BOLLETTINO PER LE FARMACODIPENDENZE E L'ALCOOLISMO
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L'AIDS NEL 2000: SEMBRA NORMALIZZATO MA VI SONO NOVITA' PAROLE CHIAVE: Network di tossicodipendenti,
Epidemiologia molecolare, Trasmissione per via sessuale, Tubercolosi,
Ripercussioni della HAART, Scambio di siringhe TOSSICODIPENDENZA ED HIV: Vi sono, in diversi centri come
Balgkok, New York, Amsterdam, Madrid e Valencia situazioni epidemiologiche
di passaggio rapido da percentuali del 5-1O% di sieropositività fra
tossicodipendenti per via endovenosa al 3O-6O%, per poi rimanere stabili
per una decina di anni. La stabilità deriva dal rimpiazzo fra i nuovi
casi (in media 4-6 per 100 persone anno) ed i sieropositivi deceduti. (1)
Nelle coorti seguite a New York (2) si è avuta una notevole riduzione
della sieroconversione giunta ad uno O,7/100 persone a rischio/anno.
In buona parte questo trend è legato alla quasi legalizzazione
dello scambio di siringhe ed alla riduzione dei comportamenti iniettori a
rischio (come il frontloading).Rimane una popolazione di 170.000-2OO.000
tossicodipenti newyorchesi con rischi di trasmissione sessuale specie fra
i consumatori di crack. La tesi di Friedman (1) è da segnalarsi e
riguarda proprio le statistiche della Grande Mela non accetta le
interpretazioni correnti vale a dire la riduzione dei comportamenti a
rischio e la saturazione delle infezioni nei gruppi ad alto rischio con
modesti livelli di infezione fra i gruppi a basso rischio. Questa seconda
ipotesi paradossalmente non attribuisce valore incisivo alle misure
preventive mentre la prima induce al loro rafforzamento.
Ma l'ipotesi di Friedman parte dallo studio di una coorte di 767
tossicodipendenti arruolati nel 1991-93 cioè in un periodo di
sieroprevalenza stabile. Fra i componenti di questo gruppo i comportamenti
a rischio non si sono modificati e le reti di co-abuso di droga non si
erano "saturate"; si ritiene che vi siano nella rete (network)
rapporti di iniezione comune e di sesso fra i sieronegativi
indipendentemente dalla conoscenza del sierostato, per cui relazioni con
sieropositivi riguardano il singolo sieronegativo
Si sono poi evidenziati grappoli di tossicodipendenti sieronegativi
nei quali l'incrocio di rapporti di consumi di droga comuni salvaguardia
dal contagio il network. I rapporti di consumi e sesso con i sieropositivi
sono solo periferici: questo sempre in un contesto di prevalenza elevata.
I network di sieronegativi sono numericamente modesti, rimangono
sierologicamente stabili mentre i maggiori network che comprendono
sieronegativi e sieropositivi ed è in questi gruppi che si verificano le
infezioni HIV primarie. Si ipotizza che la prevenzione del contagio nei
piccoli networks di sieronegativi si avvicini al concetto di immunità
naturale. Di per se stessa-sempre secondo questa ipotesi-questa sorta di
protezione viene meno via via che la sieroprevalenza si riduce (come sta
avvenendo a New York con il passaggio dal 5O al 3O%;
quando ci si avvicinerà al 15% (sempre ricordiamolo nel gruppo di
tossicodipendenti) il network dei sieronegativi si allargherà e basterà
la presenza di una minoranza di sieropositivi a poter provocare nuove
infezioni anche a tipo epidemico. Pertanto
non è possibile abbassare la guardia ed è necessario intensificare gli
sforzi preventivi. D'altra parte, in una metanalisi sulle ricerche che
riportano i risultati dei trattamenti della tossicodipendenza pubblicati
su riviste con peer-review nel periodo 1988-98 con più di 17.771 soggetti
netto appare il vantaggio preventivo dei trattamenti di mantenimento
metadonico soprattutto per quanto riguarda l'uso comune di siringhe ma non
per la riduzione dei rischi sessuali.
L'effetto dei trattamenti drug-free (dati DATOS) è meno
significativo forse a causa della minore diffusione della pubblicistica
scientifica nel sistema drug-free (3). Da New York passiamo ad Amsterdam dove fra le coorti di
tossicodipendenti è stato anche determinato il tasso emoglobinico
classificando come anemici gli uomini con <12g/dl e le donne con valori
inferiori ad 11:le relative percentuali sono state rispettivamente del
19,8 e del 15,5. Considerando,
invece un gruppo di HIV-(109 soggetti) che nel mese precedente non si
erano iniettati droghe la percentuale supera di poco il 7% e quindi si
avvicina a quella della popolazione generale.Le associazioni più
rilevanti fra anemizzazione e fattori di rischio sono quelle con la
frequenza delle iniezioni quella delle prevalenza di
ascessi,endocarditi,trombosi venosa.Non è da trascurarsi il fattore
"emolisi" legato alla alterazioni delle emazie prelevate e
mescolate nelle siringhe comuni nonchè l'asssommarsi di perdite ematiche
ccontinue. IN SPAGNA l'incidenza dell'AIDS associata con l'IDU (uso
endoveno di droghe)è stata nel 1995 pari a 124 per milione di abitanti.In
una coorte di 376 IDU ammessi a centri di Detossificazione nel periodo
1987-90 con età media di 26 anni prevalenza di sesso maschile,durata
media della tossicodipendenza di 6,1 ed HIV+ del 7O,2% si è confermata la
maggiore mortalità nel quinquennio degli HIV° (26,6% contro il 10,7%
degli HIV). L'introduzione degli inibitori delle proteasi ha ridotto
la mortalità,ma non di molto;maggiori risultati si sono realizzati con
l'introduzione a Barcellona del metadone (1992).Fra i più giovani che
hanno cominciato a fumare eroina il passaggio all'uso endovena costituisce
un importante fattore di letalità precoce (5) La presenza della citochina Fattore di Necrosi Tumorale (TNF)
prodotta dai macrofagi attivati e dai linfociti rappresenta nei
tossicodipendenti HIV+ un fattore di peggioramento e la coinfezione con
Candida albicans e Cytomegalovirus costituisce un ulteriore fonte di
produzione del TNF.Ora i recettori TNFRs appartengono a due tipi I e II e
le loro forme solubili (s) sono presenti nel siero di diverse infezioni.A
Palermo (6) è stata studiata la diffusione di questi recettori fra 54 IDU
con AIDS 47 IDU HIV+,47 IDU HIV- e 21 coetanei sani.Si è rilevato un
gradiente di aumento via via che si passava dai sani ai malati di AIDS
attraverso gli HIV- e gli HIV+.Rispetto ad altre indagini si è rilevata
una prevalenza di concentrazioni di sTNFR-II probabimente a causa della
stimolazione dovuta dai monociti e dalla coinfezione con l'HCV.Ad un
aumento del 3O% di cocentrazioni di sHTRF-II corrisponde un radoppio della
mortalità.Non sembra però che questo parametro debba essere sostitutivo
rispetto a quelli classici indicatori della progressione. La notizia non è nuova in quanto passata l'ondata di
panico che aveva colpito le comunità tossicodipendenti dopo i primi
picchi epidemici degli anni 8O' le più giovani leve sono tornate a
comportamenti iniettori e sessuali ad alto rischio. Reclutando su strada a San Francisco tossicodipendenti
nel mese di aprile 1997 si sono confrontate le abitudini iniettorie dei
<3O e >3O anni:questi ultimi erano più numerosi (116 contro 56).Il
gruppo più giovane era composto prevalentemente da bianchi che si
iniettavano anfetaminici e che più frequentemente avevano avuto un
arresto nel mese precedente ed una overdose negli ultimi qundici mesi.I più
"anziani" avevano una storia di IDU di 18 anni erano in
prevalenza afro-americani e fumavano il crack.(7). E' necessario,pertanto
intensificare gli interventi preventivi nei confronti dei più giovani
specie se senza casa. Rimaniamo nel contesto americano e precisamente a
Baltimora per riferire circa i risultati di uno studio su 1480 IDU vi=sitati
due volte all'anno per i prelievi sierologici fra il 1994 ed il 1998
cioè nel periodo dell'introduzione dello scambio di siringhe (8).
