Irvine, 1999).
Nell’uomo non vi sono dati certi in proposito tuttavia è stata
segnalata un’elevata percentuale di overdoses (maggiore del 10%) in
soggetti che hanno partecipato a trattamenti con naltrexone (Miotto et
al., 1997). In generale tuttavia la maggior parte degli episodi di
overdose si verificano quando i tossicodipendenti non sono in trattamento
farmacologico (Darke et al., 1996). In Italia le morti per droga (quelle nelle quali
l’assunzione dello stupefacente gioca un ruolo cusale di necessità nel
determinismo del decesso) sono sottoposte ad un sistema di monitoraggio
molto efficiente: nel 1996 sono morte 998 persone. In Emilia Romagna,
nello stesso anno, i decessi per droga sono stati 134, 41 dei quali nella
provincia di Modena (Gruppo Tossicologi Forensi). Nonostante questa attenzione all’andamento delle
morti per droga, fino al 1997, i servizi per le tossicodipendenze che
attuavano interventi di prevenzione e gestione dell’overdose erano, in
Italia, solo poco più della metà (Ministero della Sanità, 1997). Eppure
l’esperienza dell’overdose, da quanto dicono gli stessi
tossicodipendenti, è comune: a seconda delle casistiche il 38-55 % (Strang
et al., 1999), il 48 % (Mc Gregor et al., 1998) e fino al 68 % (Darke et
al., 1996) riferisce di aver avuto un’overdose non fatale nella vita. Su
questo fenomeno tuttavia esistono poche informazioni obiettive. Considerando che l’overdose è una grave emergenza
abbiamo effettuato un’indagine per analizzare quanto hanno inciso sul
totale dei soccorsi prestati dal Servizio Emergenze Sanitarie “118”
nel Comune di Modena nel corso del 1997 quelli per tossicodipendenza
rispetto alle altre tipologie d’intervento; quanti di questi interventi
sono stati per overdose, quando e dove sono avvenuti, come sono stati
trattati e che esito hanno avuto. Infine abbiamo analizzato le
caratteristiche demografiche dei soggetti soccorsi per overdose e cercato
di individuare, per quelli conosciuti dai Ser.T di Modena e provincia, gli
elementi della loro storia tossicologica e dei precedenti trattamenti che
potessero risultare utili per interpretare l’episodio di overdose. Materiali
e metodi a) Raccolta dati sugli interventi del “118” Per la nostra indagine abbiamo analizzato le schede (Allegato
1) compilate al momento del soccorso dai medici e dal personale non medico
presente sulle ambulanze del Servizio Emergenze Sanitarie “118”,
denominato Modena Soccorso. Questo servizio coordina gli interventi per le
emergenze sanitarie all’interno dell’Azienda Sanitaria USL di Modena
che comprende tutto il territorio provinciale suddiviso in 7 distretti ed
effettua direttamente la maggior parte dei soccorsi nel Comune di Modena (distretto
3). Ad ogni intervento del “118” corrisponde una scheda su cui vengono
schematicamente registrati i dati anagrafici dei soggetti soccorsi, la
causa della chiamata, il luogo in cui viene effettuato il soccorso, la
criticità dell’intervento, le condizioni del paziente, la diagnosi, i
provvedimenti presi sul posto e durante il trasporto, la terapia
farmacologica somministrata, le complicazioni insorte, l’eventuale
rifiuto delle prestazioni, il decesso. Dalle 7021 schede relative a tutti gli
interventi effettuati dal “118” nel Comune di Modena
nell’intero anno 1997 sono state selezionate come soccorsi per cause
tossicologiche quelle in cui era barrata la casella “tossico/metaboliche”
e vi era una diagnosi concordante di intossicazione (da sostanze
stupefacenti, da oppiacei, da alcol, da psicofarmaci, da monossido di
carbonio ed ogni avvelenamento). Sono state escluse le schede che
riguardavano i soccorsi per patologie metaboliche (prevalentemente
“coma” in soggetti diabetici). Il numero e la tipologia degli interventi nei
confronti di tossicodipendenti sono stati rilevati dalle schede, già
selezionate come soccorsi per cause tossicologiche, nelle quali era
specificata una delle seguenti diagnosi: tossicodipendenza, intossicazione
da sostanze stupefacenti, overdose da oppiacei, sindrome astinenziale o
altra sintomatologia/patologia in tossicodipendente. Sono stati esclusi
gli interventi per intossicazione o astinenza da alcol e per qualsiasi
disturbo in un soggetto etilista. Come interventi per overdose da oppiacei sono stati
considerati quelli effettuati nei confronti di tossicodipendenti qualora
fosse stata somministrata per via intramuscolare o endovenosa almeno una
fiala dell’antagonista dei recettori oppioidi naloxone (Narcan f 0.4
mg). Di questi soccorsi sono stati analizzati: frequenza mensile,
settimanale, giornaliera, luogo dell’intervento, trattamento
somministrato ed esito. Infine sono state rilevate le diverse cause
d’intervento dell’ambulanza medicalizzata del “118” analizzando le
schede relative a 2267 soccorsi effettuati in 8 mesi del 1997. b) Raccolta dati sui tossicodipendenti soccorsi per
overdose I nominativi e i dati anagrafici di tutti i
tossicodipendenti soccorsi almeno 1 volta per overdose da oppiacei nel
1997 nel Comune di Modena sono stati raccolti dalle rispettive schede
compilate al momento dell’intervento dagli operatori del “118”.
