BOLLETTINO PER LE FARMACODIPENDENZE E L'ALCOOLISMO ANNO XXIV 2001, no. 2:
|
Nuove
droghe d’abuso tabellate con D.M. Sanità del 10 novembre 1999: 2C-B,
4-MTA, GHB e GBL Alessandro Palmeri*, Roberta
Pacifici**, Ilaria Palmi**, Manuela Pellegrini**, Annunziata Lopez***,
Piergiorgio Zuccaro** *
Dipartimento
di Prevenzione, Azienda Sanitaria Locale, Latina **
Laboratorio
di Biochimica Clinica, Istituto Superiore di Sanità, Roma. Corrispondenza:
Dott. Piergiorgio Zuccaro, Laboratorio di Biochimica Clinica, Istituto
Superiore di Sanità, V.le Regina Elena, 299, 00161 Roma, tel. 0649902909,
fax 06 49902016. ***
Istituto
di Medicina Legale, Università di Roma 'La Sapienza', Roma Riassunto L'inserimento degli
stupefacenti e sostanze psicotrope nelle tabelle è regolato dal DPR n.
309 del 9 ottobre 1990. Le sostanze e le relative
preparazioni vengono classificate in sei tabelle sulla base di criteri
relativi alle caratteristiche farmacologiche e tossicologiche e ai rischi
di abuso e dipendenza. Con decreto del Ministro
della Sanità del novembre 1999 sono state inserite 4 nuove sostanze:
2C-B, 4-MTA, GHB e GBL. Vengono riportati dati sulla
tossicità, sull'abuso e sulle proprietà analitiche di queste sostanze al
fine di rendere più agevole un approfondimento da parte dei singoli
esperti nel settore delle tossicodipendenze. Parole chiave: Sostanze
d'abuso, Farmacologia, Analisi tossicologica Abstract New psychoactive drugs
included by Ministerial Decree of 10 November 1999 as substances of abuse:
2C-B, 4-MT, GHB and GBL In Italy, psychoactive substances and drugs of abuse are
regulated by Law No. 309 of 9 October 1990. All substances are divided
into six different categories according to their characteristics. The
possibility of adding other substances in each category is also envisaged. Since 1990, 12 new substances have been included by law. In 1999, four new psychoactive agents were recognised and
included in the first category. This article describes in detail the biochemical and
pharmacological properties of each of these substances so as to make it
easier for people working in the field of drug addiction to fully
understand the behavioural and social impact of these new agents. Key words: Drugs of abuse, Pharmacology, Toxicological
analysis L'uso di sostanze stupefacenti e psicotrope da parte dei
giovani è un fenomeno di dimensione mondiale che oltre agli aspetti più
propriamente sanitari presenta risvolti sociali, giudiziari e di contrasto
da parte delle forze dell'ordine. Nel nostro paese tali sostanze sono regolamentate dal DPR
309 del 9 ottobre 1990 GU 255 del 31/10/90 che è il testo unico delle
leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope e
della prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di
tossicodipendenza. In questo DPR all'articolo 13 si stabilisce che le
sostanze stupefacenti e psicotrope sottoposte alla vigilanza e al
controllo del Ministero della Sanità sono raggruppate, in conformità ai
criteri di cui all'art.14, in sei tabelle da approvarsi con decreto del
Ministro della Sanità, di concerto con il Ministro di Grazia e Giustizia,
sentito l'Istituto Superiore di Sanità e il Consiglio Superiore di Sanità.
E' inoltre previsto, con apposito decreto, l'inserimento
di altre sostanze. Dall'entrata in vigore ad oggi (1990-2000) sono stati
emanati 12 decreti di inserimento di sostanze in tabella. E' chiaro comunque che il tempestivo inserimento in
tabella di una nuova sostanza permette alle forze di polizia di
intervenire nei confronti dello spaccio ma non ha nessun effetto sui
fenomeni sociali legati all'assunzione di queste sostanze. Con decreto del 10/11/1999 (1)
sono state inserite in tabella I le seguenti sostanze: il 2C-B, nome
chimico: 4-bromo-2,5-dimetossifeniletilamina; la 4-MTA, nome chimico:
4-metiltioamfetamina; il GHB, nome chimico: acido g-idrossibutirrico; il GBL,
nome chimico: g-butirrolattone. Abbiamo ritenuto che fosse
utile preparare delle brevi schede sulle proprietà chimiche e
farmacologiche di queste sostanze al fine di rendere più agevole un
approfondimento da parte dei singoli esperti nel settore delle
tossicodipendenze. 4-Bromo-2,5-dimetossifeniletilamina La
4-bromo-2,5-dimetossifeniletilamina, nota anche con i nomi 2C-B, BDMPEA,
MFT, Nexus, Venus, Bromo e Erox, è una droga psicoattiva correlata
strutturalmente alla 4-bromo-2,5-dimetossiamfetamina (DOB) della quale
richiama le proprietà allucinogene (1). Effetti e dosi Pochi sono i dati disponibili
sulla farmacologia, sul metabolismo e sulla tossicità. L’ingestione
di 2C-B rende i soggetti passivi e rilassati e allo stesso tempo induce
euforia con aumento delle recettività sensoriali visive, auditive,