Per quanto riguarda l'accesso e la partecipazione a programmi di
Mantenimento Metadonico (MMTP) le IDU HIV-ed HIV+ più frequentemente vi
facevano ricorso specie quando erano assistitite dal Medicaid e non
avevano su= bito arresti.Invece fra i maschi HIV-l'appartenenza all'etnia
afro-americana,l'essere senza casa e il non aver visto un medico
costituivano fattori negativi per la partecipazione ai MMTP,mentre fra gli
HIV+più anziani che non si iniettavno droghe vi era un alto tasso di
adesione ai programmi.Il messaggio è quello di incentivare la
partecipazione ai MMTP specie da parte degli afro-americani, dei senza
tetto, dei carcarati e di coloro che sono privi di assicurazione
L'introduzione di un programma di scambio di siringhe ha avuto un ruolo
secondario per i flussi ai MMTP per cui sarebbe opportuno un raccordo. Ma come mai l'accesso ai servizi di scambio di siringhe
presenti in diverse città del Nor-Est è così diseguale? Intanto secondo
i ricercatori della Yale University (9) vi sono differenze locali
nell'accessibilità sia alle siringhe sterili sia alle fonti di acqua e di
cotone per filtrare le sostanze. Intervengono poi fattori del setting nel quale ha luogo
l'iniezione e, sopratutto le tradizioni culturali locali di preparazione e
di norme. Per differenziare questi fattori in tre città del Nord-Est è
stata effettuata una mappatura dei siti di distribuzione e di quelli di
iniezione approfondendo la descrizione etnografica delle comunità
bersaglio ed ottenendo dagli IDU una registrazione delle modalità
quotidiane di auto-somministrazione. Oltre ad interviste dirette non si è
mancato di effettuare controli visivi sulle modalità di iniezione. Tutti
questi elementi presi isolatamente non consentono di tracciare un quadro
dei comportamenti iniettori locali mentre la loro convergenza
multifattoriale può fornire indicazioni utili per interventi di
modificazione. In Francia come è ben noto la buprenorfina rappresenta il
farmaco di maggior impiego sia nella detossificazione sia nel mantenimento.
Come in molti altri Paesi l'accesso dai trattamenti antivirali
HAART ha luogo più frequentemente fra gli HIV+ che seguono programmi di
mantenimento (1O);in 103 HIV+IDU la buprenorfina non ha influito sui
carichi virali nel corso di trattamenti HAART il che coincide con altre
esperienze. SCAMBIO DI AGHI/SIRINGHE:Sull'American Journal of Public
Health numero di settembre 2.000 (11) sono pubblicati diversi interventi
relativi all'influenza degli orientamenti politici ed ideologici sulle
politiche di scambio di siringhe.Negli USA il divieto di impiego di fondi
federali non riguarda solo le ricerche sugli embrioni umani ma anche
quelle sullo scambio di aghi/siringhe.Certo esistono diversi programmi
statali e finanziati da Agenzie locali e Des Jarlais a New York ha
dimostrato che fra gli IDU clienti regolari dei servizi di scambio
l'incidenza nelle nuove infezioni da HIV è stata di 1,5 per 1OO py contro
5,3 nel gruppo dei non utilizzatori del servizio.
Ma predominano le statistiche di due città canadesi cioè di un
Paese dove è anche possibile acquistare le siringhe in farmacia nelle
quali il gruppo degli utilizzatori dei programmi di scambio ha avuto una
maggiore incidenza di nuove infezioni da HIV (ed in parallelo da HCV ed
HBV). Certo trattavasi del
gruppo di IDU più diseredati che dovevano ricorrere allo scambio gratuito
mentre gli IDU "ben portanti"compravano le siringhe in
farmacia.Un quadro analogo si è riprodotto in alcune città francesi;
l'accusa che viene rivolta a questi programmi è quella di "fornire
un messaggio sbagliato ", quindi di incentivare l'uso parenterale di
droghe.Ma proprio l'esperienza di Amsterdam sta a dimostrare che vi è
stata sia una riduzione nelle nuove leve della tossicodipendenza IDU sia
delle sieroconversioni.Come al solito si lamenta l'assenza di ricerche
randomizzate; qualcuno propone di sperimentare in una area a bassa endemia
HIV una sorta di proibizionismo di aghi e siringhe per constatare il trend
della diffusione dell'HIV e di altri virus attraverso la catena del
sangue.Ma intanto qualsiasi ricerca deve tener conto delle modalità di
erogazione della presenza od assenza di servizi di operatori da strada,di
counselling,di distribuzione di condoms etc. Non va mai dimenticato che anche con il prevalere del
fumo e o dell'inalazione di eroina le percentuali di sieroconversione
rimangono notevoli per la prevalenza della trasmissione per via sessuale.
Certo la distribuzione gratuita di siringhe di per se stessa non può
rappresentare un intervento atto a controllare la diffusione di HIV ed
altri virus fra gli IDU e forse sia da parte degli attivisti sostenitori
sia da parte degli oppositori di "Tolleranza Zero" non ci si è
reso conto dei limiti di qualsiasi programma e nel caso degli oppositori
della esistenza di prove sia pure empiriche di "riduzione del danno".
Un punto forse non è stato approfondito: fino a che punto in aree
dove l'uso più frequente di eroina ed altre droghe è quello del fumo e
dell'inalazione l'avere a disposizione siringhe sterili gratuite non possa
favorire il passaggio dal fumo alla via iniettoria. Comunque in tutti gli intervenuti prevale la sensazione
che in questi come in altri argomenti "polarizzati"sia difficile
per la Sanità Pubblica far prevalere il "razionale". Laddove come nella città scozzese di Dundee dal 1986
esiste un programma di screening pre-natale delle infezioni da HIV si è
dimostrato che la riduzione della prevalenza dallo O,3% allo O,12% è
prevalentemente dovuta alla quota di gestanti IDU;infatti si è passati-in
questo gruppo-da una prevalenza del 27% ad una del 7% (12) EPIDEMIOLOGIA L'AIDS si è normalizzato in Occidente? E' questa la
domanda che si pongono sociologi tedeschi,francesi e svizzeri;intanto
osservano come l'emotività che ha accompagnato il picco iniziale in
Europa Occidentale ha fatto si riemergere psicosi irrazionali ancestrali e
condanne moralistiche ma ha favorito la creazione di una nuova "Alleanza".Alleanza
fra medici impegnati nelle cure,esponenti delle comunità gay e difendosi
dei diritti civili per il contrasto con le tendenze punitive e
l'affermazione dei diritti e della dignità dei malati (13). Oltre ad ottenere una abbreviazione nel lungo iter di
registrazione dei farmaci l'ondata emotiva ha lasciato importanti
innovazioni quali: la prevalenza dell'assistenza in day hospital ed a
domicilio -la stretta collaborazione fra operatori sanitari ed i
caregivers. -lo sviluppo del lavoro interdisciplinare per cui nei
complessi ospedalieri che inizialmente hanno accolto le ondate dei primi
casi sono rimasti collegamenti ed incentivazioni del collegamento socio-sanitario. DAL PUNTO DI VISTA GLOBALE Rezza (14) nota come malgrado
alcuni successi che si sono avuti in Uganda ed in Thailandia l'incidenza
dell'HIV sia tuttora in crescita in molti Paesi privi di risorse. Ma per
rispondere alla domanda sull'effettivo controllo in Occidente va ricordato
come il prolungamento della vita di molti malati ed il miglioramento nella
qualità della vita stessa in assenza di misure educativo/preventive può
costituire la premessa per nuove risorgenze.
Nelle Nazioni dell'ex-URSS la recente introduzione dell'HIV è
stata finora caratterizzata da una esplosione epidemica fra gli IDU ma
esistono le prospettive per una diffusione secondaria attraverso i
rapporto sessuali. Non per nulla in queste Nazioni sono aumentate sifilide
e blennoragia e la prostituzione ha assunto caratteristiche di massa
insieme all'aumento dell'industria del sesso. Ma torniamo in Occidente: gli omosessuali o meglio gli
uomini che fanno sesso con uomini (MSM) in diverse aree presentano
incidenze di HIV+ maggiori rispetto a quelle della popolazione maschile
Questo sopratutto fra i più giovani;nella storica baia di S.Francisco i
gay ed i bisex in età 15-17 pur usando meno alcol,meno Ecstasy e meno
eroina rispetto ai MSM in età 18-22 hanno rapporti omosessuali non
protetti con maggiore frequenza rispetto agli MSM della fascia 18-22.
Spesso il rapporto omosessuale viene preceduto dall'assunzione di
anfetaminici e da inalazione di nitrito di amile donde l'esigenza di
campagne educative rivolte alla popolazione MSM inferiore ai 18 anni.
Anche sulla costa orientale cioè a New York
una indagine su 541 MSM frequantatori di locali tipici e con età
15-22 anni la sieroprevalenza 1997-98 è stata del 12,1% con un netto
differenziale fra afro-americani (18,4% 8,8% ispanici e 3,1% bianchi).
