BOLLETTINO PER LE FARMACODIPENDENZE E
L'ALCOOLISMO - ANNO XXIV 2001 no. 3
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EDITORIALE
del Direttore Responsabile In questo numero la rubrica “Lettere al Direttore” è piuttosto ricca
e contiene “pezzi” che potrebbero costituire articoli a se stanti: il
criterio seguito è quello di privilegiare quelle comunicazioni che
offrono spunti per commenti e critiche. È questo, ad esempio, il ruolo della lunga lettera di Pagano sullo
stesso argomento del suo articolo (ogni Achille ha il suo tallone) ma con
una impostazione più a domanda/risposta. Vi sono fra i collaboratori di questo numero alcuni “ripetitori”;
vengono tuttora a mancare i risultati di ricerche randomizzate e
controllate per le quali lo stesso Gruppo Cochrane si è pronunciato, ed
in senso negativo sul tema Naltrexone/Alcolismo. Gli esperti del gruppo
Emme& Erre, che sta conducendo indagini sui servizi territoriali e
sulle CT, calcolano che in uno studio controllato, per ogni braccio di
trattamento vi dovrebbero essere almeno 5.000 tossicodipendenti per poter
giungere ad un p. dello 0,05. La qualità dei servizi individuata attraverso i giudizi dei pazienti fa
parte di una caratteristica di tutti i servizi socio-sanitari e la ricerca
di Bruni e coll. riguarda certo un numero non rilevante di
tossicodipendenti (56), ma la distinzione fra giudizio sul personale e
giudizio sulle strutture e l’ambiente consente di fissare dei punti di
benchmarking anche per ricerche analoghe. Che l’argomento sia stato
oggetto di attenzione da parte dei nostri collaboratori è testimoniato
dai precedenti lavori, l’ultimo quello di Michetti e coll. XXIV (2) 2001
pp. 81-86. Anche i tempi di ritenzione nei servizi e nelle CT sono argomenti più
volte trattati sul Bollettino: non è certo possibile effettuare una meta-analisi
stante la diversità di impostazioni delle CT, ma si suggerisce agli AA.
di fare riferimento anche ai lavori pubblicati sul Bollettino: in materia,
ad esempio Merlo e coll. XXI (2) 1998, pp. 34-38. Certo il quadro che
presenta Gianfranco Mele conferma l’elevata frequenza di abbandoni nelle
prime settimane di residenza in Comunità: il fatto è quanto mai noto,
tanto è vero che si insiste per esaminare le “ritenzioni” dopo il
terzo mese di residenza. Lo stesso A. analizza la storia delle C.T.
riconducendola a quella di Synanon e sottolineando gli aspetti negativi
del sistema coercitivo: è probabile però che non si sia tenuto conto di
diverse altre esperienze italiane e del resto i commenti che lo stesso A.
ha raccolto su Internet da parte di colleghi che citavano esperienze
diverse di comunità testimonia che, a differenza di quanto sanciscono i
mass media, non esiste un modello unico di CT. Già scorrendo le pagine
del Bollettino possono identificarsi modelli psico-pedagogici e
psico-riabilitativi che tengono conto, ad esempio, delle teorie sul
cambiamento (Spiller XXI (2)1998, pp. 17-22 e Merlo XXI (2) 1998, pp.
34-38). La stessa letteratura internazionale parla di “cambiamenti”
nell’impostazione delle CT e di riavvicinamento fra esperienze europee
ed esperienze nord-americane, che stanno riducendo l’impostazione
gerarchica, con introduzione di sistemi di apprendimento sociale (anche se
prevalgono le tesi behaviouristiche ed i sistemi della ricompensa ) (Broekaert
et al: J.Psychoactive Drugs 32:407-17, 2000). Come sottolinea Di Carlo,
nella sua lettera al Direttore, va rinsaldata la rete che unisce i Ser.T.
alle C.T. Una esperienza che è in corso da ormai quattro anni è quella della
integrazione fra Comunità terapeutica “S.Francesco” di Monselice ed
alcuni SER.T veneti, Padova in primis (Bricolo e coll.). La detossicazione
da metadone viene fatta presso una Comunità in ambiente protetto e,
soprattutto, empatico, nel senso che non solo si evita la presenza intorno
di pericoli di ricadute, ma si stabiliscono rapporti integrati con
operatori con i quali il tossicodipendente, che evidentemente ha crisi
astinenziali, può aprirsi e non temere di turbare i familiari (con i
quali si stabiliscono incontri periodici. È probabile che vi siano
esperienze analoghe che partono dal superamento del muro che circonda
molte istituzioni residenziali. L’attività delle Unità Mobili di strada, descritta da Ludovico Verde
nell’area ad alto rischio della Stazione Centrale partenopea, è stata
naturalmente caratterizzata da un sistema a bassa soglia. Rispetto alle
attività degli operatori da strada, va sottolineato come a Napoli siano
gli stessi operatori ambulatoriali che a turno svolgono il servizio su
strada una volta alla settimana. L’utenza è in maggioranza costituita
da extra-comunitari prevalentemente provenienti dal Nord-Africa, ma vi
sono anche italiani “incasinati” ed al riguardo il lettore può
prendere atto delle notizie di aggiornamento sul servizio SOS della
Stazione Centrale in questo caso di Milano (lettera al Direttore). A
Napoli l’affluenza è assicurata da “passa parola” nel mondo dei
clandestini; il 36% è senza fissa dimora e non mancano attività di
mediazione culturale quanto mai importanti per stabilire un contatto non
occasionale con questa utenza. Tossicodipendenza e aggressività: Santunione e coll. parte dalla
impulsività, aggressività, ricerca della novità e scarsa considerazione
dei rischi tipiche dell’adolescenza, come premessa per comportamenti di
sperimentazione e poi di abuso. Boi e coll. hanno applicato una batteria
di test su tossicodipendenti, confermando la diffusione di atteggiamenti e
comportamenti aggressivi. Vale dal punto di vista di riferimenti
bibliografici la rassegna di Ugon (Boll. XXIII, (4) 2000 pp. 86-94). La
letteratura internazionale collega tali caratteristiche comportamentali
con la tendenza al consumo/abuso di psicostimolanti in primis della
Metamfetamina. Si tratta però sempre di stabilire se l’uso di
psicostimolanti di per se stesso non accentui una caratteristica
caratteriale oppure, se quest’ultima derivi dall’azione delle droghe.