olfattive e tattili, effetti questi riconducibili all’affinità per i
recettori serotoninici centrali (2). La combinazione degli stati emotivi e
sensoriali induce un senso di sicurezza non segnalato per altri
allucinogeni quale ad esempio l’LSD; tali effetti durano per circa 6-8
ore. Studi comportamentali su
pulcini confermerebbero l’ipotesi che il 2C-B, pur avendo effetti simili
all’amfetamina, debba essere considerato un allucinogeno con
comportamento disruptivo riconducibile più alla mescalina che all’LSD
(3,4). Una sperimentazione sulla
autosomministrazione endovenosa nei babbuini ha evidenziato come il 2C-B
non possieda un robusto effetto di rinforzo (5). Il 2C-B presenta alta affinità
per i recettori serotoninici 5-HT2, 5-HT1A,
5-HT1B, 5-HT1C. Gli
esperimenti su ratti suggeriscono che tale sostanza agisca da agonista
5-HT2 pur essendo meno selettiva rispetto al DOB. Inoltre gli
effetti comportamentali del 2C-B sui ratti sono simili, ma non identici al
DOB. La minore intensità è probabilmente legata al fatto che il 2C-B
dovrebbe permeare meno facilmente la barriera ematoencefalica rispetto
all’analogo a-metilato, vale a dire il DOB; inoltre metabolicamente
dovrebbe risentire più facilmente della deaminazione ossidativa in vivo
(2). Nell’uomo il 2C-B è attivo
a dosi di 0.1-0.2 mg/kg, valori più bassi di quelli relativi all’abuso
di MDMA, ma superiori al DOB rispetto al quale presenta una potenza 10
volte inferiore (6). Gli effetti sono
dose dipendenti: compresse contenenti da 5 a 10 mg di 2C-B hanno un
effetto prevalentemente stimolante, mentre in quelle da 10 – 20 mg
prevalgono le proprietà allucinatorie. E’ stato riportato il caso di un
soggetto che dopo aver assunto 60 mg di principio attivo ha avuto notevoli
effetti allucinatori (1). Tossicità Nonostante il 2C-B sia sul
mercato clandestino da parecchi anni, non sono segnalati casi
d’intossicazione. Tale assenza di dati potrebbe essere spiegata con le
esigue quantità di principio attivo contenute nelle compresse sequestrate
in Europa (5-15 mg). A causa della pressoché completa assenza di cross reattività ai più comuni test immunochimici (7,8,9), il 2C-B non è rilevabile con i test di screening sulle urine e questo potrebbe determinare la carenza d’informazioni sulla sua tossicità diretta ed indiretta. Abuso Sono segnalati sequestri di
2C-B in Europa e negli Stati Uniti. Nel 1979 il 2C-B è comparso per la
prima volta in Texas; a causa della sua rapida diffusione è stata
inserita nel 1993 nella prima lista del U.S. Controlled Substance Act
(10). In Olanda il 2C-B appare agli inizi del 1994 come sostituto del ben
più potente allucinogeno DOB (6). Fino
al 1997, anno in cui è stato introdotto nelle liste delle sostanze
proibite, il 2C-B è diventata sostanza di largo consumo tra le cosiddette
smart-drugs. Successivamente anche in Svizzera è stata segnalata la
presenza del 2C-B sul mercato illecito di droghe (11). In genere le compresse
analizzate risultano contenere da 5 a 10 mg di principio attivo, alcune in
associazione con MBDB, mentre in Olanda sono state segnalate compresse con
potere allucinogeno più elevato (circa 14 mg di 2C-B). Le compresse contenenti 2C-B
descritte dalla letteratura specialistica presentano diverse tipologie; ad
esempio compresse bianche con il logo $ e un’incisura sull’altra
faccia, peso medio 320 mg e diametro 10.0 mm o compresse bianche senza
alcuna stampigliatura, peso medio 50 mg e diametro 5.0 mm. Analitica - Gli spot test quali il Marquis e il Mecke sono puramente
indicativi con il limite, per il reattivo di Mecke, di non differenziare
il 2C-B dal DOM e dal DOB (1). - La spettrometria IR e UV fornisce spettri poco
significativi in quanto dei tutto simili a quelli dei DOM e dei DOB (11). - La cromatografia liquida ad alta risoluzione (HPLC), con
l'impiego di colonne a fase inversa quali le C-8 o le C-18, consente il riconoscimento qualitativo e la
determinazione quantitativa con l'ulteriore vantaggio di differenziare il
2C-B dai suoi isomeri posizionali sull'anello benzenico (10, 12). - La gas cromatografia, nelle condizioni analitiche
normalmente usate per la classe delle amfetamine, trova ampia applicazione
operando sia sulla sostanza tal quale che sui derivati. - La cromatografia con rivelatore di massa (GC-MS) permette
il riconoscimento della sostanza tal quale nonché dei derivati metil e
acetil con il limite di non discriminare tutte le forme isomeriche dovute
alle differenti possibili posizioni dei bromo sull'anello benzenico
rispetto ai due gruppi metossilici. L'esame delle compresse può
essere effettuata, con buona affidabilità, mediante le diverse tecniche
sopra riportate, sia ricercando il 2C-B come tale sia sui derivati.
