United Nations Office for Drug Control and
Crime Prevention, World Drug Report
2.000, Oxford University Press, United Nations ISBN: 92-1-101027-6
http://www.undcp.org/world_drug_report.html
L’introduzione a firma di Pino Arlacchi
costituisce un riassunto del Rapporto ed anche una premessa per l’impostazione
delle attività dell’Agenzia viennese.
Dal punto di vista della produzione di
materiale grezzo mentre sul piano
mondiale nelle decadi precedenti si doveva constatare il continuo aumento
nell’ultima parte degli anni 90’ si è riscontrata per le foglie di coca un
declino e per l’oppio un trend verso la stabilità con l’eccezione del raccolto
afgano del 1999 che ha influito sui dati mondiali. Sono anche diminuite le aree
destinate alla produzione dell’oppio e delle foglie di coca (anche se è
migliorata la produzione per ettaro).
Se si considerano i raddoppi che si sono avuti negli anni 80’ si deve convenire
sull’efficacia delle misure di incentivazione delle culture alternative. Ma la
minaccia di estensione persiste e va rilevato che attualmente non si tratta di
estensioni sterminate di coltivazioni del papavero e delle foglie di coca ma di
aree utilizzate che nei Paesi di medie dimensioni che sono i maggiori
produttori non superano l’1% del terreno arabile.
Per cui in contrasto con l’opinione più
diffusa il reddito derivante dalle produzioni di oppio e foglie di coca non ha
superato nel 1999 1,1 bilioni di dollari. Certo non trascurabile ma pur sempre
una minima parte delle centinaia di bilioni di dollari ricavati dal traffico e
distribuzione oltre che dai costi collegati con l’abuso (negli USA l’1,5% del
PIL a metà degli anni ‘90).
Vi è stata anche una concentrazione della
produzione di oppio in quanto il 95% si ricava fra Afganistan, e stato indiano
del Myanmar (il 75% nell’Afganistan). La successiva riduzione per l’oppio
deriva sopratutto dalla siccità ma anche dai programmi dell’UNDCP. L’Afganistan
costituisce la fonte degli oppiodi per i Paesi vicini e l’Europa, l’Arabia e
l’Africa Orientale.
Le fonti di produzione dell’oppio per gli USA
sono costituiti dal Lao PDR, dal Messico e dalla Colombia. Quest’ultimo Paese
dell’America Latina ha soppiantato il Guatemala ed assicura il rifornimento del
65% dell’eroina che è stata sequestrata negli USA proviene dalla Colombia e
praticamente è scomparsa la fonte del Sud‑Est asiatico.
Possono vantarsi eliminazioni di centri di
produzione dell’oppio come il Libano, la Turchia, l’Egitto mentre non sembrano
riusciti i tentativi di reimportare la coltivazione nell’Asia centrale ed in
Cina.
Per la cocaina rimane il triangolo andino
Colombia Perù e Bolivia con preminenza crescente della Colombia ciò in parte è
dovuto all’azione di un fungo che ha distrutto molte coltivazioni peruviane e
nello stesso tempo il controllo sul corridoio aereo di trasferimento della coca
dal Perù alle raffinerie della Colombia. Indirettamente la guerriglia in corso
finisce per favorire le coltivazioni e le raffinazioni in quel Paese. Nello
stesso tempo le restrizioni al traffico interno hanno portato alla
trasformazione delle foglie di coca in cocaina HCL. L’aumento della domanda di
cocaina ha portato ad un ritorno di interesse alla produzione locale; quando il
prezzo delle foglie scende al disotto dei 1500 dollari alla tonnellata la
coltivazione è scarsamente incentivata. Vi è attualmente il rischio di una
ripresa delle coltivazioni peruviane.
Cannabis: al contrario delle due droghe
pesanti vi è stata una diffusione delle coltivazioni di cannabis ormai presenti
in 120 Paesi; 67 sono i Paesi di maggiore produzione (22 in Africa, 15 in Asia
15 in Europa e 13 nelle Americhe). Sempre a differenza con oppio e coca una
quota discreta della produzione di cannabis non deriva da aree “a cielo aperto”
ma da coltivazioni in serra oltre che da piante “selvatiche”; in Russia ad
esempio si calcola che tali crescite riguardino almeno un milione di ettari che
solo in parte vengono utilizzati. Il Marocco è il principale produttore di
hashish e di marihuana seguito dal Kazakhstan. Ma anche Afganistan Pakistan per
la resina e la Colombia il Messico la Nigeria ed il Sud Africa per la marihuana
sono in forte ascesa produttiva mentre a Giamaica si produce l’olio di
cannabis. Le coltivazioni domestiche di cannabis olandesi canadesi nord‑americane
tedesche scandinave hanno portato il contenuto in tetracannabinolo (THC) dalla
media del 3‑7% fino al 20‑30% (specie quando è assicurata una
irrigazione efficiente).