Successivamente abbiamo cercato se questi nominativi erano presenti
nell’archivio cartaceo e/o informatizzato dei Ser.T di Modena e della
provincia (Carpi, Mirandola, Vignola, Pavullo e Sassuolo). Sono stati classificati come conosciuti dai Ser.T
esclusivamente i soggetti che risultavano in carico (era attivato un
programma terapeutico), che erano indicati come provvisori (vi era stato
un qualsiasi contatto ma non la definizione di un programma terapeutico) o
segnalati (conosciuti come possibili utenti perchè segnalati dalla
Prefettura), al momento dell’overdose o in precedenza. Sulla base delle
cartelle socio-sanitarie in uso nei Ser.T, senza alcun contatto personale,
abbiamo analizzato per ogni tossicodipendente conosciuto i dati relativi
alle condizioni cliniche tossicologiche, ai trattamenti, ad eventuali
carcerazioni, limitatamente
ai 6 mesi precedenti il soccorso per overdose. c) Analisi dei dati Tutti i dati raccolti sono stati inseriti in un
data-base appositamente predisposto ed elaborati mediante un’analisi
descrittiva sia degli interventi del “118” sia del campione di
tossicodipendenti soccorsi per overdose. Risultati a) Interventi
del “118” Nel corso del 1997 il Servizio Emergenze Sanitarie
“118”, denominato Modena Soccorso, ha effettuato nel territorio del
Comune di Modena 531 interventi nei confronti di tossicodipendenti; questi
rappresentano il 7.56% di tutti i soccorsi prestati in quell’anno e il
73% dei 727 effettuati per cause tossicologiche. Le cause tossicologiche
(Fig.1) sono state motivo d’intervento dell’ambulanza medicalizzata
(2267 interventi in 8 mesi nel 1997) più spesso che non le patologie
neurologiche o respiratorie. La maggior parte dei soccorsi nei confronti di
tossicodipendenti (Tab.1) sono stati per intossicazione da sostanze
stupefacenti; più di un terzo per sospetta overdose da oppiacei che ha
richiesto la somministrazione dell’antagonista recettoriale naloxone;
solo 11 interventi sono avvenuti per sindrome astinenziale e purtroppo 5
sono stati constatazioni di decesso. Il soccorso per overdose ha
rappresentato il 2.8% dei 7021 interventi complessivamente effettuati a
Modena dal “118” nel 1997. Oltre il 36% degli episodi di overdose (Fig. 2) sono
avvenuti in estate, da Giugno ad Agosto 1997; il numero più elevato è
stato nel mese di Luglio. I giorni (Fig. 3) di maggior frequenza sono
stati venerdì e sabato; si sono invece verificati di meno al lunedì. Il
73 % (142) dei soccorsi per overdose è stato prestato in strada, il 17%
(33) in altri luoghi pubblici quali i parchi o la stazione ferroviaria;
solo il 10% (20) presso un’abitazione privata. La maggior parte degli
interventi (137, pari al 70%) è stata effettuata dal mezzogiorno alla
mezzanotte. Per trattare un episodio di overdose (Fig. 4) nella
maggior parte degli interventi (88, 45.2%) sono state somministrate minimo
2 fiale di naloxone (Narcan 0.4 mg); in più di un terzo dei casi (69,
35.4%) sono state usate almeno 4 fiale di naloxone; solo poche volte (12,
6.1%) è stata praticata esclusivamente una fiala dell’antagonista. In
prevalenza (68.2%) nei soccorsi a soggetti di sesso femminile sono state
somministrate 2 fiale di naloxone mentre sono state usate almeno 3 fiale
nel 50% dei maschi. Dopo la somministrazione dell’antagonista e la
risoluzione dell’overdose il più delle volte (166, 85 %) venne
rifiutato il ricovero in ospedale; fu possibile effettuarlo solo in 27
casi (14%). Purtroppo due soggetti morirono nonostante il trattamento
