BOLLETTINO PER LE FARMACODIPENDENZE E L'ALCOOLISMO - ANNO XXIV 2001 no. 3

Terapia con buprenorfina: valutazione sui primi 347 arruolamenti di due Ser.T. di Napoli

Francesco Auriemma*, Elvio Marguccio***, Marina Siconolfi**, Rosa Stimolo***, Camillo Esempio***, Antonella Vecchione*****, Antonio Guardiano*****, Carmine Mazzella****, Marco Topa****, Caterina Butera****, Enzo Bellopede**** 

Riassunto

Nel presente lavoro vengono valutati i primi 347 arruolamenti in terapia con Buprenorfina di pazienti tossicodipendenti da sostanze oppioidi.

Lo studio si propone di verificare l’efficacia del trattamento, valutato anche sui risultati degli esami tossicologici, e la compliance dello stesso anche nell’ottica della riduzione del danno. I pazienti arruolati sono stati classificati per sesso e fascia d’età.

Sono stati valutati, inoltre, gli effetti collaterali del farmaco.

Parole chiave: Tossicodipendenza da oppiacei, Compliance, Buprenorfina, Esami tossicologici, Riduzione del danno

Abstract
Therapy with buprenorphine: evaluation on 347 patients

The authors evaluate buprenorphine therapy in opiate addicts over a treatment period between April 2000 and September 2000.

Participants: 347 subjects ( 318 males and 29 females).

Intervention: The subjects have received sublingual buprenorphine at a dosage of between 2 and 12 mg. daily, maximum daily dose 32 mg.

Measurement: Assessment of treatment retention and illicit substance use (opiates and cocaine) was made by urine analysis.

Findings: There has been a significantly low rate of illicit opiate consumption.

Conclusion: The authors confirm previous reports of buprenorphine use as an alternative for a specific subgroup in maintenance therapy for opiate addiction, even for Harm Reduction purposes.

Keywords: Drug addiction, Compliance, Buprenorphine, Toxicological exams, Harm reduction

* Responsabile Medico Ser.T DSB 45 ASLNA I - Via Terracina - Napoli - Tel. 081.2547900 - e-mail: nessundolore@libero.it.

** Responsabile Medico Ser.T Distretto 50 - Napoli.

*** Dirigente Medico Ser.T Distretto 50 - Napoli.

**** Dirigente Medico Ser.T Distretto 45 - Napoli.

***** Dirigente Sociologo Ser.T Distretto 50 - Napoli.

Introduzione

Nel trattamento di pazienti tossicodipendenti da oppiacei, la terapia a mantenimento con metadone cloridrato ha dimostrato un decremento del consumo di sostanze da strada, dei comportamenti criminali e di trasmissione di malattie infettive.

Nonostante ciò, le terapie a mantenimento con metadone non sempre sono ben accettate dai pazienti per pregiudizi culturali e per la necessità di un’assunzione quotidiana.

La buprenorfina è una molecola di sintesi derivata dalla tebaina, alcaloide dell’oppio, dotata di agonismo parziale verso i recettori mu ed antagonismo verso i recettori k.

Ciò le conferisce un potente effetto analgesico (mu) in assenza di effetto disforico (anti-k).

I primi effetti della buprenorfina, si manifestano dopo circa 20 minuti dalla somministrazione sublinguale, il massimo livello plasmatico è raggiunto dopo 2 ore e la sua efficacia può durare 72 ore in relazione alla dose somministrata.

I sintomi astinenziali, conseguenti alla brusca interruzione dell’assunzione del farmaco, sono più modesti se rapportati a quelli del metadone.

La terapia con buprenorfina può essere, quindi, in alcuni casi, una valida alternativa a quella con metadone, nel trattamento sostitutivo della dipendenza da oppiacei.

Materiali e metodi

I nostri Servizi hanno iniziato nel maggio 2000 terapie con la buprenorfina.

Nei giorni precedenti l’acquisizione del farmaco, gli operatori di tutti i profili professionali si sono più volte incontrati, affinché le caratteristiche del farmaco e le modalità di somministrazione fossero note a tutti ed insieme hanno formulato delle linee di indirizzo per la selezione dei pazienti eleggibili al trattamento.