E’ difficile farsi una idea intorno alla
produzione di cannabis; certo la fonte latino‑americana risulta in
decremento ma come si è visto il rifornimento deriva da più parti. La stima
dell’UNDPC è di una produzione mondiale di cannabis di 30.000 tonnellate.
Sono utili i dati provenienti dai sequestri?
Senza dubbio possono dare un’idea globale
della diffusione e va rilevato che il numero dei Paesi che comunicano dati
circa i sequestri è passato da 144 a 170; è appena il caso di segnalare che la
droga maggiormente oggetto di traffico è la cannabis sequestrata nel 98% dei
Paesi rispetto, ad esempio al 48% di sequestri per gli ATS (Stimolanti del tipo
anfetaminico che comprendono anche l’Ectasy). LSD e mataqualone sono oggetto di
confische solo in pochi Paesi. Oltre a confermarsi nel caso della cannabis la
corrispondenza fra consumi e sequestri nel caso della cocaina si riproduce in
parte questa corrispondenza (su di una potenziale produzione di 824 tonnellate
i sequestri sono stati (1998) di 380 tonnellate contro le 75 di oppiacei per i
quali il calcolo della produzione (in termini di eroina) è di 435 tonnellate.
Il che dipende dal fatto che la produzione di cocaina è piuttosto concentrata
geograficamente e che, quindi le vie del traffico sono maggiormente
identificabili per cui il volume dei sequestri nel 1998 è stato undici volte
superiore rispetto a quello dell’eroina. Il fatto che gli ATS non emergano
nelle statistiche dei sequestri dipende dalla produzione tipicamente locale e
quindi senza traffici a lunga percorrenza più facili da intercettarsi. Tragitti
lunghi sono invece quelli dei precursori
per i quali, invece il volume dei sequestri supera sempre per il 1998 quello
degli oppiacei.
La via degli oppiacei è: Afganistan‑Pakistan‑Iran‑Turchia‑Balcani‑Destinazione
Europa.
La via della cocaina è: Paesi andini ‑ direttamente negli USA attraverso Messico‑Caraibi.
La via della cannabis:
Messico‑usa per la resina Marocco‑Spagna‑Europa
ma anche Asia sud‑occidentale ‑‑ Europa.
Per l’erba: Messico‑Colombia‑USA
ma ora vi è la produzione nazionale USA per cui dall’America latina ci si
indirizza verso l’Europa dove la competizione è con la cannabis proveniente
dall’Africa Sub‑Sahara dal Sud‑est asiatico e più recentemente
dall’Albania.
Fra gli ATS spicca l’ecstasy (MDMA, MDA,
MDME) che ha il suo centro principale produttivo in Europa e che dall’Europa
viene trasferita in tutto il Mondo e va segnalato un loro aumento nel volume
dei sequestri del 18% annuo nell’ultimo quinquennio contro incrementi dal 2 al
5% per cocaina ed eroina. Alcuni aumenti nelle confische dipendono dall’orientamento
dei singoli Governi. E’ il caso dell’Iran che ha intensificato i controlli dei
traffici provenienti dall’Afganistan/Pakistan per cui si è passati da un totale
del 9% del volume di eroina sequestrata in Iran nel 1987 al 42% nel 1998.
Distribuzione dei consumi: il 96% dei Paesi che segnalano problemi di abuso mettono in primo
piano la cannabis, seguiti (87%) dagli oppiodi, dalla cocaina (81%, dagli ATS
(73%), dalle benzodiazepine (69%) e dagli inalanti (69%). Oppio e morfina sono
presenti solo nei Paesi di produzione. Al consumo universale di cannabis fa
riscontro per gli oppiodi una concentrazione Europa/Asia e per la cocaina le
Americhe e l’Europa. Le ATS e le benzodiazepine sono concentrate in Europa:
negli USA; la “meth” (metanfetamina) è diffusa negli USA, nel Sud Est asiatico
e nell’Est asiatico.