farmacologico e rianimatorio. b) Tossicodipendenti soccorsi per overdose da oppiacei Complessivamente nel corso del 1997 sono stati
soccorsi dal “118” per overdose 159 soggetti (20 femmine, 13% e 139
maschi, 87%; età media 28 anni; range 17-49 anni); la maggior parte erano
di nazionalità italiana e solo 11 (7%) erano extracomunitari. Il 64 % dei
soccorsi (Fig. 5) è stato prestato a soggetti di età compresa tra più
di 22 e 32 anni. La metà dei maschi aveva oltre 27 anni mentre il 30%
delle femmine non superava i 22 anni. Il 16% dei soggetti (Tab. 2) è
stato soccorso dallo stesso servizio di emergenza per almeno 2 episodi di
overdose nel 1997; il 5% per un minimo di 3 overdoses. La maggioranza dei soggetti (104, 65.4%) e tutti gli
extracomunitari non erano conosciuti né dal Ser.T di Modena e né da
quelli della provincia. I soggetti che risultavano nell’archivio dei
Ser.T erano la minoranza (55, 34.6 %). Avevano in media 27 anni (range 17
- 43 anni) e una storia di dipendenza da oppiacei in media di 9 anni. Nei
6 mesi precedenti il soccorso per overdose (Tab.3) i più (67.3%) avevano
interrotto un programma in comunità terapeutica o erano usciti dal
carcere oppure avevano effettuato un trattamento di detossificazione. Solo
una minima parte (7.3 %) era in trattamento di mantenimento con metadone a
dosaggi inferiori ai 40 mg/die. Discussione Le conseguenze mediche della dipendenza da sostanze
psicoattive impegnano pesantemente tutte le strutture del SSN e in
particolare incidono sull’attività dei servizi di emergenza. Nel 1997
nella città di Modena il 7.56 % di tutti i soccorsi effettuati dal
Servizio Emergenze Sanitarie “118” sono stati nei confronti di
tossicodipendenti. L’ambulanza medicalizzata del “118” (Fig. 1) è
intervenuta più frequentemente per cause tossicologiche (10 %) (nel 73 %
dei casi si trattava di problematiche relative all’uso di sostanze
stupefacenti) che non per patologie neurologiche (8 %) o respiratorie
(6%). Nonostante la grande varietà di situazioni critiche o
potenzialmente tali correlate all’abuso di sostanze, l’evento acuto
(Tab.1) che più frequentemente (95 %) ha motivato il soccorso urgente è
stata l’intossicazione da sostanze stupefacenti. Ben 195 di queste
intossicazioni (il 2.8 % dei 7021 interventi totali effettuati dal
“118” nel 1997) sono state diagnosticate come una sospetta overdose da
oppiacei ed hanno richiesto la somministrazione dell’antagonista
recettoriale naloxone per revertire il coma. Per la condizione opposta, la
sintomatologia astinenziale, anch’essa “urgenza” in ambito clinico
per lo stato di sofferenza che comporta, gli interventi del “118” sono
stati pochissimi, solo 11 nel corso dell’intero 1997. Se il gran numero
di interventi per intossicazione può riflettere la giusta preoccupazione
dei cittadini alla vista di un giovane incapace di reggersi in piedi o
barcollante per la strada il fatto che le chiamate per altri motivi siano
state minime (1.7%) è da attribuirsi alla scarsa attenzione dei
tossicodipendenti per la propria salute piuttosto che alla reale assenza
di urgenze sanitarie tra questi soggetti. D’altra parte il persistere
nell’uso della droga nonostante le conseguenze mediche che ciò comporta
è un elemento costitutivo della dipendenza tanto da essere uno dei
criteri diagnostici secondo il DSM IV. Non stupisce pertanto che l’85%
dei tossicodipendenti soccorsi, dopo la somministrazione
dell’antagonista, abbia rifiutato il trasporto in Pronto Soccorso.