Quasi la metà riferivano di aver avuto rapporti non protetti nell'ultmo
semestre.In questo gruppo (16) l'HIV cresce con l'età e l'etnia. IN INGHILTERRA una quota importante della patologia
infettiva HIV deriva dalla casistica degli ambulatori per le Malattie a
Trasmissione Sessuale; ora però da una parte si sta verificando il
trasferimento verso altri servizi e dall'altra si nota una riduzione nella
frequenza della sifilide. Ma se si prende in esame la statistica delle
sieropositività HIV fra omosessuali e bisessuali che si sono presentati
presso gli ambulatori per le Malattie a Trasmissione Sessuale si può
rilevare come dal 1993 al 1998 la prevelenza di infezioni HIV in
precedenza non conosciute è rimasta immutata. E' probabile che questo
gruppo di uomini con affezioni a trasmissione sessuale costituiscano un
serbatoio assai pericoloso (17) anche per la frequenza di avere diversi
partners. Osserva Stall (18) in una rassegna sulla letteratura
"Gay-90" che pur essendovi speranze che la lunga tragedia
dell'AIDS fra gli MSM occidentali non si rilevano segni positivi nella
modifica dei comportamenti e possono svilupparsi altre trasmissioni ed
altri rischi fra i quali quello di una "occidentalizazione" di
pratiche MSM in Paesi in via di sviluppo per cui occorre affrontare a
fondo il tema dei rischi dei MSM anche indipendentemente dalla diffusione
dell'HIV. ANALISI GENETICHE DEL VIRUS L'analisi genetica dell'HIV-1 rende possibile condurre
studi sulla trasmissione e sui patterns locali di diffusione: ad esempio
in Scozia ed in Germania gli omosessuali più frequentemente sono infetti
da una variante che invece difficilmente coinvolge gli IDU (19). In linea
generale in tutto il mondo gli MSM sono affetti principalmente dal subtipo
B dell'HIV1 una variante che nella popolazione generale prevale solo nelle
Americhe, Europa ed Australia. Gli infetti per via sessuale invece hanno
una varietà di sotto-tipi. Lo scenario più plausibile è quello di una
diffusione dall'Africa al Mondo Occidentale del subtipo B probabilmente
attraverso un omosessuale stewart di una compagnia aerea alla fine degli
anni 7O'. Il primo gruppo di omosessuali molto attivi è stato decimato
negli anni 8O-81; un secondo focolaio iniziale è quello di Haiti vuoi che
vi sia stata una iniziazione della circolazione da parte di omosessuali
americani in turismo sessuale nei Caraibi vuoi che il virus sia stato
trasportato nell'isola da lavoratori haitiani che erano emigrati in
Africa. Tutti i ceppi haitiani sono B e presentano il marker
caratteristico della trasmissione omosessuale in V3.Il passaggio in Europa
ha avuto luogo almeno 7 anni dopo:nel 1982 la prevalenza dell'HIV+a San
Francisco fra gli MSM era del 42% mentre ad Amsterdam si aveva il 7,5% e
la trasmissione è stata inizialmente legata all'omosessualità. Le ondate
fra gli IDU si sono manifestate più tardi e sono state caratterizzate
dalla maggiore omogeneità genetica. Ora è noto come le mutazioni
genetiche aumentino via via che il virus si diffonde per cui la maggiore
stabilità fra gli IDU sottointende una derivazione successiva all'ondata
omosessuale.In genere la diffusione fra gli IDU non ha avuto luogo da
parte degli MSM. DONNE ED HIV:un vizio di origine legato però alla
caratteristica epidemiologica iniziale delle ricerche sull'AIDS è
costituito dalla concentrazione di ricerche sul sesso M. Pertanto le ricerche sulle donne sono venute
successivamente con preminenza per quelle infettate per via sessuale. Si è visto (20) che innanzitutto la carica virale è
inferiore ab initio nel sesso femminile e tale permane per tutto il
decorso. Nelle donne africane
si ha una disomogeneità dei ceppi in circolazione e questo anche quando
la trasmissione avviene ad opera di un partner monogamico. Nell'uomo
africano, invece, vi è una maggiore omogeneità dei ceppi. Le ipotesi
sono diverse: 1)-Basso livello di carica virale 2)-Penetrazione selettiva vale a dire diversa capacità
di attraversare la mucosa vaginale 3)-Amplificazione selettiva La prima ipotesi non sembra sostenibile in quanto la
variante contagiante rappresenta solo una minoranza fra le sequenze del
virus proveniente dal partner (chiamato "DONOR").Le altre due
ipotesi si basano su prove indirette.
Ricordiamo che probabilisticamente il rischio di passaggio M/F è
1:5OO-1:1.000 contro 1:1OOO-1:3.000 per quello F/M.
Molto dipende dalla coesistenza di lesioni genitali da altre
affezioni a trasmissione sessuale:va ricordato che la mucosa vaginale è
quanto mai ampia es estendibile ed è esposta alle secreazioni maschili
per un periodo più prolungato.Il valore protettivo della circoncisione
maschile si sta rivelando significativo nell'area del sub-Sahara (21) con
riduzioni dei RR fino allo 0,42 tanto da far prospettare l'opportunità di
una diffusione della circoncisione maschile nelle popolazioni che non la
praticano per motivi religiosi (come i mussulmani).
Attenzione però in quanto una ricerca più approfondita condotta
in una regione dell'Uganda (22) intanto ha evidenziato un valore
protettivo solo per la circoncisione effettuata in periodo prepuberale e
quindi ha sottolineato il ruolo di stili di vita "mussulmani"
che possono essere preventivi (quali le abluzioni periodiche, l'astinenza
dagli alcolici e la stessa poligamia che riduce la ricerca di prostitute). Sempre sul tema differenze fra M/F in una ricerca
olandese (23) si sono misurati longtudinalmente i CD4+ in 221 F e 443 M
subito dopo la sieroconversione fino alla comparsa dell'AIDS ed al decesso.
Prima dell'introduzione dell'HAART il decorso era più lento nelle
F che morivano avendo avuto sempre una quantità di CD4 superiore a quella
dei M. Questa caratteris= tica ferme restando le limitazioni alla
concessione dell'HAART a seconda del numero dei CD4 potrebbe portare ad
una iniziazione tardiva dalle terapie più efficaci nelle F donde la
necessità di una revisione dei criteri. In AFRICA (14) si nota una- andamento ondulante della
mortalità AIDS fra i due sessi: inizialmente vi è stata una ondata fra
le prostitute che si infettano in età più giovanile e che sopravvivono
di più. I loro clienti M invece hanno una sopravvivenza minore per cui si
eleva il picco della mortalità M. Sono possibili variazioni legate
appunto alla diversa sopravvivenza pur essendovi una maggiore prevalenza
di HIV+ fra le donne africane. IN OCCIDENTE un monitoraggio della diffusione
dell'infezione da HIV è tuttora rappresentato dall'andamento della
sieropositività fra le gestanti che frequentano servizi prenatali e che
si sottopongono al test sierologico. Una simulazione basata sui dati
inglesi (24) suggerisce di utilizzare i dati di sieropositività fra le
gestanti 15-24 anni primipare e secondipare in quanto più rappresentativi
rispetto al gruppo 15-19 che in precedenza era stato proposto.
E' anche opportuno raccogliere dati sui comportamenti sessuali in
quanto possono aversi variazioni se si modifica l'età dei primi rapporti
sessuali. Sempre a proposito di studi sull'incidenza fra soggetti a
rischio elevato si è esaminato il valore dell'auto-raccolta della saliva
e di un vetrino con striscio di sangue seccato due volte al mese con
spedizione postale, counselling telefonico. Naturalmente sul sangue si
effettua la PCR e le risposte possono essere date sia telefonicamente sia
a seguito di una visita al centro. Su 241 partecipanti ad alto rischio (MSM,IDU,donne
con intensa attività sessuale) nel 96% dei casi si èottenuta la saliva
ogni 15 gg. e nel 9O% anche il vetrino (25). Scarso è stato l'effetto sui
comportamenti a rischio ma intanto questa modalità potrebbe essere
utilizzata anche per il monitoraggio dei volontari che si sottopongono a
trials sui vaccini. LA MORTALITA' PRE-AIDS nei gruppi ad alto rischio (emofiliaciIDU
e MSM) costituisce un parametro di confronto indispensabile per valutare
l'impatto dell'infezione da HIV sulla sopravvivenza. La coorte
anglo-olandese è composta da 111 emofiliaci londinesi e da 158 MSM di
Amsterdam e 118 IDU olandesi. In ciascun gruppo è stata studiata l'associazione fra i
livelli dei CD4+, l'RNA virale e la mortalità precedente la diagnosi di
AIDS. Dopo 10 anni dalla sieroconversione il 7,3% degli emofiliaci erano
deceduti senza AIDS ed il 38,2% avevano sviluppato l'AIDS. Per gli IDU
queste percentuali sono state rispettivamente del 20,2 e del 30,5.