Sono stati arruolati 347 tossicodipendenti da oppiacei (318 maschi, 29 femmine) (Tab. 1) in una fascia d’età compresa tra i 19 e i 42 anni, in particolare la percentuale maggiore di pazienti ammessi in terapia con buprenorfina è rientrata tra i 25 e 29 anni (Tab. 2) (Figura 1).

Di questi pazienti solo 8 sono stranieri.

I soggetti sono, inoltre, classificati in base alle condizioni lavorative (Tab. 3).

Circa il 45% dei pazienti era precedentemente in terapia con metadone ad un dosaggio compreso fra i 10 e i 30 mg/die ed erano relativamente stabilizzati, nel senso che facevano uso saltuario di oppiacei da strada (Figura 2).

Il razionale del cambiamento della terapia era la scarsa adesione di questi pazienti al trattamento con metadone che, per motivi diversi, tentavano, senza peraltro riuscirci, di scalare.

Una bassa percentuale (10%) di pazienti era in terapia con dosaggi di metadone maggiori di 30 mg/die, dosaggi che avrebbero dovuto essere incrementati, in quanto il doppio uso era quotidiano e la compliance al trattamento scarsa (3).

Anche in questi casi, il razionale del cambiamento di terapia è da ricercarsi nella completa impossibilità da parte degli operatori di poter adeguare il dosaggio di metadone alle reali esigenze dei pazienti, per il netto rifiuto di questi ultimi ad assumere un congruo dosaggio del farmaco.

Questi pazienti hanno rapidamente scalato il metadone, fino ad un dosaggio di 20 mg per poi iniziare la terapia con buprenorfina.

In 5 soggetti, onde evitare sintomatologia astinenziale legata allo spiazzamento recettoriale del metadone da parte della buprenorfina che ha maggiore affinità, l’induzione con tale farmaco è avvenuta a distanza di 48 ore dall’ultima assunzione di metadone, ad un dosaggio più alto (2-4 mg in più).

Circa il 20% dei pazienti erano reiscrizioni, assenti dal Servizio da molto tempo (2-3 anni) e, nella maggior parte, con un pregresso sporadico rapporto con il Ser.T. (Figura 3).

Circa il 35% dei pazienti afferivano per la prima volta al Servizio (Figura 4).

Inoltre come criterio di inclusione, abbiamo considerato anche i soggetti ben integrati socialmente ed occupati professionalmente, con difficoltà a frequentare assiduamente il Servizio per ragoni lavorative ed i pazienti giunti al Ser.T senza una forte motivazione con preconcetti nei confronti del metadone, visto come “droga sintetica” alimentante dipendenza, intossicazione ed astinenza.

Criteri di esclusione dal trattamento

• Abuso di alcol e/o di benzodiazepine.

• Grave epatopatia.

• Doppia diagnosi.

Metodologia di somministrazione del farmaco

L’induzione con buprenorfina è stata effettuata a 24 ore dall’ultima assunzione di metadone a un dosaggio compreso tra i 15 e i 20 mg oppure a 5 ore dall’ultima assunzione di oppiacei da strada.

La prima somministrazione è stata di 4 mg di buprenorfina ed i pazienti sono stati rivalutati dopo 2-3 ore, per un eventuale incremento del farmaco che si è puntualmente verificato (altri 4 mg). I pazienti sono stati distribuiti per dosaggio giornaliero di buprenorfina (da 2 a 16 mg/die) ed è stato valutato il dosaggio medio giornaliero che è risultato essere di 7,5 mg.

Il dosaggio massimo somministrato in un giorno è stato di 32 mg (trattamento per 2 gg.).

La modalità di somministrazione è stata quella a giorni alterni nel 66% dei casi, giornaliera nel 34%.

Abbiamo verificato che la somministrazione a gg. alterni risulta essere preferibile alle altre, sia perché permette al paziente una maggiore autonomia dal Servizio rispetto alla somministrazione quotidiana, sia perché non si manifesta l’incremento del craving nei confronti della sostanza d’abuso che viene, invece, riferito dai pazienti come si era verificato nella somministrazione ogni tre giorni (1).

La somministrazione del farmaco è stata sempre effettuata sotto diretto controllo medico ed infermieristico.