Questo comportamento, rilevato anche in altre casistiche (Seidler et al.,
1996; Mari et al., 1992) seppure in percentuali inferiori, intorno al 30 -
40%, è pericoloso perché l’intossicazione può ritornare anche dopo
una buona risposta alla prima somministrazione di naloxone, soprattutto
quando all’overdose hanno contribuito oppioidi a lunga durata d’azione
come il metadone (Strang et al., 1996). Nello studio di Watson e
collaboratori (1998) l’intossicazione si è ripresentata nel 31 % di 84
soggetti trattati in emergenza con l’antagonista. Inoltre anche dopo
l’apparente risoluzione dell’overdose, per escludere l’insorgenza di
edema polmonare tardivo, è indispensabile un periodo di osservazione di
almeno 8 ore (Osterwalder, 1995). Fortunatamente a Modena la maggioranza
degli interventi per intossicazione, almeno a breve termine, si sono
risolti positivamente dimostrando l’efficacia dell’antagonista
naloxone quando somministrato tempestivamente. Purtroppo 2 soggetti
morirono nonostante il
trattamento farmacologico e rianimatorio. Il salvarsi dall’overdose non rappresenta di per sè
un’opportunità, un’occasione che favorisce il recupero. Il 67 % dei
tossicodipendenti che superano l’intossicazione acuta non viene avviato
ad alcun ulteriore programma terapeutico (Cook et al., 1998). Anche nella
nostra indagine l’intervento del “118”, per quanto decisivo per
salvare il paziente, in diversi casi è rimasto un evento isolato che non
sembra aver influito sul percorso della dipendenza. Nello stesso anno
(Tab. 2) l’11% dei tossicodipendenti soccorsi ha ripetuto l’overdose
una seconda volta; il 4 % addirittura 3 volte e 2 soggetti fino a 4 volte.
La maggior parte dei tossicodipendenti non sembra
preoccuparsi del rischio di overdose. Il 73 % di un campione di 329
intervistati non ha mai considerato la possibilità dell’overdose nei
sei mesi precedenti nonostante il 50% abbia effettivamente già avuto
un’overdose nella sua vita e la maggioranza pensi che lo stesso sia
capitato almeno alla metà dei consumatori di eroina. I pochi che se ne
preoccupano, per evitare l’overdose utilizzano strategie di efficacia
limitata: dividono la dose ogni volta che ne acquistano di nuova (41%) e
comprano la droga sempre dallo stesso spacciatore (13%) (McGregor et al.,
1998). Queste misure possono tutelare dal rischio di assumere eroina ad
elevato grado di purezza ma sono inefficaci nei confronti degli altri
fattori in gioco nella genesi dell’overdose quali la perdita della
tolleranza o l’uso concomitante di più sostanze. Solo una minoranza
evita di mescolare eroina con alcol (6%) oppure con benzodiazepine (5%)
(McGregor et al., 1998). Eppure l’assunzione contemporanea di eroina e
alcol è responsabile del 28% delle morti per overdose (Gruppo Tossicologi
Forensi). Se il grado di purezza dell’eroina fosse il
principale fattore in gioco l’overdose dovrebbe capitare soprattutto ad
individui alle prime armi che verosimilmente hanno la tolleranza più
bassa e meno esperienza nel giudicare la purezza della droga di strada
(Hall e Darke, 1998). Al contrario l’overdose è un’esperienza più
frequente nei tossicodipendenti più avanti nella carriera di consumatori
(Darke et al., 1996; Hall e Darke, 1998). Nel nostro campione i 159
soggetti soccorsi per overdose avevano un’età media di 28 anni e tra
questi i 55 tossicodipendenti conosciuti dai Ser.T addirittura una storia
di dipendenza da eroina di 9 anni in media. Man mano che aumenta il
coinvolgimento nell’uso delle sostanze i tossicodipendenti adotterebbero
abitudini e modalità di uso delle droghe sempre più rischiose (Hall e
Darke, 1998). Tra l’altro i più anziani e compromessi avendo maggiori
difficoltà a trovare i soldi necessari per sostenere a lungo un’elevata
frequenza di uso giornaliero userebbero sempre più spesso alcool e
benzodiazepine per controllare i loro sintomi astinenziali. In questo modo
la loro tolleranza agli oppiacei si abbasserebbe e diventerebbe più
variabile rispetto ai consumatori più giovani e regolari. (Darke e Zador,
1996; Darke e Hall, 1997; Hall e Darke, 1998). L’overdose da oppiacei non è tuttavia un rischio
esclusivo dei tossicodipendenti più anziani e compromessi. Circa il 17%
delle morti si verifica in utilizzatori saltuari di eroina (Manning e
Ingraham, 1983; Zador et al., 1996). A Modena (Fig. 5) il 18% dei soggetti
soccorsi per overdose non aveva più di 22 anni e (Fig. 3) oltre il 50%
gli interventi del “118” sono stati effettuati dal venerdi alla
domenica facendo pensare che si trattasse di “incidenti” nell’ambito
di un uso ricreativo della sostanza. Il “118” ha effettuato la maggior parte degli
interventi per overdose (Fig. 2) nei mesi estivi, soprattutto a Luglio.