La compressa può essere direttamente solubilizzata in metanolo o,
più correttamente, estratta in ambiente alcalino con opportuni solventi
quali il cloroformio, l'etere, il terbutiletere. La ricerca nei liquidi e nei
tessuti biologici è allo stato carente anche per la mancanza di dati sul
metabolismo di tale sostanza. Pertanto non è possibile trasferire, sic et
simpliciter, le metodiche descritte per le analisi sui preparati "da
strada" alle matrici complesse quali quelle biologiche. Infine ricordiamo che le
tecniche immunochimiche non sono utilizzabili per mancanza sul mercato di
test specifici per tale sostanza; nota soltanto la non cross-reattività
del 2C-B con i normali Kit usati per l'amfetamina e la metamfetamina (7,
8, 9). 4-Metiltioamfetamina La 4-metiltioamfetamina, nota
anche con i nomi 4-MTA e Flatliner, è una droga psicoattiva correlata
strutturalmente all’amfetamina dalla quale differisce per
l’introduzione in posizione para di un gruppo –SCH3. E’
stata sintetizzata per la prima volta nel 1992 per la sua attività
serotoninergica (13). Effetti e dosi
E’ un potente agente di
rilascio della serotonina e contemporaneamente è un inibitore della
monoamina ossidasi-A (MAO-A) (14, 15). Tali attività sono legate
all’introduzione in posizione para alla struttura dell’amfetamina di
un gruppo elettronegativo; in particolare è stato dimostrato che la
funzionalità metiltio possiede minore neurotossicità (13, 15, 16). La
4-MTA inoltre è dotata di
proprietà anoressizzanti (17) ed è stato dimostrato che favorisce la
secrezione di ormoni quali l’adrenocorticotropina (ACTH), il
corticosterone, la prolattina, l’ossitocina e la renina
in maniera dose-dipendente (18). Da un punto di vista
comportamentale, studi sui ratti hanno dimostrato che la 4-MTA non
possiede proprietà simili all’amfetamina e all’LSD (13). Segnalazioni
di esperienze soggettive indicano che a seguito di ingestione di dosi di
125 mg si hanno blandi effetti stimolanti, inferiori di intensità a
quelli delle amfetamine e
dell’MDMA. Generalmente si prova una sensazione di calma non
accompagnata da senso di beatitudine e un aumento di sete; non sono
segnalate allucinazioni o distorsioni visive. A dosi maggiori è possibile
registrare un incremento della pressione oculare. Tali effetti durano
circa 12 ore; dati gli scarsi effetti stupefacenti e la presenza di
effetti collaterali, i consumatori tendono a rivolgersi ad altri principi
attivi. Tossicità La tossicità della 4-MTA è
simile a quella di altre sostanze che inducono la cosiddetta sindrome
serotoninica. Sono stati postulati due metaboliti della 4-MTA: una forma
idrossilata sull’anello benzenico e una forma solfossido (19). Si ritiene che la 4-MTA sia
coinvolta in almeno due casi di morte nel Regno Unito e uno in Olanda,
anche in associazione con altri principi attivi (14). Data l’esiguità
della casistica non è stato ancora possibile accertare il meccanismo di
avvelenamento in tali decessi. In un caso di morte correlata
all'assunzione di 4-MTA, la concentrazione nel sangue è risultata di 4.60
mg/l e nell’urina 87.2 mg/l; in un secondo decesso dovuto
all'associazione con altre sostanze la concentrazione ematica è risultata
di 2.0 mg/l (14). Un altro caso di morte segnalato ha presentato una
concentrazione ematica di 1.5 mg/l (19). In tre casi clinici di
intossicazione da 4-MTA con sopravvivenza dei pazienti, la concentrazione
di picco plasmatico è risultata rispettivamente di 0.19, 0.13, 0.76 mg/l,
mentre l’unico dato sulla concentrazione urinaria disponibile è di 6.5
mg/l (14). Dall’analisi delle
concentrazioni ematiche dei pochi casi segnalati sono stati proposti i
seguenti range di tossicità: moderata tossicità 0.2-0.6 mg/l; ingente
tossicità > 0.6 mg/l; letalità >1.5 mg/l. Abuso La 4-MTA è stata sequestrata per la prima volta in Olanda nel 1997 mentre nel settembre 1998 nel Regno
Unito sono state confiscate circa 25000 compresse; esistono segnalazioni
anche dalla Germania, dalla Svizzera e dall’Australia. Le compresse olandesi e
inglesi presentano varie tipologie: compresse bianche con un’incisura,
peso 693 mg e diametro 13.1 mm; compresse rosa con la stampigliatura di
una stella a cinque punte, peso medio 400 mg e diametro 11.1 mm; compresse
bianco-giallastre con un’incisura, peso medio 300 mg e diametro 9 mm. Le analisi sulle compresse
mostrano un dosaggio di 4-MTA sotto forma cloridrato di 100-140 mg; le
compresse possono contenere anche caffeina o lattosio (14, 19). Analitica - Gli spot test sono di scarsa utilità: nessuna reazione con
il Marquis; sviluppo molto lento dì colorazione blu con il reattivo al