Diverso è stato il quadro per gli MSM: 8 e 55%.Negli IDU la
mortalità pre-AIDS aumenta con la riduzione dei CD4 e l'aumento della
carica RNA;una associazione analoga si ha negli MSM mentre fra gli
emofiliaci il nesso è meno evidente. Praticamente la mortalità
precedente la comparsa dell'AIDS non dipende tanto dalla modalità del
contagio. Con il prolungamento della sopravvivenza a seguito dell'HAART le
morti pre-AIDS aumenteranno (25) e sarà necessario tenerne conto per le
stime sull'epidemia e sulla sopravvivenza. RETROCALCOLI PER COORTE DI NASCITA effettuati dal Centro
Europeo di Monitoraggio dell'AIDS tenendo conto della modifica nella
definizione di AIDS hanno consentito ricostruzioni anche dopo l'impatto
dell'HAART con modelli matematici probabilistici che potranno continuare
ad essere utilizzati per le back- calculations (26).
L'esperta italiana di questo team è Lucilla Ravà dell'Università
romana di Tor Vergata.;rimaniamo nel contesto laziale per confrontare la
sopravvivenza dei malati romani di AIDS nel periodo 1993-95 cioè prima
dell'introduzione dell'HAART e nel 1996-97.Erano 1474 malati che a seconda
della residenza sono stati suddivisi in 4 classi socio-economiche (La I
dei più affluenti e la IV con basso reddito). Mentre nel periodo precedente l'introduzione dell'HAART
non vi sono state differenze rilevanti di sopravvivenza a seconda della
classe socio-economica nel secondo periodo netta è stata l'influenza
delle condizioni socio-economiche nel III e IV gruppo specie nel sesso
femminile e fra gli IDU (27). Gli HR sono stati 2,55 per il III e 2,81 per
il IV. Eppure in Italia l'accesso alle cure non è limitato da
condizioni di censo;permane,pertanto una minorazione che ha rilevanza
anche in altri settori (esempio:accesso alla cardiochirurgia dopo un
infarto) e che rientra nel quadro generale delle diseguaglianze legate al
reddito, all'educazione ed allo ambiente di vita. AIDS IN EUROPA: Lo studio EURO-SIDA (28)è uno studio
policentrico sull'andamento della mortalità per AIDS nelle tre grandi
aree Nord Centro Sud su più di 73OO pazienti seguiti presso 52 centri
ambulatoriali;si sono egistrati 1667 nuovi casi di AIDS con una riduzione
da 30,7 per 100 p/y nel 1994 a 2,5 nel 98.Il numero medio di CD4+ al
momento della diagnosi di AIDS è aumentato da 28 a 125. E' nettamente
diminuita nel tempo la retinite da Citomegalovirus ed il complesso da
Mycobacterium avium mentre è notevolmente aumentata la percentuale dei
casi di linfoma non Hodgkin (dal
4% del 1994 al 16% del 1998). Va rilevato che questi dati percentuali non
dipendono da un aumento reale ma dalla diversa proporzione delle forme
morbose che danno luogo alla diagnosi di AIDS. Comunque è chiaro che la
introduzione dell'HAART viene a modificare la storia naturale
dell'infezione da HIV e richiede nuovi monitoraggi specie dei livelli di
CD4+. IN EUROPA VI SONO STATE IMPORTANTI MODIFICAZIONI
REGIONALI nella prima fase dell'epidemia AIDS cioè nel periodo 1979-89:
ad esempio l'incidenza della Polmonite da Pneumocystis carinii (PCP) è
stata maggiore nelle Regioni del Nord,il Kaposi e la toxoplasmosi sono
stati più evidenti nella parte Centrale la retinite da Citomegalovirus è
stata predominante nel Su-Est mentre la tubercolosi extra-polmonare ha
colpito il Sud-Ovest (29). E' probabile che le differenze siano in parte
dovute ad un grado diverso di esposizione agli agenti patogeni;è appunto
la questa distribuzione che potrà anche influenzare il quadro clinico
dell'AIDS nei Paesi dell'Est Europeo.In Ucraina attualmente il gruppo
primario dei 60.000-180.000 HIV+ è legato all'IDU ma vi sono
caratteristiche sociali che predicono una seconda ondata legata alla
trasmissione per via sessuale (30). L'epidemia avrà notevoli conseguenze per lo sviluppo
economico e richiederà in particolare una trasformazione della società
che è in via di transizione. Non si è catastrofici in quanto si parte
dalla constatazione di un livello elevato di scolarità e quindi di una
possibilità di penetrazione di messaggi preventivi specie per quanto
riguarda i comportamenti sessuali. D'altra parte il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni
Unite ha recentemente adottato una risoluzione (31) per incrementare la
diffusione di materiale educativo e di condoms fra i caschi blu; la
risoluzione è quasi in parallelo con la dichiarazione della Casa Bianca
circa la minaccia che l'AIDS rappresenta per la sicurezza
e la pace mondiale.Non poche comunque sono state le discussioni
specie per quanto riguarda la responsabilità per i livelli elevati di
HIV+ fra le truppe dell'ONU e la presenza anche di altre malattie (malaria
Tbc etc). VIE DEL TRAFFICO DI DROGA E DIFFUSIONE HIV: La Birmania
produce il 60% dell'oppio che si consuma nel mondo ed il Laos è il terzo
Paese produttore. Dalla Birmania si dipartono 4 vie di trasporto
dell'eroina, 3 verso la Cina ed 1 verso l'India (32). Da sempre intorno
alle vie del traffico della droga si formano nuclei di abusatori, ma
quanto è avvenuto nell'Asia sud-orientale rappresenta qualcosa di nuovo:
infatti il primum movens del consumo di eroina da parte degli spacciatori
che si recano in Birmania per l'acquisto è il controllo della purezza
della merce. Non si fidano molto dei test chimici e preferiscono la via
diretta quella della somministrazione endovena. Le tecniche di EPIDEMIOLOGIA MOLECOLARE hanno consentito
di rintracciare le vie dell'HIV dalla via verso l'India attraverso il
Manipur (sono sottotipi B, C e la nuova mutante B/C ed E ) Lungo le vie del trasporto stanno dominando i sottotipi
C, B ed E. Molto interessante è la ricostruzione mediante tecniche di
biologia molecolare di una infezione da HIV in due centri di dialisi
egiziani (33). L'episodio si è verificato nel 1993 ed in un centro ha
coinvolto il 62% dei pazienti e nel secondo il 42%.Vi è stata una
maggiore frequenza di contagio fra i p. in dialisi diurna;in questi turni
vi sono meno infermiere e si ha una maggiore utilizzazione comune di
siringoni per l'infusione di liquidi nelle linee di dialisi.Difetti nel
lavaggio refluo delle linee insieme alla scarsa asepsi sono stati la causa
di un focolaio di HIV che in un Paese a bassissima endemia, ha
rappresentato il 17% dell'insieme degli HIV+. Sempre attraverso l'impiego di tecniche molecolari ci si
è avvicinati all'origine dell'epidemia rumena fra l'infanzia
istituzionalizzata sottoposta a microtrasfusioni di sangue. Ricercatori olandesi, norvegesi e rumeni (34) hanno
rintracciato sottotipi F assai diversi dai tipi A e C che successivamente
si sono diffusi fra gli adulti rumeni attraverso le vie tradizionali della
siringa e del sesso. Il sottotipo F è frequente nel Congo e non è da
escludersi che nel periodo precedente il 1989 studenti od ospiti
provenienti dal Congo abbiano donato sangue (a pagamento) e quindi
contribuito alla contaminazione della catena ematica. KAPOSI E HUMAN HERPESVIRUS 8 (HHV-8) Si parla troppo
spesso di "nuovi patogeni" ma quasi sempre si tratta di "vecchi"
patogeni che si sono adattati alle mutate condizioni ambientali e sociali.
L'HHV-8 è strettamente collegato al virus di Epstein-Barr (herpesvirus
umano 4) ed infetta le CD19+B oltre che le cellule endoteliali a fuso
lungo delle lesioni del sarcoma di Kaposi. Lo stesso virus è imputato
come causa dei linfomi a cellule B e delle affezioni linfoproliferative
delle cellule B. Come molti opportunisti il virus causa lesioni solo
quando si riduce l'immunocompetenza per l'età avanzata (il classico
Kaposi mediterraneo-e dell'Europa orientale) per jatrogenesi post-trapianto.