Questo andamento non è spiegabile ipotizzando una maggiore tossicità
dell’eroina nei mesi caldi, come avviene per la cocaina (Marzuk et al.,
1998). E' più probabile invece che sia correlato ai cambiamenti del
mercato della droga, per esempio modalità e tipo di taglio, che avvengono
in questa stagione con un rischio conseguentemente aumentato di acquistare
droga a concentrazione più elevata di sostanza pura. Anche a Modena, come già osservato in città diverse
(Sabattani, 1997; Mari et al., 1992) i tossicodipendenti tendono ad
iniettarsi la dose di eroina in prossimità del luogo in cui l’hanno
acquistata e verosimilmente in presenza di altri. I soccorsi per overdose
sono infatti avvenuti prevalentemente in strade o comunque luoghi pubblici
(73%) quali la stazione ferroviaria e alcuni parchi cittadini noti per
essere frequentati da tossicodipendenti e spacciatori. In generale dal 54%
(McGregor et al., 1998) al 92% (Strang et al., 1999) dei tossicodipendenti,
a seconda dei campioni studiati, sono stati almeno una volta testimoni di
un’overdose. Tenendo conto di tale realtà, nell’ambito di una
strategia di riduzione del danno, la decisione della Regione Emilia
Romagna di distribuire l’antidoto naloxone ad un campione di
tossicodipendenti appare quanto mai opportuna. Recentemente è stato
valutato che 2/3 delle overdoses dove
sono presenti testimoni potrebbero essere prevenute distribuendo il
naloxone ai tossicodipendenti e insegnando loro le principali tecniche di
rianimazione (Strang et al., 1999). Ovviamente dotare i tossicodipendenti
della possibilità di somministrare subito l’antidoto non elimina la
necessita’ di chiamare soccorsi e ricoverare il soggetto in ospedale. Nel 1997 il “118” ha soccorso, a Modena, per
sospetta overdose da oppiacei soprattutto maschi (87%), dato che riflette
la più grande diffusione della dipendenza da oppiacei tra i soggetti di
sesso maschile (Mari et al., 1992; Frischer et al., 1993; Zador et al.,
1996; Hall e Darke, 1998). Nonostante la predominanza di italiani (93%)
per i quali non avrebbero dovuto sussistere nell’accesso ai servizi
sanitari le barriere ipotizzabili per gli extracomunitari (clandestini,
mancanza di residenza o di assistenza sanitaria) i soggetti conosciuti dai
Ser.T erano solo il 34.59%. Il 65.40% non risultava nemmeno segnalato o
come provvisorio. Considerando che il numero degli utenti dei Ser.T di
Modena e provincia è aumentato dal 1993 al 1997 (del 13.5%) e che nel
corso del 1997 i soggetti che vi si sono rivolti sono stati globalmente
1234 (fonte: Regione Emilia Romagna), questo dato e’ difficile da
interpretare. Forse si trattava di persone provenienti da altre province
venute a Modena appositamente per acquistare l’eroina in quanto il
mercato della droga è ben sviluppato in città. Oppure si può ipotizzare
che la soglia di accesso ai servizi fosse troppo elevata per molti
tossicodipendenti scarsamente motivati al trattamento. I nostri risultati sembrano confermare il ruolo chiave
svolto dal grado di tolleranza agli oppiacei nel rischio di overdose. Il
67.3% dei tossicodipendenti conosciuti dai Ser.T che sono stati soccorsi
per overdose nel 1997 (Tab. 3) avevano probabilmente una ridotta
tolleranza all’eroina. Dalle loro cartelle cliniche risultava che nei
sei mesi precedenti avevano abbandonato un trattamento residenziale o
terminato un periodo di carcerazione (40%) o effettuato un trattamento di
disintossicazione (21.9%) o interrotto il mantenimento con metadone (3.6%)
o il trattamento con naltrexone (1.8%). Seppure in modo indiretto anche
dalla nostra indagine pertanto si evidenzia il ruolo protettivo del
trattamento di mantenimento con metadone nei confronti dell’overdose
(Gearing, 1977; Gronbladh et al., 1990; Caplehorn et al., 1994; Caplehorn
et al., 1996; Zador et al., 1996; van Ameijden et al., 1999). Il 92.7% dei
tossicodipendenti conosciuti dai Ser.T soccorsi per overdose non erano
infatti in trattamento con metadone. In altri termini solo 4 (1.7 %) dei
232 tossicodipendenti che sono stati in trattamento con metadone a Modena
e provincia nel 1997 (fonte: Regione Emilia Romagna) sono stati soccorsi
per overdose in quello stesso anno. Questi 4 soggetti assumevano tutti
dosaggi inferiori ai 40 mg/die; nessuno era in trattamento con dosaggi
superiori. Il nostro studio presenta dei limiti in quanto non
riflette l’esatta dimensione della diffusione dell’overdose a Modena
ma solo quanto questo evento pesa sull’attività del principale servizio
di emergenza urgenza che opera in città. E’ probabile che il numero
delle overdoses non mortali nel corso del 1997 sia stato molto più
elevato considerando che i decessi per droga nella provincia di Modena
sono stati in quell’anno complessivamente 41 (fonte: Sezione di Medicina
Legale del Dipartimento di Scienze Morfologiche e Medicina Legale,
Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia). Inoltre altri soccorsi
potevano essere stati effettuati direttamente dal PS dei due ospedali
cittadini o da servizi di emergenza diversi, per esempio la Croce Rossa.