cobalto tiocianato. - La cromatografia su strato sottile (TLC) usando come fase
stazionaria il gel di silice 60GF con sistemi eluenti/cicloesano/toluene/dietilammina
o metanolo e come rivelatori l'UV a 254 e lo iodoplatinato acido,
permettono una buona separazione di 4-MTA da MDMA, MDEA, MBDB; poco
risolta la separazione dall'MDA (19). - La spettrofotometria IR e UV è scarsamente applicabile: la
prima perché necessita di sostanza pura e la seconda perché
caratterizzata da un solo massimo a 255 nm. -
La cromatografia liquida ad alta risoluzione (HPLC) trova larga
applicazione sia per la
ricerca della molecola come tale che dei suoi metaboliti (idrossiMTA e
solfossidoMTA); inoltre permette la separazione della 4-MTA da MDA, MDMA,
MDEA e MBDB (14, 20, 21). -
La gas cromatografia trova applicazione nelle condizioni che vengono
normalmente utilizzate per la ricerca delle amfetamine (14). -
La gas cromatografia con rivelatore di massa è utilizzata per la
identificazione della molecola come tale e dei silil e acetilderivati. La ricerca della 4-MTA nelle
confezioni "da strada" può essere effettuata come descritto per
i12C-B. Ai test immunochimici la
4-MTA presenta cross-reattività ai test EMIT con anticorpi monoclonali
per l'amfetamina, il valore di cutt-off di un mg/litro per l'amfetamina
viene raggiunto con concentrazioni urinarie di 4MTA pari a circa 8 mg/l.
Ciò significa che nelle urine di utilizzatori ricreazionali, il
test immunochimico darà risultati negativi non raggiungendo il valore di
cutt-off. Acido g-idrossibutirrico e g-butirrolattone L’acido g-idrossibutirrico
(GHB) è un acido grasso idrossi-sostituito noto anche come gamma-OH,
gamma idrato, sodio oxibato, Somatomax, “liquid ecstasy” o “liquid
X”. Il g-butirrolattone (GBL) è la
forma ciclica del GHB che si ottiene per condensazione del gruppo acido
con quello idrossilico. Il GHB è una sostanza
normalmente presente nell’encefalo dei mammiferi, mentre la presenza
endogena del GBL non è del tutto chiarita, vista la rapida conversione
del GBL in GHB ad opera dell’enzima g-lattonasi
(22,23). Effetti e dosi Non è ancora perfettamente
chiarito se il GHB e il suo lattone siano neurotrasmettitori o
neuromodulatori; noto è invece che essi interferiscono con l’attività
dei sistemi GABAergici, dopaminici, serotoninici, nonché degli oppioidi
endogeni e dell’acetilcolina (22-26). Gli effetti del GHB si
esplicano principalmente nei confronti del SNC. I sintomi sono, secondo la
dose: sonnolenza, trance, perdita di coscienza o coma profondo. Sono
segnalati anche epilessia, amnesia, movimenti involontari, depressione
della respirazione, bradicardia, ipotonia, ipotensione, nausea, vomito,
debolezza, confusione (22-24, 27, 28). Questi sintomi, e in particolar
modo l’arresto respiratorio, sono potenziati da alcool, oppiacei,
benzodiazepine e barbiturici (27). Alte
dosi di GHB inducono allucinazioni e delirio. La capacità del GHB di
indurre il sonno e il coma reversibile è stata sfruttata in campo
anestesistico; per tali applicazioni la dose è di 1-3 g (20-30 mg/kg i.v.);
quantità maggiori (fino a 100 mg/kg) determinano, oltre al coma,
depressione respiratoria e crisi epilettiche. Il GHB è stato impiegato
inoltre come ipnotico-ansiolitico e nel trattamento della narcolessia
(dose orale 20-30 mg/kg) (23, 24, 27). L’unico impiego
terapeutico conosciuto è quello per il trattamento dell’alcoolismo
(22). A dosi giornaliere di 50 mg/kg, il GHB attenua marcatamente i
sintomi della sindrome d’astinenza da alcool e se somministrato per
periodi prolungati ne facilita la disassuefazione. E’ stata però
segnalata la possibilità d’insorgenza d’abuso di GHB durante il
trattamento. Il GHB è stato anche studiato per il trattamento dei sintomi
della crisi d’astinenza da oppiacei. In Italia il GHB è
commercializzato con il nome di Alcover, soluzione orale al 17.5%, per
terapie associate all’etilismo. Per quanto riguarda l’uso a
fini ricreazionali, i consumatori riportano maggiore desiderio sessuale e
un effetto euforizzante, connesso alle sensazioni di benessere della
narcosi, a metà tra gli effetti dell’LSD e dell’MDMA (24, 26, 27, 29,
30). La dipendenza da GHB avviene
attraverso un meccanismo di rinforzo positivo e l’insorgenza della
tolleranza; si manifesta così un aumento del bisogno di assumere la
sostanza e di aumentare le dosi e la frequenza. I consumatori di GHB
riportano che dosi di 2,5-3,0 g (35 mg/kg) possono produrre effetti
piacevoli fino a tre ore dall’assunzione (24, 30). Tossicità Il GHB è rapidamente
assorbito nel tratto gastrointestinale con un picco plasmatico dopo 20-60
min dalla somministrazione orale (24, 28).
