BOLLETTINO PER LE FARMACODIPENDENZE E L'ALCOOLISMO
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ALCOLISMO FRA RICERCA, EPIDEMIOLOGIA ED INTERVENTIParole
chiave: meta-analisi, ricerca, neurobiologia, comportamenti, segnalazioni
intracellulari, indicatori, geostatistica, cirrosi, alcol e guida, servizi
alcologici. Un
recente supplemento di Addiction veniva concluso da un commento di Dennis
McCarty del Dipartimento di Sanità Pubblica dell'Università dell'Oregon
dal titolo "Fra la disperazione e la speranza: la ricerca dei Servizi
sanitari sul trattamento dell'abuso di alcol"(1). Infatti il numero,
notevole di lavori che concludevano sottolineando la difficoltà di
impostare e valutare le ricerche sull'efficacia degli interventi anti-alcolismo
e sulla stessa effettiva diffusione del problema, potrebbe indurre allo
scetticismo i programmatori ed i politici e scoraggiare la ripresa di
ricerche. Nello
stesso tempo si riscontrano modelli ed esperienze che riducono il
pessimismo e che presentano prospettive di metodologie atte a prolungare
il periodo di guarigione, mentre appare sempre più necessario stabilire
obiettivi intermedi. Lo
stato dell'arte delle metodologie di ricerca sui Servizi parte dalla
constatazione della responsabilità di errori di impostazione e di
elaborazione che rendono non riproducibili sul terreno pratico gli
indirizzi derivanti dalla sperimentazione in contesti accademici (2).
Molti progressi, tuttavia, sono stati fatti nella validazione dei dati
ricavati da questionari auto-compilati anche per merito di sistemi di
controllo e di recupero dei dati dispersi. Anche nel campo delle indagini
longitudinali l’introduzione dei modelli di regressione degli effetti
random (RRM) consente di trattare dati che sono incompleti in una serie
temporale per stimare le modificazioni individuali attraverso il tempo.
Appare anche emergente l'estensione della ricerca dallo studio dei singoli
individui a quello dei gruppi, specie per quanto riguarda la conoscenza
delle dinamiche sociali che portano alla costituzione di gruppi. La
meta-analisi degli articoli di meta-analisi (11) già pubblicati rileva le
varie insufficienze metodologiche, anche se troppo spesso il valore della
significanza statistica viene ad essere sopravalutato (3). Questo
per quanto riguarda i Servizi nel contesto americano; in Italia troppo
spesso ci riferiamo solo alle pubblicazioni anglo-sassoni mentre
possediamo un "archivio" di esperienze sulla valutazione della
qualità dei Servizi alcologici - basti per tutti il VAL.TR.ALC illustrato
nel corso di un recente Convegno europeo (4). Per
quanto poi riguarda l’esperienza regionale, leggendo la presentazione
dei Progetti sperimentali della Regione Veneto (5) si può constatare che
esistono approcci di integrazione con il contesto sociale del territorio e
con la rete dei Servizi sanitari di base che di per se stessi vengono a
costituire un elemento di valutazione anche della riabilitazione socio-familiare
oltre che dell'obiettivo “astinenza”. Tuttavia
non è possibile trascurare l'enorme apporto delle neuroscienze sulle
conoscenze dell'etiopatogenesi dell'alcolismo. Etanolo e
sistema di segnalazione cellulare:
l'alcol è una molecola ubiquitaria che coinvolge le cellule direttamente
oppure interagendo con vari sistemi intracellulari di segnalazioni a
cascata. Dal punto di vista generale la segnalazione, o meglio il
“signaling”, può essere definito come la risposta "interna"
della cellula all'attivazione, provocata da parte di messaggeri chimici
esterni, dei recettori e delle proteine della membrana cellulare. L'alcol,
a differenza di altre sostanze psicoattive, non ha un sito specifico di
legame neutrasmettitoriale nel cervello. Alla fine degli anni '80 è stato
ipotizzato che dosi intossicanti di etanolo possano alterare le funzioni
dei canali ionici regolati da neurotrasmettitori.
Ma
gli effetti dell'alcol sono più complessi rispetto alle conseguenze di
interazioni chimiche specifiche e riguardano in particolare le vie di
comunicazione neuronali che coordinano diverse attività cerebrali. Gli
effetti dell'alcol su queste vie di comunicazione aiutano a comprendere
gli effetti a breve termine quali la tolleranza, i sintomi di astinenza
fisica, l'avvio del processo di rinforzo e di quello di dipendenza.