Al contrario di altri herpesvirus l'HHV-8 non è ubiquitario:ad esempio le
infezioni sono poco frequenti in Asia nel Nord America e nel Nord Europa
mentre sono frequenti nell'Africa centrale e meridionale e presenti nei
Paesi del Mediterraneo. Prima dell'infezione da HIV i casi di Kaposi erano
presenti in Sicilia e nella Valle del Po dove oggi sono in aumento in
parallelo con la diffusione dell'HIV (35). In Africa sub-Sahara il combinato disposto delle
infezioni da HIV e da HHV-8 ha portato il sarcoma di Kaposi al primo posto
nell'elenco dei tumori ma il problema non viene avvertito dal punto di
vista della Sanità Pubblica. Fra gli omosessuali e bisessuali del Nord
America vi è stato un effetto di concentrazione. E' importante notare
come l'HHV-8 non sia presente in quantità rilevanti nel seme o nella
mucosa rettale (come del resto il suo cugino il virus di Epstein-Barr)
mentre si trova in quantità rilevanti nella cavità orale di diversi
pazienti. Ma allora come mai si è avuta questa esplosione fra gli
omosessuali? Certo il coito orale è diffuso fra gli MSM ma anche fra gli
eterosessuali per cui ancora non si è sicuri. D'altra parte nell'epidemiologia africana del Kaposi in
aree dove l'infezione >7O% sono colpiti bambini ed anziani e la via
sessuale non sembra quella prevalente. E' più probabile che abbiano
importanza le pessime condizioni igieniche ambientali analogamente a
quanto avviene per l'epatite da virus B. Di particolare gravità appare il crescendo di diffusione
del virus HHV-8 fra i trapiantati. Per quanto riguarda l'origine si punta
ad una riserva iniziale fra i primati non umani e forme simili si
ritrovano ancora nelle scimmie di razze del Vecchio Mondo.L'esistenza di
questi serbatoi pone problemi importanti per quanto riguarda la sicurezza
degli xeno-trapianti. In una serie italiana di omosessuali (36) 387 seguiti dal
1984 al 1997, 48 partecipanti hanno sviluppato KS; inizialmente
l'incidenza era di 3,9 per 1.000 p/y e nel 1995 è salita a 32,8. Non vi sono state variazioni a seguito della
sieroconversione HIV, mentre se si considera la incidenza proporzionale
fra le malattie che danno luogo alla diagnosi di AIDS si è avuta una
minima riduzione legata alla preponderanza di altre affezioni. La frequenza di infezioni con HHV-8 è rimasta stabile
mentre dopo il 1995 vi è stata una riduzione assai netta dei nuovi casi
di Kaposi assai probabilmente in virtù dell'introduzione dell'HAART. PER QUANTO RIGUARDA L'AUMENTO DEI TUMORI in parte è
dovuto alla maggiore sopravvivenza: l'analisi franco-italiana (37)
riguarda 5.000 IDU HIV+ seguiti per 20.000 p/y;oltre al già citato
aumento dei casi di SK e di Linfomi non Hodgkin si è notato un aumento
dei casi di Hodgkin,di tumore del polmone e del fegato (per quest'ultimo
è probabile che entri in causa la infezione da HCV che è pressocchè
universale negli IDU). In questa serie "mediterranea" non vi
sono differenze di incidenza dei tumori fra IDU e MSM. Mentre l'incidenza del KS è diminuita a seguito delle
terapia HAART quella dei linfomi non Hodgkin (AIDS-NHL) è rimasta
sostanzialmente la stessa (38);trattasi di tumori che derivano dalle
cellule B hanno una notevole aggressività clinica e presentano
localizzazioni non usuali. SALIVA E BACIO PROFONDO:per molto tempo si è discusso
intorno al rischio del bacio profondo e si è sostenuto che la saliva
essendo ipotonica dovrebbe neutralizzare il virus. Ma allora come mai il
latte della madre HIV+ è contagiante e, come si è visto per il KS anche
il coito orale è pericoloso? I microbiologi dell'Università del Texas
(39) hanno condotto sperimentazioni in vitro con campioni di latte e
sperma mescolati con saliva. Si è visto che l'ipotonicità della saliva
veniva superata a causa dell'isotonicità dei liquidi seminali e del latte
e che quindi il virus sopravvive. E bisogna ricordare che in alcuni casi malgrado il
successo della HAART nel raggiungimento di livelli di RNA virale non
riscontrabili nel plasma si possono avere persistenze nel seme (4O) Dal
punto di vista delle coinfezioni HIV/Gonococco mentre si è avuta sul
piano nazionale americano una riduzione nei nuovi casi di blenorragia e di
infezione da HIV sono aumentati in una serie di 94.577 infetti le
associazioni HIV/Gonococco (41) per cui si suggerisce di effettuare un
esame sierologico HIV per ogni nuovo caso di blennoragia. Il ruolo favorente l'espressione dell'HIV da parte degli
anaerobi nelle forme di vaginosi batterica viene confermato da una
indagine nazionale USA (42). Sono sopratutto le cellule monocitoidi che
favoriscono la proliferazione del Peptostreptococco asaccaromitetes mentre
il Peptostraptococcus anaeroides ed i Lactobacillus acidofilus non
svolgono la stessa azione. In
concrero aumentano i rischi e quindi si devono trattare le vaginosi
batteriche (BU) UNA CARICA VIRALE >1.500 copie predice il rischio di
contagio eterosessuale come è stato dimostrato in Uganda da una ricerca
sul campo svolta da una équipe della Johns Hopkins (43).
Gli esami sierologici condotti su 15.127 adulti hanno consentito di
selezionare 415 coppie discordanti nelle quali cioè un partner era HIV+ e
l'altro HIV. Nell'area
prevaleva la monogamia e non sembrava diffusa la prostituzione per cui si
poteva presuppore che una sieroconversione fosse il prodotto di un
contagio intracoppia. Rispetto
ad altre indagini sulle coppie discordanti in questa ricerca vi è stata
la misurazione della carica virale. Nei 30 mesi che hanno separato le due
fasi dell'indagine in queste coppie vi è stata una sieroconversione pari
a 11,8/1 p/y senza grandi differenze fra i due sessi e con una
accentuazione nei maschi non circoncisi.
La carica virale media nei casi di contagio era di 90.O29 copie
mentre non vi è stata alcuna trasmissione in casi con carica <15OO
copie. Allora in queste situazioni si è tranquilli? Adagio, in quanto i
risultati si sono ottenuti in una situazione ambientale particolare ed in
assenza di terapia antiretrovirali. In una ricerca californiana condotta
su di una sessantina di donne HIV+ è stato possibile ottenere il virus
nel liquido di lavaggio cervico-vaginale solo quanto nel plasma la carica
virale era >4.000 copie e con conte basse di CD4+ (è possibile
quantificare la carica virale nel liquido cervico-vaginale con il metodo
NASBA) (44). In prostitute thailandesi si è visto che cariche virali
>100.000 copie corrispondono indici di mortalità 14,5 volte superiori
rispetto a quelle di donne con cariche <10.000. Naturalmente ha
importanza anche il livello dei CD4; Questi ultimi hanno una velocità di
declino vicina a quella riscontrata in Occidente: solo che l'ipermortalità
precoce è legata alla TBC (45). LE RIPERCUSSIONI DELL'EPIDEMIA DI AIDS FRA LE COMUNITA'DI
IMMIGRATI NEI PAESI OCCIDENTALI riguardano sopratutto il Regno Unito in
quanto vi sono frequenti rapporti con la Madre Patria (46). La
sieroprevalenza è maggiore fra le donne immigrate dall'Africa Orientale e
centrale (2,3%) mentre il 76% dei neonati HIV+ sono nati da madri
provenienti da Paesi del Sub-Sahara Ma fra le provenienze dall'Asia e
sopratutto fra le africane nate in Inghilterra si hanno prevalenze molto
basse. Invece vi è un forte nucleo di immigrazione dai Caraibi
e dalla Melanesia cioè da Paesi che insieme al Giappone sono sedi di
endemia da RETROVIRUS HTVL-1 e II.causa di leucemie nell'infanzia e di
linfoma a cellule T nell'adulto.Il rischio per i sieropositivi HTVL-1 è
dell'1,5% per i linfomi e si abbassa allo O,25% per le mielopatie e le
altre patologie associate (uveite,alveolite,artrite).L'HTVL-II,invece è
endemica fra alcuni gruppi autoctoni sud-americani ed africani nonchè fra
gli IDU ed è associato ad affezioni neurologiche. Si stima che in Inghilterra vi siano almeno 22.000 adulti
di etnie diverse provenienti da aree endemiche ed HTVL-I+ (47) E manco a farlo apposta i casi notificati di linfoma a
cellule T corrispondono ai casi attesi (sono una diecina ogni anno). Sono invece
superiori alle previsioni i 12 casi annuali di mielopatie fra etnie
provenienti da aree endemiche il che induce a calcolare numeri più
elevati di sieropositivi.Molti dati sono estrapolati dall'epidemiologia
giapponese e pertanto sarebbe opportuno effettuare controlli nel contesto
del'im= migrazione nei Paesi occidentali iniziando da screening neonatali
fra le etnie a rischio. TUBERCOLOSI ED HIV:era di rito impostare una PROFILASSI
ISONIAZINICA fra gli HIV+ cuti-positivi alle tubercolina per 12 mesi
malgrado gli effetti collaterali (epatotossicità insorgenza di