Il 2-5% della dose somministrata è eliminata tal quale nelle urine e
dopo 12 ore la sostanza non è più rilevabile (30, 31).
Il GBL, pur non avendo di per sé attività farmacologica, viene
ancor più rapidamente assorbito, distribuito e riconvertito a GHB
direttamente nel plasma per opera della g-lattonasi
(32). La tossicità di tali
sostanze è connessa agli effetti sul SNC descritti precedentemente. Negli ultimi anni
sono stati segnalati negli Stati Uniti almeno sei casi di morte
attribuibili al GHB (30). Livelli plasmatici di GHB di circa 50 mg/L o 100
mg/L sono indicativi rispettivamente di sedazione e induzione del sonno;
valori superiori a 100 mg/L sono caratteristici della stato di anestesia
(28, 29, 31). Molto preoccupante dal punto
di vista della tossicità, è la capacità del GHB di dar luogo a fenomeni
di dipendenza con sindromi carenziali, caratterizzate da insonnia, crampi
muscolari, tachicardia, ansia, tremori, sudorazione e nausea, sintomi che
regrediscono prontamente con successive assunzioni di GHB e che possono
essere controllati con somministrazioni di diazepam (33, 34). Tale
dipendenza è stata evidenziata nel 10% dei pazienti in cura di
disassuefazione da etanolo e in un caso la petizione per l’etanolo è
stata sostituita con quella per il GHB, con una netta preferenza per
quest’ultima (33, 35). Abuso A partire dagli anni 90’
negli Stati Uniti è stato segnalato l’uso voluttuario del GHB con
conseguente aumento dei sequestri di preparati illegali. Tali preparati
contengono GHB o GBL o una miscela dei due. I preparati illegali possono
apparire in forma di liquido trasparente, sotto forma di polvere bianca o
di liquido contenente materiale bianco. Alle soluzioni di GHB viene a
volte aggiunto l’aroma di cannella per rendere il liquido più
appetibile (30). Dopo il 1990, la FDA (2),
a seguito di numerose segnalazioni di intossicazioni da GHB a seguito di
ingestione a fini ricreazionali, ha vietato la libera commercializzazione
di prodotti venduti come ipnoinducenti, coadiuvanti delle cure dimagranti
e della performance fisica (23). Altro uso illegale è la somministrazione
di GHB a vittime di violenze sessuali al fine di indurre narcosi. Il consumatore di GHB è
generalmente un poliassuntore di sostanze d’abuso psicoattive (etanolo,
cannabis, benzodiazepine, amfetamine); questo rende ancor più difficile
la comprensione della natura e delle conseguenze di tale abuso (26,27). La
variabilità della risposta al GHB da parte degli individui, le differenze
nella purezza dei preparati di strada e la grande cross-reattività con
molte sostanze di uso ed abuso, rendono il GHB una droga pericolosa (30). A livello dell'Unione Europea
vi sono poche informazioni riguardanti le conseguenze sulla salute dovute
all'abuso di GHB. Dal 1995 al 2000 sono state
però segnalate 11 morti collegati al GHB e 200 casi di overdose non
fatale. Nel settembre del 2000 si è svolta a Lisbona una riunione
dell'EMCDDA (European Monitoring Centre for Drugs and Drugs Addiction) per
valutare il risk assessment del GHB. Nel documento conclusivo degli
esperti si ricorda fra l'altro che: -
il GHB non è una nuova droga sintetica ed è
registrato come farmaco in quattro stati membri (Austria, Italia, Francia
e Germania); -
l'abuso della sostanza pone significativi rischi per
la salute; -
non vi è opinione concorde se le restrizioni imposte
dalle legislazioni farmaceutiche siano sufficienti o no; -
è necessario costituire un gruppo ad hoc per valutare
l'uso della sostanze in casi di violenze sessuali; -
è necessario approfondire studi sull'analisi nei
liquidi biologici. Inoltre nel novembre 2001 si
è tenuta a Vienna una riunione della commissione Narcotic Drugs delle
Nazioni Unite per discutere l'introduzione nelle tabelle delle nuove
sostanze soggette ad abuso o misuso. La commissione all'unanimità
ha deciso l'inserimento del GHB nella categoria IV della classificazione
internazionale delle sostanze stupefacenti e psicotrope. Il Ministero
della Salute, anche alla luce delle nuove prese di posizione a livello di
organismi internazionali, sta valutando una nuova classificazione del GHB
in linea con quanto indicato dalle Nazioni Unite. Analitica Non abbiamo trovato in
letteratura dati relativi agli spot test, alle TLC, alla spettrofotometria
IR. Anche in UV le informazioni sono state assai carenti. Pertanto la tecnica elettiva