Tuttavia questa alterazione transitoria non è in grado di interpretare il
meccanismo di alcune manifestazioni tardive dell'alcolismo quali il
“craving” non controllabile che ad es. può contribuire alle ricadute
anche anni dopo la cessazione dal bere. Appare pertanto utile approfondire
la conoscenza sui processi di segnalazione indotti dall'etanolo seguendo
la traccia di una recentissima pubblicazione del NIAAA (National Institute
on Alcohol Abuse and Alcoholism) (6). La
comprensione del sistema intracellulare di segnalazione non solo aiuta a
spiegare alcuni degli effetti "acuti" dell'alcol ma delinea un
legame fra la risposta neuronale nei confronti dell'alcol e le alterazioni
permanenti nelle funzioni neuronali. Trattasi di alterazioni probabilmente
analoghe a quelle della plasticità neuronale coinvolta nella memoria e
quindi di alterazioni a lungo termine sia nel metabolismo cellulare sia
nell'espressione dei geni. Il
sistema di segnalazione intracellulare comprende una rete di processi
interagenti; emerge fra questi processi quello che regola il ruolo degli enzimi di
fosforilazione delle proteine (le chinasi proteiche). Questi enzimi
agiscono attaccando un gruppo fosfatidico alla molecola bersaglio e
provocando in tal modo l'attivazione di altri enzimi di regolazione come
le proteine G, oltre che modificando le funzioni dei canali ionici ed
attivando i fattori di transcrizione che danno avvio all’espressione di
geni specifici. I meccanismi di segnalazione del calcio: molti percorsi di segnalazione coinvolgono
molecole mobili chiamate "secondi messaggeri". Esse regolano gli
eventi a breve termine quali l'attività dei canali ionici ed il rilascio
di neurotrasmettitori, ma agiscono anche su quelli a più lungo termine
come la plasticità sinaptica, la memoria ed i processi di
apprendimento.Gli esperimenti su animali alimentati con alcol dimostrano
le perturbazioni delle vie di segnalazione mediate dal calcio. Questa
regolazione alterata dei canali ionici del calcio da parte delle proteine
G può influenzare variazioni nella sensibilità verso l'alcol a seguito
di un’esposizione cronica. Esposizione che a sua volta altera anche le
funzioni dei recettori per il
secondo messaggero trifosfato di inositolo (IP3); l'IP3 interviene
nella regolazione del rilascio del calcio dai depositi intracellulari.
Pertanto l'alterazione di questi processi provocata dall'alcol determina
l'accumulo intracellulare di proteine derivanti dalla patologia epatica
alcol-correlata. La segnalazione attraverso la chinasi proteica: l'attività delle chinasi proteiniche è
relativamente non specifica; ne consegue che questi enzimi vanno
trasportati verso il substrato di ancoraggio più vicino. In vitro
l'aggiunta di alcol a culture di neuroni provoca un’alterazione notevole
con modificazioni profonde delle proteine. Tuttavia la translocazione e
l'attivazione di alcune chinasi proteiche specifiche sono associate
all'effetto protettivo dell'alcol sui miociti in occasione di ischemie
miocardiche. Il modello sperimentale è quello del roditore
precondizionato attraverso un’attivazione e translocazione dell'epsilon
PKC (protein-chinasi C) isozima. I miociti del cuore di questi animali
esposti all'etanolo attivano la PKC e proteggono le cellule in vitro
dall'ischemia simulata. Una posologia modica di alcol in questi animali
precondizionati determina in vivo una sorta di protezione nei confronti
dell'insulto ischemico. Ecco
farsi avanti l'ipotesi che l'ormai sperimentato effetto benefico
dell’assunzione modica di alcolici nei confronti delle coronaropatie
umane possa ricondursi ad un meccanismo non dissimile, anche se nel caso
umano si punta all'aumento delle HDL ed alla riduzione dell'aggregazione
piastrinica. Praticamente
il precondizionamento viene ad attuarsi attraverso l'esposizione del cuore
ad ischemie subletali che attenuano i danni conseguenti ad un periodo
prolungato di ischemia. Il mediatore principale di questo
precondizionamento è costituito dall'attivazione della PKC. Si sta
delineando tutto un insieme di ricerche dei mediatori cellulari e
molecolari che possono precondizionare i miociti e consentire lo sviluppo
di sostanze terapeutiche finalizzate a massimizzare gli effetti protettivi
dell'alcol sul cuore by-passando quelli miotossici. Ricordiamo
che in tutti i modelli animali dosi più elevate di alcol sono
miocardiotossiche: effetto questo ampiamente comprovato nella clinica
umana. Una delle ricerche epidemiologiche facenti parte dello Studio sulla
Salute dei 18.560 medici USA, ha analizzato le conseguenze di un "modico"
aumento di consumi alcolici fra 7360 soggetti partecipanti che nello
spazio di 7 anni sono passati da una media di 1 drink alla settimana a
meno di 6 drink. La riduzione statisticamente associata delle patologie
cardiovascolari è stata del 29%. Al contrario il passaggio da 1 drink al
giorno a 2 drink è stato contrassegnato da un aumento del rischio
cardiovascolare del 63% e queste modificazioni non sono in rapporto con
cambiamenti nei fattori di rischio classici come ipertensione, diabete,
attività fisica e peso (7). La
riduzione della patologia CVD associata ad un minimo aumento dei consumi
alcolici è sostenuta soprattutto da una diminuzione delle coronaropatie.
E' difficile stabilire un valore soglia in queste ricerche epidemiologiche
ma solo confermare la curva ad J ed indicare come uomini che consumano
quantità modiche di alcol possono avvantaggiarsi da un lieve incremento
nei consumi, stando però attenti a non farsi trascinare da un preconcetto
di dose-effetto. Comunque dal punto di vista della patogenesi di questo
beneficio ha la prevalenza l'ipotesi di una modificazione positiva
all'interno delle lipoproteine HDL-C. Torniamo agli studi sperimentali: l'alcol inibisce l'attivazione da parte delle
chinasi proteiche dei percorsi di crescita che riguardano l'insulina e il
fattore di crescita insulino-simile. Questo meccanismo può contribuire
all’alterazione nel processo di rigenerazione delle cellule epatiche
danneggiate dall'alcol nella cirrosi nonché, nel caso della sindrome
alcolica fetale, alla riparazione dei danni neuronali. E,
sempre fra gli animali, il fatto che l'alcol inibisca la chinasi proteica
riduce la produzione di fattori anti-infiammatori, aumentando la
suscettibilità nei confronti delle patologie infettive. Geni e comportamento: la delezione di geni specifici, cioè la produzione di
“knockout mice”, consente di studiare gli effetti dell'alcol su
animali privati del gene della chinasi proteica e di un neurotrasmettitore.