Qualche cenno epidemiologico:
Stime della prevalenza di abusatori come %
della popolazione >15 anni per grandi aree geografiche:
|
|
Eroina |
Cocaina |
Ectasy |
Cannabis |
Ats |
|
Oceania |
0,27 |
0,9 |
1,6 |
19,3 |
2,9 |
|
Nord America |
0,36 |
2,2 |
0,4 |
7,2 |
0,7 |
|
Sud America |
0,14 |
1,1 |
0,1 |
5,3 |
0,8 |
|
Europa Occidentale |
0,34 |
0,7 |
0,6 |
5,4 |
0,8 |
|
Europa Orientale |
0,24 |
1,1 |
0,1 |
1,5 |
0,4 |
|
Africa |
0,12 |
0,3 |
0,02 |
5,8 |
0,5 |
|
Asia |
0,24 |
0,01 |
0,01 |
2,1 |
0,5 |
|
Globale |
0,22 |
0,3 |
0,1 |
3,4 |
0,6 |
In alcune regioni come nell’Oceania è
l’Australia a riempire molte caselle sopratutto per gli ATS, ma attenzione. Trattasi
sempre di consumi “dichiarati” ed è possibile che laddove esiste un certo grado
di tolleranza per gli psicostimolanti vi sia una percentuale più elevata di
risposte veritiere. Al contrario in Giappone può esservi maggiore ritrosia
nelle dichiarazioni pur essendo “storico” l’abuso di anfetaminici.
Altri dati epidemiologici: la riduzione nel
numero di decessi per droga in Europa è iniziata nel 93-94: se il trend fosse
stato costante rispetto all’85‑91 avremmo dovuto avere nel 1998 20.000
morti e non 5.200.
L’incidenza dell’AIDS fra i tossicodipendenti
da iniezione ha avuto un picco nel 1993‑94 (28,1 per milione) ed è ora
scesa ad 11,2. E’ aumentata l’età media dei soggetti in trattamento da 28 anni
nel 1994 a quasi 29 nel 1998.
Elementi di prevenzione: intanto si è
realizzato che anche impiegando tecniche di marketing
non è possibile modificare i comportamenti a rischio in modo uniforme per
cui bisogna negli interventi preventivi offrire anche le possibilità concrete
di trattamento. Ovvio appare l’obiettivo di dilazionare al massimo l’età di
primo contatto con le droghe in quanto sono proprio i novizi più giovani a dare
avvio ad una escalation.
Che l’informazione sia essenziale non viene
messo in dubbio ma ad una migliore informazione non sempre corrispondono
reazioni di rifiuto ed è noto l’effetto controproducente di impostazioni
terroristiche. Possono esservi momenti di allarme collettivo quali quelli
legati all’annunzio di un decesso dopo consumo di una sola pasticca di Ectasy che
hanno un’efficacia ma di breve durata. In linea generale una accentuazione sui
rischi potenziali allorquando la sostanza è di grande consumo e l’esperienza
collettiva può determinare un rifiuto dell’informazione sui rischi laddove si è
seguita una impostazione scientifica come nei programmi USA rivolti agli
studenti della terza media la prevalenza di consumi è scesa dal 23,6% del 1995‑96
al 20,5% del 1999. Se il trend fosse rimasto eguale si sarebbe superato il 30%!
In linea generale diventa difficile convincere
i responsabili di programmi preventivi ad affrontare le spese non trascurabili
per effettuare una valutazione da parte di una agenzia indipendente.
Risultati dei trattamenti: il dato basato sui 10.000 e passa pazienti (DATOS) e quello del
DARP (44.000 clienti) conferma il vantaggio dei trattamenti più prolungati
essendo quasi del tutto inefficaci quelli con durata inferiore a tre mesi. I
risultati migliori si hanno con durata da 4 mesi a 2 anni; sia per eroina sia
per cocaina nei trattamenti residenziali si sono ottenute riduzioni nei consumi
settimanali di circa 2/3 un dato ancora migliore rispetto al successo dei
trattamenti contro l’alcolismo. Si è potuto calcolare che per ogni dollaro
speso per il trattamento si sono risparmiati 2 dollari di spese per atti
criminali e conseguente detenzione.
Vi sono però anche risultati buoni con
formule residenziali di 30 giorni ma spesso con pazienti in condizioni di
vantaggio.