per l’analisi di preparati da strada sembrerebbe essere quella HPLC che,
permettendo una contemporanea determinazione delle due forme, risolve i
problemi legati alla interconversione tra forma aperta e lattonica. (36) Le analisi sono effettuate su
soluzioni 5 mg/ml in acqua-metanolo 1:1 per i reperti in polvere o su
soluzioni diluite 50 volte nello stesso solvente per i reperti liquidi. Le
soluzioni ottenute sono ulteriormente diluite 1:1 con le fasi mobili usate
in HPLC. La tecnica descritta pur non
essendo dotata di elevata sensibilità, è ampiamente sufficiente per il
dosaggio dei principi attivi dei preparati del mercato illecito (36),
mentre non sembra essere applicabile allo screening e quantificazione
delle stesse molecole nei reperti biologici, che di preferenza sono
analizzati in GC-MS. Le tecniche più recenti e più
affidabili in gascromatografia fanno uso di colonne capillari con fasi non
polari di poli-dimetilsilossano (DB1, OV1, HP1) (37-40). Le analisi
possono essere condotte direttamente sul GHB, come tale o dopo
derivatizzazione, oppure sul GBL dopo lattonizzazione. Su campioni biologici,
l’isolamento selettivo del GHB è assai problematico visto che le
condizioni di estrazione determinano la sua lattonizzazione in GBL. In
genere si effettua una trasformazione completa del GHB in GBL in ambiente
acido e riscaldando, cui è fatta seguire un’estrazione liquido-liquido
(29, 41, 42, 43). Le condizioni più favorevoli sembrerebbero quindi
essere quelle a pH 6-6,5 per aggiunta di tampone fosfato ed estrazione con
cloroformio, etere o cloruro di metilene (37, 38, 44). Durante le fasi di
pretrattamento del campione (biologico e non) per evitare perdite di
analita, è importante mantenere condizioni blande di evaporazione, data
la volatilità del GBL (38). Il problema principale del
dosaggio di GHB e GBL nei reperti biologici è dato dalla provata
formazione postmortale del GHB (45). In un caso comprovato di
intossicazione fatale, il livello ematico di GHB è stato di 27 mg/L,
mentre in tre decessi correlati ad assunzione di GHB le concentrazioni
sono risultate maggiori. Inoltre sono stati analizzati campioni urinari ed
ematici prelevati a persone, vive o decedute, senza precedenti di uso o
abuso di GHB. La totalità dei campioni da vivente e tutti i campioni
urinari da deceduti sono risultati negativi al metodo GC-MS, mentre il 25%
dei campioni ematici postmortali sono risultati contenere livelli di GHB
compatibili con quelli riscontrabili in pazienti anestetizzati e con i
valori associati a letalità. Il fatto che il GHB compaia esclusivamente
nei campioni ematici di deceduti depone fortemente per l’ipotesi che il
GHB sia anche un prodotto di decomposizione postmortale. Dal punto di
vista probatorio, l’analisi su campioni urinari sembra produrre
risultati più affidabili e sicuri per l’investigazione di casi di
decessi connessi ad uso o abuso di GHB (37); inoltre le concentrazioni in
gioco sono circa 10 volte maggiori a quelle rilevate nel sangue. I livelli
urinari di GHB endogeno sono stati stimati sotto il valore di 5 mg/L,
mentre valori superiori possono essere correlati a pregresse assunzioni. Note (1) G.U. n.266 del 12/11/1999 (2) FDA = Food and Drug Administration Bibliografia 1.
Ragan F.A., Hite S.A., Samuels M.S. and Garey R.E. (1985):
4-Bromo-2,5-dimethoxyphenethylamine: identification of a new street drug.
J. Anal. Toxicol., 9, 91-93. 2.
Glennon R.A., Titeler M. and Lyon R.A. (1988): A preliminary
investigation of the psychoactive agent
4-Bromo-2,5-dimethoxyphenethylamine: a potential drug of abuse. Pharmacol.
Biochem. Behav. 30, 597-601. 3.
Bronson M.E., Jiang W., DeRuiter J. and Clark C.R. (1995): A
behavioral comparison of Nexus, cathinone, BDB and MDA. Pharmacol. Biochem.
Be. 51 (2-3), 473-475. 4.
Bronson M.E., Wages T.D., Beddingfield T.B., Horner J.M., Willis
L.L. and Scott Jr. J.L., (1996): Morphine, MDMA, MDA, and Nexus produce a
conditioned place preference in newly hatched chikens. Exp. Clin.
Psychopharmacol. 4 (4): 354-362. 5.
Sannerud C.A., Kaminski B.J. and Griffiths R.R.. (1996):
Intravenous self-injection of four novel phenethylamines in baboons. Behav.
Pharmacol. 7, 315-323. 6.
de Boer D., Gijzels M.J., Bosman I.J. and Maes R.A.A. (1999): More
data about the new psychoactive drug 2C-B. J. Anal. Toxicol. 23, 227-228. 7.