Gli studi genetici impiegano anche mutanti della mosca dei frutti che
presentano risposte anormali nei confronti dell'alcol. Vi
sono geni della corteccia prefrontale che sono coinvolti nei processi di
rimodellamento sinaptico che si producono solo in animali che hanno
sviluppato modificazioni neuroadattative a seguito di una esposizione
prolungata all'alcol. Anche in questo caso il processo di neuroadattamento
si basa sull'espressione di fattori trascrizionali e la regolazione dei
canali del calcio. Inoltre, più tradizionalmente, vengono confermate le
ipotesi di una influenza genetica nel contenuto di ß-endorfine.
Ricordiamo come nel plasma di alcolisti e di soggetti in stadi di pre-alcolismo
si siano riscontrati bassi livelli di ß-endorfine mentre negli
appartenenti a famiglie con genitori e nonni alcolisti e anche nei sobri
vi sia un aumento delle ß-endorfine a seguito di assunzione di alcolici. Del
resto il successo "tutto americano" del naltrexone nel
trattamento dell'alcolismo dipende anche dal suo ruolo di antagonista
degli oppioidi. In particolare il naltrexone blocca l'aumento della
dopamina nel nucleus accumbens legato all'etanolo. I
meccanismi dell'addiction all'alcol partono dal concetto di
neuroadattamento, cioè dallo sviluppo di alterazioni persistenti delle
funzioni molecolari, cellulari e sistemiche in risposta ad
un’esposizione cronica all'alcol. E questo neuroadattamento è alla base
del craving e delle ricadute anche dopo periodi prolungati di astinenza
(8). L'alcol
altera le strutture e le funzioni delle componenti lipidiche e proteiche
delle membrane neuronali. L'effetto sulle proteine a livello molecolare è
strettamente connesso con i meccanismi di azione sui lipidi e sui canali
degli ioni. I neurotrasmettitori principali coinvolti
nell’azione di rafforzo acuto dell'alcol e nelle modificazioni
permanenti neuro adattative: si tratta soprattutto
della dopamina, della serotonina e dell’acido gamma-aminobutirrico (il
loro ruolo riguarda anche il meccanismo delle ricadute). Gli effetti
dell'etanolo sui processi cognitivi, come l'apprendimento e la memoria,
sono alla base del meccanismo di rinforzo. L'esposizione a stress può
influire sullo sviluppo della dipendenza e può scatenare la ricaduta dopo
la guarigione. L'alcol è in grado di provocare un’attività ridotta o,
al contrario, una accentuazione di attività da parte del sistema di
risposta agli stress cioè l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA). Di
per se stesse le alterazioni indotte dall'alcol sulle funzioni cerebrali
possono influenzare i consumi alcolici. Per
quanto poi riguarda il complesso insieme di rapporti con il sistema
endocrino, l'alcol inibisce il rilascio degli ormoni riproduttivi e nello
stesso tempo provoca una accentuazione della sintesi delle componenti
principali dell'asse HPA, provocando una alterazione nella risposta agli
stress. Le alterazioni prodotte dall'alcol sui processi cognitivi e sugli
impulsi portano a comportamenti aggressivi ed alla riduzione della cautela
nei processi decisionali. Questi
processi hanno sede soprattutto a livello della corteccia prefrontale che
risulta quanto mai vulnerabile nei processi di alterazione legati
all'alcol, soprattutto a causa della morte cellulare provocata da vari
meccanismi metabolici. La
neurobiologia interpreta anche i meccanismi di alterazione del
sonno-veglia che, a loro volta, influiscono su altre funzioni somatiche. E'
l'adolescenza il periodo di massima vulnerabilità in quanto in quella
fase della vita è più rapida l'acquisizione della tolleranza nei
confronti degli effetti sedativi dell'alcol nonché degli effetti sul
coordinamento. E' probabile che questa iniziazione precoce favorisca
l'abuso alcolico in età adulta. Comunque
la neurotossicità dell'alcol si manifesta nel massimo grado nella demenza
alcolica che è seconda solo all'Alzheimer nell'elenco delle demenze. I
recettori del glutamato N-metil-D-aspartato (NMDA) sono coinvolti nel
processo di tolleranza mentre una risposta ipersensibile al NMDA glutamato
rappresenta una componente della sindrome astinenziale insieme alla
riduzione dell'inibizione dell'acido gamma-aminobutirrico (GABA). Il
termine di "eccitotossicità" si riferisce al meccanismo di
neurotossicità dell'alcol. Si tratta soprattutto di approfondire le
conoscenze relative al ruolo delle crisi astinenziali nel processo di
neurotossicità della corteccia frontale. Lo stesso dicasi per il ruolo
della perdita di mielina e per i rapporti con la tossicità endogena della
glia. Al momento attuale la Banca dati post-mortem sui cervelli di
alcolisti è australiana e si stanno definendo accordi con vari Istituti
di Ricerca per estendere la possibilità di studi ed approfondimenti.