resistenza,scarsa compliance).E' stata condotta nelle due Americhe una
ricerca di confronto fra un programma isoniazinico (12 mesi a 3OO mg/d) e
2 mesi di rifampin 6OO mg /d e pirizinamide (2O mg/Kg/d.1500 HV+ sono stati
suddivisi a random fra i due regimi.La compilance è stata più bassa nel
gruppo con isoniazide ed a distanza di 37 mesi il 2,4% del gruppo con i
due farmaci e nel 3,3% dei soggetti sottoposti ad isoniazide.Tutti casi
confermati batteriologicamente. In Sud Africa la TBC è diffusa fra gli HIV+ sia come
forma primaria sia come reinfezione;costituisce oltre che un ovvio fattore
di aggravamento clinico anche un potente promotore della replicazione
dell'HIV (49) probabilmente a causa della attivazione immunologica.In un
esperimento sud-africano condotto al doppio cieco la somministrazione di
talinomide ha portato ad un aumento dei CD4+ ed al miglioramento della
pro= liferazione linfocitaria senza portare ad un aumento dell'RNA virale.Certo la talinomide può provocare un
accentuazione della replicazione virale che può essere bloccata
dall'aggiunta dei CD8/T.La risposta in questi casi è antigene specifica e
si ha in vitro ed in vivo una accentuazione e non si ha l'alterazione nel
TNF alfa come avviene per la lebbra. (è la similitudine fra TBC e Lebbra a portare a queste
speri= mentazioni). Il problema della prevenzione delle ricadute della TBC è
stato affrontato ad Haiti seguendo 354 pazienti >18 anni che avevano
completo il ciclo terapeutico semestrale con rifampicina e che a random
sono stati assegnati ad un anno di profilassi iso= niazinica od a placebo
(50).Quasi la metà era HIV+ ed i siero= positivi sono stati assegnati fifty fifty ai due
gruppi.Dopo 24 mesi la frequenza di recidive tubercolari è stata di
4,8/1OO py fra gli HIV+ e dello O,4 fra gli HIV-.Però fra gli HIV+ che
avevano ricevuto isoniazide la recidiva ha interessato solo l'1,4 contro
il 7,8 /1OO py fra coloro con placebo.In particolare hanno subito una
recidiva quei HIV+ che ancor prima della diagnosi di tubercolosi
presentavano una sintomatoogia attribuibile all'HIV;proprio nei confronti
di questo gruppo appare,pertanto indispensabile proplungare la
chemioprofilassi per almeno un anno. Rispetto alla intereazione HIV/agenti patogeni
opportunisti quella HIV/B.di Koch costituisce un aspetto a se stante sia
per la notevole diffusione mondiale della TBC (un terzo della popolazione
mondiale ed almeno il 5O% degli HIV+ nei Paesi in via di sviuppo) sia per
l'effetto devastante della tubercolosi sull'andamento dell'infezione da HIV (51).Nei Paesi
industria= lizzati il ripristino di misure di prevenzione e di
isolamento è riuscito a contenere l'ondata nascente in alcuni Paesi:di=
venta più difficile trasferire queste misure nel contesto del Mondo in
via di sviluppo ed è necessario studiare sistemi più all'altezza delle
risorse locali. In uno studio multicentrico italiano condotto in 28
ospedali per malattie infettive (52) nel periodo 1995-96 sono stati
seguiti 163O HIV+ i quali all'inizio erano stati testati per la
tubercolina.I casi di TBC attiva sono stati 18 il che sta a significare
una incidenza di O,79 per 100 py;i fattori associati ab initio sono stati
la positività cutanea ed una bassa conta dei CD4.Ma fra gli HIV+
sottoposti a terapia duplice il rischio di sviluppare TBC è stato di O,16
con un abbassamento a O,O8 per coloro che avevano ricevuto una terapia
triplice.Il confronto viene fatto con nessuna terapia o con una
monoterapia antiretrovirale:il risultato conferma la ipotesi che
l'introduzione dell'HAART abbia di per se stessa ridotto la frequenza
delle reinfezioni tubercolari. Purtroppo anche in una città focolaio di AIDS e con aree
di intensa endemia tubercolare come San Francisco quasi la metà dei
medici che hanno in cura pazienti HIV+ non ha adottato misure di
prevenzione della TBC e non segue le relative Linee Guida (53). LE CARCERI sono dovunque un serbatoio per il bacillo
tuberco= lare e per l'HIV:quelle catalane non sono seconde a
nessuno (54):attraverso l'applicazione di tecniche di impronta
DNA dei bacilli isolati si sono delineate 14 linee di contagio e si è
dimostrato che in più della metà dei casi il contagio aveva avuto luogo
nell'interno dell'ospedale.Sono sopratutto a rischio i detenuti con
periodi più lunghi di incarcerazione;la introduzione della DOT cioè
della terapia sotto osservazione ha avuto buon risultato clinico ma non ha
ridotto la catena delle diffusioni,catena alla quale partecipano anche gli
agenti di custodia. Un micobatterio che caratterizza la fase terminale ed i
casi più gravi di AIDS il Mycobacterium avium con il suo
complesso polimorfo di quadri clinici è da sempre oggetto di chemiopro=
filassi con Azitromicina con non pochi effetti collaterali ma con discreti
risultati per quanto si riferisce alla sopravvi= venza.In genere il trattamento preventivo si instaura
quando i CD4 sono al disotto di 5O.Uno dei vantaggi dell'HAART è quello
di portare ad un aumento dei CD4:ci si è chiesti se quando si ottiene
questo aumento (almeno un raddoppio) è ancora necessa= rio effettuare questa profilassi? La risposta negativa è
venu= ta da una indagine randomizzata ed al doppio cieco
condotta in 29 cliniche universitarie USA (55).Su pazienti sotto HAART che
avevano avuto una risalita dei CD4 321 hanno continuato ad assumere 12OO
mg.di Azitromicina alla settimana e 322 hanno mandato giù un placebo.Nel
primo gruppo non vi è stato alcun caso di MAC mentre fra i placebo si
sono manifestati due casi con localizzazioni atipiche,ma si sono anche
avuti molti abbandoni a causa degli effetti collaterali.Si conclude che
quando l'HAART dimostra la sua efficacia sulle conte dei CD4 non sia più
imperativo procedere alla profilassi del MAC. AGGIORNAMENTI SUL MATERNO-INFANTILE Se è vero che la quasi totalità delle donne HIV+ sono
in età riproduttiva è altrettanto esatto cosiderare che vi sono fattori
biologici e sociali che favoriscono una bassa fertilità almeno nel
contesto occidentale.Una serie retrospettiva gestita dal programma di
sorveglianza del Mary= land (56)per i periodo 1985-95 ha messo a confronto la
ferti= lità di 1642 HIV+ e quella di 8433 coetanee HIV-
appartenenti a strati sociali a basso reddito (in quanto beneficiarie del
sistema Medicaid) (56).Il numero medio di nascite per 100 è stato di 6 per le HIV+ e di 11,1 per le HIV- con un RR
per le HIV+ che decresce via via che si va dagli anni 8O a quelli 90.Le
stime di prevalenza dell'HIV basate sulla sorveglianza delle gestanti e
dei neonati rischiano di sottostimare l'effettivo carico che la gravidana
rappresenta per questo gruppo.L'UNAIDS (il nuovo programma AIDS delle
Nazioni Unite)stima che alla fine del 1999 1,2 milioni di bambini so= no HIV+ e che le bare bianche sono state finora 3,6
milioni per il 9O% in Africa al di sotto del Sahara. L'esperienza di alcuni centri scozzesi nei quali è stata
praticata una effettiva riduzione del danno di trasmissione dell'HIV per
siringa insegna che come risultato indiretto si ha una netta riduzione
nella percentuale di gestanti sieropositive quasi tutte vittime di
contagio sessuale da parte di partners IDU.A Dundee,ad esempio si è
passati dalla prevalenza del 27,5% fra le donne IDU ad una del 7% mentre
fra le non IDU si è passati da O,13 a O,O9 (57). FINO A CHE PUNTO LA DIAGNOSI DI HIV+INFLUISCE SULLE
GRAVIDANZE Confronto fra prima e dopo :Trattasi dello studio europeo
sulla Storia Naturale dell'Infezione da HIV nelle donne (58) studio prevalentemente franco-olandese che ha seguito
prospet= ticamente 485 HIV+ con un intervallo noto di
sieroconversione. La riduzione delle gravidanze non è stata così
eclatante in quanto si è passati da 8,6 prima della sierodiagnosi a
8,2 per 1OO py fra la diagnosi e 4 anni dopo ed a 6 dopo 4 anni.La
proporzione delle IVG è salita dal 42% prima della diagnosi al 53%
dopo,mentre non è aumentata la frequenza degli aborti spontanei.Dopo il
1995 si è assistito ad un lieve aumento delle nascite in parallelo con
una riduzione delle IVG.Nel Nord e nell'Europa Centrale si rileva un lieve
aumento di gravidanze dopo la diagnosi,una riduzione nel Sud;le
nubili le gravide in età 15-25 e quelle che hanno partners
multipli hanno scelto più frequentemente l'IVG per cui le gravidanze
post-diagnosi sembrano sopratutto legate a fattori sociali e culturali.Nel
gruppo come appare evidente vi era già una rilevante tendenza verso le
IVG prima della diagnosi di HIV+. NELLE COPPIE DISCORDANTI (M HIV+ e F HIV-) che intendono
avere un figlio come fare per ridurre la trasmissione dell'HIV e del HCV?