Cody J.T. (1990): Cross-reactivity of amphetamine analogues with
Roche Abuscreen radioimmunoassay reagents. J. Anal. Toxicol.
14, 50-53. 8.
Cody J.T. and Schwarzhoff R. (1993): Fluorescence polarization
immunoassay detection of amphetamine, methamphetamine and illicit
amphetamine analogues. J. Anal. Toxicol. 17, 26-30. 9.
Cody J.T. (1990): Detection of d,l-amphetamine, d,l-methamphetamine
and illicit amphetamine analogs using diagnostic products corporation’s
amphetamine and methamphetamine radioimmunoassay. J. Anal. Toxicol. 14, 321-324. 10.
DeRuiter J. and Clark C.R. Noggle F.T. (1995): LC and GC-MS
analysis of 4-Bromo-2,5-dimethoxyphenethylamine (Nexus) and 2-propanamine
and 2-butanamine analogues. J. Chromatogr. Sci. 33, 583-590. 11.
Giroud C., Augsburger M., Rivier L., Mangin P., Sadeghipour F.,
Varesio E., Veuthey J.L. and Kamalaprija (1998): P. 2C-B: a new
psychoactive phenylethylamine recently discovered in ecstasy tablets sold
on the Swiss black market. J. Anal. Toxicol. 22, 345-354. 12.
DeRuiter J., Clark C.R. and Noggle F.T. (1998): Gas
chromatographic-mass spectrometric and high-performance liquid
chromatographic analyses of the bromination products of the regioisomeric
dimethoxyphenethylamines: differentiation of Nexus from five positional
isomers. J. Chromatogr. Sci. 36, 23-28. 13.
Huang X., Marona-Lewicka D. and Nichols D.E. (1992): p-Methylthioamphetamine
is a potent new non-neurotoxic serotonin-releasing agent. Eur. J.
Pharmacol. 229, 31-38. 14.
Elliott S.P. (1999): An initial review of analytical findings in
cases involving 4-methylthioamphetamine (4-MTA). Bull. Int. Assoc. For.
Toxicol. 29(2), 7-9. 15.
Scorza C., Carrau C., Silveira R., Zapata-Torres G., Casels B.K.,
Reyes-Parada M. (1997): Monoamine oxidese inhibitory properties of some
methoxylated and alkylthio amphetamine derivatives. Biochem. Pharmacol.
54, 1361-1369. 16.
Scorza C., Silveira R., Nichols D.E. and Reyes-Parada M. (1999):
Effects of 5-HT-releasing agents on the extracellular hippocampal 5-HT of
rats. Implications for the development of novel antidepressants with a
short onset of action. Neuropharmacology 38: 1055-1061. 17.
Holland G.F., Buck C.J. and Weissman A. (1963): Anorexigenic
agents: aromatic substituted 1-phenyl-2-propylamines. J. Med. Chem. 6,
519-524. 18.
Li Q., Murakami I., Stall S., Levy A.D., Brownfield M.S., Nichols
D.E. and Van de Kar L.D. (1996): Neuroendocrine pharmacology of three
serotonin releasers: 1-(1,3-benzodioxol-5-yl)-2-(methylamino)butane (MBDB),
5-methoxy-6-methyl-2-aminoindan (MMAi) and p-methylthioamphetamine (MTA).
J. Pharmacol. Exp. Ther. 279 (3), 1261-1267. 19.
Poortman A.J. and Lock E. (1999): Analytical profile of
4-methylthioamphetamine (4-MTA), a new street drug. Forensic
Sci. Int. 100, 221-233. 20.
Elliott S.P. and Hale K.A. (1997): Development of a
high-performance liquid chromatography retention index scale for
toxicological drug screening. J. Chromatogr. B. 694, 99-114. 21.
S.P. Elliott and Hale K.A. (1997): Applications of an HPLC-DAD drug
screening system based on retention indices and UV spectra. J. Anal.
Toxicol. 22, 279-289. 22.
Poldrugo F. and Addolorato G. (1999): The role of g-hydroxybutyric acid in the treatment of alcoholism:
from animal to clinical studies. Alcohol Alcoholism 34(1), 15-24. 23.
Bernasconi R., Mathivet P., Bischoff S. and Marescaux C. (1999):
Gamma-hydroxybutyric acid: an endogenous neuromodulator with abuse
potential? Trends Pharmacol. Sci. 20 (4), 135-141. 24.
Galloway G.P., Frederick S.L., Staggers F.E., Gonzales M., Stalcup
S.A. and Smith D.E. (1997): Gamma-hydroxybutyrate: an emerging drug of
abuse that causesphysical dependence. Addiction 92(1), 89-96. 25.
Doherty J.D., Hattox S.E., Snead O.C. and Roth R.H. (1978):
Identification of endogenous g-hydroxybutyrate
in human and bovine brain and its regional distribution in human, Guinea
pig and Rhesus monkey brain. J. Pharmacol. Exp. Ther. 207(1), 130-139. 26.