Rimane anche senza una risposta precisa l'interrogativo sulla maggiore
patogeneticità dell'alcolismo nel sesso femminile che pure rappresenta
solo il 25% della popolazione degli alcolisti. Lo
studio per immagini del cervello dell'alcolista si avvale di diversi
strumenti quali: -La
Tomografia Assiale Computerizzata (TAC) -La
Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) -La
Risonanza a Trasferimento Magnetico (RMT) Lo
studio funzionale del cervello invece può essere effettuato con i
seguenti strumenti: -La
Tomografia Computerizzata ad Emissione di Singolo Fotone (SPECT) -La
Tomografia ad Emissione di Positroni (PET) -La
Spettroscopia a Risonanza Magnetica (MRS) -L'Imaging
Spettroscopica (MRSI). Le
prime applicazioni della TAC hanno consentito di osservare la dilatazione
ventricolare e l'allargamento dei solchi nella corteccia, ma non
permettevano di separare i diversi tipi di settore. Invece la RMN fa
distinguere fra materia grigia e materia bianca ed in particolare ha
chiarito che l'aumento degli spazi riempiti da liquido cefalo-rachideo
(CSF) avviene a spese sia della materia grigia sia di quella bianca. Il
che differenzia il quadro per immagini da quello della schizofrenia e
dell'Alzheimer che presentano perdite solo a carico della sostanza grigia.
Alla
risonanza si evidenziano quadri di restringimento dei giri simili a quelli
dell'Alzheimer, anche se la perdita di memoria nell'alcolista non è
eguale a quella del demente senile. E' sempre necessario correggere i
volumi cerebrali a seconda dell'età: negli alcolisti, comunque, le
perdite a carico dei lobi frontali sono maggiori rispetto a quelle legate
all'età. Le lesioni del corpo calloso si riscontrano soprattutto nelle
alcoliste (corpo più piccolo). Va ricordato che l'esposizione fetale
all'alcol altera lo sviluppo del corpo calloso. Nella sindrome di
Korsakoff il deficit tiaminico spiega le lesioni del diencefalo e dei
nuclei talamici. Sia
la TAC sia la RMN mostrano come alcune lesioni si riducono negli alcolisti
astinenti da un anno: trattasi degli allargamenti dei solchi e dei
ventricoli. Quando si hanno ricadute tornano le perdite di sostanza
bianca. E' probabile che la riduzione nel volume dei ventricoli sia dovuta
alla reidratazione che ha luogo nel corso dell'astinenza, ma vi sono
immagini TAC che semmai mostrano una diminuzione del contenuto idrico del
cervello. La
MRSI consente l'osservazione in vivo su diversi metaboliti sullo spettro
protonico. Sono 4 le sostanze chimiche più studiate, vale a dire i
composti N-acetilici (NAc), la creatinina (Cr), la colina (Cho) ed il
myo-inositolo. Il NAc è prevalentemente l'N-acetil aspartato che si trova
quasi esclusivamente nei neuroni per cui può essere utilizzato come
misura dell'integrità neuronale. Invece il segnale Cr generato dalla
creatina e dalla fosfocreatina è indicativo de metabolismo del fosfato ad
alta energia. Il picco di Cho è prodotto soprattutto dai composti
solubili del Cho (colina, fosfocolina e glicerofosfocolina) ed è
associata con la sintesi ed il turnover della membrana. Il Myo-inositolo,
che è presente nella glia, è importante per gli studi sul volume
cellulare. Alcune misurazioni si basano sul rapporto NAs/Cr ma di per se
stesso il rapporto non consente di valutare se entrambi i metaboliti siano
cresciuti o diminuiti. L'MRS
è utile per misurare le concentrazioni di etanolo nel cervello e la
velocità del suo metabolismo. Sullo spettro protonico l'etanolo ha il
caratteristico profilo di tripletta: la visualizzazione si ha a livelli di
alcolemia dello 0,10% con una correlazione con le dosi e con le sensazioni
di euforia e disforia. La distribuzione tissutale è eterogenea. Lo stesso
esame consente di valutare il grado di tolleranza e quello di dipendenza.
