BOLLETTINO PER LE FARMACODIPENDENZE E L'ALCOOLISMO
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IL RISCHIO DI MALATTIA TERMINALE ASSOCIATO AL CONSUMO DI ALCOL
Perneger Th., Whelton P. K., Puddey I. B. et al.: "Risk of end-stage disease associated with alcohol consumption", American Journal of Epidemiology, 150: 1275-1281, 1999
A fronte del numero crescente di soggetti con insufficienza renale
allo stadio terminale (ESRD) diventa sempre più importante tracciare Linee
Guida preventive. A quelle già note (trattamento dell'ipertensione, del
diabete, riduzione dell'uso cronico di analgesici, riduzione od abolizione
dell'esposizione a nefrotossine) è opportuno aggiungere anche la riduzione di
consumi alcolici superiori a 2 drink quotidiani.
Storicamente, clinici famosi come Richard Bright e William Osler,
avevano indicato l'alcolismo come causa dell'insufficienza renale e più
recentemente si è dimostrato un ruolo etiologico nella nefropatia da
immunoglobulina A e, soprattutto, è stato evidenziato il rischio del consumo di
whisky ed altri superalcolici prodotti "a casa" (il cosiddetto
"moonshine alcohol" dell'epoca del proibizionismo prodotto
artigianalmente durante le ore notturne).
Le ricerche finora condotte derivavano da serie cliniche ristrette
per cui assume importanza la ricerca retrospettiva condotta dagli epidemiologi
della John Hopkins fra 761 pazienti che avevano iniziato il trattamento
dell'ESRD e 361 coetanei di controllo selezionati per random e sicuramente non
affetti da insufficienza renale. Va ricordato che negli USA i cittadini con
ESRD hanno il diritto a trattamenti semi-gratuiti da parte del Medicare e che
quindi non è difficile avere in partenza un quadro anamnestico e clinico e
comunque raggiungerli ed arruolarli per ricerca.
La fascia di età interessata era quella fra 24-64 anni. Dalla
auto-indicazione dei consumi alcolici "storici" si è confermato il
rapporto a J fra consumi alcolici ed insufficienza renale, ma questo andamento
classico non si è riprodotto escludendo i pazienti che avevano riferito consumi
di alcolici "moonshine". Invece il rapporto con consumi maggiori di 2
drink al giorno rimane anche dopo l'esclusione di altri fattori nefrotossici e
praticamente le "odds ratio" giungono al valore di 4. E' chiaro che
saranno necessarie ricerche prospettiche e che si dovranno approfondire le
caratteristiche dei consumi e se le intossicazioni acute (binge) sono
frequenti, ma intanto i presupposti biologici sono abbastanza lineari:
* azione dell'alcol nell'accentuazione del processo
aterosclerotico e quindi l'ipertensione, l'iperuricemia e la resistenza alla
insulina versus il diabete;
* azione di promozione della microangiopatia (azione analoga a
quella che favorisce l'ictus emorragico negli alcolisti);
* potenziamento dell'azione nefrotossica del piombo.
Pertanto nelle campagne di informazione/educazione per il bere
corretto va inclusa la prevenzione della nefrotossicità e si può citare il
calcolo fatto dagli epidemiologi della John Hopkins di una incidenza del 9%
dell'abuso di alcol fra le cause dell'ESDR.