Laddove le esigenze lavorative o altri motivi personali non permettevano una frequenza giornaliera al Servizio, si è provveduto a modalità di somministrazione compatibili con tali esigenze (affido del farmaco ad personam o a terzi).

Onde evitare di far crescere nei pazienti l’illusione che questo farmaco serva a “guarire” o a “disintossicare” in pochi giorni, abbiamo sempre sottolineato l’importanza della lunga durata del trattamento (almeno 6 mesi) e del dosaggio adeguato (fino a 16 mg/die) al fine di bloccare il craving e permettere una vita il più “normale” possibile. Requisiti questi indispensabili per un farmaco sostitutivo.

Effetti collaterali

Non si sono mai verificati effetti collaterali degni di nota nella somministrazione giornaliera, diversamente, nella doppia o tripla assunzione i sintomi riferiti sono stati: cefalea, ansia, nervosismo o sedazione nel giorno della doppia assunzione e sintomi astinenziali minori (brividi o insonnia) in II giornata.

Solo in due casi la cefalea è stata causa di interruzione del trattamento.

Si è inoltre notato che in alcuni pazienti, in assenza di evidente patologia psichiatrica, si è manifestata ipereccitazione e disforia a dosaggi elevati di farmaco (>12mg/die), regredita riducendo la posologia (circa 8 mg/die).

Analisi dei dati

I risultati sono stati analizzati nell’arco di tempo di diciotto mesi.

La percentuale di drop-out è stata del 50%.

In particolare, il drop-out:

• nei pazienti precedentemente in trattamento con metadone è stato del 23%;

• nei pazienti reiscritti è stato dell’86%;

• nelle prime iscrizioni è stato del 57%.

Dei pazienti in drop-out il 62% ha, successivamente, intrapreso terapia con metadone mentre il 38% ha interrotto il rapporto con il Servizio.

I pazienti che hanno risposto adeguatamente al trattamento con buprenorfina, hanno riferito maggior benessere psico-fisico e miglioramento della qualità della vita. Sottoposti settimanalmente ad esami tossicologici, hanno dato un’alta percentuale di negatività alla ricerca dei metaboliti degli oppiacei e della cocaina.

Il follow-up a 2 mesi ha confermato, mediante esami tossicologici, il mantenimento dello stato di drug-free.

La nostra esperienza ha però evidenziato che accanto a questo gruppo di pazienti che segue con “diligenza” il programma terapeutico con risultati ottimali, se ne è formato un altro che, pur se incapace a frequentare il Ser.T. con regolarità e spesso positivo ai tossicologici, riferisce benessere maggiore e minor abuso di sostanze stupefacenti rispetto ad altri tipi di trattamento; alcuni di questi soggetti hanno trovato lavoro e complessivamente risultano obiettivamente stare meglio seppur conducendo terapie discontinue ed incostanti.

La percentuale di pazienti che ha concluso il trattamento è pari al 17%.

La disparità così alta tra drop-out ed aderenza al trattamento è essenzialmente da ricercarsi nelle modalità di arruolamento soprattutto negli ultimi mesi, per favorire un più facile accesso anche a quei soggetti giovani, poco conosciuti dal Servizio o alla prima iscrizione, con scarsa motivazione a qualunque tipo di intervento e a quei soggetti che, comunque, mal tolleravano un trattamento con metadone.

Risultati

Sono stati valutati gli esiti degli esami tossicologici durante l’arco del trattamento ed il risultato è stato assolutamente incoraggiante in quanto la negatività per i cataboliti di oppiacei e cocaina è stata di oltre il 50% (Figura 5).

Nel 33% è stata riscontrata positività per oppiacei e nell’8% per la cocaina, in pazienti con pregresso saltuario uso di tale sostanza.

Tutti i pazienti che hanno portato avanti il trattamento, riferiscono benessere fisico, netta riduzione del craving, miglioramento del ritmo circadiano sonno – veglia e miglior integrazione sociale e lavorativa, correlata alla non necessaria assunzione quotidiana del farmaco (4).

Anche nei pazienti, provenienti dalla terapia con metadone a dosaggi più alti (50-60 mg) ed in costante doppia assunzione, il trattamento con buprenorfina ha dato risultati insperati.