La rigidità della membrana lipidica e la riduzione del legame fra
membrana ed etanolo rendono più visibile spettroscopicamente l'etanolo. La
PET fornisce risultati a seconda dell'isotopo che viene utilizzato per lo
scanner. Inizialmente si usava il 18-fluoron e il deossiglucosio marcato
che evidenzia la distribuzione del glucosio nel cervello. L'ossigeno può
venire iniettato mentre il soggetto sta effettuando compiti cognitivi,
sensoriali e motori. Il
risultato più volte confermato degli studi PET è stato quello di un
metabolismo del glucosio inferiore specie a livello del lobo frontale,
parietale del cingolato e della corteccia cerebellare. Del resto, rispetto
a quest'ultima localizzazione, si osservano segni clinici di atassia,
mentre un ipometabolismo frontale è associato con scarsa performance ad
alcuni test cognitivi. La PET conferma i risultati della RMN nei confronti
delle ripercussioni dell'astinenza. Gli
studi con la SPECT individuano le riduzioni del flusso nell'area frontale
degli alcolisti mentre diverse sono le aree ipoperfuse in altre condizioni
morbose. La RMN funzionale permette di identificare le aree cerebrali
coinvolte nello svolgimento di compiti specifici ed è stata impiegata per
lo studio della capacità di "priming" nel meccanismo della
disfunzione mnesica degli alcolisti; questa capacità permane anche in
soggetti che sono amnesici per eventi espliciti. Nello stesso tempo viene
confermata la persistenza di alcune capacità cognitive anche nelle forme
avanzate di alcolismo. Una
nuova tecnica di risonanza magnetica è quella dell'imaging con il tensore
di diffusione basata sulla diffusione delle molecole dell'acqua che sono
essenzialmente isotropiche ma nella sostanza bianca diventano
anisotropiche. L'apparecchio permette di ricercare il grado di integrità
della sostanza bianca nelle varie fasi dell'alcolismo. La
comorbidità alcolismo-schizofrenia viene calcolata intorno al 29% ed i
quadri per immagini riguardano soprattutto la sostanza grigia che in
questi casi dimostra una particolare vulnerabilità. Il quadro per
immagini dipende dall'anamnesi, nel senso che se la schizofrenia è stato
il primo fatto morboso si avranno dimensioni simili a quelle della
malattia mentale, mentre quando si è presentato l'alcolismo come primo
fatto morboso le configurazioni sono analoghe a quelle dell'azione cronica
dell'alcol. Non
mancano nella monografia nr. 34 del NIAAA accenni alla collaborazione fra
scienze comportamentali e neurobiologia, ed in calce è contenuta una
serie di raccomandazioni per la distribuzione dei fondi di ricerca. Epidemiologia: i medici di base in genere visitano pazienti che
presentano problemi alcol-correlati con una frequenza che può andare dal
2 al 29% e dovunque vengono invitati a rivolgere attenzione verso segni e
sintomi che possono consentire un approfondimento di diagnosi precoce. Una
metaanalisi su 38 studi condotti, alcuni indirizzati verso lo screening
del potus a rischio ed altri verso l'identificazione dell'abuso/dipendenza
(9) hanno dimostrato l'efficacia dell'impiego da parte dei medici di base
del test AUDIT (Alcohol Use Disorders Identification) con una sensibilità
variante dal 51 al 94% e specificità del 70-97%. Il
CAGE si è dimostrato utile per la identificazione dell'abuso/dipendenza
(sensibilità 43-94%, specificità 70-97%). Questi due strumenti nelle
mani dei medici funzionano meglio rispetto ai questionari sulla frequenza
e la quantità dei consumi alcolici. La metaanalisi ha individuato solo
una minoranza di lavori che possono considerarsi completi dal punto di
vista metodologico, specie per quanto riguarda la raccolta dei dati
demografici e la revisione clinica in quanto gli strumenti strutturati
funzionano meglio rispetto alla raccolta di dati quantitativi e da quelli
del laboratorio. La
NIDA consiglia ai medici di utilizzare in prima istanza il CAGE, che
presenta il vantaggio della brevità del tempo di somministrazione. Ma
l'AUDIT, pur richiedendo più tempo, è più efficace per lo screening dei
consumi di alcolici a rischio. L'ideale
sarebbe aggiungere alle domande del CAGE qualcuna sulla frequenza e
quantità dei consumi. Non mancano, ovviamente, difficoltà di
somministrazione negli ambienti affollati degli ambulatori medici ma
possono si potrebbero differenziazione gli orari. Rimaniamo
negli Stati Uniti e sintetizziamo una ricerca condotta in 37 ambulatori di
cure primarie fra 8.578 adulti >55 anni nel corso di visite generali
programmate. Oltre alla richiesta sui consumi alcolici si è somministrato
il questionario SF-36 sulla percezione del proprio stato di salute (10).
Il 61% della utenza era astemio, il 31% poteva considerarsi come bevitore
a basso rischio e solo il 7%, consumando più di 12 drink alla settimana
se maschio o più di 9 se donna, era classificabile come bevitore a
rischio. I
valori soglia sono inferiori a quelli in genere fissati per gli
adulti/giovani in virtù del rapporto fra riduzione della massa magra,
tipica del processo di invecchiamento, e livelli più elevati di alcolemia
fra gli anziani a parità di consumi. Il
dato più interessante di questa ricerca è quello delle condizioni di
salute più scarse fra i soggetti che nell'ultimo anno si sono astenuti
dagli alcolici rispetto a quelle dei bevitori modici, ma anche di quelli a
rischio. E' molto probabile che il motivo del non bere sia prevalentemente
costituito da cattive condizioni di salute e che l'astinenza sia stata in
parte consigliata dai medici ma soprattutto adottata spontaneamente dai
pazienti. Le condizioni migliori di salute sono dichiarate nelle risposte
all'SF-36 da parte dei bevitori a basso rischio rispetto agli astemi. E'
una ulteriore conferma di come il vantaggio, specie cardiovascolare dei
bevitori modici raffrontato con quello degli astemi, possa in parte
attribuirsi al fattore "bevitore sano" ed "astemio, tale in
quanto con problemi di salute". Per