Un gruppo ostetrico di Tolosa (59) su 32 M HIV+ asintoma= tici clinicamente e con CD4>396 si è utilizzato il
sistema dell'isolamento degli spermatozoi attraverso un gradiente di
densità si è individuato il genoma dell'HIV e dell'HCV confrontandolo
con quelli ottenuti dai ceppi isolati nel plasma.La tecnica di separazione
per risalita è riucita ad ridurre
notevomente la presenza di RNA virale a dosi identifi= cabili e,quindi,promette in costituire un sistema di
preven= zione della trasmissione coniugale. NELLE GRAVIDE SOTTOPOSTE A TERAPIA ANTIRETROVIRALE
(497) in un programma americano rivolto sopratutto alle etnie
svantag= giate nell'86% dei casi si è somministrato solo AZT
mentre nel gruppo restante la terapia è stata duplice (60).I fattori di
rischio pere nascita pretermine <35esima settimana,di peso basso alla
nascita <2500 g.,di ritardo di crescita intrauterina e di peso
inferiore al 10°percentile di età gestazionale non si sono differenziati
notevolmente rispetto a quelli di un gruppo di controllo rappresentato da
gestanti non sieropositive appartenenti agli stessi strati sociali. IN IRLANDA si è registrato su 25 donne HIV+ sottoposte
in gravidanza ad HAART una trasmissione verticale=0.Il cesareo è stato
praticato nel 28% dei casi ma si discute sulla validità dell'intervento
ai fini preventivi (61). SUL COSTO/EFFICACIA del cesareo fra le donne che non
intendono allattare il National Health Institute americano ha effettuato
un calcolo (62) che evidenzia il ruolo del tipo di trattamento sui
costi:con l'AZT si ha un impegno di 1131 dollari per caso di trasmissione
verticale evitato mentre per l'HAART si passa a 112.695 dollari.Naturalmente il cesareo deve essere
elettivo IN TAILANDIA da parte di una équipe franco-americana è
stato condotto un trial randomizzato al doppio cieco su 1437 gravide HIV+
per confrontare un sistema di trattamento con AZT iniziato alla 28esima
settimana di gravidanza e proseguito sul neonato per 6 settimane con un
regime a breve termine (AZT iniziato alla 35esima settimana e prolungato
per 3 giorni nel neonato (63)Quest'ultimo metodo è stato interrotto dopo
il primo riesame in quanto nei sistemi con breve trattamento materno si è
avuto un passaggio verticale nel 5,1% contro l'1,6% di quelli con
trattamento materno prolungato.Si è anche visto che non si ottengono
risultati migliori prolungando il trattamento neonatale.Orami come si nota in un editoriale
(64) l'introduzione dell'HAART o come in Europa quella della
monoterapia seguita dal cesareo hanno ridotto la frequenza della
trasmissione verticale all'1% ed è noto il beneficio dell'associazione
AZT/Nevapirina;Maggiori problemi rispetto a quelli tailandesi si
manifestano in Africa dove l'allattamento materno difficilmente può
essere evitato e solo un quarto delle infezioni neonatali sono acquisite
in utero. Il fatto che in vitro l'AZT è tossico per i mitocondri
aveva fatto temere ripercussioni negative sul normale sviluppo del cuore
di neonati che ne hanno subito l'effetto nel corso della vita
intrauterina.Un gruppo di cardio-pediatri americani ha seguito 382 infanti
HIV-in 36 dei quali vi era stata una esposizione intrauterina all'AZT e 58
HIV+ (12 con esposizione uterina all'antiretrovirale).(65)Il follow-up si è
prolungato per 5 anni attraverso ripetuti esami ecocardiografici che hanno
dimostrato l'assenza di lesioni alle strutture del ventricolo sinistro. LA PROFILASSI INFANTILE della PCP (polmonite da
Pneumocysti carinii)nella aree in via di sviluppo come in Tailandia è più
che giustificata nel periodo 1-3 mesi di vita e si tratta di decidere se
proseguirla dopo il 6° mese (66) La risposta è affermativa specie in aree nelle quali non
è possibile una diagnosi di laboratorio dei casi di pneumopatia. La mortalità si è ridotta dal 9 al 4% fra i
profilassati. FINO A CHE PUNTO L'APPARTENENZA ALL'ALLELE CCR5DELTA32
protegge anche nel campo pediatrico nei confronti di un andamento
aggressivo dell'infezione da HIV? Il recettore chemochinico CCR5 è il
recettore principale dei ceppi di HIV non inducenti il sincizio (NSI) e quindi meno
virulenti.Nello adulto l'omozigosità di delezione 32-bp che viene a
troncare il recettore e lo rende non funzionale provoca un
rallenta= mento nella evoluzione.Uno studio policentrico su 457 bambini
HIV+ mai sottoposti a terapie antiretrovirali ha individuato la presenza
dell'allele CCR5DELTA32 nel 6,1%.I bambini eterozi goti avevano conte di CD4+ superiori ed una tendenza
verso una minore atrofia cerebrale.Nel corso del trattamento e negli studi
di follow up si è confermata la minore tendenza verso la progressione
della malattia e la morte anche indipendentemente dall'appartenenza o meno
al gruppo randomizzato con trattamen= to AZT+ddI (67). Nelle donne con forme gravi di infezione da HIV LE
LESIONI CERIVALI SQUAMOSE INTRAEPITELIALI (SILS) sono più frequenti
quando le conte dei CD4 vanno al disotto dei 200.Il trattamento
antiretrovirale riduce da una parte la frequenza dei SILS e migliora la
curabilità delle forme tumorali probabilmente attraverso un ripristino
delle funzioni immunitarie.E' questo il risutato di una indagine
multicentri= ca (Studio Europeo sulla Storia Naturale dell'Infezione da
HIV nelle donne) condotto su 485 HIV+ nel periodo 1993-98
(68). Studi americani individuano nel DEFICIT DI VIT.A UN
COFATTORE PER LO SVILUPPO DI SILS NELLE DONNE HIV+.Concentrazioni emati= che di retinolo <1,05 µmol/L sono tipicamente
associate al SIL (69);è probabile che vi sia un effetto sinergico fra
carenza vitamina e sviluppo dell'HPV il papillomavirus umano associato Continua il dibattito sull'ALLATTAMENTO AL SENO:certo dal
25 al 45% delle infezioni madre-figlio sono legate all'allattamento
(70);si è visto che è meno pericoloso l'allattamento "totale"
almeno per i primi tre mesi rispetto a quello misto.Il trattamento delle
mastiti riduce la presenza di fattori favorenti e così dicasi per la
diffusione della contraccezione per spaziare adeguatamente le
gravidanze.Si sta anche sperimentando l'affidamento a "balia" a
puerpere HIV- ma la misura richiede notevoli modificazioni delle culture
locali. Vi sono iniziative tendenti a conservare l'allattamento
al seno in regioni ad elevata endemia HIV come nel Bangladesh (71) per
almeno sei mesi.Mancano dati sulla effettiva possibi= lità di assicurare la sterilizzazione delle formule
artifi= ciali Un intervento concreto è quello di usare condoms nel
periodo dell'allattamento per evitare gravidanze a breve ter= mine e di trattare non solo le lesioni mammarie ma anche
quelle bucco faringee del lattante. QUALCHE NOTA SULLE TERAPIE: ASSOCIAZIONE HAART INTERLEUCHINA 2:è già noto che
l'IL-2 è in grado di indurre una mercata espansione del pool dei
Linfociti T CD4.Tenendo conto della possibile persistenza di
"santuari" di HIV da parte del National Health Institute è stata
condotta una ricerca multicentrica (8 centri clinici) degli USA per
confrontare l'efficacia della terapia ART (potent antiretro= viral therapy) isolata e quella associata ad Il-2 (7,5
mIU due volte al dì su di una ottantina di pazienti che già avevano
livelli <10.000 copie/ml.Il trial è stato condotto per 2 anni
