BOLLETTINO PER LE FARMACODIPENDENZE E L'ALCOOLISMO

Rassegne Bibliografiche & Recensioni

 

IL MARTINI VA SBATTUTO E NON MESCOLATO

 

Trevithick C.C., Chartrand M.M., Wahlman J. et al.: "Shaken not stirred: bioanalytical study of the antioxidant activities of Martinis", British Medical Journal, 319: 1600-1602, 1999

 

L'agente 007 James Bond raccomandava ai baristi di sbattere vigorosamente la miscela gin e wermuth che è tipica del Martini: un gruppo di biochimici canadesi partendo dalla constatazione dell'ottima, anzi, prorompente salute dell'agente segreto ha scherzosamente impostato una ricerca che parte dalla diffusa cognizione epidemiologica del beneficio di un moderato consumo di alcolici nei confronti delle patologie cardiovascolari, dell'ictus e della cataratta, beneficio in prevalenza attribuito all'azione anti-ossidante dell'alcol, dei flavonoidi o dei polifenoli sulla scia dell'azione anti-ossidante della vit.E.

Questi ricercatori hanno pertanto allestito una prova in vitro che non rappresenta una curiosity fra quelle che il British Medical Journal pubblica nei numeri di fine d'anno, ma potrebbe costituire un punto di partenza per indagini sulle virtù differenziali di diversi tipi di bevande alcoliche.

Il test non è nuovissimo: si tratta di utilizzare la prova della luminescenza provocata dall'aggiunta di perossido di ossigeno. Aggiungendo una miscela con presunta attività anti-perossidica la luminescenza della miscela dovrebbe ridursi. Esiste una apparecchiatura di controllo il Lumac Biocounter M2010 (Celsis Chicago) che misura la luminescenza quando il perossido di idrogeno viene incubato con luminol legato ad albumina: soluzioni di 0,3 ml di acqua contenenti luminolo ed albumina e come controllo acqua distillata. In entrambe le provette si aggiunge dimetiisulfossido e 0,07 ml di Martini o di altra bevanda. Introducendo le provette nel counter succitato si misura la luminescenza, essendo ovvio che una luminescenza ridotta sta a significare azione anti-perossidica più rilevante. Il mini-Martini è stato preparato mescolando due parti di gin (6 ml) con una parte di vermouth (3 ml). In una bottiglietta da medicinale di 100 ml si aggiungono 9 ml di Martini e qui viene la differenza:

* sbattimento vigoroso per 1 minuto;

* o rimescolamento in una fiala di vetro di 20 ml con un mixer tipo vortex.

Quindi le due soluzioni si aggiungono alla miscela luminescente. In precedenza vermout e gin erano stati testati separatamente ed il primo aveva dimostrato una riduzione della luminescenza pari al 98,1% mentre il gin aveva di poco superato il 41%.

In conclusione, il Martini ben sbattuto è risultato più efficace nella deattivazione del perossido di idrogeno. Non si conosce il motivo ma si può escludere l'effetto ossidazione dei componenti reattivi del Martini in quanto l'effetto permane anche dopo trattamento termico.

Inoltre esperimenti preliminari indicano come il Martini sia meno dotato di polifenoli rispetto ad altre bevande ordinate spesso da James Bond come il Sauvignon vino bianco e lo Scotch wisky. Va anche segnalato che i ricercatori hanno effettuato diversi esperimenti con il gorgogliamento di ossigeno e nitrogeno, sempre per constatare il ruolo di una maggiore ossidazione del Martini quando si adotta la preparazione sbattuta. Certo non hanno usato recipienti da cocktails né aggiunte note solo al barman.

Va rilevato che la ricerca è stata finanziata da una industria di alcolici il che non toglie interesse alla medesima.