quanto riguarda il gruppo dei bevitori a rischio non si sono rilevate
differenze rispetto ai bevitori modici: i dati relativi agli aspetti di
salute fisica e alla riduzione di alcuni indici di salute mentale non
assumono infatti significato statistico. Non sono stati accertati comunque
problemi comportamentali dei bevitori a rischio che potrebbero costituire
una causa di incidenti e di atteggiamenti asociali, per cui gli operatori
dei Servizi sanitari di base dovrebbero impostare comunque programmi di
approfondimento biologico dei danni dell'alcol e di correzione del bere
eccessivo. Epidemiologia della cirrosi epatica: le statistiche USA sono quanto mai sintomatiche
(11). Si parte dal 1910 con 22 morti su 100.000 abitanti di sesso maschile
e 13 per le donne. Si ha una caduta a 13 e 7 durante il periodo del
proibizionismo (1920-38-40) per poi risalire a 24 ed 8 alla fine degli
anni 60'. E' quindi iniziata una discesa graduale che nel 1996 ha fatto
raggiungere il quoziente di 10 negli uomini e di 4,8 nelle donne bianche
(gli afro-americani sono ancora a 14). Solo dal 36 al 48% dei certificati
di morte per cirrosi riportano la menzione di alcolismo e fra questo
gruppo la diminuzione è stata del 27,8% contro il 48,6% dell'intero
gruppo cirrotico. Gli ispanici presentano quozienti doppi rispetto ai
bianchi anglo-sassoni e forse questa caratteristica è legata alla
concentrazione di forti bevute in alcuni giorni della settimana. La
riduzione della mortalità per cirrosi ha avuto luogo soprattutto nel
gruppo di età 25-74, mentre al disopra dei 75 anni si è avuto un
aumento. Questo trend sta a dimostrare l'efficacia degli interventi
preventivi nonché quella della diagnosi precoce. Il numero degli
alcolisti in trattamento è raddoppiato dal 1979 al 1991, mentre almeno il
50% degli alcolisti che frequentano gli AA riescono a mantenersi sobri. I
consumi alcolici, dopo il proibizionismo, sono continuamente aumentati
fino al 1981; il che vuol dire che il declino nella mortalità per cirrosi
non è stato preceduto da una riduzione nei consumi. Ma attenzione: il
consumo pro capite forse non costituisce un parametro essenziale nei
confronti del rischio cirrotico, essendo più rilevante la concentrazione
dei consumi in alcuni giorni della settimana con sbronze (binge). E'
questa anche la tesi dell'ICAP (12) che, nella documentazione sulla
"Global Chart on Alcohol", insiste sulla netta differenza fra
una distribuzione uniforme dei consumi alcolici e l'andamento a picchi dei
consumi. La finalità di questo Istituto di ricerca, finanziata
dall'Industria delle bevande alcoliche, è quella di giungere ad una
collaborazione fra industria e Sanità Pubblica, puntando
sull'autoregolamentazione da parte dell'Industria e sottolineando come i
metodi di disincentivazione del bere, mediante l'aumento dei prezzi degli
alcolici, non siano produttivi in quanto favorirebbero la diffusione di
alcolici clandestini e non influirebbero sui consumi della quota più
affluente della popolazione. Vi
sono state critiche da parte di non pochi alcologi (13) mentre l'OMS, come
si vedrà nel più recente Piano Europeo di Azione contro l'Alcol
2.000-2.005, non ha accettato di includere la Global Chart. La diffidenza
di molti alcologi è dovuta all'analogia con la politica dell'Industria
del tabacco. Le
statistiche russe (14) confermano il ruolo dei consumi concentrati in
alcuni giorni in quanto l'andamento dei consumi capitari è quasi stabile
mentre l'epidemia da alcolismo è quanto mai evidente. Tornando
alle statistiche USA, la riduzione
degli incidenti del traffico legati al consumo di alcolici è costante
e si traduce in meno morti da incidenti legati al consumo di alcolici
rispetto ad un trend generale di lieve aumento nella mortalità da
traffico. La diminuzione massima si è avuta nel gruppo di età 16-24
anni. I
dati epidemiologici riguardanti una intera nazione possono essere poco
significative per essere trasferiti sul piano di aree locali. Quando si
isolano i dati relativi ad aree piccole, le frequenze di uso di alcolici
possono variare dal 39 al 97%. Alcune
differenze possono anche essere legate alla diversa distribuzione dei
locali di spaccio alcolico. Per approfondire questi problemi il NIAAA ha
convocato una conferenza dalla quale ha poi tratto una monografia (14). Scopo
della ricerca sui problemi alcologici locali è quello di fornire agli
amministratori informazioni valide per la programmazione di interventi
preventivi e terapeutici, e per la verifica delle attività in corso. Dal
punto di vista della raccolta dei dati ci si è basati sulle
circoscrizioni amministrative, sui codici postali e si sono costruite
anche mappe con la localizzazione geografica degli alcolisti. Interessante
appare l'utilizzazione di indicatori sociali non specifici e più che
altro significativi del benessere della popolazione locale. Quelli che
possono essere utilizzati per avere una idea della situazione locale nei
confronti dell'AOD (Alcol ed altre Droghe) comprendono le statistiche
giudiziarie, le schede nosologiche ospedaliere oltre che i dati dei Centri
alcologici ed anti-droga. Anche se non configurano in modo esatto la
situazione alcologica locale possono, da una parte mettere in risalto le
presenza di punti caldi, e dall'altra permettere di identificare trend
verso l'aumento o la riduzione. Naturalmente vi si comprendono, quando
disponibili, i dati di mortalità alcol correlata. Sulla base dei numeri
del codice di avviamento postale (Zip Code in inglese) è possibile
disegnare cluster di addensamento e una mappa di prevalenza. Un
altro sistema è quello di utilizzare i dati derivanti da indagini
domiciliari basate sul DSM-III-R sia per l'abuso sia per la dipendenza
(per le aree di ridotte dimensioni demografiche le due diagnosi possono
assommarsi), mentre l'impiego di "stime" relative ad aree
maggiori insieme alle stime sintetiche può ottenere discreti risultati.