E’ invece più difficile che il fenomeno sia stato sovrastimato pur
avendo noi utilizzato il criterio arbitrario di considerare overdose tutti
i soccorsi in cui era stato somministrato il naloxone. Forse sarebbe stato
più appropriato valutare l’overdose sulla base di criteri clinici
oggettivi come la presenza di pupille puntiformi, bradipnea e segni di
iniezione venosa. Tuttavia selezionare solo le schede relative ai soccorsi
effettuati dall’ambulanza medicalizzata, dove questi elementi sono
segnalati, sarebbe stato troppo riduttivo in quanto tutti gli operatori
del “118”, medici e non, sono esperti e autorizzati a somministrare il
naloxone. L’antagonista è stato usato unicamente nel 36.7% degli
interventi per sospetta intossicazione da sostanze stupefacenti. Questi
casi erano verosimilmente gravi overdose che per la maggior parte non sono
risultate mortali solo grazie alla sensibilità dei cittadini e alla
prontezza e all’efficacia dell’intervento del “118”: nel 45.2 %
dei soccorsi sono state infatti somministrate 2 fiale dell’antagonista,
nel 48.7% almeno 3 fiale e solo in una minoranza delle overdose, il 6%, è
bastata 1 fiala. Infine bisogna ricordare che un tossicodipendente
cosciente non acconsente assolutamente a farsi somministrare il naloxone. I nostri risultati seppure relativi ad una piccola
città concordano con quelli derivanti da altre indagini nazionali (Mari
et al., 1992; Sabatani, 1997) ed internazionali (Oppenheimer et al., 1994;
McGregor et al., 1998). Anche a Modena l’overdose è un evento frequente
tra i tossicodipendenti da oppiacei: farvi fronte non può rimanere un
compito esclusivo dei servizi sanitari di emergenza urgenza. Considerando
che l’eccesso di mortalità tra i tossicodipendenti è in gran parte
dovuto alla morte per overdose e che i tossicodipendenti non avvertono il
rischio che corrono, appare evidente la necessità di implementare
programmi di prevenzione rivolti in modo specifico ai soggetti
maggiormente a rischio quali i consumatori di eroina per via venosa che
escono dal carcere; coloro che utilizzano eroina insieme ad alcool o
benzodiazepine; coloro che interrompono un trattamento. Sarebbe infine
utile addestrare gli operatori dei presidi di emergenza urgenza nei
confronti delle problematiche della tossicodipendenza affinché il loro
intervento così determinante per la sopravvivenza possa anche contribuire
ad incentivare comportamenti e stili di vita meno rischiosi. Bibliografia 1)
Bardo M.T., Bhatnagar R.K., Gebhart G.F. (1983):
Chronic naltrexone increases opiate binding in brain and produces
supersensitivity to morphine in the locus coeruleus of the rat, Brain
Research, 289, 223-234. 2)
Bertol E., Mari F., Baglini G., Boccardo F. (1997):
Intossicazioni acute da eroina non mortali: correlazione con la
contemporanea assunzione di alcool e benzodiazepine. Boll. Farmacodip. e
Alcoolis., XX(4), 58-63. 3)
Caplehorn J.R.M., Dalton M.S., Cluff M.C., Petrenas A.
(1994): Retention in methadone maintenance and heroin addicts’ risk of
death. Addiction, 89, 203-207. 4)
Caplehorn J.R.M., Dalton M.S., Haldar F., Petrenas A.,
Nisbet J.G. (1996): Methadone maintenance and addicts’ risk of fatal
heroin overdose. Substance Use Misuse, 31, 177-196. 5)
Cook S., Moeschler O., Michaud K., Yersin B. (1998):
Acute opiate overdose: characteristics of 190 consecutive cases.
