BOLLETTINO PER LE FARMACODIPENDENZE E L'ALCOOLISMO

Rassegne Bibliografiche & Recensioni

 

 

CONSUMO DI ALCOL E PRINCIPALI CAUSE DI MORTE IN GIAPPONE

Tsugane S., Fahey M., Sasaki S. et al.: "Alcohol consumption and all causes and cancer mortality among middle aged Japanese men; seven year follow-up of the JPHC study cohort", American J ournal of Epidemiology, 150: 1201-1207, 1999

La più recente metaanalisi su 16 studi a coorte ha riassunto rischi relativi (RR) di mortalità inferiori all'unità fra uomini che consumavano alcolici a dosaggi inferiori a 30 g/d. La riduzione di mortalità è dovuta soprattutto ad una minore incidenza delle coronaropatie e le ricerche sono state effettuate in prevalenza in Paesi occidentali nei quali a consumi elevati di alcol corrisponde una maggiore mortalità per cancro. Fra le etnie dell'Asia orientale il pattern delle principali cause di morte è diverso, specie per quanto riguarda l'incidenza delle coronaropatie, le differenti abitudini culturali e i meccanismi di metabolizzazione dell'etanolo non omogenei.

L'JPHC è uno studio prospettico condotto in 4 Centri sanitari giapponesi sull'incidenza del cancro e delle coronaropatie fra 27.063 uomini e 27.435 donne che in partenza non presentavano manifestazioni morbose importanti (sempre però da auto-segnalazione). Per sette anni sono stati seguiti 19.231 uomini in età 40-59 anni che ab initio avevano fornito dati sui propri consumi alcolici. I morti sono stati 548 e si è confermata una curva a J nel rapporto fra mortalità generale e consumi alcolici nel senso che il RR è stato di 0,64 fra i consumatori di 1-149 g di etanolo alla settimana mentre il rischio maggiore di 1,32 si è avuto fra coloro che consumavano più di 450 g/settimana. Questa associazione è rimasta anche dopo l'esclusione dei decessi che hanno avuto luogo nei primi due anni del follow-up.

Tuttavia il beneficio delle modiche quantità di alcol è stato assai ridotto fra i fumatori e, quindi, è soprattutto relativo ai non fumatori. Il rischio di tumore ha avuto un andamento analogo con la differenza di una maggiore mortalità fra i forti bevitori. Va rilevato che in accordo con le caratteristiche dell'epidemiologia nipponica il numero dei decessi per coronaropatie è stato solo il 5% del totale e quindi il vantaggio del "modico consumo" non dovrebbe riguardare una minore incidenza di morti per infarto. E' più probabile che il bere moderato faccia parte di uno stile di vita più sano rispetto a quello degli astemi e dei forti bevitori; ad esempio in Giappone il bere in società rientra nei costumi positivi.

Per la cronaca il 42% dei consumi alcolici notificati era rappresentato dal sake e solo lo 0,1% da vino. Pertanto questa indagine verrebbe a confermare l'effetto protettivo dell'alcol di per se stesso e non dei flavonoidi contenuti nel vino. Appare rilevante l'influenza del fumo: praticamente tra i non fumatori l'effetto protettivo si è manifestato anche per consumi di etanolo di 300 g/settimana, mentre fra i fumatori vi è stata una mortalità per cancro elevata per consumi maggiori o uguali a 450 g/settimana. Questa caratteristica è stata confermata da una ricerca condotta in Cina mentre non appare così evidente nelle indagini epidemiologiche svolte in Occidente.