Calcoli fatti sulla base dei successi di
riduzione dei consumi nel trattamento dei cocainomani consentono di dimostrare
come negli USA il 33% dell’intero ammontare dei sequestri viene ad essere non
consumato a seguito della diminuzione dovuta ai trattamenti. In realtà però
almeno negli USA solo il 7% dei forti consumatori di cocaina entra nei
trattamenti. Per l’eroina invece si tratta di un buon 22% in quanto la
popolazione degli eroinomani si avvicina al milione mentre quella dei
cocainomani è di 3,3 milioni.
Trattamenti farmacologici per la
cocainomania:
Finora non vi sono farmaci indicati per
detossificazione e mantenimento per abuso e dipendenza da cocaina. Tuttavia vi
sono due classi di farmaci che hanno indicazioni potenziali, vale a dire:
Gli antidepressivi: che partono dalla constatazione dell’aggravamento della
sintomatologia depressiva a seguito di sospensione della cocaina. Si pensa
anche all’ipotesi che la ricerca della cocaina costituisca una forma di auto‑cura
della depressione. E’ stata provata la desipramina, più o meno associata con
l’amantidina, il Bupropion (oggi di moda come anti‑fumo) mentre ricerche
con placebo non hanno avvalorato la proposta di impiegare la Fluoxetina e sono incerte per il Trazolone.
I composti dopaminergici: le proprietà di rinforzo della cocaina sono mediate dalla
dopamina e che l’abuso di cocaina sottopone il sistema di ricompensa dopaminico
ad una eccessiva attività con conseguente deplezione del neurotrasmettitore.
Gli agonisti della dopamina bromocripina in primis e l’amantidina.
Il metilfenidato (Ritalin) è da tempo
impiegato per il trattamento dell’ADHD (sindrome da deficit
dell’attenzione/iperattività e non mancano lavori che mettendo in rapporto
l’ADHD in età infantile ed adolescenziale e l’abuso di droghe in età
giovanile/adulta segnalano la ridotta frequenza di abusi e di dipendenze fra coloro
che sono stati illo tempore trattati con Ritalin. La connessione ADHD abuso di
cocaina si basa anche sulle notazioni aneddotiche di ex‑ADHD che sono
ricorsi alla cocaina come mezzo di auto‑cura della persistenza di
disordini tipo ADHD. Gli esperimenti in corso non si limitano al trattamento
farmacologico ma comprendono sedute settimanali di terapia comportamentale
anti‑ricadute.
(Stocker S.: NIDA NOTES
14,4 7‑8).
Fra i cocainomani alcolisti il trattamento dell’alcolismo con il
DISULFIRAM (Antabuse) iniziando con 250 mg per passare a 500 per 12 settimane
ha ridotto il consumo anche di cocaina specie se associato alla psicoterapia
attiva. Non si comprende bene il meccanismo: il fatto che non vi sia un effetto
dose correlato non consente di ipotizzare un’azione antagonista; è più
probabile che la riduzione o controllo dell’alcolismo venga a far diminuire i
momenti di depressione che fanno seguito agli eccessi alcolici.
Ma torniamo agli agonisti dopaminergici: il
Bupropion già menzionato ed oggi studiato anche come anti‑fumo è una
norepinenefrina con azione nel reuptake della dopamina ha fornito risultati
contrastanti salvo che fra coloro che avevano sofferto in adolescenza di ADHD e
che erano stati aiutati da trattamenti psico‑sociali.
(Margolin A.Drug and Alcohol
Dep.1995 40:125-131).
Il ceppo murino prodotto dalle biotecnologie
è caratterizzato dalla alterazione del gene che codifica il trasportatore della
cocaina per cui questi topi non rispondono alla somministrazione di cocaina né
dal punto di vista biochimico né da quello comportamentale. Sì può in tal modo
studiare la differenza fra sistema dopaminico D1 e quello D2; nel topo normale
il 2 accentua il comportamento di ricerca della cocaina mentre gli agonisti che
funzionano sul D1 possono diminuire gli episodi di craving intenso.
Sempre nell’animale mediante somministrazione
di un coniugato proteico analogo alla cocaina è stato possibile stimolare il
sistema immunitario alla produzione di anticorpi anticocaina. Gli animali
immunizzati hanno dimostrato una riduzione negli effetti comportamentali della
cocaina; del resto all’autopsia si sono dimostrati valori bassi di
concentrazioni di cocaina a livello del corpo striato e del cervelletto nei
topi immunizzati (Leshner AI: NEJM 335:128‑129 1996). Il meccanismo di
azione del vaccino è quello di bloccare con gli anticorpi le molecole della
cocaina formando degli aggregati di dimensioni tali da non poter superare la
barriera emato‑encefalica.