Attualmente abbiamo 118 pazienti in trattamento con buprenorfina ad un dosaggio medio di 8 mg/die (Tab. 4), anche se la maggior parte dei pazienti continua ad essere in trattamento con metadone cloridrato (Tab. 5).

Conclusioni

È ben evidente che i pazienti che meglio hanno risposto alla terapia con buprenorfina sono quelli che precedentemente erano in terapia con metadone e che, conseguentemente, erano ben conosciuti dagli operatori del Servizio.

Tutti questi pazienti, per motivi diversi, avevano una bassa compliance al trattamento metadonico e, più di altri, hanno ricevuto spiegazioni esaustive sulle caratteristiche del farmaco, metodologia di somministrazione e finalità del trattamento che è stato sempre prospettato a lungo termine.

La percentuale maggiore di drop-out si è avuta nei pazienti reiscritti e nelle prime iscrizioni. Nel 90% dei casi, il drop-out è avvenuto nei primi 10 giorni di trattamento e ciò perché abbiamo cercato di ampliare gli arruolamenti anche ai soggetti con scarsa consapevolezza del proprio stato e quindi inadeguata motivazione ai trattamenti al fine di rendere il nostro operato più a bassa soglia.

Riteniamo, pertanto che il trattamento con buprenorfina, come per il metadone, debba essere considerato sostitutivo a dosaggi adeguati e per lungo tempo ma, allo stesso tempo non debba sottostare a regole troppo rigide per quel che riguarda l’eventuale positività dei tossicologici, la discontinuità nel trattamento e l’alta percentuale di drop-out in quanto anche in questo modo risponde efficacemente nel ridurre la frequenza di assunzione degli oppiacei, nel migliorare la qualità della vita e nel ridurre drasticamente l’over-dose in un’ottica della riduzione del danno (5).

Bibliografia

  1. W.K. Bickel, L. Amass, J.P. Crean, S.T. Higgins (1995): “Triple Buprenorphine maintenance doses maintain opioid-dependent out patients for 72 hours with minimal withdrawal”, NIDA Research Monograph 153: 161.

  2. G. Fisher, W. Gombas, H. Eder, R. Jagsch, A. Peternell, G. Stuhlinger, L. Pezawas, H.N. Aschauer, S. Kasper (1999): “Buprenorphine versus methadone maintenance for the treatment of opioid dependence.” Addiction 94 (9): 1337-1347.

  3. P.P. Pani, I. Maremmani, R. Pirastu, A. Tagliamonte, G. Gessa: “Buprenorphine: a controlled clinical trial in the treatment of opioid dependence.”, Drug and Alcohol Dependence 60.

  4. R.S. Schottenfield, J.R. Pakes, T. Kosten: “Prognostic factors in buprenorphine versus methadone maintained patients”, Journal of Nervous and Mental Disease, 186, 1: 35-43 - 39-50

  5. A. Wodak (1999): “What is this thing called Harm Reduction?”, The International Journal of Drug Policy, 10: 169-171.

Tabella 1. Soggetti in carico (aprile 2000 - settembre 2001)

MASCHI                        318                         92%

FEMMINE                        29                          8%

TOTALE                        347                        100%

Tabella 2. Età soggetti in carico

Età_______________ %

15-19_____________  1

20-24_____________ 17

25-29_____________ 38

30-34_____________ 26

35-39_____________ 16

>40_______________  2

Tabella 3. Condizione lavorativa

 

DISOCCUPATI                24%

OCCUPATI                     49%

SOTTOCUPATI                22%

STUDENTI                         2%

ALTRO                              3%

Tabella 4. Utenti in carico al 30/9/2001

                        Soggetti                        %

MASCHI                        109                         93

FEMMINE                         9                           7

TOTALE                        118                        100

Tabella 5. Utenti in carico al 30/9/2001

                            Soggetti                   %

METADONE               444                   80

BUPRENORFINA        118                   20

 

Figura 1. Pazienti distribuiti per classi di età

 

Figura 2. Pazienti provenienti da terapia metadonica: 45%

 

Figura 3. Pazienti reiscritti: 20%

 

Figura 4. Prime iscrizioni: 35%

 

Figura 5. Monitoraggio tossicologico dal 1/7/2000 al 30/9/2000