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L'Afganistan resta il primo paese produttore di oppio al mondo

Chistopher S. Wrep, United Nations Falters on Afghan Opium Plan, International Herald Tribune, 19 settembre 2000, http://www.fuoriluogo.it/idt/siccita.htm

Anche se il programma di conversione delle colture di oppio messo a punto dalle Nazioni Unite nei tre distretti campione afgani della provincia di Kandahar aveva inizialmente abbassato del 50% la produzione di oppio in tali zone, oggi l'Afganistan ne resta il primo Paese produttore al mondo.

La metà circa dell'oppio afgano viene consumato come eroina in Iran e Pakistan, mentre il resto arriva in Europa attraverso i Balcani e la Turchia.

Dal 1999 al 2000 la produzione totale di oppio effettivamente è scesa da 5.100 a 3.600 tonnellate, ma tale diminuzione va attribuita non tanto ai tentativi dei Talebani di costringere i contadini a sostituire l'oppio con colture alternative, quanto piuttosto alla siccità che ha colpito le province meridionali. Certo esistono decreti che prevedono una riduzione delle colture di oppio di almeno un terzo, ma per ora sono lettera morta.

A causa delle condizioni meteorologiche sfavorevoli, dunque, le nuove colture di oppio sono in diminuzione e qualcuno sperava che la difficoltà di coltivare il Papaver somniferum potesse convincere i contadini ad utilizzare il terreno per colture alternative. Ciò che è accaduto invece è che i contadini trovandosi, causa la siccità, in condizioni di estrema povertà per sopravvivere puntano tutto sulle colture di oppio, dalle quali riescono a ricavare $31 al chilo: molto più di quello che guadagnerebbero coltivando qualsiasi altro prodotto.

Si pensi infatti che da 10 kg di oppio grezzo si può ricavare 1 kg di eroina, il cui prezzo di vendita, prima del taglio, è di circa $88.000.

In Afganistan le sole province meridionali producono il 92% dell'oppio ed è noto che si tratta delle zone più distanti dalla guerra tra il generale Massud, alleato degli americani, e i Talebani appoggiati dal Pakistan.