Le stime sintetiche si basano su indagini telefoniche in un campione
rappresentativo della popolazione locale. Quando nelle risposte lo
scostamento quadratico medio è eccessivo, o non vi sono casi in alcuni
gruppi di età, si può presumere che possano estrapolarsi i dati ricavati
in indagini a più largo raggio. La
stratificazione della popolazione per sesso e per gruppi di età consente,
inoltre, di configurare probabilisticamente ipotetiche prevalenze da
compararsi con i dati di mortalità. Gli
indici di gravitaà dei problemi AOD hanno notevole importanza ai fini
della programmazione locale dei Servizi e degli interventi preventivi. Il
loro ruolo è notevole, soprattutto nelle aree metropolitane mentre la
dispersione le rende poco valide negli agglomerati non metropolitani. Ci
si basa sui casi più recenti di alcolismo con manifestazioni pericolose e
sulla frequenza delle comorbidità psichiatriche. Il
sistema di informazione geografica (GIS)è un sistema computerizzato che
analizzando i dati spaziali genera mappe che in partenza richiedono una
codifica geografica, mentre è necessaria una notevole potenza informatica
per poter incrociare molti dati provenienti da diverse fonti. Del resto i
lettori possono in materia attingere esempi italiani sul Bollettino
(Sabbatani). E' interessante l'elaborazione di mappature di casi di
alcolismo e di patologie alcol-correlate con la distribuzione degli spacci
di bevande alcoliche. Influendo
sul prezzo degli alcolici si tenta di ridurne il consumo, ma i dati
derivanti dal confronto fra costi delle bevande più popolari e consumi
non sembrano confermare la efficacia di tali misure economiche. Appare,
invece, importante l'indicazione delle facilità di accesso (dislocazione,
orari, limitazioni) che geograficamente possono correlare le aree
"secche" con quelle "bagnate". I
dati provenienti dalle statistiche degli incidenti automobilistici con
guidatori con alcolemia elevata consentono di confermare la mappatura,
tenendo conto anche delle abitudini locali, degli orari e dell'anamnesi
dei conducenti. Esempi di interventi comunitari nei confronti del
bere a rischio: l'etiologia alcolica è
alla base sia di incidenti nel traffico sia di aggressioni violente. E'
soprattutto la modalità dei consumi (bere prima di guidare, bere fino
alla sbronza nelle festività, etc.) a condizionare la condotta di guida
ed il comportamento sociale. In tre comunità (due californiane ed una
della Carolina del Sud), nel periodo 1992-96, sono stati condotti
interventi educativi di mobilitazione della comunità, di
responsabilizzazione nelle scelte e nei momenti del bere, di limitazioni
all'accesso agli spacci di bevande alcoliche anche attraverso la riduzione
delle licenze di spaccio, e di rafforzamento delle misure locali di
controllo degli automobilisti. In 120 siti si è sviluppato questo insieme
di iniziative, mentre in altrettanti siti non si sono effettuati
interventi specifici e, quindi, si sono tenuti come gruppo di controllo. I
risultati si sono basati sia su interviste telefoniche, nel corso delle
quali cittadini scelti a random fornivano indicazioni circa i propri
consumi alcolici, sia sulle statistiche degli incidenti automobilistici e
su quelle dei Dipartimenti di Emergenza ospedalieri (per le aggressioni
violente da parte di persone "bevute"). Ebbene,
nelle zone dove si sono effettuati questi interventi, i consumi dichiarati
si sono ridotti del 6% (16) ed ancora maggiore è stata la dichiarazione
di quante volte si "era bevuto troppo". Lo stesso dicasi per
quanto riguarda le dichiarazioni circa le volte che ci si era messi al
volante avendo superato i limiti legali dell'alcolemia (riduzione del
51%). Le statistiche sugli incidenti nel traffico hanno mostrato una
riduzione del 10% fra gli incidenti con scontro nelle ore notturne e del
6% in quelli con un conducente con tasso elevato di alcolemia. Ancor più
brillanti sono state le statistiche dei Dipartimenti di Emergenza che
hanno riportato una diminuzione del 43% delle lesioni da aggressioni. Le
lesioni così gravi da richiedere una ospedalizzazione sono diminuite del
2%. Va rilevato che gli incidenti con luce diurna sono rimasti invariati,
a dimostrazione del ruolo importante dell'alcol negli incidenti notturni. L'Istituto
Superiore di Sanità ha condotto ricerche sugli incidenti stradali
utilizzando un "approccio multirischio" (AMR), dimostrando (17)
come l'alcol sia più presente fra fumatori e assuntori di sostanze
stupefacenti di quanto fumo e droghe non lo siano fra chi fa uso di
bevande alcoliche. Appare comunque evidente come ci si debba orientare
verso interventi multipli che tengano conto della "forza
infettante" dei singoli fattori di rischio. Sul
piano farmacoterapeutico si parte dal concetto che le forme precoci di
alcolismo siano caratterizzate da anormalità nella regolazione della
serotonina rispetto a quelle croniche. I
recettori selettivi del 5-HT3 (serotonina) mediano importanti effetti
dell'alcol sul cervello. In particolare l'alcol potenzia le correnti
ioniche mediate dai recettori selettivi 5-HT3 e questo effetto viene
bloccato dagli antagonisti dei recettori 5-HT3. Le vie mesocorticolimbiche
della dopamina mediano gli effetti di ricompensa dell'alcol e di altre
sostanze di abuso ed il rilascio di questo neurotrasmettitore è regolato
dai recettori 5-HT3 densamente localizzati nel mesocorticolimbico. Il loro
blocco selettivo riduce il consumo di alcol in diversi modelli animali.
