BOLLETTINO PER LE FARMACODIPENDENZE E
L'ALCOOLISMO
Rassegne
Bibliografiche & Recensioni
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Doll
R. et al.: Smoking and dementia in
male british doctors: prospective study, British Medical Journal, 320:
1087-1102, 2000 Quando
furono pubblicati alcuni lavori relativi al possibile effetto protettivo
del fumo sulla comparsa dell'Alzheimer e si è apparentemente escluso che
si trattasse di un fattore selettivo le compagnie produttrici di tabacco
hanno organizzato convegni e provveduto ad una vasta diffusione sui mass
media ed a finanziare ricerche sull'etiopatogenesi della demenza senile
nella speranza che venisse rafforzata l'ipotesi biologica che è alla base
del possibile effetto protettivo del fumo. Infatti
nell'Alzheimer la patologia principale è a carico del sistema colinergico
di neurotrasmissione e la nicotina è un agonista colinergico. Del resto
la nicotina ha efficacia sulla capacità cognitiva, sull'attenzione, sui
tempi di reazione. Assai recentemente è stato registrato in Svezia un
farmaco che agisce sui recettori cerebrali della nicotina ed è probabile
che verrà estesa la registrazione a tutti i Paesi dell'Unione Europea. Chiaramente
si tratta di effetti a breve termine e dal punto di vista epidemiologico
è necessario evitare che nelle ricerche caso-controllo vengano
selezionati soggetti con disturbi vascolari cioè coloro che più
probabilmente hanno fumato donde un effetto protettivo "spurio".
Nello
studio su di una coorte di 34.439 medici inglesi arruolati nel 1951 il
follow-up ha consentito ogni 6-12 anni di riesaminare diversi aspetti
comportamentali, fra i quali le abitudini tabagiche. Vi sono stati 24.133
decessi fino alla fine del 1998. In 473 casi nel certificato di morte vi
era menzione di demenza ed è stato possibile differenziare fra Alzheimer
tipico e demenza vascolare o demenza con corpi di Lewy. Il
rischio relativo per i medici che avevano fumato sempre nel corso della
loro vita è stato di 0.99, quindi senza alcun vantaggio rispetto ai non
fumatori. Pertanto in questa coorte non vi sono stati vantaggi da parte
del fumo sulla progressiva perdita di capacità cognitive. Semmai in altre
indagini come l'EURODERM condotte in diversi Paesi europei fra soggetti
maggiori di 65 anni dei quali era nota l'abitudine tabagica seguiti per
2-3 anni si è notato un leggero aumento nell'età di insorgenza della
demenza. Il
vantaggio della ricerca prospettica è quello di assicurare una maggiore
aderenza ai criteri diagnostici di demenza, criteri che retrospettivamente
sono di difficile accertamento. Ma anche in questa coorte di medici
inglesi nei quali la diagnosi di demenza “sine specificazione” è
stata effettuata nei certificati di morte all'età media di 81 anni con
indicazioni più pertinenti per l'Alzheimer ad 82 anni, ci si è
avvicinati solo nel 30% circa dei casi effettivi. Infatti la discussione
si è basata su 169 casi contro i 1.115 "attesi" sulla base
delle statistiche europee dello stesso gruppo di età nel periodo 1980-90. E'
anche probabile che non sia stato possibile discriminare fra demenza
vascolare e demenza da Alzheimer; esaminando altre indagini prospettiche
su rapporti fumo/demenza si mette in evidenza come in qualche caso non si
sia differenziato a seconda del sesso ed è noto come le demenze Alzheimer
siano più frequenti nel sesso femminile. Sembra comunque non dimostrata
una associazione inversa fra fumo e demenza senile e, come indicato, è
probabile che semmai vi sia un rapporto diretto.
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