Addiction, 93, 1559- 1565 6)
Darke S., and Zador D. (1996): Fatal heroin
“overdose”: a review. Addiction, 91(12); 1765-1772. 7)
Darke S., Ross J., Hall W. (1996): Overdose among
heroin users in Sidney, Australia: I. prevalence and correlates of
non-fatal overdose. Addiction, 91 (3), 405-411. 8)
Darke S., and Hall W. (1997): The distribution of
naloxone to heroin users. Addiction, 92, 1195-1199 9)
Darke S.,
Hall W., Weatherburn D., Lind B. (1999): Fluctuations in heroin purity and
the incidence of fatal heroin overdose. Drug Alcohol Depend., 54, 155-161 10)
Davoli
M., Perucci C.A., Forastiere F., Doyle, P., Rapiti E., Zaccarelli M.,
Abeni D.D. (1993): Risk factors for overdose mortality: a case control
study within a cohort of intravenous drug users. Int. J. Epidemiol., 22,
273-277. 11)
Daws L.C.
and White J.M. (1999): Regulation of opioid receptors by opioid
antagonists: implications for rapid opioid detoxification. Addiction
-Biology, 4 (4), 391-397. 12)
Frischer
M., Bloor M., Goldberg D., Clark J., Green S., McKegany N. (1993):
Mortality among injecting drug users: a critical reappraisal. J. Epidemiol.
Community Health., 47, 59-63. 13)
Galli M.
and Musicco M. for the Comcat Study Group (1994): Mortality of intravenous
drug users living in Milan, Italy: role of HIV-1 infection. AIDS, 8,
1457-1463. 14)
Gariott
J.C. and Sturner W.Q. (1973): Morphine concentrations and survival periods
in acute heroin fatalities. N. Engl. J. Med., 289, 1276-1278. 15)
Gearing
MF (1977): Methadone maintenance in the treatment of heroin addicts in New
York City: a ten year review in: Roizin L, Sshiraki H, Grcevic N (Eds)
Neurotoxicology 1, pp 71-79 (New York, Raven Press) 16)
Gronbladh
L., Ohlund L.S., Gunne L.M. (1990): Mortality in heroin addiction: impact
of methadone treatment. Acta Psychiatr. Scand., 82, 223-227 17)
Gruppo
Tossicologi Forensi, Direzione Centrale per i Servizi Antidroga. Libro
bianco sulle morti da droga 1991-1996. 18)
Gutierrez
Cebollada J., De La Torre R., Ortuno J., Garces J.,Cami J. (1994):
Psychotropic drug consumption and other factors associated with heroin
overdose. Drug Alcohol Depend., 35, 169-174. 19)
Hall W.
and Darke S.(1998): Trendes in opiate overdose deaths in Australia
1979-1995. Drug Alcohol Depend., 52(1), 71-77 20)
Kintz P.,
Mangin P., Lugnier A.A., Chaumont A.J. (1989): Toxicological data after
heroin overdose. Hum. Tox., 8, 487-489. 21)
Manning
F. and Ingraham L.H. (1983): Drug “overdoses” among U.S. soldiers in
Europe, 1978-1979, I. Demographics and Toxicology. Int. J. Addict., 18,
89-98. 22)
Mari F.,
Bertol E., Aiazzi C. (1992): Studio delle intossicazioni acute da oppiacei
ad esito fausto e infausto a Firenze e nei comuni limitrofi durante
l’anno 1990. Boll. Farmacodip. e Alcoolis., XV (3-4), 15-26. 23)
Marzuk
P.M., Tardiff K., Leon A.C., Hirsch C.S., Portera L., Iqbal M.I., Nock M.K.,
Hartwell N. (1998): Ambient temperature and mortality from unintentional
cocaine overdose. JAMA; 279, 1795-1800 24)
McGregor
C., Darke S., Ali R., Christie P. (1998): Experience of non-fatal overdose
among heroin users in Adelaide, Australia: circustamces and risk
perceptions. Addiction, 93, 701-711. 25)
Ministero
della Sanità- Dipartimento della Prevenzione (1997): Un contributo
programmatico sulle problematiche sanitarie dell’abuso di droga e i
possibili interventi. Boll. Farmacodip. e Alcoolis., XX, 13-25 26)
Miotto
K., McCann M.J., Rawson R.A., Frosch D., Ling W. (1997): Overdose, suicide
attempts and death among a cohort of naltrexone-treated opioid addicts.
Drug Alcohol Depend., 45, 131-134. 27)
Monforte
J.R. (1977): Some observations concerning blood morphine concentrations in
narcotic addicts. J. Forensic. Sci., 22, 718-724. 28)
Oppenheimer
E., Tobutt C., Taylor C., Andrew T. (1994): Death and survival in a cohort
of heroin addicts from London clinics: a 22 year follow up. Addiction, 89,
1299-1308. 29)
Osterwalder
J.J. (1995): Patients intoxicated with heroin or heroin mixtures: how long
should they be monitored?. Eur J Emerg Med, 2(2), 97-101. 30)
Perucci
C. A., Davoli M., Rapiti E., Abeni D., Forastiere F. (1991): Mortality of
intravenous drug users in Rome: a cohort study. Am. J. Public. Health, 81,
1307-1310. 31)
Regione
Emilia Romagna. Assessorato Politiche Sociali e Familiari- Scuola-Qualità
urbana. Servizio Politiche per l’Accoglienza e l’integrazione Sociale.