Hernandez M., McDaniel C.H., Costanza C.D. and Hernandez O.J
(1998): GHB-induced delirium: a case report and review of the literature
on gamma hydroxybutyric acid. Am. J. Drug Alcohol Abuse 24 (1), 179-183. 27.
Center for Disease Control (1990): Multistate outbreak of poisoning
associated with illicit use of gamma hydroxy butyrate. MMWR-Morbid Mortal
W 39 (47), 861-863. 28.
Dyer J.E. (1991): g-hydroxybutyrate:
a health-food product producing coma and seizurelike activity. Am. J.
Emerg. Med. 9(4), 321. 29.
Vree T.B., Van der Kleijn E. and Knop H.J. (1976): Rapid
determination of 4-hydroxybutyric acid (Gamma OH) and 2-propylpentanoate (Depakine)
in human plasma by means of gas-liquid chromatography. J. Chromatogr. 121,
150-152. 30.
Ropero-Miller J.D. and Goldberger B.A. (1998): Recreational drugs.
Current trends in the 90s. Clin. Lab. Med. 18 (4), 727-746. 31.
Helrich M., McAslan T.C., Skolnik S. and Bessman S.P. (1964):
Correlation of blood levels of 4-hydroxybutyrate with state of
consciousness. Anesthesiology 25,
771-775. 32.
Guidotti A. and Ballotti P.L. (1970): Relationship between
pharmacologiacl effects and blood and brain levels of gamma-butyrolactone
and gamma-hydroxybutyrate. Biochem.
Pharmacol. 19, 883-894. 33.
Addolorato G., Caputo F., Capristo E., Bernardi M., Stefanini G.F.
and Gasbarrini G. (1999): A case of gamma-hydroxybutyric acid withdrawal
syndrome during alcohol addiction treatment: utility of diazepam
administration. Clin. Neuropharmacol. 22(1), 60-62. 34.
Galloway G.P., Frederick S.L. and Staggers F.E. (1994): Physical
dependence on sodium oxybate. Lancet 343, 57. 35.
Addolorato G., Caputo F., Stefanini G.F. and Gasbarrini G. (1997):
Gamma-hydroxybutyric acid in the treatment of alcohol dependence: possible
craving development for the drug. Addiction 92 (8), 1035-1036. 36.
Mesmer M.Z. and Satzger R.D. (1998): Determination of gamma-hydroxybutyrate
(GHB) and gamma-butyrolactone (GBL) by HPLC/UV-VIS spectrophotometry and
HPLC/thermospray mass spectrometry. J. Forensic Sci. 43(3), 489-492. 37.
Mc Cusker R.R., Paget-Wilkes H., Chronister C.W., Goldberger B.A.
and ElSohly M.A. (1999): Analysis of gamma-hydroxybutyrate (GHB) in urine
by gas chromatography-mass spectrometry. J. Anal. Toxicol. 23, 301-35. 38.
Frison G., Tedeschi L., Maietti S., Ferrara S.D. (2000):
Determination of gamma-hydroxybutyric acid (GHB) in plasma by headspace
solid-phase microextration and gas chromatography/positive ion chemical
ionization mass spectrometry. Rapid Commun Mass Spectrom 14(24), 2401-7. 39.
Gibson K.M., Aramaki S., Sweetman L., Nyhan W.L., DeVivo D.C.,
Hodson A.K. and Jakobs C. (1990): Stable isotope diluition analysis of
4-hydroxybutyric acid: an accurate method for quantification in
physiological fluids and the prenatal diagnosis of 4-hydroxybutyric
aciduria. Biomed. Environ. Mass Spectrom.19, 89-93. 40.
Ehrhardt J.D., Vayer Ph. and Maitre M. (1988): A rapid and
sensitive method for the determination of g-hydroxybutyric
acid and trans-g-hydroxycrotonic
acid in rat brain tissue by gas chromatography/mass spectrometry with
negative ion detection. Biomed. Environ. Mass Spectrom. 15, 521-524. 41.
Giarman N.J. and Roth R.H. (1964): Differential estimation of
gamma-butyrolactone and gamma-hydroxybutyric acid in rat blood and brain.
Science 145, 583-585. 42.
Van der Pol W., Van der Kleijn E. and Lauw M. (1975): Gas
chromatographic determination and pharmacokinetics of 4-hydroxybutyrate in
dog and mouse. J. Pharmacokinet. Biop. 3(2), 99. 43.
Jakobs C., Bojasch M., Mönch E., Rating D., Siemes H. and Hanefeld
F. (1981): Urinary excretion of gamma-hydroxybutyric acid in a patient
with neurological abnormalities. The probability of a new inborn error of
metabolism. Clin. Chim. Acta 111, 169-178. 44.
Doherty J.D., Snead O.C. and Roth R.H. (1975): A sensitive method
for quantitation of g-hydroxybutyric
acid and g-butyrolactone
in brain by electron capture gas chromatography. Anal. Biochem. 69,
268-277. 45.
Fieler E.L, Coleman D.E. and Baselt R.C. (1998): g-hydroxybutyrate
concentrations in pre- and postmortem blood and urine. Clin. Chem. 44,
692. |