Il quesito potrebbe essere risolto solo attraverso ricerche longitudinali
su soggetti a rischio. Ricordiamo comunque che l’aggressività nei
tossicodipendenti si manifesta anche attraverso l’acting out cioè
l’aggressione improvvisa nei confronti degli operatori socio-sanitari.
È un fenomeno tipico di tutte le istituzioni che si occupano di pazienti
con problemi di salute mentale. Il personale va preparato come
sottolineano Vanturi e Macri su Idee in Psichiatria 1, Suppl. 1 “Effetti
della sensibilizzazione del personale sanitario sui comportamenti violenti
in un Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura”. Si punta sulla
riduzione di atteggiamenti e situazioni che potrebbero provocare reazioni
ed aumentare la tensione nei reparti e negli ambulatori, evitando
soprattutto di assumere rigidità e cercando di coinvolgere i pazienti
nella regolamentazione del “quotidiano” (Idee in Psichiatria 219-222,
2001). Gli aspetti organizzativi sono oggetto di una disamina analitica dei
costi per processo; la lettura è quanto mai utile in questo momento di
accreditamenti (Vannucci e coll.). Più “scolastica” è l’esperienza
della ricerca sull’influenza del gruppo nella trasmissione dei messaggi
e le varie modalità aggregative possono sull’efficacia dell’azione
informativa ed educativa (Gioè e coll.). È essenziale che i messaggi non
siano costruiti al tavolino ma derivino da sperimentazioni sul campo. Ma
cosa è un Totem informatico, che è stato sperimentato in diverse
discoteche della riviera romagnola (Casalboni e coll.). Vi è stata prima
una distribuzione di opuscoli informativi e poi la messa a disposizione di
strumenti informativi con l’invito ai giovani frequentatori di
richiedere informazioni specifiche, in modo da poter orientare l’azione
educativa a seconda degli interessi prevalenti. Naturalmente il sito più
“interrogato” è stato quello dell’indicazione sulle sostanze
(hashish, ectasy, eroina, LSD etc). Anche la voce di pronto soccorso (colpo
di calore, overdose, incidenti automobilistici) è stata molto visitata,
mentre appare importante l’insistenza sul sapere come diffusione
obiettiva rispetto ai traguardi di cambiamento dei comportamenti. Il lavoro di Natucci e Della Cerra si inserisce in questo dialogo per
superare attraverso l’adozione di tecniche di marketing sociale, che
parte dalla critica al concetto quantitativo (parole parole), in quanto il
marketing sta a significare uno scambio di valori mutui che riducano
l’allarme della società superando al riguardo i semplicismi tipo
“Just say no” (da sostituirsi con “Just say I know”). Come osserva
il nuovo programma DARE (Drug Abuse Resistance Education) che ho segnalato
agli AA. si tende a non insistere sulla sovrastima dei consumi in quanto
potrebbe costituire una sorta di richiamo per i giovani per aggregarsi
alla maggioranza. Certo considerando il “tallone di Achille”, per il quale la lettera
di Pagano equivale ad un addendum rispetto all’articolo, senza dubbio
bisogna superare la fase delle “frasi fatte” e, francamente condivido
molte osservazioni quale quella sul rischio da parte degli educatori di
scimmiottare comportamenti e linguaggi del mondo giovanile che non sono
propri della generazione adulta. Quando il messaggio è chiaro,
convincente e colpisce l’attenzione può persistere nel tempo. È anche
importante la proposta di auto-denuncia dei propri lati negativi non certo
per seguire alcune mode di auto-flagellazione ma per focalizzare obiettivi
intermedi. Alcune “voci” che girano nel milieu derivano da falsificazioni ed
esagerazioni: è questo il caso della “nuova droga”, il Cobret che
come riferisce Stella nella sezione Lettere al Direttore è eroina che può
essere fumata od inalata sulla classica stagnola: il nome forse deriva
dalle spirali che il fumo provoca. Il richiamo che il “nuovo” esercita
sui consumatori inesperti e la mancanza del rituale della siringa possono
determinare gravi effetti collaterali ed overdosi. Appare necessario un
rapporto di chiarimento anche nei confronti dei mass media che come spesso
succede puntano il dito sull’adulterazione della sostanza che, invece va
trattata come eroina da fumo/inalazione. Va richiamata l’attenzione su di un Convegno che avrà luogo a Rivoli (Torino)
organizzato da “Lucignolo &Co” e basato sulla presentazione di una
CT pubblica in percorso di restauro. È auspicabile che i giornalisti che
si occupano del settore vi partecipino. Infine si comunica che il GRUPPO COCHRANE ha riunito recentemente su
Effective Health Care-edizione italiana-Vol. 6 n. 1 gennaio-febbraio 2002
i protocolli derivanti da revisioni delle ricerche su:
La stampa specializzata (Il Sole 24 ore) ha pubblicato il testo di una
bozza del Piano Sanitario Nazionale 2002-2004 che nel capitolo “La
salute ed il sociale” contiene informazioni e commenti: il testo è una
bozza per cui si rimane in attesa di quello definitivo. Buona lettura, Carlo
Vetere |