(1996-98) con randomizzazione e l'IL-2 è stato somministrato per 5 giorni ogni 8 settimane L'aumento dei CD4 con la
terapia associata è stato pari al 112% contro un più modesto 18% fra
coloro che avevano avuto solo ART.Il 67% dei pazienti in te= rapia
associata hanno raggiunto una carica virale inferiore a 5O copie contro il
13% del gruppo con solo ART.Certo vi sono stati effetti tossici dell'Il-2
che possono essere corretti con antipiretici,idratazione,riposo e,se
necessario con ri= duzione del dosaggio.Tuttavia questi effetti
collaterali insieme al fatto che interrompendo l'HAART si può avere
egualmente un effetto rebound di replicazione virale inducono a suggerire
una riflessione accurata prima di adottare la
associazione.Ricordiamo che l'Il-2 agisce non tanto in senso
anti-retrovirale ma aumentando la produzione dei CD8 e quindi delle
cellule T linfocitiche CD8 citolitiche. In precedenza erano statte condotte ricerche su 155 HIV+
con la sola Il-2 con buoni risultati rispetto alla non cura per quanto si
riferisce all'aumento dei CD4 ed in parte alla sopravvivenza (73)-.in
Francia una ricerca prospettica condotta nel 1996-97 in 68 ospedali su
2236 pazienti che non avevano effettuato alcuna cura con gli inibitori
delle protea= si dimostra come l'esito virologico cioè la riduzione
del RNA da solo non sia sufficiente a garantire un miglioramento clinico
ed una maggiore sopravvivenza se non associato ad un ristabilimento di un assetto immunitario più vicino al
normale (aumento considerevole dei CD4). Pertanto di fronte ad un successo solo parziale od ad un
insuccesso dal punto di vista della carica virale è opportuno basare la
decisione sul livello di CD4 che si è ottenuto. CO-INFEZIONE CON HIV ED HCV:lo studio a coorte svizzero
si basa su 3111 pazienti che sono sotto HAART e che nel 37,2% dei casi
sono co-infetti con HCV.In quest'ultimo gruppo l'87,7% è stato IDU per
cui l'HCV costituisce si un fattore di aggrava= mento insieme però all'uso endovena di droghe.La
risposta virologica all'HAART non è,tuttavia modificata a causa della
co-infezione HCV;il virus epatitico invece influisce sulla conta dei CD4
che non risulta adeguatamente aumentata (75). La co-infezione HCV ed HIV determina un aggravamento
anche della patologia epatica;ricercatori francesi (76)hanno dimostrato
che l'HAART anche quando porta ad una forte riduzione della carica virale
RNA HIV non influisce su quella HCV.Anzi nel gruppo con riduzione netta
della carica HIV si ha un aumento delle transaminasi.Questo aumento si
correla con un incremento nelle cellule T CD8+ provocato
dall'HAART.L'incre= mento dei CD8+ sta a significare maggiore citotossicità
ed accentuazione delle patologie epatiche legate all'HCV. Presso il Royal Free Hospital di Londra sono stati
seguiti 421 pazienti trattati con HAART (77):inizialmente vi è stata una
buona risposta virologica ma le ricadute sono state frequenti. Ma anche in questi casi se si considerano parametri come
la progressione clinica e la frequenza di riammissioni in ospeda= le non sembra che il relativo fallimento virologico
comporti un aggravamento.E' pertanto necessario un periodo prolungato di
osservazione. 1207 HIV+ lombardi vicentini mantovani e fiorentini che
hanno iniziato la terapia con almeno un inibitore delle proteasi (PI) nel
settembre 1997 osservati fino al 1999 hanno dovuto abbandonare la terapia
specie con Ritonavir a causa degli effetti collaterali in una proporzione
importante (27% entro 6 mesi e 36% nello spazio di un anno )(78)Saquinavir
HGC ed Indinavir sono meglio tollerati dall'apparato gastro-enterico. GLI EFFETTI AVVERSI DELLE TERAPIE ANTIRETROVIRALI sono: -A livello della tossicità per i mitocondri:si ha nei
nucleo= sidi e negli
inibitori della transcriptasi inversa un effetto dannoso
sulla sintesi degli enzimi mitocondrici.Ne derivano neuropatie,steatosi
epatica,alcidemia lattica e pancreatite (queste
ultime essendo le complicanze più gravi) -Ipersensibilita' con rash eritematoso,maculopopulare con
o senza
febbre,mialgie atralgie;negli HIV+ si hanno reazioni di
ipersensibilità 100 volte di più rispetto alla popolazione
normale e si formano anche ulcerazioni della mucosa. -Sindrome lipodistrofica con lipoatrofia della faccia
arti e natiche con
accumuli di adipe addominale,toracico ed alla nuca.Si ha
ipertrigliceridemia,ipercolesterolemia resistenza nei
confronti dell'insulina e diabete di tipo 2 (nel 7O% dei pazienti)
(79). Un farmaco che sensibilizza all'azione dell'insulina la
Met= formina anche a dosaggi bassi riduce la resistenza
all'insuli= na ed i parametri di rischio cardiovascolare:lo si è
osservato in una ricerca randomizzata (80) HIV E POLMONE Il Polmone è un organo bersaglio dell'HIV:in serie
cliniche di più di 100 casi si sono diagnosticati quadri di enfisema non
associati con patologie infettive polmonari (81);nel liquido di lavagio
bronchiale si sono trovati linfociti
CT in abbondanza per cui potrebbero entrare nella patogenesi
dell'enfisema.La mancanza o la discontinità nella profilassi con trimethripim-Sulfametoxazolo costituisce pur sempre
un fattore di rischio per la PCP come l'appartenza all'etnia afro
americana e le condizioni socio-economiche svantaggiate.Non sembra invece
che per l'acquisizione dello Pneumocisty carinii abbia importanza la frequenza di contatti con il terreno
(come i giardinaggio,l'adesione a campeggi etc) (82). L'etnia afro-americana è più colpita dalla POLMONITE da
Streptocossus Pneumoniae 5,4 volte di più .Nel periodo 1994- 97 si sono avuti 35 casi su 100.000 pazienti anno.Risulta
pertanto importante diffondere la vaccinazione anti-pneumococ= cica fra gli HIV+ IN CONCLUSIONE: Non esiste una
"normalizzazione" dell'infezione da HIV anche laddove la
mortalità si è notevolmente ridotta in quanto permangono problematiche
legate alla capacità del virus di sfuggire ed agli effetti collatera= li
dei trattamenti HAART.Sarà necesario approfondire molti aspetti
preventivi e rimangono sempre i problemi assistenziali Precedenti Rassegne su alcuni aspetti dell'HIV/AIDS sono
state pubblicate nei nr 1,2 e 3 del BOLLETTINO 1998. BIBLIOGRAFIA: (1)-Friedman SR: Am J Epidemiol.152:913,2.000 (2)-Don Des Jarlais :Am J Pub Health 90:352,2.000 (3)-Sorensen JL:Drug Alcohol Dep.59:17,2.000 (4)-Van der Werf J.: Addiction 95:393,2.000 (5)-Muge R.: J.AIDS 23:332,2.000 (6)-Ajello F.: Europ J.Epidemiol.16:2O9,2.000 (7)-Kral A. J.AIDS 24:162,2.000 (8)-Shah N.: AIDS 14:2035,2.000 (9)-Singer M.: Am J Pub Healh 9O:1049,2.000 (1O)-Carrieri MP: Drugf Alcohol Dep.60:51,2.000 (11)-Moss AB: Am J Pub Health 9O:1385,2.OOO (12)-Goldberg D.: J.of Infection 41:39,2.000 (13)-Rosenbrock R.:Soc.Science Med.5O:16O7,2.000 (14)-Rezza G.:AIDS 14 (Suppl3:S 45,2.000 (15)-Waldo CR: J.AIDS 168,2.OOO (16)-Koblin B. AIDS 14:1793,2.000 (17)-Catchpole M.: British Med J. 321:1319,2.000 (18)-Stall R.:AIDS 14 (Supp3) S 101,2.000 (19)-Kuiken C. : Am J Epidemiol 152:814,2.000 (2O)-Stuart CR: Nature Medicine 6:23,2.000 (21)-Weiss H. AIDS 14:2361,2.000 (22)-Gray R.: AIDS 14:2371,2.000 (23)-Prins M. AIDS 13:2361,2.OOO (24)-Zaba B.: AIDS 14:1633,2.000 (25)-Spielberg F. AIDS 14:1819,2.000 (26)-Downs
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