Nell'uomo si è visto che il pretrattamento con l'ondansetron riduce la
preferenza verso l'alcol. Presso il Texas Health Science Center (18), nel
periodo 1995-99, sono state condotte ricerche randomizzate con placebo su
271 alcolisti suddivisi in 11 settimane di trattamento con ondansetron a
diversi dosaggi 1µg/kg, 4µg/kg, 16 µg/kg due volte al giorno oppure a
placebo. Tutti i pazienti partecipavano a sedute settimanali di terapia
comportamentale cognitiva. Come misure di outcome si è usata
l'auto-indicazione dei consumi (drink per giorno, drink per giornata
"umida", giornate senza alcol insieme ai livelli di transferrina
- CDT).Tutti i dosaggi, ma soprattutto quello di 4µg/kg., sono risultati
efficaci per ridurre sia i consumi alcolici sia il rapporto CDT ed i
risultati migliori si sono avuti nei casi di alcolismo precoce. Trattasi
di casi che, in genere, si presentano associati con disordini antisociali,
con anamnesi di infanzia difficile , ostilità ed una maggiore frequenza
di alcolismo fra i parenti di sesso maschile. Nel caso del gruppo trattato
si è delineato un rapporto diretto fra precocità dell'insorgenza
dell'alcolismo e numero di alcolisti in famiglia. Dal punto di vista
farmacologico gli inibitori selettivi del reuptake della serotonina non
hanno efficacia sui casi ad insorgenza precoce, mentre si è provata la
validità di un antagonista dei recettori del 5-HT3. Anche gli agonisti
parziali selettivi della serotonina sono inefficaci nei casi di alcolismo
ad insorgenza precoce perché, in questi casi, non si ha un semplice stato
di deficit di 5-HT in quanto è assai probabile che vi sia una variante
polimorfica del trasportatore della serotonina che differenzia il sito del
blocco rispetto ai casi ad insorgenza tardiva. Il fatto che anche dosi
basse abbiano efficacia può collegarsi con i risultati della
sperimentazione animale che dimostra effetti anti-ricompensa. Non sempre
esiste una corrispondenza fra esperimenti su animali e traduzione nel
campo umano ma, in effetti, l'esistenza di sotto-tipi di alcolismo
potrebbe corrispondere a diversità di risposte ai trattamenti con
sostanze serotonergiche. Fra
i progetti regionali citati in (5) sono da sottolinearsi quelli relativi
agli interventi educativi nelle Scuole Guida, punto di incontro di molti
giovani di diversa estrazione scolastica e sociale. Non si tratta solo di
illustrare gli effetti dell'alcol ma, più in generale, di effettuare una
serie di corsi di promozione della salute nella guida. Per
quanto riguarda i Servizi alcologici senza dubbio l'esperienza del Veneto
è quanto mai interessante (5). In questa regione infatti gran parte dei
SERT svolgono anche attività alcologica clinica ed esiste una rete di
Strutture semiresidenziali oltre ad Unità operative alcologiche
strutturate in campo ospedaliero. La rete è collegata con i Club degli
alcolisti in trattamento e con quella degli Alcolisti Anonimi, avendo come
punto di riferimento i medici di medicina generale. I Centri Alcologici
Multimodali, sia presso Ospedali sia presso i SERT, costituendo la rete di
secondo livello, con tutta una serie di progetti alcologici hanno rilevato
l'esistenza di un 5% della popolazione veneta con problemi alcolcorrelati.
Ricordiamo che a Verona funziona un sistema informatico e-VELIK e un sito
Internet che consente il collegamento in rete di tutti i Servizi e che
viene utilizzato anche per la formazione del personale. Non mancano
esperienze di comunità familiari basate sui concetti di ecologia sociale. La
Rassegna precedente è stata pubblicata sul nr.1/1999. BIBLIOGRAFIA (1) McCarty D.:
Addiction, 95 suppl. 3, 439, 2.000 (2) Perl H.D.:
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Cibin M., Orlandini D., Rampazzo L.: Alcologia, Prevenzione, Progettualità
Regionale, Casa Editrice La Garangola, pp. 343, Giugno 2.000 (6) NIAAA:
Research Monograph 35, "Ethanol and Intracellular Signaling: From
Molecules to Behavior", NIH Pubblications No 4.579, 2.000 (7) Sesso D.:
Archives of Internal Medicine, 160: 2605, 2.000 (8) NIAAA:
Research Monograph 34, "Review of NIAAA's Neuroscience and Behavioral
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American Journal of Geriatric Society, 48: 769, 2.000 (11) Saadatmand
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Addiction, 95: 1429, 2.000 (14) NIAAA:
Research Monograph 36: The Epidemiology of Alcohol Problems in Small
Geographical Areas, NIH Pubblications N° 4.357, 2.000 (15)
Sabbatani S.:Bollettino per le Farmacodipendenze e l'Alcolismo, 1: 23,
1996 (16) Holder
H.D.: JAMA, 284: 2341, 2.000 (17)
Taggi F.: Atti 55esima Conferenza del Traffico e della Circolazione, Riva
del Garda 27-30 Ottobre 1999 (18)
Johnson B.: JAMA , 284: 963, 2.000
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