Mancano sperimentazioni sull’uomo, mentre
nell’animale si sono impiegate anche forme di immunoterapia passiva cioè di
somministrazione di anticorpi anti‑cocaina.
Interventi non farmacologici: due sono gli
interventi psicologici fondamentali per la cocainomania:
Quello basato sulle teorie
comportamentalistiche che parte dal
principio che l’addiction derivi da forme erronee e maleadattive di
apprendimento e che la guarigione, pertanto, passi attraverso processi di
riapprendimento.
Quello che parte dai principi della
psicodinamica che riconducono l’origine dell’abuso ai conflitti infantili e
che, quindi, puntano alla identificazione ed al superamento di questi
conflitti.
La psicoterapia ericksoniana ha una origine
psicoanalitica e punta sulla terapia centrata sul paziente secondo gli schemi
di Carl Rogers. Molte sono le tecniche psicoterapiche con lunga durata di
trattamento ed alti costi. Comunque si cerca di individuare le motivazioni
sollecitando l’espressione dell’autovalutazione motivazionale e rafforzando le
tesi positive sempre nel rispetto delle priorità individuate attraverso
interviste. In realtà la psicoterapia ericksoniana ha punti di contatto con
l’ipnosi ma non induce in trance impiegando invece i racconti che fa il cliente
per formulare interpretazioni positive su aspetti che in genere provocano
ansietà. Si insiste per ridurre la resistenza al cambiamento da parte del
cliente.
Le terapie cognitive puntano all’identificazione ed alla modifica dei pensieri e delle
credenze che contribuiscono all’abuso di droghe ed al suo mantenimento.
Trattasi in particolare di atteggiamenti negativi che partono dal grado basso
di auto‑stima e di orientamenti pessimistici intorno al mondo. Il cliente
viene aiutato ad identificare ideazioni e collegamenti mentali irrazionali o di
cattivo adattamento. Particolare attenzione viene rivolta al meccanismo che è
alla base delle ricadute.
Alla base delle terapie comportamentali vi è l’affermazione che alla base del
procescao di abuso/dipendenza vi è una alterazione nel processo di
apprendimento trasformando l’insieme di aspettative che sono ormai collegabili
con l’effetto della droga per sostituirle con meccanismi positivi alternativi.
Hanno successo le tecniche CBT (associazione
fra terapie cognitive e comportamentali) per prevenire le ricadute specie nei
soggetti con forme gravi di dipendenza e/o di depressione. Le terapie
familiari/maritali si basano su
teorie comportamentali sempre attraverso il rafforzamento degli aspetti
positivi ed il superamento dei collegamenti negativi.
Le terapie di rinforzo in genere si basano
sulla fissazione di ricompense e di penalizzazioni; le prima in caso di
astinenza le seconde per le ricadute. Più che altro si tratta di concedere
privilegi che vengono, invece, sospesi; se ad esempio un paziente si fa testare
le urine riceve un buono pasto che diventa pertanto una ricompensa contingente.
Vi è sempre un accordo con familiari ed amici affinché collaborino con il
mantenimento delle contingenze.
Interventi legati alle circostanze nelle
quali avviene il craving o il
contatto con i pushers; il training al self‑control che tiene anche conto
delle piccole ricompense auto‑concesse e l’addestramento a dire no anche con movimenti del volto e
naturalmente con esercitazioni di gioco delle parti.
L’esposizione a situazioni scatenanti (cue exposure)
è una sorta di terapie di decondizionamento con esposizione crescente a
situazioni e collegamenti. Esiste perfino una biblioterapy che si basa su avvisi scritti sulle modalità di far
fronte a situazioni a rischio od a modificare comportamenti.
Le comunita’ terapeutiche sono basate su:
- Aspettative rafforzate per comportamenti
positivi
- Incremento dei benefici per comportamenti
positivi ed aumento della responsabilizzazione
- Apprendimento sociale e processi di
modellamento del ruolo e di accettazione della pressione del gruppo e del
valore simbolico della solidarietà di gruppo.
- Agevolazioni per il miglioramento dei
livelli educativi ed occupazionali.