Andamento dell’utenza nei SERT. Anno 1997. 32)
Risser D.
and Schneider B. (1994): Drug-related deaths between 1985 and 1992
examined at the Institute of Forensic Medicine in Vienna, Austria.
Addiction, 89, 851-857. 33)
Ruttenber
A.J. and Luke J.L. (1984): Heroin-related deaths: new epidemiologic
insights. Science, 226, 14-20. 34)
Ruttenber
A.J., Kalter H.O., Santinga P. (1990): The role of ethanol abuse in the
etiology of heroin-related death. J. Forensic. Sci., 35, 891-900. 35)
Sabattani
S. Tossicodipendenze, AIDS e dintorni. Bologna, Edizioni Baiesi 1997 36)
Seaman
S.R., Brettle R.P., Gore S.M. (1998): Mortality from overdose among
injecting drug users recently released from prison: database linkage
study. BMJ, 316, 426-428. 37)
Seidler
D., Stühlinger
G.H., Fischer G., Woisetschlaeger C., Berzlanovich A., Schmid R., Hirschl
M.M., Laggner A.N. (1996): After antagonization of acute opiate overdose:
a survey at hospital in Vienna. Addiction, 91 (10), 1479-1487. 38)
Steentoft
A., Worm K., Pedersen CB., Sprehn M., Mogensen T., Sfrensen
M. B., Nielsen E.(1996): Drugs in blood samples from unconscious drug
addicts after the intake of an overdose. Int. J. Legal. Med.,108, 248-251 39)
Strang
J., Darke S., Farrell M., Ali R.(1996): Heroin overdose: the case for
take-home naloxone. BMJ, 312, 1435 40)
Strang
J., Powis B., Best D., Vingoe L., Griffiths P., Taylor C., Welch S.,
Gossop M. (1999): Preventing opiate overdose fatalities with take-home
naloxone: pre-launch study of possible impact and acceptability.
Addiction, 94 (2), 205-206 41)
van
Ameijden E.J., Langedam M.W., Coutinho R.A. (1999): Dose-effect
relationship between overdose mortality and prescribed methadone dosage in
low-threshold maintenance programs. Addict. Behav. 24(4), 559-563 42)
Watson
W.A., Steele M. T., Muelleman R.L., Rush M.D.(1998): Opioid toxicity
recurrence after an initial response to naloxone. J. Toxicol. Clin.
Toxicol., 36(1-2), 11-7 43)
White JM,
Irvine RJ (1999): Mechanisms of fatal overdose. Addiction, 94 (7), 961-972 44)
Yoburn
B., Duttaroy A., Shah S., Davis T. (1994): Opioid antagonist-induced
receptor upregulation: effects of concurrent agonist administration. Brain
Research Bulletin, 33, 237-240. 45)
Zador D.,
Sunjic S., Darke S. (1996): Heroin-related deaths in New South Wales,
1992: toxicological findings and circumstances. Med. J. Aust., 164,
204-207. 46)
Zanis
D.A. and Woody G.E. (1998) One-year mortality rates following methadone
treatment discharge. Drug Alcohol Depend., 52, 257-260. 47)
Zimney
E.L. and Luke J.L. (1981): Narcotic-related deaths in the district of
Columbia: 1971-1979. JFSCA, 26 (3), 462-469. Tab. 1 Cause d’intervento del “118” nei
confronti di tossicodipendenti nel comune di Modena nel 1997.
Tab. 2 Numero di overdoses per soggetto soccorso dal
“118” nel 1997
Tab. 3 Elementi della storia tossicologica e dei
trattamenti effettuati nei 6 mesi precedenti che possono essere utili per interpretare
l’episodio di overdose in 55 tossicodipendenti conosciuti dai Ser.T di Modena e
provincia.
|
Fig.1 Cause d' intervento del "118" nel Comune di Modena
(2267 soccorsi effettuati dall'ambulanza medicalizzata in 8 mesi del 1997).

Fig. 2 Distribuzione mensile dei soccorsi effettuati dal "118" per overdose
da oppiacei nel Comune di Modena nel 1997.

Fig. 3 Distribuzione settimanale dei soccorsi effettuati dal "118" per overdose
da oppiacei nel Comune di Modena nel 1997.

Fig. 4 Numero di fiale di naloxone (Narcan 0.4 mg) somministrate per
trattare l'overdose da oppiacei, distribuzione per sesso.

Fig. 5 Distribuzione per sesso e fascia d'eta` dei 159 tossicodipendenti soccorsi
dal "118" per overdose da oppiacei nel Comune di Modena nel 1997.
